La USS California (codice e numero d'identificazione BB-44) è stata una nave da battaglia appartenente alla United States Navy, seconda e ultima unità della classe Tennessee. Fu varata nel novembre 1919 dal cantiere navale di Mare Island.
Rivestì sin da subito e fino al 1941 il ruolo di nave ammiraglia delle forze da battaglia della United States Pacific Fleet; partecipò a esercitazioni e crociere per gran parte del suo servizio. Durante l'attacco di Pearl Harbor fu gravemente danneggiata da due o tre siluri e da una bomba e affondò nella rada, poggiando sul fondo. Recuperata nel marzo 1942, subì una radicale ricostruzione durata sino al gennaio 1944. Entrò in azione sul fronte del Pacifico il giugno seguente, nei bombardamenti delle isole di Saipan, Guam e Tinian, strenuamente difese dalle forze giapponesi. Al contrario la sua partecipazione alla campagna nelle Palau fu annullata dopo che, in agosto, subì uno speronamento dalla gemella . Dall'ottobre 1944 al gennaio 1945 fu presente alle importanti operazioni nelle Filippine, dallo sbarco a Leyte a quello del Golfo di Lingayen: qui, il 6 gennaio, fu duramente colpita da un kamikaze, tanto che poté riprendere il proprio posto solo nel giugno 1945. In seguito alla capitolazione nipponica vigilò sugli sbarchi incruenti in territorio giapponese prima di navigare sino a Filadelfia. Messa in riserva nel 1947, fu radiata nel 1959 e demolita quello stesso anno.
Servizio operativo Costruzione
La nave da battaglia California fu ordinata nel programma navale del 1916 approvato dal governo statunitense. La sua chiglia fu impostata nel cantiere navale di Mare Island (Vallejo, California) il 25 ottobre 1916 e il varo avvenne il 20 novembre 1919: madrina della cerimonia fu la signorina Barbara Stephens Zane, figlia del governatore William Stephens, assistita dal capitano di vascello Frank M. Clark. L'unità fu completata nella primavera 1921 ed entrò in servizio il 10 agosto di quell'anno, con il nominativo di chiamata radio "November-Alfa-Foxtrot-Tango". Era la quinta unità in forza alla United States Navy a essere chiamata in onore dell'omonimo Stato.
Gli anni venti e trenta Il primo comandante, il capitano di vascello H. J. Ziegemeier, condusse la California alla base avanzata di Pearl Harbor nelle Hawaii, dove prese il posto di nave ammiraglia della squadra da battaglia della United States Pacific Fleet, nella quale fu inserita anche l'unità gemella . Nei successivi vent'anni la California effettuò regolari esercitazioni combinate con l'Esercito, sessioni d'addestramento e partecipò a ogni Fleet problem – ovvero grandi esercitazioni a livello di flotta, complesse e costose, ma che si rivelarono a posteriori molto utili per le operazioni nella seconda guerra mondiale. L'equipaggio dette prova di ottima preparazione ed eccellente esecuzione di manovre, tanto che nel 1921-22 si guadagnò il "Battle Efficiency Pennant" e, nel 1925-26, il riconoscimento "Gunnery Efficiency". L'attività militare fu intervallata da svariate crociere all'estero nei porti dell'oceano Pacifico e di visite di buon vicinato, ad esempio quella del 1925 alla volta di Australia e Nuova Zelanda: in questa specifica occasione la California condusse l'intera Battle Fleet e una divisione di incrociatori pesanti della Scouting Fleet, formazione della Pacific Fleet deputata all'avvistamento e al primo ingaggio di forze navali ostili. La California presenziò inoltre alle riviste navali presidenziali del 1927, 1930 e 1934. Nel 1933 l'equipaggio contribuì ai soccorsi per la popolazione colpita dal terremoto di Long Beach.
Durante questi due decenni di servizio la corazzata fu oggetto di alcune modifiche. Già nel 1924 fu aggiunta una catapulta sul tetto della torretta sopraelevata di poppa e imbarcate le attrezzature per manovrare un idrovolante Martin MO, una vera innovazione per l'epoca. Il Martin fu rimpiazzato nel 1930 da tre Vought UO-1 o Vought VE-9, a loro volta sostituiti alla fine degli anni trenta dai Vought O2U Corsair; nel 1939 i Corsair cominciarono a cedere il posto agli idrovolanti Curtiss SOC Seagull. Dato l'incremento del numero di idrovolanti, nel 1934-36 una seconda catapulta era stata inchiavardata nel giardinetto. Nel 1929-1930 la California fu ormeggiata per rimpiazzare i quattro cannoni Mark 10 da 76 mm contraerei con otto cannoni Mark 10 da 127 mm L/25 contraerei, di recente introduzione, e nell'occasione furono aggiunte anche otto mitragliatrici pesanti Browning M2 da 12,7 mm: due furono piazzate sulle piattaforme dell'albero a gabbia di prua e quattro su quello poppiero, in modo da godere del miglior campo di tiro. Infine, nell'autunno-inverno 1941, due pezzi Mark 8 da 127 mm furono sbarcati e, nello sforzo di migliorare la difesa contraerea, apparvero quattro Mark 20 da 76 mm L/50 in installazioni singole sul ponte.
La seconda guerra mondiale Pearl Harbor Dal 1940 la California, così come il grosso della Pacific Fleet, fu di stanza a Pearl Harbor e mantenne il ruolo di ammiraglia. L'aumento delle tensioni con l'Impero giapponese e lo svolgimento delle ostilità europee da oltre un anno costrinse ad annullare il Fleet problem previsto per il 1941 e un ulteriore ciclo di modernizzazione per la classe Tennessee. Il 7 dicembre 1941, giorno dell'attacco aereo giapponese alla base statunitense, la California si trovava ormeggiata al molo più meridionale del cosiddetto "viale delle corazzate", gli ancoraggi per le unità capitali sul lato sud-orientale dell'isola Ford. Casualmente, quel giorno la nave avrebbe dovuto essere ispezionata con attenzione e quindi numerosi portelli e porte a tenuta stagna erano stati aperti; inoltre era ormeggiata in solitaria, non in coppia: queste circostanze la lasciarono particolarmente vulnerabile agli attacchi degli aerosiluranti nipponici. Nei primi minuti dell'improvvisa e massiccia incursione giapponese, l'ufficiale più alto in grado a bordo (capitano di corvetta Marion Little) ordinò i posti di combattimento e l'equipaggio si precipitò sulle uniche armi per le quali erano disponibili munizioni, vale a dire due mitragliatrici M2 con 400 cartucce e due pezzi da 127 mm con cinquanta granate. Sulla California puntarono quasi subito diversi Nakajima B5N, provenienti dal lato di babordo, e un siluro esplose alle 08:05 all'ordinata 52, sotto la cintura corazzata: si aprì uno squarcio di 3 × 7,30 metri e la paratia trasversale fu piegata. Un secondo ordigno provocò una falla di 12 metri più verso poppa e, anche in questo caso, le difese antisiluro passive resistettero. Secondo il rapporto operativo consegnato il 13 dicembre dal comandante capitano di vascello Joel W. Bunkley, invece, due siluri impattarono alle 08:05 all'ordinata 10 e provocarono una spaccatura di 12 metri, estesa dalla giuntura della cintura corazzata fino all'aletta antirollio. Alle 08:20 una terza arma esplose all'ordinata 47 e scavò un grosso foro irregolare di circa 8,20 × 9,75 metri. Anche lo storico navale Bernard Millot parla di tre siluri giapponesi giunti a segno sulla California..
Dalle grosse falle nello scafo l'acqua invase rapidamente i locali, complice la contingenza dell'ispezione; parte dell'equipaggio cercò invano di chiudere quante più porte possibile (alcuni uomini rimasero isolati e morirono affogati.) mentre altri recavano a mano le munizioni alle armi contraeree, ancora in azione. Lo sbandamento sulla sinistra di 6° fu corretto con un tempestivo controallagamento sulla destra, tuttavia l'acqua mise fuori uso il sistema elettrico e le pompe smisero di funzionare, rendendo molto difficile circoscrivere l'allagamento. Intanto quattro B5N attrezzati come bombardieri avevano preso di mira la California, ma le loro bombe esplosero in mare alle 08:40 senza provocare danni. Subito dopo arrivò a bordo il capitano di fregata Earl Stone, vicecomandante della corazzata, che si adoperò per meglio coordinare l'equipaggio, proprio mentre appariva la seconda ondata giapponese. Alle 09:00 circa un bombardiere in picchiata Aichi D3A effettuò il lancio del proprio ordigno arrivando da babordo di prua; la bomba, forse di tipo perforante, cadde sulla destra all'altezza della casamatta numero 1, ordinata 59; trapassò la corazzatura ed esplose al di sotto del ponte principale. Sul colpo rimasero uccisi 50 marinai, scoppiò un violento incendio e tutti gli ambienti circostanti ebbero pareti o soffitti contorti dall'esplosione; il fuoco progredì verso poppa, devastando altre casematte. Dopo questo duro colpo la nave fu raggiunta dal capitano Bunkley e dal viceammiraglio William Pye, il comandante della Battle Fleet, i quali decisero alle 10:00 di ordinare per il momento l'abbandono della California, che progressivamente stava venendo avviluppata dal carburante in fiamme sulla superficie della rada. L'ordine fu però annullato circa un quarto d'ora più tardi, dato che il muro di fiamme si era allontanato. La California poté essere affiancata da una motobarcapompa che collaborò con l'equipaggio nelle operazioni di salvataggio, rese difficili dal caos generale e dal grosso incendio sulla dritta. La corazzata, colma d'acqua, continuò comunque ad abbassarsi sul livello del mare fino al 10 dicembre, quando si incassò saldamente nel fondale fangoso, lasciando spuntare le sovrastrutture e parte delle torrette superiori; il giardinetto era sotto la superficie di circa 3,65 metri.
Nel corso dell'attacco la California ebbe cinque ufficiali morti e sei feriti, oltre a 48 morti, 58 feriti e 45 dispersi, in seguito dichiarati deceduti. L'equipaggio rivendicò un abbattimento sicuro di un D3A, ottenuto con le due Browning sull'albero prodiero alle 08:30, e la probabile distruzione di un secondo velivolo nipponico alle 08:32. Un'altra fonte riporta invece cifre un poco differenti: 98 morti e 61 feriti.
La ricostruzione
Per quanto in pessime condizioni, la California era recuperabile. Nella marina si levarono alcuni dubbi sulla convenienza di rimettere a galla navi da battaglia relativamente datate come la California e ricostruirle estesamente come intendeva fare lo stato maggiore, poiché avrebbe significato sovraccaricare l'apparato propulsore e diminuire la già modesta velocità massima. In ultimo, però, il salvataggio della corazzata fu autorizzato. Sommozzatori coprirono le grosse falle e l'acqua fu pompata fuori, fino a quando il 26 marzo 1942 l'unità fu dichiarata recuperata. Il 5 aprile, però, un'esplosione accidentale fece saltare una delle piastre provvisorie aggiunte nella metà anteriore e la nave rischiò di allagarsi nuovamente; gli sforzi frenetici del personale e dell'equipaggio rimediarono all'incidente, causato probabilmente da una miscela di vapori di olio combustibile e di acido solfidrico (che si era incendiata per motivazioni ignote). Il 9 aprile fu rimorchiata al bacino di carenaggio numero 2 (uscito illeso dall'attacco del 7 dicembre) e qui fu resa navigabile dopo circa sette settimane di lavori. La California rimase tuttavia a Pearl Harbor fino al 10 ottobre, quando le disposizioni per modernizzarla furono definitivamente confermate: salpò con la scorta del cacciatorpediniere alla volta del Puget Sound Naval Shipyard (Washington), dove la ricostruzione durò dal 20 ottobre al 31 gennaio 1944, impedendo all'unità di partecipare alle prime offensive statunitensi nel Pacifico.