Le elezioni politiche in Italia del 1946 furono le prime elezioni libere della storia italiana dalla fine del periodo di dittatura fascista, che aveva interessato il Paese nel ventennio precedente, e le prime dalla fine della seconda guerra mondiale. Si tennero domenica 2 e lunedì 3 giugno e si votò per l'elezione di un'Assemblea Costituente, cui sarebbe stato affidato il compito di redigere la nuova carta costituzionale, ai sensi del Decreto legge luogotenenziale 151/1944. Contemporaneamente si tenne un referendum istituzionale per la scelta fra Monarchia e Repubblica.
Si trattò delle prime elezioni nazionali a suffragio universale, in cui quindi poterono votare anche le donne.
Le consultazioni videro il successo dei tre grandi partiti di massa del tempo, la somma dei cui voti raggiunse circa il 75-80%.La vicenda costituente italiana di Paolo Soddu su treccani.it Italy since 1945 da Enciclopedia Britannica La Democrazia Cristiana, partito di centro, ottenne la maggioranza relativa col 35% dei voti, e i partiti di sinistra, il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria e il Partito Comunista Italiano raggiunsero insieme quasi il 40% dei voti. Nettamente minoritario si rivelò il peso della destra, divisa tra liberali (Unione Democratica Nazionale), qualunquisti (Fronte dell'Uomo Qualunque) e monarchici (Blocco Nazionale della Libertà). Le elezioni sancirono comunque una variegata e plurale presenza di culture politiche fra cui, oltre ai partiti precedentemente menzionati, il Partito Repubblicano Italiano e il Partito d'Azione.
Sistema di voto Le elezioni dell'Assemblea Costituente si tennero con il sistema di voto introdotto con il decreto legislativo luogotenenziale n. 74 del 10 marzo 1946, dopo essere stato approvato dalla Consulta Nazionale il 23 febbraio 1946, che dette per la prima volta in Italia il diritto di voto alle donne.
Secondo la suddetta legge, i partiti presentavano in ogni circoscrizione una lista di candidati. L'assegnazione di seggi alle liste circoscrizionali avveniva con un sistema proporzionale utilizzando il metodo di Imperiali dei divisori con quoziente; determinato il numero di seggi guadagnati da ciascuna lista, venivano proclamati eletti i candidati che, all'interno della stessa, avessero ottenuto il maggior numero di preferenze da parte degli elettori, i quali potevano esprimere il loro gradimento per un massimo di quattro candidati.
I seggi e i voti residuati a questa prima fase venivano raggruppati poi nel collegio unico nazionale, all'interno del quale gli scranni venivano assegnati sempre col metodo dei divisori, ma utilizzando ora il quoziente Hare naturale ed esaurendo il calcolo tramite il metodo dei più alti resti.
La legge elettorale prevedeva l'elezione di 573 deputati, ma le elezioni non si poterono svolgere in Alto Adige (sotto amministrazione alleata, compresi i comuni di Anterivo, Bronzolo, Cortaccia, Egna, Lauregno, Magrè, Montagna, Ora, Proves, Salorno, Senale-San Felice e Trodena, allora facenti parte della provincia di Trento, i quali poterono però votare al referendum) e in Venezia Giulia (sotto amministrazione alleata e jugoslava) non sotto la piena sovranità italiana, però si svolsero nei comuni (allora piemontesi poi passati alla Francia) di Briga Marittima e di Tenda. Di conseguenza vennero eletti solo 556 costituenti.
Ebbero diritto di voto tutti gli italiani, uomini e per la prima volta, donne, di almeno 21 anni d'età. Gli aventi diritto al voto rappresentavano il 61,4% della popolazione.
Circoscrizioni
Il territorio nazionale italiano venne suddiviso in 31 circoscrizioni plurinominali. Le circoscrizioni furono le seguenti:
Torino (Torino, Novara, Vercelli); Cuneo (Cuneo, Alessandria, Asti); Genova (Genova, Imperia, La Spezia, Savona); Milano (Milano, Pavia); Como (Como, Sondrio, Varese); Brescia (Brescia, Bergamo); Mantova (Mantova, Cremona); Trento (Trento); Verona (Verona, Padova, Vicenza, Rovigo); Venezia (Venezia, Treviso); Udine (Udine, Belluno); Bologna (Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì); Parma (Parma, Modena, Piacenza, Reggio Emilia); Firenze (Firenze, Pistoia); Pisa (Pisa, Livorno, Lucca, Massa e Carrara); Siena (Siena, Arezzo, Grosseto); Ancona (Ancona, Pesaro, Macerata, Ascoli Piceno); Perugia (Perugia, Terni, Rieti); Roma (Roma, Viterbo, Latina, Frosinone); L'Aquila (Aquila, Pescara, Chieti, Teramo); Benevento (Campobasso, Benevento); Napoli (Napoli, Caserta); Avellino (Avellino, Salerno); Bari (Bari, Foggia); Lecce (Lecce, Brindisi, Taranto); Potenza (Potenza, Matera); Catanzaro (Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria); Catania (Catania, Messina, Siracusa, Ragusa, Enna); Palermo (Palermo, Trapani, Agrigento, Caltanissetta); Cagliari (Cagliari, Sassari, Nuoro); Valle d'Aosta (Aosta).
Simboli Di seguito sono rappresentate le liste che si presentarono nel Collegio unico nazionale.
Quadro politico Dalla Liberazione al Governo De Gasperi I Terminata la seconda guerra mondiale, l'Italia si trovava economicamente e moralmente prostrata. Il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), composto da tutte le forze antifasciste, si mantenne unito anche dopo la fine della guerra nella formazione del Governo Parri. In questo governo erano riposte le speranze di poter attuare importanti riforme per superare il fascismo e avviare una nuova fase politica. Alle speranze però non seguirono i fatti, poiché il governo cadde dopo soli cinque mesi nel dicembre del 1945.
Con l’esercito degli Stati Uniti ancora sul territorio, furono gli stessi maggiori esponenti della sinistra, Togliatti (PCI) e Nenni (PSIUP) a placare gli animi, convinti comunque che in una futura consultazione avrebbero avuto la maggioranza necessaria per soddisfare il proprio elettorato. Era ormai chiaro, però, che la svolta politica non poteva non conseguire da elezioni democratiche. Vennero quindi indette, per il 2 giugno 1946, le elezioni per l'Assemblea Costituente e il referendum sulla scelta tra monarchia e repubblica. La scelta della data fu il frutto delle pressioni dei partiti di sinistra in quanto, in quel periodo, sarebbero stati più scarsi gli aiuti in arrivo dagli americani. Come testimonia la lettera del diplomatico americano presso il Vaticano, Harman Tittman, al Dipartimento di Stato, con la quale "per eliminare questi svantaggi a danno dei moderati" suggerisce di anticipare l'invio di tutte le navi destinate in Italia che trasportano grano ad una settimana antecedente le elezioni, dandone la giusta propaganda.La scomunica ai comunisti - Cesare Catananti - edizione San Paolo pag.74 Nel frattempo il leader della Democrazia Cristiana, De Gasperi, fu incaricato di formare un nuovo governo, l'ultimo del Regno d'Italia, che ebbe il sostegno di tutto il CLN.
Principali forze politiche Partito Collocazione Ideologia principale Capo politico FotoDemocrazia Cristiana (DC) Centro Cristianesimo democratico Alcide De GasperiPresidente del Consiglio dei ministri Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP) Sinistra Socialismo Pietro NenniVicepresidente del Consiglio dei ministri Partito Comunista Italiano (PCI) Sinistra Comunismo Palmiro TogliattiGià Vicepresidente del Consiglio dei ministri Unione Democratica Nazionale Centro-destra Liberalismo Luigi EinaudiPoi Vicepresidente del Consiglio dei ministri Fronte dell'Uomo Qualunque (FUQ) Destra Qualunquismo Guglielmo Giannini Partito Repubblicano Italiano (PRI) Centro-sinistra Repubblicanesimo Randolfo Pacciardi Blocco Nazionale della Libertà Destra Monarchismo Roberto Lucifero d'Aprigliano
Campagna elettorale Alcide De Gasperi si impegnò fortemente in campagna elettorale per rendere la Democrazia Cristiana, un partito moderno e interclassista, attento non solo alle richieste del ceto medio e dei cattolici ma anche delle classi operaie e contadine. Ottenne infatti il sostegno delle ACLI e della Coldiretti. Questa strategia rese la DC un vero e proprio partito di massa in grado di competere con comunisti e socialisti anche nel loro elettorato di riferimento. Il partito si mantenne comunque strettamente legato al Cattolicesimo e infatti ebbe il pieno sostegno della Chiesa.
L'evento più importante della campagna elettorale fu l'abdicazione di Vittorio Emanuele III in favore di Umberto II nel tentativo di risollevare le sorti della monarchia visto il forte sostegno delle forze politiche nel referendum. Erano infatti apertamente schierati per la repubblica le forze della sinistra, gli azionisti, i repubblicani, parte dei liberali e la maggioranza della DC.
Risultati
+ Partito Voti % SeggiDemocrazia Cristiana (DC) 35,21 207Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSI) 20,68 115Partito Comunista Italiano (PCI) 18,93 104Unione Democratica Nazionale (UDN)Non presente in Valle d’Aosta. 6,79 41Fronte dell'Uomo Qualunque (FUQ)Non presente nelle circoscrizioni di Como, Mantova, Trento, Venezia, Lecce e Aosta. 5,27 30Partito Repubblicano Italiano (PRI)Non presente in Sardegna. 4,36 23Blocco Nazionale della Libertà (BNL)Non presente nelle circoscrizioni di Cuneo, Trento, Verona, Udine, Bologna, Parma, Ancona, L'Aquila, Potenza, Cagliari e Aosta. 2,77 16Partito d'Azione (Pd'Az)Non presente nelle circoscrizioni di Milano, Trento, Parma, Bari, Potenza e Cagliari. 1,45 7Movimento per l'Indipendenza della Sicilia (MIS)Lista locale presente solo nelle circoscrizioni di Napoli, Palermo e Catania. 0,74 4Partito dei Contadini d'Italia (PCd'I)Lista locale presente solo nelle circoscrizioni di Torino, Cuneo, Genova, Como, Roma e L'Aquila. 0,44 1Concentrazione Democratica Repubblicana (CDR)Presente solo nelle circoscrizioni di Torino, Cuneo, Milano, Parma, Pisa, Roma, Napoli, Salerno e Palermo. 0,42 2Partito Sardo d'Azione (PSdAz)Lista locale presente solo in Sardegna. 0,34 2Movimento Unionista Italiano (MUI)Presente solo nelle circoscrizioni di Roma, L'Aquila, Bari, Lecce, Catanzaro, Palermo e Cagliari. 0,31 1Partito Cristiano Sociale (PCS)Presente solo nelle circoscrizioni di Venezia, Firenze, Pisa, Siena, Perugia, Roma e Lecce. 0,22 1Partito Democratico del Lavoro (DL)Lista locale presente solo nella circoscrizione di Salerno. 0,18 1Movimento Nazionale per la RicostruzionePresente solo nelle circoscrizioni di Perugia, Roma, L'Aquila, Napoli, Catania. 0,17 0Unione Democratica Indipendente Lavoro e LibertàPresente solo nelle circoscrizioni di Ancona, Roma e L'Aquila. 0,16 0Alleanza Repubblicana Italiana (Pd'Az---) 0,15 0Alleanza Monarchica ItalianaPresente solo nella circoscrizione di Roma. 0,13 0Movimento Democratico Monarchici ItalianiPresente solo nella circoscrizione di Lecce. 0,13 0Partito del Reduce ItalianoPresente solo nelle circoscrizioni di Roma, L'Aquila, Napoli e Bari. 0,11 0Partito Comunista Internazionalista (PCInt)Presente solo nelle circoscrizioni di Cuneo, Milano, Mantova e Catanzaro. 0,10 0Fronte Democratico Progressista Repubblicano (PCI-PSI-PdA–PRI)Candidatura unitaria comunista-socialista-azionista-repubblicana per lo speciale collegio uninominale della provincia autonoma della Valle D’Aosta in contrapposizione con la candidatura DC. 0,09 1Altre liste 194 111 0,87 0Totale 100 556Schede bianche 2,30Schede nulle 4,62Votanti89,08Elettori100Fonte:
Analisi territoriale del voto
La Democrazia Cristiana si impone come partito predominante nel Triveneto e nell'alta Lombardia con percentuali superiori alla maggioranza assoluta dei voti. Riscuote molto successo anche in Provincia di Lucca, tra Lazio, Abruzzo e Campania, e nelle isole maggiori dove raggiunge consensi superiori al 40%. In linea con la media nazionale sono le percentuali del rimanente Sud Italia, del Nord Ovest, mentre sono nettamente inferiori alla media in Toscana, Emilia-Romagna, dove ottiene meno del 30%, Umbria e Marche.