Fu uno dei principali diffusori della dottrina keynesiana in Italia, occupandosi di politiche macroeconomiche ed economia del benessere. Al centro delle sue riflessioni ci fu sempre la necessità di assicurare elevati livelli di occupazione e di protezione sociale, soprattutto per i ceti più deboli.Giuseppe Amari (a cura di), Federico Caffè: un economista per il nostro tempo, Roma, Ediesse, 2009.
È anche noto per le misteriose circostanze della sua scomparsa.
Biografia Nato a Pescara da una antica famiglia localeNel catasto onciario di Pescara del 1754 il capo della famiglia Caffè era pesatore del fondaco di Pescara pur se di condizioni economiche modeste, cominciò a lavorare all’età di dieci anni, come bigliettaio in un cinema di Pescara; in seguito lavorò come impiegato del Banco di Roma. Si laureò all'Università di Roma "La Sapienza" nel 1936 con Lode in Scienze Economiche e Commerciali. I suoi mentori furono Guglielmo Masci, con cui conseguì la laurea, e Gustavo Del Vecchio. Nel 1939, all'età di 25 anni, cominciò a lavorare come assistente presso la facoltà di Economia della stessa università. Nonostante la sua bassa statura, prestò il servizio militare e, dopo l'8 settembre 1943, fu renitente alla leva. Nel 1945 fu consulente e successivamente capo di gabinetto del Ministro della Ricostruzione Meuccio Ruini durante il governo Parri.Cfr. Franco Archibugi, Federico Caffè ante litteram: frammenti di memoria, pp. 861-875 in Giuseppe Amari e Nicoletta Rocchi (a cura di), Federico Caffè. Un economista per gli uomini comuni, Ediesse, Roma, 2007. Con una borsa di studio, dopo la guerra passò un anno alla London School of Economics, a Londra, un periodo che fu per lui molto fecondo e dove approfondì la sua conoscenza del pensiero keynesiano e delle politiche sociali del governo laburista.
Lavorò inizialmente presso la Banca d'Italia, per poi insegnare Politica economica e finanziaria nell'Università degli Studi di Messina. Insegnò poi Economia politica a Bologna. Dal 1959 fino al suo ritiro dall'insegnamento lavorò presso l'università "La Sapienza" di Roma, dove si era laureato, come professore ordinario di Politica economica e finanziaria. Dal 1967 al 1969 fece parte del Comitato scientifico della Fondazione Luigi Einaudi di Torino.
Oltre ai suoi scritti accademici, fu un attento commentatore dell'attualità economica su giornali e riviste. In particolare collaborò assiduamente a Il Messaggero e a il manifesto. Gli scritti su il manifesto, spesso sollecitati dall'amico Valentino Parlato e dall'allievo Roberto Tesi, sono stati raccolti in volumeFederico Caffè, Scritti quotidiani , manifestolibri, Roma, 2009.. Gli articoli per Il Messaggero, dovuti alla richiesta di collaborazione avanzata da Aldo Maffey, e l'Ora, sono anch'essi stati raccolti in volumeFederico Caffè, Contro gli incappucciati della finanza. Tutti gli scritti: Il Messaggero 1974-1986, L'Ora, 1983-1987 , a cura di Giuseppe Amari, Castelvecchi, Roma, 2013..
Relatore delle tesi di laurea di più di mille studenti, ha formato numerosi economisti italiani. Tra i suoi studenti più illustri vi sono stati il governatore della Banca d'Italia, presidente della Banca Centrale Europea e Presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi, il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco ed il preside della Facoltà di economia e commercio della Sapienza Università di Roma Giuseppe Ciccarone. Fu mentore e amico degli economisti Franco Archibugi, Giorgio Ruffolo,Giorgio Ruffolo, Federico Caffè L'ultima utopia , La Repubblica, 18 aprile 1997. Luigi Spaventa, Marcello De CeccoMarcello de Cecco, Federico Caffè il welfare della dignità , La Repubblica, 14 aprile 1997., Fernando Vianello, Ezio Tarantelli (assassinato dalle BR nel 1985),Luca Tarantelli, Il sogno che uccise mio padre , Rizzoli, Milano, 2013. Nicola Acocella, Sergio Baldini, Fausto Vicarelli, Bruno Amoroso, Guido Maria Rey, Gian Cesare Romagnoli, Pierluigi Ciocca, Vieri Ceriani, Marco Ruffolo, Enrico Giovannini, Daniele Archibugi, Nino Galloni, e di altri economisti italiani.
Svolse per vari anni l'attività di consulente per l'economia della casa editrice Laterza, nella persona del direttore editoriale Enrico Mistretta. L'editore Giuseppe Laterza si laureò con lui nel 1981. Mantenne rapporti frequenti anche con il sindacalista Antonio Lettieri.
Politica economica Federico Caffè si occupò in maniera regolare dei temi della politica economica e del welfare, con particolare attenzione agli aspetti sociali e alla distribuzione dei redditi.Daniele Archibugi e Marco Ruffolo, Federico CAFFÈ La lezione interrotta dell'economista che difendeva il lavoro , La Repubblica, 6 gennaio 2014.
Dedicò particolare attenzione agli economisti scandinavi e alle esperienze di tali Paesi nel welfare. Divulgò in Italia il pensiero e gli scritti di economisti scandinavi quali Gunnar Myrdal e Frederick Zeuthen.
Il suo testo universitario Lezioni di politica economica è rappresentativo del suo pensiero. In esso Caffè definì la politica economica:
Come Keynes, Caffè appare eclettico nel suo accettare contributi eterogenei nella costruzione del grande edificio della scienza economica (per esempio include Marx e i marginalisti); ciò fa apparire più forti le sue critiche al pensiero liberista.
Scomparsa Nel 1987 Caffè viveva a Roma in via Alberto Cadlolo, un'elegante strada fra Monte Mario e la Balduina, con il fratello Alfonso (1910-1992), professore di lettere all'Istituto Massimo di Roma, ed era ormai fuori ruolo, in quanto, con i suoi 73 anni, aveva da poco raggiunto i limiti d'età per l'insegnamento universitario. A uno dei suoi più vecchi amici, il professor Carlo Ruini, aveva rivelato in una lettera di essere in ansia per le sue condizioni finanziarie, che, sosteneva, sarebbero state insufficienti ad affrontare la vecchiaiaGiuseppe D'Avanzo, La lettera che svela l'enigma di Caffè, La Repubblica, 7 aprile 1997.; in realtà fu poi appurato che Caffè non aveva alcun ragionevole motivo per essere preoccupato dal punto di vista economico per il futuro. A un suo allievo confidò in più occasioni quanto fosse stato doloroso per lui smettere di insegnare.Daniele Archibugi, Federico Caffè, solitario maestro, Micromega, n. 2, (1991). All'allievo Daniele Archibugi, che conosceva sin dalla nascita essendo stato testimone di nozze dei suoi genitori, aveva chiesto addirittura di aiutarlo a suicidarsi.Fabrizio Peronaci, La scomparsa di Federico Caffè. «Un genio anche nell’addio. Come lui solo Majorana», intervista a Daniele Archibugi , Corriere.it, 10 novembre 2019.
Le tracce di Caffè si persero nella notte fra il 14 e il 15 aprile 1987. Il fratello, che dormiva nella stanza a fianco, non si accorse di nulla fino a quando, la mattina del 15 aprile, sul comodino trovò l'orologio e i documenti di Federico, il libro La scomparsa di Majorana di Leonardo Sciascia e gli occhiali che Federico usava per leggere. Le ipotesi sulla sua scomparsa sono dunque varie. Secondo alcuni parenti si trattò di un'azione volontaria, compiuta con accorgimenti necessari a non lasciare tracce, escludendo ipotesi di omicidio e incidente.Federico Caffè, 25 anni fa la scomparsa. Nipote: 'Non è un giallo ma libera scelta' , AdnKronos, 14 aprile 2012. Commosse l'opinione pubblica italiana la notizia di come alcuni suoi studenti setacciarono la città di Roma per cercarlo nei giorni successivi alla scomparsa.Daniele Archibugi, I ragazzi che cercarono il professor Caffè , La Repubblica, 8 aprile 2012
Molti hanno anche parlato di un allontanamento come in una sorta di esilio, forse in un convento, paragonando la vicenda alla misteriosa sparizione del fisico Ettore Majorana, in considerazione anche del fatto che, come già detto, fino alla sera prima di sparire, Caffè stava leggendo un libro a tale riguardo.Caffè ebbe più volte a che fare con opere letterarie contenenti il tema della scomparsa: oltre al libro sulla sparizione di Majorana, diversi anni prima aveva letto anche il romanzo di Guido Morselli Dissipatio H. G. e aveva consigliato la lettura del romanzo di Luigi Pirandello Il fu Mattia Pascal. Cfr. la testimonianza di Daniele Archibugi a Fabrizio Peronaci, La scomparsa di Federico Caffè. «Un genio anche nell’addio. Come lui solo Majorana» , Corriere.it, 10 novembre 2019. Altri hanno suggerito come unica alternativa a questa l'ipotesi del suicidio. A molti conoscenti sembrava che il professore fosse caduto nello sconforto per vari motivi: il pensionamento e la situazione finanziaria, lo scarso seguito delle sue teorie, la morte della madre, della vecchia "tata" e di alcuni degli allievi più cari (Ezio Tarantelli, ucciso dalle Brigate Rosse nel 1985; Franco Franciosi, stroncato da un tumore nel 1986; Fausto Vicarelli, deceduto in un incidente stradale, sempre nel 1986) e la malattia del fratello.
Pochi giorni prima della scomparsa di Caffè, era morto a Torino lo scrittore Primo Levi, si presume per suicidio; Caffè ne era rimasto molto colpito, affermando: «Perché così? Perché sotto gli occhi di tutti? Perché straziare i parenti?». Nel libro Memorie di un intruso, edito da Castelvecchi nel 2016, Bruno Amoroso, uno dei suoi allievi più cari, racconta di averlo rivisto dopo la scomparsa, lasciando aperta l'ipotesi del ritiro in convento dell'economista.Si veda l'autobiografia di Bruno Amoroso, Memorie di un intruso , Castelvecchi, Roma, 2016. Cfr. anche .
L'8 agosto 1998, data in cui Caffè era scomparso da poco più di 11 anni e, se in vita, avrebbe avuto 84 anni, il tribunale di Roma ne dichiarò la morte presunta, avvenuta in circostanze non appurate.
Riconoscimenti A Federico Caffè sono dedicate: la Scuola di Economia e Studi Aziendali dell'Università Roma Tre; la Biblioteca del Dipartimento di Economia e Diritto dell'Università "La Sapienza" di Roma; l'Aula V della Facoltà di Economia della Università "La Sapienza" di Roma, dove Caffè svolgeva le lezioni del suo corso di Politica economica; l'Aula magna della facoltà di Economia dell'Università degli Studi "Gabriele d'Annunzio" di Pescara; l'Istituto Tecnico Superiore nel quartiere Monteverde di Roma;Un Istituto Tecnico Commerciale intitolato a Federico Caffè . Si veda Istituto di Istruzione Federico Caffè . una piazza nel Comune di Roma (inaugurata alla presenza, tra gli altri, di Mario Draghi il 25 novembre 2008); una via nel comune di Pioltello; una via nel comune di Pescara; una via nel comune di Lugo; una sala riunioni presso la sede nazionale della CGIL, Corso d'Italia, Roma.
I suoi allievi che insegnano presso La Sapienza ogni anno organizzano una lezione annuale a lui intitolata, che viene svolta grazie anche al contributo della Banca d'Italia. Queste lezioni in onore di Federico Caffè sono state tenute da alcuni dei più importanti economisti viventi. Molte di esse sono state pubblicate in una collana della Cambridge University Press sotto la direzione di Nicola Acocella e Mario Tiberi. Tali lezioni sono state a volte occasione per dibattiti molto accesi sulla eredità culturale di Federico Caffè, come avvenne in occasione di quella svolta il 24 maggio 2012 presso la Facoltà di Economia della Sapienza Università di Roma, introdotta dal Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco e tenuta dall'allora Presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, entrambi allievi di Caffè. Alcuni studenti contestarono le politiche monetarie della Banca centrale europea, evidenziando quanto Caffè sia stato sempre a favore di una politica economica più espansiva.Vedi: Roberta Carlini, La ricetta di Caffè, secondo Draghi Il manifesto, 25 maggio 2012 e anche il video Sapienza, Draghi contestato dagli studenti , La Repubblica, 24 maggio 2012.
Nella facoltà di Economia dell'Università "La Sapienza" si conservano ancora la libreria e la scrivania utilizzate da Caffè.