La gestione degli obiettivi (goals management) è caratterizzata da un insieme di tecniche per la definizione e la gestione dell'obiettivo che prendono spunto dagli assunti teorici della psicocibernetica.

Origini: la psicocibernetica Per parlare di gestione degli obiettivi è necessario partire dagli assunti di Maxwell Maltz, un medico americano specializzato in chirurgia plastica, il quale scoprì che un obiettivo è tanto più raggiungibile quanto più la persona che lo ha ideato lo sposa anche a livello inconscio. Maltz riscontrò che anche dopo essersi sottoposti a un intervento di chirurgia plastica, alcuni pazienti continuavano a sentirsi esteticamente non attraenti. In altre parole il problema continuava a esistere nella loro mente. Viceversa, in altri pazienti riscontrò un notevole rafforzamento della loro autostima successivamente all'intervento. La differenza tra le due categorie di pazienti era riscontrabile nelle loro rappresentazioni interne. Comprese dunque che alla base della nostra percezione della realtà esistono non solo processi mentali consci, ma anche processi inconsci, questi ultimi particolarmente efficaci nel condizionare l'immagine di sé e della realtà circostante. Elaborò così una nuova tecnica psicologica denominata psicocibernetica, ovvero l'arte di saper manovrare la mente, partendo dal presupposto che la mente funziona come un missile intelligente: una volta programmata verso un obiettivo ben preciso, mette in atto dei meccanismi automatici per il raggiungimento del “bersaglio”. Per far questo il missile dovrà conoscere l'obiettivo da raggiungere e la sua traiettoria dovrà essere programmata in modo da incontrare il minor numero possibile di ostacoli. Va inoltre detto che analogamente al funzionamento del missile, anche la mente umana registra le strategie che si sono rivelate efficaci nel tempo e le mantiene in memoria fino a quando non si presenta l'occasione per applicarle nuovamente. Tutto ciò secondo Maltz è possibile se la mente viene programmata attraverso un approccio integrato tra “ragione e sentimento”, ovvero coniugando la parte razionale con quella emozionale del nostro cervello.

Caratteristiche di un buon obiettivo Secondo gli assunti della gestione degli obiettivi, oltre a garantire un equilibrio tra mente e cuore, un obiettivo per essere ben formulato deve possedere 6 caratteristiche: Precisione: l'obiettivo deve essere chiaro, preciso e misurabile. Motivazione: l'obiettivo deve motivare, quindi avere degli effetti che possano generare benefici per la persona che lo persegue. Sensorialità ed emozionalità: l'obiettivo deve diventare un oggetto interno ed essere percepito a livello sensoriale attraverso immagini, suoni e sensazioni al fine di produrre in noi delle emozioni positive. Controllabilità: l'obiettivo deve essere controllabile in modo proattivo. Il soggetto che lo ha formulato deve poter essere responsabile della sua gestione e del suo raggiungimento. Verificabilità: l'obiettivo deve essere verificabile nelle sue fasi intermedie. Questa è una caratteristica fondamentale, poiché durante le procedure di verifica si ha modo di constatare l'andamento della strategia di goals management e di modificarla qualora si stia discostando dall'obiettivo prefissato. Ecologia: l'obiettivo deve garantire il mantenimento dell'equilibrio interno senza entrare in conflitto con i valori e le credenze alla base della propria identità.

A queste caratteristiche dell'obiettivo ne vanno aggiunte altre due che riguardano la raggiungibilità e la definizione temporale. Quest'ultima legata alla necessità di definizione dei tempi di inizio, di verifica e di raggiungimento dell'obiettivo. La raggiungibilità invece si riferisce al grado di realismo dell'obiettivo, ovvero a quanto sia realisticamente raggiungibile. Questo aspetto può condizionare anche l'efficacia della migliore strategia in quanto un obiettivo ritenuto poco realistico induce nel soggetto scetticismo e demotivazione congiuntamente ad aspettative di fallimento.

Esercizio d'immaginazione dei risultati Un modo per visualizzare bene l'obiettivo è immaginare di raggiungerlo. L'ipotesi si basa sull'assunto che, nel momento in cui si immagina di raggiungerlo, un buon obiettivo genera sentimenti di benessere e felicità poiché la mente umana non sembra percepire la differenza tra ciò che si sperimenta realmente e ciò che si immagina di sperimentare. L'esercizio si svolge nel seguente modo: supponendo come esempio l'obiettivo di riuscire ad acquistare una nuova casa, il soggetto potrà immaginare la casa che desidera, i suoi arredamenti, la disposizione delle stanze, tutti i dettagli relativi alle attività che vi svolgerà ogni giorno (le cene che vi potrà organizzare con gli amici, le serate da trascorrere sul divano con la famiglia, ecc.), con chi, quando, le proprie sensazioni, i pensieri, le gioie, i successi e le frustrazioni. L'immaginazione può così essere un valido strumento per focalizzare l'obiettivo ed essere certi che si stia perseguendo l'obiettivo giusto.

Programmazione e gestione dell'obiettivo La gestione di un obiettivo è un'operazione molto complessa e delicata poiché caratterizzata da una serie di variabili interdipendenti tra loro. Prima di tutto occorre definire in maniera chiara l'obiettivo e i motivi per cui si desidera raggiungerlo. Solo dopo si può procedere alla programmazione delle strategie di gestione dell'obiettivo, che prevede sei fasi: Creazione dell'obiettivo: definizione dell'obiettivo e dello scopo. Un vero obiettivo è diverso da un sogno o da un desiderio, i quali sono la rappresentazione mentale di qualcosa di desiderabile ma per cui non è stato formulato alcun piano di realizzazione. Controllo di congruenza interna: è necessario che l'obiettivo sia congruente con le proprie credenze e i propri valori. Si tratta di una fase cruciale poiché credenze e valori dialogano direttamente con il nostro sistema nervoso impartendo ordini e indicazioni. Se non si crede di poter raggiungere un obiettivo, il sabotaggio interno è quasi garantito. Pertanto nel perseguimento di un obiettivo è importante depotenziare quelle credenze che agiscono a svantaggio dell'obiettivo (le cosiddette credenze chiuse) tenendo in considerazione che esse possono essere influenzate da tre generi di fattori: l'ambiente, gli eventi indiretti e le esperienze dirette. Di fronte ad una credenza del tipo “non credo di poter riuscire a …” è fondamentale indagare i motivi per cui si è arrivati a credere nel proprio insuccesso, quindi associare l'obiettivo a delle credenze di tipo opposto (credenze aperte). È importante tenere sempre a mente che le credenze non sono un dato di fatto, le credenze si scelgono e possono essere modificate in funzione del raggiungimento di un obiettivo. Analogamente, affinché l'obiettivo sia raggiungibile dovrà essere congruente anche con i propri valori (ciò che si ritiene veramente importante). La domanda fondamentale sarà quindi: “cosa deve accadere nel raggiungimento dell'obiettivo x affinché soddisfi il mio valore y?”. Se l'obiettivo possiede le caratteristiche della risposta a tale domanda e contestualmente supera il vaglio delle credenze, allora è un obiettivo raggiungibile e ben programmato. Definizione delle strategie: la strategia è l'insieme di azioni programmate per il raggiungimento dell'obiettivo. Una strategia efficace prevede prima di tutto la definizione dei tempi, quindi l'identificazione delle cosiddette “miles stone” (pietre miliari), ovvero dei micro-obiettivi che possano consentire di effettuare periodicamente una verifica e di non deviare dalla traiettoria dell'obiettivo. Fatto questo, occorre definire la data di partenza del piano d'azione. In proposito, è consigliabile stabilire una data non immediatamente vicina nel tempo. Ciò permette di avere ancora un po' di tempo a disposizione per riflettere sull'obiettivo prima di mettere in atto la strategia per il suo raggiungimento. Una tendenza tipica dell'uomo consiste nell'utilizzare sempre la stessa strategia in funzione di obiettivi simili. Tuttavia questa via d'azione non sempre è vincente, pertanto nella fase di definizione di una nuova strategia si dovrebbe cominciare col mettere in discussione una strategia utilizzata precedentemente, evidenziandone punti deboli e aree di miglioramento. La fase successiva consiste nell'attivare un processo di brainstorming che stimoli la creatività individuale per la definizione di una strategia innovativa. Decisione: questa fase non è per nulla scontata, in quanto alla base di molti fallimenti c'è proprio l'indecisione. I fattori alla base della “non decisione” possono essere di diverso tipo, primo fra tutti la paura: in ogni soggetto è insita una resistenza al cambiamento in quanto fattore portatore di innovazione ma anche di instabilità per l'abbandono di una situazione nota per una ignota. Un altro ostacolo alla decisione è parimenti rappresentato dalla mancanza di abitudine a prendere decisioni, tipica dei soggetti che tendono a subire passivamente gli eventi dettati dall'ambiente circostante. È invece necessario decidere e più in particolare decidere dove si vuole arrivare e quando iniziare a mettere in atto la strategia predeterminata. In questa fase, alcuni accorgimenti possono consistere nel: Rivedere il piano economico dell'obiettivo, sia in termini di giustizia emotiva che economica. Visualizzare il futuro senza l'obiettivo. Questa visualizzazione permette di provare un certo grado di “dolore emotivo” che può funzionare da spinta motivazionale. Essere puntuali e rispettare la data di partenza del piano d'azione. Creare dei vincoli esterni, come ad esempio comunicare alla propria famiglia che si sta per mettere in atto un piano per raggiungere un certo obiettivo. Azione: le decisioni non esistono finché non esistono le azioni corrispondenti. Quindi una strategia diventa effettivamente reale solo nel momento in cui vengono messe in atto le azioni da essa prevista. È utile a questo proposito considerare che il sistema cibernetico non prevede azioni negative, nel senso che ogni tipo di azione – anche quella apparentemente fallimentare - porta sempre ad un risultato. Anche qualora questo non sia congruente con il risultato atteso, sarà possibile mettere in atto dei processi di modifica per riconvergere verso l'obiettivo desiderato. Ricordando sempre che l'approccio è elastico ma l'obiettivo è rigido. Arrivo a meta: il raggiungimento dell'obiettivo è sicuramente un momento da celebrare ma tale momento può diventare la fonte di ulteriore apprendimento e crescita personale se utilizzato per rivedere le credenze a supporto dell'obiettivo e magari espanderle in funzione di un nuovo e più importante obiettivo. Partendo dal presupposto che nessun obiettivo è perfetto, si può ripercorrere la strategia utilizzata e riflettere su come migliorarla ulteriormente.

L'approccio dell'Incertezza Positiva alla gestione degli obiettivi