È conosciuto anche con altri nomi, impropri e più rari, quali san Colombano di Luxeuil (in Francia) o san Columba il Vecchio o san Collin in certe zone irlandesi.

Tramite le sue numerose fondazioni contribuì alla diffusione in Europa del monachesimo celtico. Diffuse, con il Paenitentiale, l'uso della confessione privata in sostituzione di quella pubblica per il sacramento della penitenza.

Biografia Colombano nacque attorno al 540 all'ombra del Monte Leinster, nel Regno di Leinster, oggi tra le contee di Wexford e Carlow del Leinster (Irlanda centro-orientale). Secondo la leggenda agiografica della sua vita, la madre, in attesa della sua nascita, avrebbe visto un sole uscire dal suo seno per recare al mondo una grande luce.

Formazione e scelta monastica in Irlanda Colombano andò a scuola presso un maestro laico (fer-lèighin), apprendendo a leggere e a scrivere con notevole impegno, applicandosi alle arti liberali delle lettere, agli studi grammaticali, alla retorica, alla geometria e a tutte le Sacre scritture. Come gli altri giovani si occupava inoltre dei lavori della famiglia (allevamento del bestiame, conciatura delle pelli, caccia e pesca) e apprese anche a cavalcare e ad usare l'arco e la spada.

Mentre la famiglia ed il clan prospettavano per lui un futuro radioso, egli pensieroso e titubante cercò una fuga dalle lusinghe del mondo pur rimanendo in famiglia nel villaggio. L'incontro nella foresta con una donna pellegrina consacrata a Dio fu rivelatore, ella riconobbe in lui la vocazione e la preparazione evangelica missionaria e gli rivelò che per il suo futuro doveva lasciare la famiglia e la terra natale per farsi pellegrino di Cristo.

A quindici anni quindi decise di farsi monaco, nonostante l'opposizione della madre, lasciando amici e compagni ed il clan. La madre, spinta dal dolore e dalla disperazione materna, nell'ultimo addio cercò di fermargli il passo davanti alla soglia di casa, urlando e gettandosi sul pavimento, ma egli rispose con un passo del Vangelo: chi ama il padre e la madre più di me non è degno di me, quindi oltrepassò la soglia e la madre salutandola per l'ultima volta.

Questo accadimento segnò Colombano molto più di quel che si pensi, infatti ogni volta che finalmente dopo tanta fatica, sacrificio e dedizione poteva ritagliarsi un momento di pace e tranquillità in un posto che poteva chiamarsi casa, ecco che il fuoco e l'ardore missionario della peregrinatio si facevano più forti e quindi inesorabile ed inarrestabile la ripresa del cammino errante da pellegrino con una nuova meta ed una nuova avventura.

Perfezionamento a Cluane Inis e Vita monastica nel Monastero di Bangor

Si recò al monastero di Cleenish Island (Cluane Inis, in gaelico - Cleenish Island, Upper Lough Erne, Co. Fermanagh), sull'isola di Cleenishmeen Island dei laghi Lough Erne (il monastero di Cleenish in seguito venne ricostruito a Bellanaleck, cui rimangono i resti e la chiesa), dove venne accolto dall'abate Sinneill, che aveva studiato nell'Abbazia di Clonard con Columba di Iona (Columcille). Qui Colombano perfezionò le Sacre Scritture e apprese il latino.

Terminati gli studi si trasferì presso l'abbazia di Bangor (Irlanda del Nord), dove sotto la guida dell'abate Comgall si praticava una stretta disciplina ascetica e la mortificazione corporale. Qui entrando nella comunità monastica si dedicò completamente alla preghiera fino agli estremi della mortificazione corporale. Oltre alla preghiera il lavoro e soprattutto lo studio anche applicato ai numerosi codici e pergamene.

Bangor era una cittadella monastica che nel massimo splendore arrivò ad accogliere fino a tremila monaci. Caratteristica la veste bianca, che li rendeva sia simili ai monaci orientali ma anche agli antichi druidi, rimarcando agli occhi dei Celti il carattere di sacralità di questi uomini. Dopo aver trascorso molti anni nel monastero rivelò all'abate del suo monastero, l'abate Comgall, il desiderio di intraprendere la vita missionaria e di lasciare il monastero e la terra irlandese. Dopo molte insistenze e dopo molto tempo riuscì a convincere l'abate Comgall: nonostante che l'abate, ormai di età veneranda, già prospettasse di lasciare il monastero nelle mani capaci e sapienti di Colombano, di fronte a una tale vocazione e a un tale ardore missionario si arrese, radunando l'intera comunità dei monaci nella preghiera e formando assieme a lui un gruppo di giovani monaci che lo avrebbero accompagnato nella sua missione.

Da Bangor, Colombano intraprende quindi, secondo la tradizione monastica irlandese, la peregrinatio pro Domino, partendo da pellegrino missionario per fondare altri nuclei religiosi e monasteri, evangelizzando e diffondendo la fede cristiana e la cultura.

Colombano con dodici compagni lascia l'Irlanda Partì da Bangor verso il 590, all'età di 50 anni, imbarcandosi con 12 monaci suoi compagni del monastero di Bangor: Gall (san Gallo), Autierne, Cominin, Eunoch, Eogain, Potentino, Colum (Colomba il giovane), Deslo (Deicolo), Luan, Aide, Léobard, e Caldwald.

Visitò l'isola di Man e la piccola isola di San Patrizio. Sbarcato quindi in Cornovaglia, visitò il monastero di Bodmin Moor fondato da san Guron (o Goronus). Percorrendo l'antica strada romana che collegava Padstow con Fowey e Lostwithiel, visitò anche il monastero di Tintagel e arrivò a Plymouth, da dove si imbarcò nuovamente per le Gallie. I due villaggi di Saint-Colomb-Major e Saint-Colomb-Minor di Newquay testimoniano questo passaggio.

Arrivo in Francia, i monasteri in Borgogna e l'abbazia di Luxeuil

Colombano sbarca sul continente in Gallia, approdando nell'antica Armorica, odierna Bretagna nella Francia merovingia nei pressi di Saint-Malo e di Mont-Saint-Michel, presso la spiaggia di Guesclin di Saint-Coulomb, nel luogo dove in seguito venne posta una grande croce. Si recò quindi a Rouen, Noyon e Reims in Austrasia dove venne accolto dal re Childeberto II, successivamente passò in Burgundia dove regnava associato al trono sempre Childeberto II e l'ormai anziano re Gontrano. Grazie alle concessioni del re fondò tre monasteri nel cuore dei Vosgi (Annegray, Luxeuil e Fontaine).

Ad Annegray (La Voivre) san Colombano e i suoi compagni riadattarono un antico castello diroccato, ed edificarono un monastero tra il 591 ed il 592, con una chiesa dedicata a san Martino di Tours. All'inizio i monaci vissero di elemosina e questue, senza preoccuparsi della fame del freddo e delle malattie, si cibavano delle poche risorse della foresta e dei pesci dei fiumi, ma in seguito appena fu possibile si dedicarono alla coltivazione dei campi. La loro disciplina di vita era rigidissima: silenzio, preghiera, lavoro, mortificazioni e frequenti digiuni anche per la scarsità di cibo. Conducevano una vita solitaria, eppure la loro fama di santità si diffuse ben rapidamente nelle zone circostanti.

San Colombano si ritirava nelle grotte dei dintorni per vivervi da eremita, una di queste a Sainte-Marie-en-Chanois, ne ospita ancora la memoria con una cappella dedicata al santo nei pressi della grotta, dove secondo la leggenda dimorava un grande orso che lasciò con mitezza il luogo senza farvi ritorno e miracolosamente sgorgò l'acqua per dissetare il santo nei momenti di ritiro spirituale o quaresimale.

Ben presto le vocazioni cominciarono a moltiplicarsi e divennero numerose le richieste di entrare nella comunità monastica che si ingrandì tanto che fu presto necessario creare un nuovo centro monastico a 8 miglia verso sud-est, presso le rovine dell'odierna città di Luxeuil-les-Bains, allora conosciuta come Luxovium, famosa come città romana dotata di un ricco castello e di terme di acque calde. Il castello venne trasformato nel nucleo centrale della grande Abbazia dedicata a San Pietro. Ben presto recuperarono la città e le terme dalle acque medicinali.

Un altro monastero, con una chiesa dedicata a san Pancrazio, venne fondato successivamente anche a Fontaine, luogo scelto sempre per la ricchezza di acque termali.

San Colombano si trasferì nel 593 a Luxeuil, da dove diresse i tre monasteri con i suoi priori. Vi scrisse due regole, la Regula monachorum (che disegna l'immagine ideale del monaco) e la Regula coenobialis (codice e regola dei monaci nel monastero), e il Paenitentiale, colonne portanti della Regola di San Colombano. La vita monastica oltre che sul lavoro e la preghiera, era basata su pratiche ascetiche e sulla penitenza e comprendeva inoltre la pratica della lettura e scrittura quotidiane dei monaci, per alimentarne lo spirito: nei monasteri vennero anche fondati gli scriptoria, per la produzione di pergamene per copiare i numerosi scritti sia religiosi che soprattutto nel numeroso campo delle arti liberali, scienze, musica ed arti varie allora conosciuti allo scopo di preservare gli antichi testi classici greci e latini che scienze e conoscenze moderne, per diffonderne il sapere.

Attriti e contrasti con il clero romano e la casa regnante, la regina Brunechilde e la cacciata di Colombano Benvoluti dai potenti ed acclamati dalle folle, questi religiosi intransigenti e severi con sé stessi e con il prossimo, godevano della stima di tutti. Ad interrompere questa armoniosa sintonia intervennero fattori e circostanze concomitanti al progressivo radicarsi dei monaci colombaniani nella regione. Le prime difficoltà arrivarono da parte del clero romano, essendo i monaci appartenenti alla Chiesa celtica. Nel giro di pochi anni i fedeli avevano cominciato a frequentare in massa questi monasteri, dove ricevevano cure mediche ed istruzioni pratiche sui metodi di coltivazione ed aratura delle terre. Molti avevano scelto i territori monastici come luogo sicuro dove stabilirsi per proteggersi dalle angherie dei potenti di turno. Così i piccoli centri divennero ben presto fiorenti cittadine con centri di scambio commerciale, agricolo e fiere.

Alcuni vescovi della Borgogna mal digerivano il fiero spirito indipendente di questo monaco irlandese, cocciuto e poco incline al compromesso. Egli negava loro qualsiasi potere di giurisdizione sui territori dell'abbazia e dei monasteri dell'ordine, secondo principi ed usi prettamente irlandesi che consideravano qualunque suolo evangelizzato dal paganesimo con una fondazione monastica, autonomo ed indipendente, con usi, leggi e consuetudini irlandesi, come fosse terra irlandese, secondo un'antica tradizione riconosciuta dalla chiesa.

Soprattutto nacquero sospetti sulle novità della confessione e della penitenza tariffata al posto di quella rara in forma pubblica di fronte al popolo o di quella unica all'avvicinarsi della morte.

I monasteri entrarono definitivamente in conflitto con l'episcopato della Chiesa di Roma francese agli inizi del VII secolo, quando i sospetti si tramutarono in ostilità, allorché Colombano ebbe il coraggio di rimproverarli apertamente per i costumi di alcuni di loro. Egli si difese denunciando che il peccato non è una colpa, ma una malattia che può colpire tutti, anche i vescovi ed i potenti, e quindi per curare la malattia occorre una cura adeguata al male, ma dato che l'uomo può ammalarsi nuovamente occorre che la cura sia ripetuta.

Colombano desiderava seguire le tradizioni della propria terra di origine che divergevano dalla liturgia della chiesa continentale e romana, in particolare nel differente calcolo della data della Pasqua, ritenuto da Colombano giusto secondo il calendario romano in uso al tempo di Gesù e dell'evangelizzazione dell'Irlanda.

Sulla datazione pasquale Colombano entrò quindi in aperto conflitto con l'episcopato e con l'allora re di Burgundia Teodorico II, tanto da essere ufficialmente convocato in processo ecclesiastico.