Il femminicidio è un omicidio di una donna attuato per discriminarla o affermare su di essa il proprio dominio o per impedirle di esercitare delle libertà individuali; rientra nei reati di genere., inserito dall'articolo 1 della

Alcune definizioni estendono il suo significato ad ogni forma di violenza sistematica sulle donne fatta per annientarne l'identità, attraverso l'assoggettamento fisico o psicologico della donna in quanto tale, fino alla schiavitù o alla morte, allineandola quindi a quella di violenza di genere.Devoto-Oli, Vocabolario della lingua italiana, 2013, Accademia della Crusca

In Italia, la sua natura e le correlate pene detentive sono definite dalla Legge n. 181 del 2 dicembre 2025, recepita nel codice penale attraverso l'articolo 577-bis.

Origine e diffusione del termine Il lemma femminicidio (talvolta femmicidio) è un neologismo: è composto dal sostantivo femminile femmina con l'aggiunta del confisso -cidio, sul modello di parricidio, fratricidio, regicidio, deicidio.

In una ricerca sulle origini del termine, la criminologa Diana E. H. Russell ha rintracciato il primo uso generico della parola femicide (femicidio), con accezione diversa da quella moderna, nel libro "The Satirical Review of London at the Commencement of the Nineteenth Century", pubblicato nel 1801 in Inghilterra. In tale volume, il termine veniva usato per indicare la condotta di un uomo che induce una donna a perdere la propria illibatezza, paragonandolo quindi ad un omicida. Nella medesima ricerca è stato riportato l'uso del termine riguardo all'omicidio di una donna in un romanzo di William MacNish del 1827 e quindi in un manuale di diritto inglese del 1848 ad indicare l'uccisione di una donna, senza riferimenti alla violenza di genere.

Il termine appare per la prima volta in italiano nel 1977 nel libro "Le violentate" della giornalista Maria Adele Teodori, descrivendone l'introduzione durante i lavori del Tribunale internazionale sui crimini contro le donne dell'anno prima. Successivamente, nel 1990, per opera della docente di studi culturali americani Jane Caputi.

Successivamente il termine è stato utilizzato dalla stessa Russell nel 1992, nel libro scritto insieme a Jill Radford Femicide: The Politics of woman killing. La Russell identificò nel femminicidio una categoria criminologica vera e propria: una violenza estrema da parte dell'uomo contro la donna «perché donna», in cui cioè la violenza è l'esito di pratiche misogine.

Definizione

Gli antropologi concordano sul fatto che non tutti gli omicidi di donne sono dei femminicidi: per esempio, se una donna viene uccisa durante una rapina in banca, da un rapinatore che non conosce, non si parla di femminicidio.

Invece, il concetto di femminicidio è collegato all'idea di una "violenza strutturale" contro le donne, che si traduce in un continuo di gesti violenti, sia nella dimensione pubblica che in quella privata (come nei nuclei famigliari). L'antropologa Marcela Lagarde, rappresentante del femminismo latinoamericano e tra le prime teorizzatrici del concetto di femminicidio, ha scritto nel 1997:

Il termine è stato ripreso da studi di diritto, sociologia, antropologia, criminologia e utilizzato negli appelli internazionali lanciati dalle madri nel caso del femminicidio a Ciudad Juárez.

Dimensioni del fenomeno

Il femminicidio è diffuso a livello mondiale, ma ha forme ed incidenza diverse in ogni paese: sono i paesi dell'America centrale e America del Sud quelli in cui è più studiato e si è dato più spazio nella discussione politica.

Una valutazione della portata del fenomeno è stata effettuata dall'Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC) confrontando i dati di 32 paesi europei e nordamericani per i quali si dispone di dati affidabili per gli anni dal 2004 al 2015, periodo nel quale si è registrata un'incidenza di 1,23 morti ogni donne residenti. Nel 2017 l'Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine ha attivato la piattaforma di monitoraggio e raccolta dati dei femminicidi in tutto il mondo. Nel 2018 una ricerca a livello mondiale: Gender related killing of women and girls ha dimostrato che ogni anno nel mondo vengono uccise donne per motivi di genere.

America

Europa

L'11 maggio 2011 è stata sottoscritta a Istanbul dai membri del Consiglio d'Europa la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. La convenzione prevede che divenga vincolante per gli stati membri del Consiglio d'Europa quando almeno 10 stati membri l'avranno ratificata. È stato firmato da 32 paesi e il 12 marzo 2012 la Turchia è diventata il primo paese a ratificare la Convenzione, seguito dai seguenti paesi nel 2015: Albania, Portogallo, Montenegro, Moldavia, Italia, Bosnia-Erzegovina, Austria, Serbia, Andorra, Danimarca, Francia, Finlandia, Spagna, Svezia, Bulgaria, Irlanda Material was copied from this source, which is available under a Creative Commons Attribution 4.0 International License..

L'Austria è il paese europeo dove in assoluto vengono uccise più donne che uomini.

Italia

Aspetti statistici

Dal punto di vista statistico, la rilevazione ed elaborazione ai fini di analisi del numero ufficiale di omicidi commessi sul territorio nazionale, che dal 2002 ha come base la banca dati dedicata della Direzione centrale della polizia criminale del Ministero dell'interno, è affidata all'ISTAT.

Secondo i dati rilevati dall'ISTAT, nel periodo 1992-2018 gli omicidi sono fortemente diminuiti in termini assoluti. In particolare, nei 26 anni citati sono diminuiti soprattutto gli omicidi aventi come vittime individui di sesso maschile (da 4,0 per 100.000 maschi nel 1992 a 0,7 nel 2018). Nello stesso periodo, le vittime di omicidio di sesso femminile - di cui i femminicidi sono a loro volta un sottoinsieme - sono invece calati in misura minore, del 33% (da 0,6 a 0,4 ogni 100.000 femmine).

Secondo la stessa fonte, nel 2019 le vittime di sesso femminile sono state 111, e nel 2020 se ne sono contate 116. Nel 2021, gli omicidi sono stati in totale 303: in 184 casi le vittime erano uomini e in 119 donne. Contrariamente a quanto riportato da alcune fonti giornalistiche, nel 2020-2021, durante la pandemia di COVID-19, i dati sono rimasti stabili o sono calati.

Nel 2022 gli omicidi di donne sono stati 106, dato in linea con quanto rilevato nel triennio precedente, di cui 61 sono le donne uccise da un partner o ex partner. Nel 2023, le donne uccise sono diminuite del 7,1% rispetto all'anno precedente. Gli omicidi di donne stimati sono stati 96 (-10% vs. 2022). Di questi, 63 sono quelli commessi da un partner o ex partner e quasi tutti (61) sono stati commessi da uomini. A livello europeo nel 2022 l’Italia ha il tasso di omicidi con vittime femminili più basso.

L'incidenza del fenomeno in Italia nel periodo 2004-2015 è stata di 0,51 morti per donne residenti, il valore più basso tra tutti i 32 Paesi europei e nordamericani del rapporto UNODC, un dato inferiore alla metà della media dei 32 paesi osservati (1,23 su ). Il dato italiano è il migliore anche per ciò che riguarda gli omicidi di donne di cui è autore il partner o l’ex partner, con un'incidenza di 0,23 uccisioni ogni donne residenti, minore della metà del dato medio riferito ai dodici paesi per cui erano disponibili dati confrontabili.

In termini statistici, l'ISTAT ha osservato per il periodo 2005-2020 che gli uomini sono generalmente uccisi da uno sconosciuto, con percentuali che vanno dall'84,8% (2005) al 60,6% (2020), più raramente da un parente o conoscente; la possibilità che siano uccisi dal partner o dall'ex partner va dal 4,5% (2005) al 2,9% (2020). La maggior parte delle donne viene invece uccisa dal partner o dall'ex partner, con percentuali che vanno dal 40,9% (2005) al 57,8% (2020), o da un altro parente, con percentuali che vanno dal 18,2% (2005) al 25,9% (2020); mentre gli omicidi per mano di uno sconosciuto sono scesi dal 34,1% (2005) al 7,8% (2020).

Pur con le dovute cautele richieste nella comparazione di dati internazionali, l'ISTAT ha inoltre affermato che per lo stesso periodo 2005-2020 l’incidenza degli omicidi di donne in Italia sia contenuta in rapporto al contesto europeo. Infatti, tra i 24 Paesi dell’Unione europea per i quali si hanno a disposizione dati aggiornati, solo in Grecia e in Irlanda si osservano valori inferiori di omicidi aventi vittime donne. Tale dato è stato confermato nel 2021, anno nel quale l'Italia è rimasta al terzultimo posto in termini di incidenza calcolata per i 23 paesi europei, con 0,39 omicidi per 100mila donne contro una media di 0,60 omicidi per 100mila donne. L'Italia precede solo l’Irlanda (0,28) e Malta (dove non ci sono state vittime donne nell’anno 2021).

Altre fonti non governative hanno a più riprese effettuato rilievi sullo stato e l'evoluzione del fenomeno nel tempo. L'avvocata sudafricana Rashida Manjoo, all'epoca Special Rapporteur delle Nazioni Unite, nel rapporto Il rapporto in Italiano, a cura di Amnesty International, url visitato il 5 febbraio 2015 sulla visita effettuata nel gennaio 2012 in Italia per verificare l'applicazione CEDAW rilevò 127 omicidi di donne in Italia nel 2010. Secondo Manjoo, fino a quel momento vi era stato uno sforzo limitato da parte del governo e della società civile nel raccogliere dati sulla violenza contro le donne, incluso il femminicidio. La Repubblica, url consultato il 5 febbraio 2015 Una ricostruzione delle vittime tra il 2000 e il 2011 è stata successivamente operata da EURES e ANSA con l'indagine "Il femminicidio in Italia nell'ultimo decennio".

Aspetti legislativi In Italia, il femminicidio è stato oggetto dell'attenzione mediatica e di interventi istituzionali.

Nel 2017 fu istituita presso il senato della Repubblica la prima commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, per analizzare la portata del fenomeno in Italia e trovare soluzioni per arginarlo. La presidente Francesca Puglisi e 19 senatrici e senatori hanno svolto i lavori nell'ambito della delibera istitutiva del 18 gennaio 2017 e il lavoro è terminato con la relazione finale del 6 febbraio 2018.. Durante la XIX legislatura la commissione è stata istituita per la terza volta, stavolta come bicamerale e non solo al Senato.

A seguito dei lavori parlamentari che hanno portato alla promulgazione della legge 2 dicembre 2025, n. 181, recepita nel codice penale come articolo 522-bis, il reato di femminicidio è stato definito come omicidio "commesso come atto di odio o di discriminazione o di prevaricazione o come atto di controllo o possesso o dominio in quanto donna, o in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo o come atto di limitazione delle sue libertà individuali".

Aspetti sociali

Nel 2019, la polizia italiana ha pubblicato degli opuscoli informativi denominati ...Questo non è amore. Da essi emerge che l'incidenza percentuale delle vittime di sesso femminile dei reati di violenza di genere è cresciuta dal 67,90% del 2016 ad oltre il 70% negli anni 2018-2019.

Tipi di femminicidio e cause Analisi antropologiche e sociologiche Le analisi antropologiche di Marcela Lagarde sono nate osservando le proporzioni dell'omicidio di donne nella città di Ciudad Juárez in Messico. Tra il 1994 e il 2005 in questa città ci sono stati circa 370 omicidi di donne, una percentuale sproporzionata rispetto alla provincia e molto più alta che in città con un profilo equivalente. Gli omicidi di Ciudad Juárez hanno lasciato il segno nell'immaginario collettivo, perché i corpi sono stati trovati in terreni liberi o nel deserto, le donne sono state violentate, torturate e mutilate.