Il tratturo è un sentiero erboso assai largo, di ampiezza nettamente maggiore anche rispetto a una mulattiera; a tratti può essere arborato o talora pietroso o in terra battuta, ma sempre a fondo naturale, essendosi originato dal passaggio e dal calpestio delle greggi e degli armentiCodice della strada, Art.3, comma primo, n. 48: "Sentiero (o mulattiera o tratturo): strada a fondo naturale formatasi per effetto del passaggio di pedoni e di animali".. Di norma la misura della larghezza della sede del tracciato viario è di 111 metri,Italo Palasciano, op. cit., pag. 18. corrispondenti a sessanta passi napoletani.Italo Palasciano, op. cit., pag. 27.
Il suo tragitto segna la direttrice principale del complesso sistema reticolare dei percorsi che progressivamente si snodano e si diramano in tracciati secondari (i tratturelli), varianti di percorso (i bracci) e aree destinate alla sosta delle greggi (i riposi). Tali percorsi erano utilizzati dai pastori per compiere la transumanza, ossia per trasferire con cadenza stagionale mandrie e greggi da un'area di pascolo a un'altra; in particolare, in autunno ci si trasferiva dalle montagne verso le pianure mentre in primavera si compiva lo stesso tragitto in senso opposto, in modo da ovviare alla carenza di foraggio fresco nelle aree montane innevate (in inverno) e nelle pianure siccitose e, un tempo, malariche (in estate). Durante la lunga marcia, il bestiame transumante si cibava dell'erba che cresceva sul tratturo stesso.
Tale versione mediterranea della transumanza, per distinguerla dalle transumanze alpine di breve raggio ("verticale", o alpeggio), è detta anche "orizzontale" in quanto comporta lo spostamento delle greggi e degli armenti su percorsi lunghi fino a oltre 200 chilometri dalle montagne dell'Abruzzo e del Molise verso i pascoli del Tavoliere e, in parte minore, della Murgia, della Terra d'Otranto e della Basilicata.
Definizione del termine Etimologia Il termine tratturo deriva dal verbo latino trahere che vuol dire trascinare, tirare. In particolare dal participio passato tractus.Vocabolario della lingua italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani in Roma, Arti Grafiche Ricordi per i tipi della Monotipia Olivieri, Milano, 1994. In uso nei dialetti abruzzese, molisano e pugliese, dalla seconda metà del XVII secolo, si ricorda la parola tratturëTullio De Mauro, Grande Dizionario Italiano dell'uso, vol. VI (SP-Z), Unione Tipografico-Editrice Torinese, UTET, Torino, 2005 ISBN 88-02-07117-9. derivante dal latino tractorius, che nella forma medievale si esprimeva in tracturus. In lingua siciliana le vie armentizie sono individuate con la parola trazzere.
In Italia In Italia l'intrecciarsi di queste vie armentizie, stimato in 3.100 kmItalo Palasciano, op. cit. pag. 48., si rileva nei territori delle regioni centro-meridionali. Le vie erbose si trovano diffuse principalmente in Abruzzo, Molise, Basilicata, Campania e Puglia. Le loro piste erano percorse nelle stagioni fredde in direzione sud, verso la Puglia, dove esisteva, presso la città di Foggia, la Dogana delle pecore, mentre nei mesi caldi le greggi percorrevano il percorso inverso tornando ai pascoli montani dell'Appennino centrale, dove la pastorizia era invece regolata dalla Doganella d'Abruzzo. L'intero apparato stradale si origina nelle zone montane e più interne dell'area abruzzese e si conclude nel Tavoliere delle Puglie. Lungo i percorsi si incontravano campi coltivati, piccoli borghi dove si organizzavano le soste, dette stazioni di posta, chiese rurali, icone sacre, pietre di confine o indicatrici del tracciato.
Storia L'origine dei percorsi Le prime strade tratturali della transumanza si costituirono in modo spontaneo coprendo distanze a breve raggio. Erano probabilmente già segnate in epoca preistorica nelle terre del bacino del Mediterraneo, se ne ipotizza l'esistenza in Italia, Spagna e Francia.
Nel periodo compreso tra il V ed il IV millennio a.C. in Abruzzo non vi fu una massiccia presenza di vie erbose che si incrementò durante la protostoria. Il ritrovamento di recinti fortificati lungo questi percorsi nella Valle Subequana, il Castellone di Civitaretenga, vicino alla Chiesa di Santa Maria de' Centurelli a Caporciano, luogo dove il Tratturo Magno si biforca, porrebbero essere posti in correlazione all'attività della pastorizia transumante con l'uso di questi sentieri.
Non è dato conoscere quali e quante furono le vie armentizie nei tempi più lontani; ancor prima della costruzione delle strade romane la sede dei percorsi tratturali vedeva il lento e copioso fluire della transumanza. I tratturi dell'Italia centro-meridionale nacquero con le civiltà preistoriche e furono particolarmente sviluppati nel periodo sannita, con importanti centri e fortificazioni sorte lungo il loro percorso. Nella tradizione del popolo dei Sabelli erano le direttrici della transumanza il cui utilizzo era gratuito. L'arrivo dei Romani e l'imposizione del dazio sui capi in transito, avrebbe determinato l'insurrezione di queste genti abituate alla libera circolazioneSecondo alcune ipotesi il libero utilizzo dei tratturi fu alla base dei malumori che portarono i Sanniti, dopo l'iniziale accordo, a muovere guerra ai Romani..
L'autore Italo Palasciano scrive che è anche agevole ipotizzare che questi percorsi potessero condividere, per alcuni tratti, la stessa sede delle vie romane ossia di viae publicae et calles nate, a loro volta, ricalcando percorsi già individuati prima della conquista romana. A sostegno di questa affermazione si può addurre l'esempio del tratturello Camporeale-Foggia che ha vari tronchi sovrapposti al percorso della via Traiana.
Le prime testimonianze documentali
Le testimonianze documentali più vetuste sull'esistenza dei tratturi risalgono al VI secolo a.C. Queste erano contenute in un'iscrizione rinvenuta presso Termoli che riferiva di un percorso costiero. A questa epigrafe, in ordine temporale, segue un cippo datato I secolo a.C. riguardante il tratturo Centurelle-Montesecco.
Nel centro urbano del paese di Sepino, un'iscrizione redatta tra il 169 ed il 172 d.C., apposto sul concio di una porta, tramanda l'avvenuto contrasto fra le autorità locali e gli «appaltatori privati di greggi imperiali» risolto dall'intervento del prefetto del pretorio. Un'ulteriore testimonianza è fornita da un elemento lapideo di epoca romana, attualmente conservato presso la sede del museo civico di Sulmona, che riproduce, nelle figure del suo bassorilievo, uno spaccato della vita e dell'attività pastorale durante il trasferimento del bestiame.
Regolamentazioni Nell'anno 111 a.C. il provvedimento legislativo emanato dai Romani, individuato come la lex agraria, fu la prima norma ufficiale di riferimento per la regolamentazione giuridica dell'utilizzo delle aree pascolive e dell'uso delle strade pubbliche (publicae calles), che, tuttavia, non disciplinava e non imponeva alcun dazio sull'attraversamento di percorsi che conducevano a prati liberi. Il tributo previsto dalla legge era calcolato sul pedaggio e sull'utilizzo del pascolo. L'incaricato alla riscossione della tassa era un pubblicano presente ad ogni frontiera.
In seguito, nei Codici teodosiano e giustinianeo trovò ufficialità il privilegio della tractoriaAstrid Pellicano, op. cit. pag. 21., ossia della fruizione delle vie pubbliche da parte dei pastori.
Nell'anno 1155 il re normanno Guglielmo I, detto il Malo, aggiunse nella sua Costituzione norme volte a disciplinare l'uso dei pascoli per regolamentarne i canoni d'affitto. Dichiarò inoltre proprietà del Regio Demanio l'area del Tavoliere delle Puglie ed altre zone circostanti, e decretò che vaste superfici delle regioni Abruzzo, Puglia e Basilicata fossero adibite a pascolo.
Nelle zone dell'Italia meridionale i tratturi erano delimitati da aree individuate con precisione fino all'età medioevale ed all'inizio del Regno Borbonico, epoca in cui si verificò l'allungamento di cinque percorsi principali: L'Aquila-Foggia, Pescasseroli-Candela, Celano-Foggia, Centurelle-Montesecco e Lucera-Castel di Sangro. Questi furono classificati come regi tratturi e la loro sede indicata attraverso l'apposizione di termini lapidei, ossia pietre squadrate che recavano scolpita la sigla R.T. (che stanno per: Regio Tratturo) ed un numero di riferimento, come si apprende da documenti conservati nell'Archivio di Stato di Foggia. Questi cippi avevano la caratteristica di poter essere fissi oppure amovibili, il loro impiego ebbe inizio nell'anno 1574 e gli ultimi furono posti nel 1884.
Gli Aragonesi nel 1456 regolamentarono il sistema tratturale con la Dogana delle pecore, seguita nel 1532 dall'istituzione della Doganella d'Abruzzo, e crearono in favore del demanio armentizio un regime protezionistico che durò fino al 1806, quando con le leggi eversive della feudalità il Bonaparte smembrò il sistema tratturale e i pascoli del Tavoliere ad esso sottomessi. Federico II di Svevia nelle sue Costituzioni nel De annalis in pascuis assegnandi ed Alfonso I d'Aragona nella Prammatica del Magnanimo “Mena Pecudum Apuliae”, datata 1º agosto 1447, con cui istituiva la Dogana della Mena delle Pecore ristrutturando la precedente che aveva avuto sede a Lucera, non utilizzarono il termine tratturo per definire i percorsi armentizi. Il termine comparve citato per la prima volta a Foggia in un documento contenente richieste rivolte a Ferdinando I d'Aragona e recante la data 17 dicembre 1480 in cui si trova scritto: «per li cammini de et Tracturi de la Dohana»Italo Palasciano, op. cit. pag 46..
Dagli atti della Dogana è agevole desumere che la rete dei percorsi non rimase inalterata nel tempo, bensì fu soggetta a modificarsi col cambiare delle necessità fino a trovare un equilibrio quasi definitivo. Nelle zone montane si annoverava una presenza meno cospicua di sentieri, mentre la maggior quantità della rete tratturale si sviluppò nelle aree pianeggianti dove le caratteristiche morfologiche del territorio favorivano condizioni più adatte ad accogliere l'attività della pastorizia.
La prima scrittura che riporta un parziale elenco di sette tratturi, tutti situati a nord del Tavoliere delle Puglie, reca la data 1533 ed elenca:
lo tratturo de la marina di Pescara per fi in Puglia; lo tratturo per valle d'Aventino e cala in Civitate; lo tratturo de valle de Sangro che cala at ponte rutto; lo tratturo de Trigno et Piferno che cala dicto ponte rutto; lo tratturo de Sangro, Trigno e Piferno che cala a la Motta; lo tratturo che cala da Apruzzo al contado Molise verso Forlì, Isernia, Sepino ed cala al Santovito: lo tratturo che cala per lo contado de Molise verso Sanco Bartolomeo de lo Galdo, Ariano, Casa labore, Monteleone et a la cala Rocchetta a Lacidogna et ad Candela.
Alla nomenclatura che individua questi antichi percorsi corrispondono rispettivamente i moderni tratturi d'una parte del Frisa- Rocca di Roseto e un tratto del Tratturo L'Aquila-Foggia; una porzione di una via erbosa che probabilmente da Scanno passava per Roccaraso, Palena, la valle dell'Aventino e giungeva al Sangro e una porzione del tratturo Centurelle-Montesecco; il successivo ricalcava il percorso della via armentizia dell'Ateleta-Biferno e Biferno-Sant'Andrea, cui seguono il Celano-Foggia ed il Lucera-Castel di Sangro.
Il declino dell'uso delle vie erbose Con l'arrivo della ferrovia e della rete stradale asfaltata il trasferimento del bestiame è stato sempre più spesso compiuto con camion o furgoni ed i tratturi persero sempre più importanza perché i grossi armentari preferivano risparmiare sulla maggior quantità di manodopera occorrente per le transumanze a piedi. Già in epoca fascista la larghezza fu ridotta da 60 a 30 passi napoletani e i proprietari frontisti poterono accaparrarsi quegli ambiti terreni per migliaia di anni lasciati incolti e destinati al solo pascolo delle greggi.