Sharīf della Mecca () o del Hijāz (; in italiano: sceriffo della Mecca) fu il titolo assegnato agli antichi governatori ascemiti del Hijāz e delle Città Sante della Mecca e di Medina; il termine sharīf significa 'nobile' in lingua araba ed era riferito ai discendenti dei nipoti di Maometto, al-Ḥasan ibn ʿAlī e al-Ḥusayn ibn ʿAlī.
Caratteristiche Lo sharīf era incaricato di proteggere la città e i suoi dintorni e garantire la sicurezza dei pellegrini giunti a La Mecca per assolvere il dovere canonico islamico del Hajj. Il titolo è a volte tradotto con sceriffo, ma non deve essere confuso con la carica pubblica dello sceriffo, prevista dalla common law, presente ancora, ad esempio, negli Stati Uniti.
L'ufficio dello sceriffato della Mecca risale al periodo degli Abbasidi. Dal 1201, lo sceriffato fu tenuto da un discendente dell'antico clan coreiscita dei Banū Hāshim attraverso la linea husaynide. I discendenti di questa famiglia hanno conservato tale posizione fino al XX secolo per conto di varie potenze musulmane, tra cui gli Ayyubidi e i Mamelucchi d'Egitto. Nel 1517, lo Sharīf riconobbe la supremazia del Sultano ottomano, nella sua veste di califfo, ma mantenne un ampio grado di autonomia locale. Durante l'epoca ottomana, lo sceriffato allargò la propria autorità a nord, fino a Medina, e verso sud fino ai confini dell''Asir, razziando regolarmente l'altopiano centralearabico del Nejd.
Lo sceriffato si è concluso poco dopo il regno di al-Ḥusayn ibn ʿAlī, al governo dal 1908, che si ribellò contro il dominio ottomano, proclamando la rivolta araba nel 1916. Dopo la caduta dell'Impero ottomano nel 1918 e la sua dissoluzione nel 1923, al-Ḥusayn si dichiarò califfo. I britannici concessero il controllo sugli Stati di recente formazione, Iraq e Transgiordania, ai suoi figli Fayṣal e ʿAbd Allāh. Nel 1924, tuttavia, a fronte di crescenti attacchi da parte di Ibn Saʿūd, al-Ḥusayn abdicò in favore del suo figlio maggiore, ʿAlī b. al-Ḥusayn, che sarebbe diventato l'ultimo Grande Sharīf. Alla fine del 1925, Ibn Saʿūd conquistò l'Hijaz e cacciò gli Hashemiti. La dinastia saudita governò sulla città santa e controllò il Hajj da quel momento in poi.
Ripartizione interna e ascendenza delle famiglie sceriffali
Gli Sceriffi della Mecca () furono un’ampia rete di famiglie sceriffali che tennero il comando della Mecca dal 968 circa al 1925. Queste famiglie erano di discendenza hasanide, cioè facevano risalire il loro albero genealogico fino al nipote del Profeta al-Ḥasan ibn ʿAlī. Lo Sharīf in carica fu indicato dall'inizio del Sultanato mamelucco in Egitto come “Emiro della Mecca” (amīr Makka).Steenbergen, Caliphate and kingship. 2016, pag. 19. Spesso i diversi rami della famiglia si contesero reciprocamente il potere e furono in lotta tra loro. Talvolta condivisero anche il governo. Fino alla seconda metà del XIV secolo gli Sherif della Mecca furono sciiti zayditi, in seguito aderirono all'islam sunnita.
Il territorio degli Sharīf della Mecca fu esteso per la maggior parte del tempo non soltanto sulla città di Mecca e il suo circondario, ma anche su ampie parti dell’Ḥijāz con le città Ṭāʾif, Jedda, Yanbuʿʿ e Medina. Infatti gli Sharīf della Mecca riconobbero quasi ovunque la sovranità di diverse dinastie islamiche, tuttavia grazie alla cooperazione con alleati beduini ebbero proprie forze armate ed esigevano anche proprie imposte. Come compensazione per il fatto che riconoscevano la loro sovranità sopra le Città Sante ed assicuravano la difesa del pellegrinaggio del Hajj, i regnanti dei vari imperi musulmani elargivano loro sussidi e doni. Dal XV secolo, fino all'inizio del XIX secolo, gli Sherif della Mecca intrapresero anche il commercio sul mar Rosso e nell’Oceano Indiano.
Nei documenti ottomani la famiglia regnante meccana fu indicata fin dal XVI secolo come “dinastia hascemita“ (sulāla Hāshimiyya).Cfr. i documenti riprodotti in Uzunçarşılı: Mekke-i mükerreme emirleri. 1984, pagg. 31–34 Nelle narrazioni europee dalla metà del XIX secolo gli Sharīf regnanti furono spesso indicati come “Grandi Sceriffi” per distinguerli da altri Sharīf,Il termine si trova per la prima volta in Didier: Séjour chez le Grand-Chérif de la Mekke. 1857. una designazione che non ha alcun riscontro nelle fonti arabe.Sulla designazione di "Grand Sherif" come invenzione europea si veda anche David Georg Hogarth: Hejaz before World War I. A Handbook. Oleander Press, Cambridge, 1978. pag. 50. L’attuale dinastia degli Hascemiti di Giordania risale alla discendenza del penultimo Sharīf al-Ḥusayn ibn ʿAlī, che nel 1916 si proclamò re degli arabi.
Globalmente si distinguono tra gli Sherif della Mecca quattro diversi rami genealogici: 1. Jaʿfariti, 2. Sulaymāniti, 3. Hāshimiti (ar. Hawāshim) e 4. Qatāditi (ar. Banū Qatāda).Mortel, The Genealogy of the Ḥasanid Sharifs of Mecca. 1985, pagg. 229–242. Antenato comune di tutte queste famiglie sceriffali fu Mūsā al-Jawn (numero 7 dell’albero genealogico), un fratello del ribelle hasanide Muḥammad al-Nafs al-Zakīyya (m. 762).
I Jaʿfariti sono così chiamati in quanto seguaci di Abū Jaʿfar Muhammad (Nr. 25), il cui figlio Abū Muhammad Jaʿfar (Nr. 28) prese il potere in Mecca negli anni '60 del X secolo e il suo successore ereditò il potere.
Dal loro antenato Mūsā al-thānī (Mūsā II), un nipote di Mūsā al-Jawn, i Jaʿfariti sono chiamati in alcuni testi storici anche Mūsāwiti,Cfr. Ibn Zaynī Daḥlān: Ḫulāṣat al-kalām. 1887, pag. 16. in contrapposizione ai Sulaymānidi, i discendenti di Sulaymān ibn ʿAbd Allāh (Nr. 14), un fratello di Mūsā II.
Gli Hāshimiti furono in effetti anche Mūsāwiti, ma in contrapposizione ai Jaʿfariti non discendono da Abū Jaʿfar Muḥammad, ma da suo fratello Abū Hāshim Muḥammad (n. 27). Entrambi i fratelli furono figli di al-Ḥusayn al-Amīr, un nipote di Mūsā II.Mortel, The Genealogy of the Ḥasanid Sharifs of Mecca. 1985, pag. 243.
I Qatāditi, che governarono Mecca più a lungo, sono denominati da Qatāda ibn Idrīs (Nr. 43), che prese il potere a Mecca all'inizio del XIII secolo. Anche i Qatāditi erano Mūsāwiti, tuttavia non discendevano da al-Husayn al-Amīr, ma da suo fratello ʿAbd Allāh (n. 22). I Qatāditi, che regnarono su Mecca fino all'inizio del XX secolo, si divisero nel XVII secolo nei tre clan Dhawū ʿAbd Allāh, Dhawū Barakāt e Dhawū Zayd. I Dhawū ʿAwn, che imposero gli ultimi Sharīf della Mecca, sono un sottoramo dei Dhawū ʿAbd Allāh.
Storia Regno dei Jaʿfariti (968–1061) Inizio Il governo sceriffale su Mecca cominciò all'incirca in contemporanea con la morte del regnante egiziano Kāfūr (968), quando l'hasanide Abū Muhammad Jaʿfar ibn Muhammad prese il potere nella Città Santa.Wüstenfeld: Geschichte der Stadt Mekka. 1861, pag. 215 ss. Sullo sfondo vi erano state lotte tra hasanidi e husaynidi a Medina, a seguito delle quali Jaʿfar ibn Muḥammad ripiegò verso Mecca e prese possesso della città.
Nel 969 Jaʿfar ibn Muḥammad riconobbe il nuovo regnante fatimide d‘Egitto al-Muʿizz anche come sovrano di Mecca, facendo recitare per lui la khuṭba. Al-Muʿizz lo nominò dunque governatore della Mecca.Wüstenfeld, Geschichte der Stadt Mekka. 1861, pag. 216. Alcuni anni dopo, nel gennaio 975, al-Muʿizz inviò a una delegazione di Sharīf e altri notabili del Higiaz un premio di 400.000 dirham.Al-Maqrīzī: Ittiʿāẓ al-ḥunafāʾ bi-akhbār al-aʾimma al-fāṭimiyyīn al-khulafāʾ. Ed. Ǧamāl al-Dīn al-Shayyāl. Wizārat al-Awqāf, Cairo, 1996. Vol. I, pag. 216. Digitalizzato Così nell’Hajj dell‘agosto 975 fu recitata per la prima volta l‘invocazione per al-Muʿizz.Al-Maqrīzī: Ittiʿāẓ al-ḥunafāʾ bi-akhbār al-aʾimma al-fāṭimiyyīn al-khulafāʾ. 1996. Vol. I, pag. 225. Ma allorché poco dopo ʿĪsā, figlio e successore di Jaʿfar, si rifiutò di omaggiare il nuovo califfo fatimide al-ʿAzīz, gli Egiziani assediarono Mecca in occasione del Hajj del 976 e obbligarono i pellegrini a recitare la khutba in nome del califfo/Imam fatimide. Negli anni seguenti le carovane egiziane di pellegrini tornarono a prestare omaggio agli Sharīf con ricchi doni (ṣilāt al-ashrāf),Halm, Die Kalifen von Kairo. 2003, pag. 229. cosa che lascia presupporre una normalizzazione delle relazioni tra Fatimidi e Ashrāf.
Le ambizioni califfali di Abū l-Futūh Dal 994 regnò sulla Mecca il fratello di ʿĪsā, Abū l-Futūḥ al-Ḥasan ibn Jaʿfar. Egli, su istigazione del califfo al-Ḥākim bi-amr Allāh, nell'anno 1000 portò anche Medina sotto il suo potere e pose fine al governo degli husaynidi Banū l-Muhannā che vi regnavano.Ferdinand Wüstenfeld, Geschichte der Stadt Mekka. 1861, pag. 218. Quando nel 1010 al-Hākim fece uccidere il suo Visir ʿAlī al-Maghribī, il figlio di questi Abū l-Qāsim ibn al-Maghribī fuggì a Ramla alla corte del sovrano jarrahide Mufarrij e lo convinse a ribellarsi contro i Fatimidi. Egli gli suggerì di prendere contatto con lo Sharīf di Mecca e conferirgli il titolo di imam, perché egli a differenza dei Fatimidi non aveva “alcuna macchia nel suo albero genealogico”.Abū Šujāʿ al-Rūdhrāwarī: Ḏayl Tajārib al-umam. Ed. H. Fr. Amedroz. Cairo, 1916. pag. 235 ss. PDF Lo stesso Ibn al-Maghribī andò alla Mecca, e lo Sharīf Abū l-Futūh fu proclamato califfo dai membri della sua famiglia con il nome regale di al-Rashīd li-dīn Allāh (il ben guidato dalla religione di Allah).Halm, Die Kalifen von Kairo. 2003, pagg. 228, 233. Abū l-Futūh con i suoi parenti e un gran numero di schiavi negri, cinto con la spada Dhū l-Faqār, mosse dunque verso Ramla,Wüstenfeld: Geschichte der Stadt Mekka. 1861, pag. 219. dove arrivò il 13 settembre 1012.Halm, Die Kalifen von Kairo. 2003, pag. 233. Il dominio dell’anticaliffo sceriffale si estendeva formalmente sulla Palestina tra Pelusio e Tiberiade ed includeva anche Gerusalemme, dove egli stabilì un nuovo Patriarca, Teofilo I, e consentì ai cristiani di ricostruire la Basilica del Santo Sepolcro distrutta due anni prima.Halm: Die Kalifen von Kairo. 2003, pag. 234.
Tuttavia la rivolta condotta dall'anti-califfo sceriffale scemò in breve tempo. Al-Hākim nominò come nuovo governatore di Mecca un parente sulaymānita di Abū l-Futūh, Abū l-Tayyib Dāwūd, che assediò la città. Inoltre al-Hākim inviò grandi somme di denaro ai Jarrahidi, perché convincessero alla resa l’anti-califfo. I Jarrahidi furono convinti ad abbandonare Abū l-Futūh. Mufarrij scrisse ad al-Hākim e mediò una generale riconciliazione. Abū l-Futūh tornò alla Mecca nell’ottobre 1012 e fece nuovamente recitare la khutba per al-Hākim. In una lettera ai califfi fatimidi presentò le proprie scuse, chiedendo la grazia, che gli fu anche concessa dal califfo.Halm, Die Kalifen von Kairo. 2003, pag. 234s. Dopo questa rivolta gli Sharīf restarono fedeli ai califfi fatimidi per 70 anni.
Regno degli Hāshimiti (1063–1200) Tra Fatimidi e Abbasidi: la politica religiosa di Abū Hāshim