La Lettera di Giacomo è una delle lettere cattoliche (nel senso di "lettere universali") del Nuovo Testamento, tradizionalmente attribuita a Giacomo il Giusto e datata attorno al 50J.A.T. Robinson propone ad esempio il 48, cit. in Sophie Laws, Epistle of James, 1980. Gli studiosi di critica biblica propongono diverse attribuzioni - tra le quali la maggiormente diffusa è quella pseudoepigraficaCome notano gli esegeti del "Nuovo Grande Commentario Biblico": "una crescente maggioranza di studiosi contemporanei optano per la pseudonimia" e "l'opinione maggiormente diffusa oggi è che un cristiano, che conosceva bene l'ellenismo e il giudaismo, abbia scritto la lettera sotto il nome di Giacomo di Gerusalemme negli ultimi anni del I sec. d.C.". (Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, pp. 1191-1192, ISBN 88-399-0054-3.). Vedi anche la sottostante sezione "Autore". - e ne collocano la datazione alla fine del I secolo, tra il 70 e il 100.

La breve lettera, ritenuta rivolta alle dodici tribù di Israele, è molto probabilmente un'omelia che poi, per la ricchezza dei contenuti, ha cominciato a circolare tra le comunità cristiane primitive per essere letta nelle assemblee.

Autore

L'autore si presenta nel versetto come "Giacomo, servo di Dio e del Signore Gesù Cristo". Nel Nuovo Testamento sono però cinque le persone con questo nomeNuovo commentario biblico. Atti degli Apostoli, Lettere, Apocalisse, Borla, 2006Barclay sostiene "almeno cinque" (in William Barclay, The letters of James and Peter, 1975).:

Giacomo il Maggiore, figlio di Zebedeo, fratello di Giovanni e discepolo di Gesù; Giacomo, figlio di Alfeo, discepolo di Gesù; Giacomo il Minore; Giacomo, padre dell'apostolo Giuda; Giacomo il Giusto, "il fratello del Signore".

L'identificazione dell'autore non è quindi facile. Tradizionalmente la lettera è stata attribuita, fin dalla metà del III secolo, a Giacomo il Giusto, uno dei fratelli di Gesù. Questo Giacomo, non appartenente alla schiera degli apostoli e divenuto capo della Chiesa di Gerusalemme, è citato negli Atti degli apostoli , e nella Lettera ai Galati e . Altri studiosi hanno ipotizzato che l'autore dello scritto si debba invece identificare con Giacomo il Minore, mentre l'attribuzione a Giacomo il Maggiore è resa difficile dalla data della sua morte, avvenuta nel 44 sotto Erode Agrippa I, una data considerata troppo bassa per la composizione della lettera.

Nell'ambito della critica biblica moderna è comune, anche tra gli studiosi cristiani, la posizione pseudoepigrafica e "l'opinione maggiormente diffusa oggi è che un cristiano, che conosceva bene l'ellenismo e il giudaismo, abbia scritto la lettera sotto il nome di Giacomo di Gerusalemme negli ultimi anni del I sec. d.C."Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, pp. 1191-1192, ISBN 88-399-0054-3. e l'abbia quindi attribuita a Giacomo per aumentarne l'autorevolezzaSchnelle; Brown; Mack.. In merito all'attribuzione della Lettera di Giacomo a uno degli omonimi personaggi citati nel Nuovo Testamento, gli esegeti dell'interconfessionale Bibbia TOBBibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, pp. 2800-2801, ISBN 88-01-10612-2. - concordemente agli studiosi dell'interconfessionale "Parola del Signore Commentata"I quali affermano che "molti studiosi ritengono oggi che a scrivere la lettera sia stato un ebreo cristiano il quale, avvalendosi dell'autorità di Giacomo, fratello di Gesù, compilò, intorno all'anno 100, questo scritto, ricco di esortazioni, onde scuotere una comunità che tendeva ad adagiarsi troppo sul suo cristianesimo". (Parola del Signore Commentata, traduzione interconfessionale, Nuovo Testamento, LDC/ABU, 1981, pp. 682-683.). e a quelli della Bibbia di Gerusalemme, che sottolineano come "già gli antichi esitavano su questa identificazione e i moderni ne discutono ancora, pur propendendo per rifiutarla"Aggiungono tali esegeti: "Di conseguenza, numerosi autori oggi pongono la composizione della Lettera di Giacomo verso la fine del I sec. o l'inizio del II". (Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, pp. 2873-2874, ISBN 978-88-10-82031-5.). - osservano che "questo personaggio eminente della Chiesa di Gerusalemme sembra sia stato un uomo di tradizione palestinese, abbastanza estraneo alla cultura greca. Come attribuirgli uno scritto di stampo greco così evidente? Questa attribuzione, presa la lettera, non è verosimile [...] Altri, più verosimilmente, avanzano l'ipotesi che esistesse una tradizione di «parole di Giacomo» analoga alla tradizione sinottica, pur facendo le debite proporzioni, e che se ne sia servito uno scrittore il quale secondo le consuetudini letterarie del tempo, voleva mettere il suo scritto sotto il patrocinio di un personaggio illustre. In tal caso la lettera si dovrebbe datare verso gli anni 80/90". Anche gli esegeti del "Nuovo Grande Commentario Biblico"Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, pp. 1191-1192, ISBN 88-399-0054-3. affermano: "una crescente maggioranza di studiosi contemporanei optano per la pseudonimia, basandosi in larga misura sui motivi seguenti: l'eccellente stile greco della lettera; la mancanza di attestazioni relative alla sua canonicità prima del terzo secolo (e anche più tardi); indizi di una datazione sostanzialmente posteriore a Paolo (mentre Giacomo è morto verso l'anno 62 d.C.); l'apparente assenza dalla lettera di un insegnamento specificamente cristiano e anche dello stretto legalismo e ritualismo che, secondo le tradizioni relative a Giacomo il Giusto, sarebbe lecito attendersi. [...] L'opinione maggiormente diffusa oggi è che un cristiano, che conosceva bene l'ellenismo e il giudaismo, abbia scritto la lettera sotto il nome di Giacomo di Gerusalemme negli ultimi anni del I sec. d.C."; il biblista Bart EhrmanBart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, pp. 473-475, ISBN 978-88-430-7821-9. nota, inoltre, che "se l'autore di questa lettera è davvero il fratello di Gesù (o qualcuno che intende presentarsi come tale), è strano che non faccia alcun riferimento alla sua personale conoscenza di quest'ultimo e dei suoi insegnamenti" e, come osservano gli studiosi della Bibbia di GerusalemmeBibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 2874, ISBN 978-88-10-82031-5., "se realmente fosse stata scritta da questa personalità di primo piano, non si comprenderebbe la difficoltà da essa incontrata nell'imporsi alla Chiesa come Scrittura canonica". Tra le ragioni a sostegno di questa tesi vi sono quindi:Kummel, Introduction to the New Testament, pp. 412-3; Udo Schnelle, The History and Theology of the New Testament Writings, pp. 385-386. la lettera è scritta in buona lingua greca da un autore di una certa cultura: ciò non corrisponderebbe al ritratto di un ebreo della Palestina del I secolo, anche perché non viene citato l'intervento di un assistente o segretario; l'identificazione con Giacomo il Giusto presenta l'incompatibilità tra l'attenzione per i rituali della Legge mosaica attribuibili al personaggio storico e l'atteggiamento etico verso la stessa dell'autore della lettera, oltre all'assenza di temi cari a Giacomo (come la circoncisione e la purezza) e di un riferimento esplicito al legame fraterno tra Giacomo autore della lettera e Gesù; il possibile dibattitoLe possibili relazioni con le lettere paoline hanno da tempo attirato l'attenzione degli studiosi. La maggioranza propende per una priorità paolina, ma altri sostengono al contrario la priorità di Giacomo, la cui lettera sarebbe stata scritta prima e indipendentemente da quelle di Paolo (su questo dibattito, cfr. Sophie Laws, Epistle of James, 1980). con la posizione paolina presente in e seguenti sembra essere riconducibile ad un periodo tardo e sarebbe caratterizzato da un fraintendimento dell'atteggiamento della predicazione paolina, cosa difficile da spiegare alla luce dell'incontro tra Giacomo e Paolo nel 55/56 a Gerusalemme (Atti degli apostoli ); la lettera, non contenuta nel Canone muratoriano, fu tardivamente accettata nel canone biblico, solamente verso la fine del IV secolo, e molti studiosi si sono dunque interrogati sul motivo per cui una lettera scritta dal fratello di Gesù o da uno degli apostoli abbia incontrato tante difficoltà ad essere accettata come canonica.

Gli studiosi che sostengono l'attribuzione tradizionale a Giacomo il Giusto (o a un altro Giacomo neotestamentario) pongono in evidenza che: gli studi moderni evidenziano ormai l'ampia diffusione del greco nella Palestina del tempo. La buona padronanza di tale lingua da parte di un ebreo palestinese è quindi plausibileSophie Laws, Epistle of James, 1980; la brevità delle citazioni su Gesù e l'insistenza sulla continuità con la tradizione ebraica sono in linea con quanto conosciuto su Giacomo il Giusto; nella lettera manca ogni riferimento biografico a Giacomo, il che escluderebbe un tentativo dell'autore pseudoepigrafo di accreditarsi in sua vece; il contenuto corrisponde a tematiche dibattute nella Chiesa di Gerusalemme fra il 35 e il 60, quando Giacomo era a capo della Chiesa: in particolare l'impostazione della lettera avrebbe un'impostazione ebionita; lo stile della lettera corrisponde a quello di altri autori greci del periodo e la cultura dell'autore può essere spiegata ammettendo l'ausilio di uno scrivano o di un segretario. C. Jack Trickler, A Layman's Guide to Who Wrote the Books of the Bible?, Bloomington, Indiana, 2006, pp. 309-310 Se si avallano le informazioni fornite da Giuseppe Flavio, secondo il quale Giacomo era personalità di grande prestigio a Gerusalemme, lapidato nel 62 d.C., la composizione della lettera potrebbe datarsi al 60 circa. Viceversa, gli studiosi che sostengono la natura pseudoepigrafica del testo presuppongono una data di composizione lontana da quella dell'epistolario paolino e collocano la redazione dello scritto alla fine del I secolo d.C.

Canonicità Nei primi secoli della Chiesa, alcuni misero in dubbio l'autenticità di questa epistola, e fra questi il vescovo Teodoro di Mopsuestia, in Cilicia; era perciò considerata una lettera deuterocanonica ed entrò nel canone tardi e dopo varie difficoltà.

Non compare nel Canone muratoriano e, a causa del silenzio di numerose chiese occidentali, Eusebio di Cesarea la considera fra gli antilegomena, cioè i testi contestati. Così scrive infatti, a conclusione del suo racconto del martirio di Giacomo: Queste sono le notizie relative a Giacomo, che si dice essere l'autore della prima delle cosiddette lettere cattoliche. Bisogna però sapere che la sua autenticità è dubbia: non sono molti gli autori antichi che la menzionano, e la stessa cosa vale per la lettera detta di Giuda, che fa parte, anch'essa, delle sette lettere cattoliche. Noi sappiamo, tuttavia, che queste lettere sono lette pubblicamente, insieme con le altre, in un gran numero di chiese (Storia ecclesiastica 2,23-25). Girolamo dà un giudizio simile, ma aggiunge che col passare del tempo è stata universalmente accolta.