La battaglia aerea di Formosa (in giapponese: , in cinese: ) si svolse tra il 12 e il 16 ottobre 1944 nel teatro del Pacifico della seconda guerra mondiale, tra le forze aeree statunitensi e quelle giapponesi. La battaglia è inquadrata nella campagna delle Filippine, attuata dagli Alleati per riconquistare l'arcipelago omonimo, occupato dalle truppe giapponesi durante una campagna espansionistica fra il 22 dicembre 1941 e il 6 maggio 1942.

Lo scontro aereo vide una serie di raid diurni statunitensi sulle installazioni militari giapponesi su Formosa e le risposte notturne degli aerei nipponici che attaccarono la flotta statunitense al largo dell'isola. I giapponesi complessivamente persero più di 300 aerei, mentre gli americani meno di 100, oltre a due incrociatori danneggiati. Gli esiti della battaglia privarono la Flotta combinata, la componente principale della Marina imperiale giapponese, della copertura aerea necessaria per le operazioni future e che sarebbe stata necessaria nella battaglia del Golfo di Leyte che si concluse con una vittoria statunitense.

Antefatti Situazione statunitense La considerazione più importante riguardo a eventuali operazioni di terra a Formosa, secondo l'ammiraglio Ernest King, era che l'invasione dell'isola avrebbe richiesto una quantità di forze terrestri di molto superiore a quelle disponibili in tutto teatro del Pacifico alla fine del 1944 e non sarebbe stata inoltre praticabile fin quando non si fossero rese disponibili le unità in quel momento ancora impegnate in Europa contro la Germania..

Nell'area tra Formosa, le Filippine, le isole Ryukyu e il Giappone meridionale erano presenti oltre 1 200 aerei da combattimento del Servizio aeronautico della Marina e dell'Esercito imperiale (l'aviazione nipponica non esisteva come forza armata indipendente) che costituivano una seria minaccia per le forze navali alleate. Pertanto venne deciso dallo Stato Maggiore statunitense di eliminare, o comunque ridimensionare, tale minaccia attuando tra il 10 e il 20 ottobre una serie di attacchi contro le basi aeree di Formosa, delle Filippine e delle isole Ryukyu, da eseguire per mezzo delle portaerei di squadra della Task Force 38, che era parte della 3ª Flotta statunitense chiamata anche Fast Carrier Task Force.

Situazione giapponese Nel settembre 1944, i giapponesi avevano già compreso la necessità di impegnare la flotta statunitense in una battaglia decisiva per ribaltare l'andamento del conflitto.. Considerando in anticipo le opportunità di battaglia che si sarebbero verificate durante i vari sbarchi anfibi statunitensi, gli ordini operativi giapponesi, chiamati Sho ("vittoria"), prevedevano quattro possibili scenari per opporsi a un'invasione, ovunque fosse avvenuta tra le Filippine e le isole Curili.. Il problema maggiore per i giapponesi era una questione morale: i marinai avrebbero dovuto infatti rompere le tradizioni della Marina imperiale, concentrandosi sull'affondamento di navi rifornimento piuttosto che da guerra. Di conseguenza, il comandante della Flotta combinata, l'ammiraglio Soemu Toyoda, raggiunse il fronte a inizio ottobre per supervisionare di persona le truppe in previsione delle operazioni Sho..

Il 10 ottobre il viaggio di Toyoda giunse al termine a Formosa e l'ammiraglio aveva tutta l'intenzione di far ritorno in Giappone, ma dovette rinunciare quando la Task Force 38, agli ordini dell'ammiraglio Marc Mitscher, fece capolino a nord attaccando le isole Ryukyu. Toyoda non poteva rischiare di passare attraverso un'area dov'erano concentrate portaerei statunitensi che imbarcavano complessivamente più di mille velivoli,Per , questa era la prima volta che una forza navale di portaerei statunitensi portava con sé una tale quantità di aerei. in particolare dopo quanto successo l'anno precedente all'ammiraglio Isoroku Yamamoto, abbattuto dagli americani. Toyoda si trovò perciò lontano dal quartier generale della Flotta combinata in un momento decisivo. Fuori posizione e con un'inadeguata rete di comunicazione, l'opposizione alla forza statunitense ricadde nelle mani del vice di Toyoda, il viceammiraglio Ryūnosuke Kusaka.

Kusaka, correttamente, considerò gli attacchi alle Ryukyu un preludio agli sbarchi statunitensi, grazie in parte alle informazioni d'intelligence ottenute dalla Marina imperiale nelle precedenti settimane.. Non avendo la certezza però del luogo esatto dello sbarco, decise di attuare la componente aerea dei piani Sho-1 e Sho-2, rispettivamente la difesa delle Filippine e di Formosa, la mattina del 10 ottobre. I piani Sho coinvolgevano diverse forze navali di superficie con base anche a Singapore e nei porti dell'arcipelago del Giappone. Alle navi da guerra serviva però del tempo per giungere in posizione e attuare un attacco coordinato con le forze aeree, quindi, invece di attendere l'arrivo della flotta, Kusaka ordinò alle unità aeree designate per Sho di attaccare subito gli statunitensi, intensificando i loro sforzi attuando anche la parte navale dell'operazione Sho-2 la mattina del 12 ottobre..

Molti degli aerei giapponesi erano sparsi in varie basi nella regione. Al 10 ottobre, la Forza aerea della 6ª Base del viceammiraglio Shigeru Fukudome, che decollò da Formosa in soccorso alla regione di Kyūshū di cui fanno parte le isole Ryukyu, era formata da circa 740 aerei. La Forza aerea della 5ª Base del viceammiraglio Kimpei Teraoka e la 4ª Armata aerea del generale Kyoji Tominaga, dell'Esercito di stanza nelle Filippine, possedevano entrambe circa 440 velivoli. Nei quattro giorni successivi altri 690 aerei giunsero da basi in Giappone e Cina..

Anche se la quantità di velivoli giapponesi sarebbe divenuta ben presto consistente, le unità della Marina si stava ancora riprendendo dalle perdite subite nella battaglia del Mare delle Filippine del giugno precedente e, nonostante i velivoli fossero stati rimpiazzati quasi completamente, le perdite umane abbassarono sensibilmente la qualità dei piloti.. In aggiunta, oltre alla quantità soverchiante di aerei messi in campo dagli Stati Uniti il 12 ottobre, la flotta americana era superiore anche nell'addestramento e nell'esperienza dei propri piloti.Confrontando le forze in fase d'attacco, Fukudome riporta 761 missioni per la 2º Flotta aerea contro la Task Force statunitense nella settimana della battaglia; di contro, gli statunitensi riportano 808 missioni del solo 2º Gruppo della Task Force 38 tra l'11 e il 14 ottobre ( e ).

Ordine di battaglia Alleati 3ª Flotta statunitense Task Force 38: 17 portaerei (di cui 9 leggere), 6 corazzate, 4 incrociatori pesanti, 10 incrociatori leggeri, 58 cacciatorpediniere. 1º Gruppo portaerei: , , , , . 2º Gruppo portaerei: , , , . 3º Gruppo portaerei: , , , . 4º Gruppo portaerei: , , , . Navi di scorta

Giapponesi Esercito imperiale: 200 caccia/bombardieri. 4ª Armata aerea: Manila, Filippine. Marina imperiale: 1 225 caccia/bombardieri. 1ª Flotta aerea: Manila, Filippine. 2ª Flotta aerea: Kaohsiung, Formosa. 3ª Flotta aerea: precedentemente imbarcata in portaerei, ora spostata a terra agli ordini della 2ª Flotta.

Battaglia I radar degli aerei da ricognizione giapponesi rilevarono gli squadroni della Task Force della 3ª Flotta statunitense per tutta la giornata dell'11 ottobre e nella notte seguente, tenendo costantemente informato il comando nelle Filippine e a Formosa. Consci che all'alba del 12 ottobre gli statunitensi avrebbero attaccato, le forze di terra furono messe in allerta e i caccia furono preparati per intercettare gli americani..

La mattina del 12 ottobre, i quattro gruppi della Task Force coprivano tutta l'area da nordovest a sudest dell'isola. Al 2º Gruppo, essendo il più settentrionale, era stata assegnata la parte nord dell'isola. Il 3º Gruppo era posizionato al centro mentre il 1º e il 4º erano entrambi assegnati alla sezione meridionale di Formosa. L'esperienza dei vari piloti che si alternavano nelle missioni poteva dipendere dalla disposizione del proprio Gruppo e dalla missione assegnata loro...

12 ottobre

I caccia Grumman F6F Hellcat dei quattro gruppi di portaerei completarono la fase di decollo prima dell'alba, attorno alle ore 06:00. I giapponesi intercettarono tutti e quattro i gruppi, sia con i caccia sia con il fuoco della contraerea, che si registrò di livello moderato o intenso su tutta l'isola. I duelli aerei furono molto duri nell'area centro-settentrionale di Formosa, quella di competenza dei velivoli provenienti dal 2º Gruppo del viceammiraglio Gerald F. Bogan e dal 3º Gruppo del viceammiraglio Frederick C. Sherman. La e la , del gruppo di Sherman, riportarono l'abbattimento di circa 50 aerei giapponesi, mentre la , la e la , del gruppo di Bogan, riportarono almeno altri 50 aerei abbattuti.....

Gli statunitensi, al contrario, subirono poche perdite nella prima mattinata: nel 2º e 3º Gruppo furono riportati solo nove aerei persi, con tre piloti recuperati dalle navi americane o dai sottomarini. Quest'enorme differenza è in parte dovuta alla mancanza di esperienza dei piloti giapponesi; i piloti nelle Filippine settentrionali, ad esempio, erano ancora in fase di addestramento.. Dai rapporti statunitensi, la maggior parte dei caccia giapponesi erano aerei dell'Esercito, principalmente Nakajima Ki-44, Kawasaki Ki-61 e Nakajima Ki-43. Nonostante vi fossero degli esperti aviatori della Marina, le unità di caccia Mitsubishi A6M Zero ricostituite dopo la battaglia del Mar delle Filippine stavano ancora imparando a operare in squadra e non erano in grado di eseguire manovre di gruppo in grado di dare un vantaggio tattico..

Anche se i successivi attacchi della giornata eseguiti con i caccia Hellcat, i bombardieri in picchiata Curtiss SB2C Helldiver e gli aerosiluranti Grumman TBF Avenger danneggiarono significativamente le installazioni militari a Formosa, annientare completamente la forza aerea giapponese sull'isola si dimostrò impossibile. Tuttavia, il contrattacco giapponese fu soppresso senza troppe difficoltà e l'unica minaccia reale alla Task Force provenne dall'arcipelago principale del Giappone. Un'unità aerea d'élite, addestrata a volare anche con il maltempo e di notte, chiamata Forza d'attacco aereo "T", si diresse verso Formosa per eseguire il primo attacco silurante giapponese mediante il supporto dei radar su larga scala.. Le navi di scorta statunitensi usarono una cortina fumogena per coprire le portaerei e la Task Force iniziò a manovrare per tenere i giapponesi dietro di sé, mentre questi ultimi lanciavano dei razzi per illuminare i bersagli. Quella notte otto velivoli giapponesi furono abbattuti dai cannoni contraerei. e tre bombardieri Mitsubishi G4M dai caccia della .. Solo il cacciatorpediniere subì danni, ricevuti peraltro dal fuoco amico..

13 ottobre Il 13 ottobre, crebbe il numero di obiettivi identificati, dalle isole Penghu all'estremità settentrionale di Luzon, mentre il numero di velivoli giapponesi in volo calò. A causa del maltempo però gli esiti degli attacchi statunitensi furono difficili da valutare.. I rapporti dei piloti in questi due giorni contribuirono a scovare una rete di basi aeree su Formosa più ampia di quanto previsto. Queste informazioni, assieme ai messaggi radio intercettati e agli attacchi della sera precedente, spinsero il comandante della Task Force 38, l'ammiraglio Mitscher, ad annullare il raid previsto per le ore 14:00. Gli statunitensi invece si prepararono a un eventuale attacco giapponese nel tardo pomeriggio o nella notte che seguì..