Biografia

Gian Giacomo Ponti nacque il 28 dicembre 1878 ad Arona (Novara), in una famiglia locale. Dopo gli studi, conseguì nel 1902 la laurea in ingegneria elettronica presso il Politecnico di Milano.

Successivamente si trasferì negli Stati Uniti, dove lavorò come operaio alla General Electric Company e fu allievo/assistente del celebre inventore Thomas Edison. Al suo ritorno in Italia intraprese una carriera tecnica e amministrativa nel settore dell’elettricità: dal 1908 fu coinvolto nell’istituzione dell'illuminazione elettrica pubblica a Torino, divenendo dirigente negli uffici tecnici del Comune. Questo contribuì a rendere Torino una delle prime città europee con illuminazione elettrica, in sostituzione al gas.

Nel gruppo SIP Nel 1918, grazie a un’operazione finanziaria che portò all’acquisizione della ex Pont Saint Martin, Ponti emerse come figura di primo piano nella neonata Società Idroelettrica Piemonte (SIP). Alla guida del gruppo, Ponti introdusse una riorganizzazione profonda: sostituì l’assetto precedente con un modello centralizzato e strutturato su base manageriale, ispirato alle esperienze americane. In qualità di direttore generale e consigliere delegato di SIP (e delle controllate), assunse il controllo diretto di tutte le attività produttive e decisionali del gruppo.

Nel corso degli anni Venti, sotto la sua guida, SIP avviò un’espansione significativa, con investimenti in impianti idroelettrici, potenziamento della rete e acquisizione di numerose società regionali, consolidando la sua posizione come uno dei principali operatori elettrici italiani.

Fondazione di STIPEL Nel 1925 Ponti diede vita, sotto l’egida del gruppo SIP, alla STIPEL (Società Telefonica Interregionale Piemontese e Lombarda), vincitrice della concessione per il servizio telefonico in Piemonte, Valle d’Aosta e Lombardia.

Fin dall’inizio Ponti assunse la carica di direttore generale e di consigliere delegato, portando nella telefonia lo stesso spirito manageriale e organizzativo già adottato per l’energia. In pochi anni STIPEL si impose come la principale società telefonica dell'Italia settentrionale, progettando e realizzando infrastrutture moderne e puntando su efficienza e uniformità di gestione.

Tra le iniziative più significative si deve a Ponti il cosiddetto "cavo Ponti", il collegamento sotterraneo che unì telefonicamente Torino, Milano e i laghi lombardi in quella che fu definita all'epoca come un’impresa di grande rilievo tecnico. Il gruppo controllò progressivamente altre concessionarie: attraverso acquisizioni (ad esempio delle società Telve e Timo) STIPEL, sotto l’egida di Ponti e del gruppo SIP, riuscì a coprire una larga fetta del mercato telefonico nazionale.

Attività nazionali e riconoscimenti Sempre negli anni Venti, Ponti assunse anche incarichi di rilevo a livello nazionale e internazionale: fu tra i promotori e primo presidente dell’Unione internazionale dei produttori di energia elettrica, organismo che riuniva i grandi gruppi elettrici mondiali. In seguito fu nominato presidente onorario a vita.

Fu inoltre membro di organizzazioni tecniche e scientifiche, come il American Institute of Electrical Engineers e il General Electric Club di Schenectady, e partecipò a comitati internazionali di telecomunicazioni. In Italia ricoprì incarichi di rilievo nel settore elettrico: fu presidente dell’associazione delle imprese elettriche e dell’Unione nazionale industrie elettriche.

Ultimi anni La grande espansione fu però accompagnata da un crescente ricorso al credito: la crisi economica che investì l’Italia e l’Europa nei primi anni Trenta colpì duramente il gruppo SIP. Le difficoltà finanziarie, insieme alle tensioni del settore, portarono a una ristrutturazione e all’ingresso dello Stato tramite l'IRI.

In questo contesto Ponti, che nel 1924 aveva anche ricoperto un seggio come deputato al Parlamento, fu progressivamente emarginato. Ristretto nella sua originaria città natale, Arona, si spense il 28 novembre 1939.

Eredità Gian Giacomo Ponti è ricordato come uno dei pionieri dell’industria elettrica e delle telecomunicazioni in Italia: grazie alla sua visione manageriale e tecnica, contribuì a trasformare un piccolo impianto idroelettrico in un gruppo industriale di rilievo nazionale e a gettare le basi per l’odierno sistema telefonico italiano. La sua attività conobbe anche un riflesso culturale e sociale: la fusione tra competenza tecnica, innovazione e organizzazione imprenditoriale rese la SIP e successivamente STIPEL un modello per i servizi pubblici in Italia.

Note

Bibliografia 1999 - Storia delle telecomunicazioni italiane e della Sip 1964-1994 / Renato Abeille; introduzione di Piero Brezzi. Franco Angeli editore 1993 (2ª edizione) SIP: impresa, tecnologia e Stato nelle telecomunicazioni italiane / Bruno Bottiglieri. Franco Angeli editore Antinori Albino: Le Telecomunicazioni Italiane 1861 -1961, Roma, Edizioni dell'Ateneo, 1963. Bianucci Piero: Il Telefono, la tua voce, Firenze, Vallecchi, 1978. Bottiglieri Bruno: SIP Impresa, tecnologia e Stato nelle telecomunicazioni italiane, Milano, Franco Angeli, 1990. Brezzi Piero: L'industria elettronica e l'Italia: necessità di un piano nazionale dell'elettronica, Roma, Editori Riuniti, 1978. Caligaris Giacomina: L'industria elettrica in Piemonte dalle origini alla prima guerra mondiale, Bologna, Il Mulino, 1993. Carli Guido: Intervista sul capitalismo Italiano, Roma-Bari, Laterza, 1977. Castagnoli Adriana: La crisi economica degli anni trenta in Italia: il Caso della SIP, in «Rivista di Storia Contemporanea» Luglio, 1976. Castagnoli Adriana: Il passaggio della SIP all'IRI in Storia dell'industria elettrica in Italia, Vol. 3**, Espansione e oligopolio (1926-1945) (a cura di G. Galasso), Roma-Bari, Laterza, 1993, pp. 595–642. Castronovo Valerio: L'industria Italiana dall'800 ad oggi, Milano, Mondatori, 1980. Molteni Francesco: Le concessioni Postali e di Telecomunicazioni, Milano, A. Giuffrè, 1960. Pavese Claudio: Il processo di elettrificazione tra ottocento e novecento, in Vincenzo Ferrone (a cura di Torino energia), Archivio Storico della Città di Torino, Torino, 2007. Zamagni Vera: Dalla periferia al Centro: la seconda rinascita economica dell'Italia, Bologna, Il Mulino, 1990. Franco Soresini, Pronto...Qui Milano, cronaca delle telecomunicazioni, Ilte editore 1971

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