Il Museo di storia naturale dell'Accademia dei Fisiocritici (conosciuto anche con l'acronimo di MUSNAF) costituisce parte integrante dell’Accademia, insieme alla Biblioteca e all’Archivio storico, ed è collocato dal 1816 nell’ex convento di Santa Mustiola, appartenuto all’ordine camaldolese e risalente al XII secolo.
Il museo riveste un ruolo primario nella realizzazione degli scopi istituzionali dell’Accademia, quali la divulgazione della scienza e la promozione della tutela dell’ambiente.
È articolato in quattro sezioni principali (geologica, zoologica, anatomica e botanica) e in una serie di raccolte minori. Le collezioni in esposizione sono situate per la maggior parte sui due piani delle gallerie del chiostro che circonda una corte in cui si trova un pozzo risalente alla fine del XVI secolo; altre raccolte si trovano in alcune sale del piano terreno e nei locali del seminterrato. Il fascino di un criterio ostensivo ottocentesco è mantenuto inalterato dalla sistemazione delle collezioni in antiche vetrine, tale da rendere adeguata la definizione di “museo nel museo”. Grazie alla provenienza prevalentemente regionale delle collezioni, il museo può essere definito una “finestra” da cui osservare la storia naturale della Toscana meridionale. Storia L'Accademia dei Fisiocritici ha origine a Siena nel 1691 con la fondazione della stessa istituzione. Ha sede attuale nella piazzetta dedicata a Silvio Gigli, a pochi passi dal palazzo Venturi Gallerani e dal palazzo Bambagini Galletti.
Il nucleo originario del Museo si data alla seconda metà del XVIII secolo: è molto probabile che in precedenza i Fisiocritici possedessero solamente strumentazione scientifica, accumulata fra la fine del Seicento e i primi del Settecento, a cui successivamente si sarebbero aggiunte importanti collezioni di produzioni naturali del territorio senese, costituite da minerali, rocce e fossili. L’incremento delle raccolte museali continuò quindi sia con l’acquisto, sia con numerose donazioni, durante tutto l’Ottocento e il Novecento e prosegue tuttora. Dopo la Seconda guerra mondiale il museo fu chiuso al pubblico e fu riaperto solo nel 1972, al termine dei lavori di ristrutturazione della sua sede. Negli anni 2000 l’edificio fu reso totalmente accessibile ai disabili; contemporaneamente furono recuperati i locali del seminterrato, trasformandoli in una prosecuzione del percorso museale con spazi per mostre temporanee ed esposizioni permanenti. Attualmente il Museo prosegue la sua opera di informatizzazione delle collezioni e utilizza le nuove tecnologie per superare gli ostacoli di un’esposizione di tipo ottocentesco: ha infatti prodotto cataloghi pubblicati online, una app, un percorso di touch screen e cornici digitali nelle varie sale, così da ampliare la fruibilità e favorire tutti i tipi di pubblico.
Sezione geologica La sezione geologica include collezioni di minerali, fossili e rocce. Molti degli esemplari sono esposti negli originali supporti sette-ottocenteschi, come vasetti, vaschette e ampolline di vetro.
Le collezioni comprendenti minerali e relativi prodotti metallurgici provenienti da svariate miniere della Toscana meridionale, sfruttate già in epoca etrusca e oggi prive di attività estrattiva, rivestono un ruolo importante. I materiali esposti sono originari di vari paesi e offrono un’estesa panoramica della geodiversità del globo terrestre. Per quanto riguarda le collezioni di rocce, esse hanno principalmente un interesse locale (provincia di Siena, Monte Amiata e miniere della Toscana meridionale). I fossili provengono soprattutto dal sud della regione e interessano un arco temporale che si estende dal Carbonifero (circa 300 milioni di anni fa) all’Olocene (da circa 12.000 anni fa fino ad oggi). Tuttavia la maggior parte dei reperti proviene dal Bacino Pliocenico di Siena, l’ampio bacino marino che occupava questo territorio tra i 5 e i 3 milioni di anni fa.
Tra i reperti di provenienza estera si possono osservare i peli di un cucciolo di mammuth siberiano (Mammuthus primigenius) e tre denti di megalodonte (Carcharocles megalodon), un grandissimo squalo oggi estinto, raccolti a Malta.
Terre bolari
La collezione è composta da 60 campioni di sedimenti ocracei colorati vivacemente (dal giallo al marrone, fino a tonalità rosse, arancio e verdi) e che in passato erano usati come coloranti naturali di qualità. Le terre bolari presenti nel Museo, più note come “terre di Siena”, si sono originate 150.000 anni fa circa in piccoli bacini lacustri della zona del Monte Amiata, come conseguenza dell’attività di alcuni batteri.
"Marmi" del Duomo di Siena Tutti i 23 tipi di pietre ornamentali (in senso merceologico “marmi”) utilizzati nella costruzione della cattedrale (XII-XIV secolo) sono esposti nella collezione. Le pietre scure sono “serpentiniti” provenienti da diverse zone della Toscana, il “rosso ammonitico” è estratto presso Gerfalco (Grosseto) e i marmi veri e propri presso la Montagnola Senese. La conoscenza dei tipi di rocce impiegati e delle loro cave di estrazione è fondamentale per la realizzazione di interventi di manutenzione della struttura.
Invertebrati marini fossili La raccolta offre una rassegna della biodiversità degli invertebrati che abitavano il Bacino pliocenico di Siena tra i 5 e i 3 milioni di anni fa: si trovano in esposizione madrepore, resti di crostacei, una stella marina quasi completa, teche di ricci di mare e centinaia di molluschi, alcuni dei quali caratteristici dei mari tropicali e subtropicali e adesso non più presenti nel Mediterraneo.
Vertebrati marini fossili L’ampio mare che alcuni milioni di anni fa ricopriva il territorio senese ha prodotto sedimenti ricchi di vertebrati fossili: nelle vetrine possono essere osservati denti di squalo, denti e vertebre di delfini, resti appartenenti ad un mammifero acquatico (Metaxytherium subapenninum) simile all’attuale dugongo e ossa di balene. Sono significativi i reperti di balena scoperti nel 1854 a Siena in pieno centro.
Mammiferi terrestri fossili I molti resti appartenenti a mammiferi terrestri sono risalenti principalmente al Pliocene (5,3-2,6 milioni di anni fa) e al Pleistocene (2,6-12.000 anni fa) e sono una testimonianza delle condizioni climatiche differenti da quelle odierne. Rinoceronti, elefanti, cavalli e cervi provengono dalle zone circostanti Siena; ippopotami e mammuth dalla Val di Chiana; bisonti, orsi, antilopi e iene dal Valdarno Superiore. Su di una parete sono esposti i peli di un mammuth (Mammuthus primigenius) rinvenuto nel permafrost della Siberia e vissuto più di 10.000 anni fa.
Microfossili di Ambrogio Soldani All’abate Ambrogio Soldani (1736-1808), ritenuto un pioniere della micropaleontologia e della biologia marina, è dedicata una sala in cui sono raccolti vari materiali connessi alla sua attività di scienziato: una scheggia della pioggia di meteoriti verificatasi vicino a Siena nel 1794, alcune copie delle sue opere principali ed una cassettiera dell’800 che custodisce la raccolta di microfossili descritti nella monumentale opera Testaceographiae ac Zoophytographiae parvae et microscopicae, contenuti in preparati da microscopia e vasi di vetro.
Fossili delle Ligniti di Grosseto Numerosi fossili di mammiferi e rettili, risalenti a circa 8 milioni di anni fa, sono stati rinvenuti in giacimenti di lignite della Maremma Toscana. Nonostante sia formata da reperti frammentari, la collezione dei Fisiocritici è la più completa tra quelle originarie di questi giacimenti, comprendendo resti di tartarughe, coccodrilli, ungulati e, in particolare, della scimmia Oreopithecus bambolii e della lontra Paludolutra campanii.
Minerali Comprendente 1206 campioni provenienti dall’Italia e dall’estero, la collezione generale di minerali ordina i reperti sulla base della composizione chimica e dell’aspetto cristallino. La Toscana meridionale è molto rappresentata, essendo tradizionalmente uno dei principali distretti minerari d’Italia. Spiccano campioni di zolfo, agata, malachite e labradorite per i loro colori ed un geode di ametista viola per il diametro di oltre mezzo metro.
Acque minerali Nella collezione si trovano 26 bottiglie contenenti acqua prelevate dalle sorgenti termali della provincia di Siena. La raccolta fu realizzata in occasione della X Riunione degli Scienziati Italiani del 1862, ospitata dall'Accademia dei Fisiocritici. Un nastrino tricolore è ancora presente al collo di alcune bottiglie a memoria dell’evento storico dell’Unità d’Italia.
Sezione zoologica La sezione zoologica è andata formandosi progressivamente nel corso dell’Ottocento. Alla sua nascita e crescita hanno contribuito in particolar modo gli abati Massimiliano Ricca e Francesco Baldacconi, il barone Bettino Ricasoli, il naturalista senese Apelle Dei e i preparatori Sigismondo Brogi, Lazzaro Bonaiuti e Rutilio Panti.
Le collezioni qui contenute comprendono numerosi campioni di vertebrati naturalizzati (cioè imbalsamati in posizioni naturali), scheletri, esemplari in alcool, scatole di insetti e conchiglie di molluschi, il tutto esaltato da un’esposizione di tipo ottocentesco. Sono soprattutto ricche le collezioni di uccelli (con quasi 3000 esemplari) e mammiferi (circa 700 reperti), provenienti da tutto il mondo, tra cui possono essere osservate moltissime specie rare ed addirittura una specie estinta.
Grazie a lasciti e donazioni, le collezioni sono soggette ad un incremento costante, in particolar modo quella riguardante i mammiferi marini: il recupero continuo di animali morti spiaggiatisi sulle coste della Toscana costituisce un contributo importante della Sezione all’attività di ricerca dell’Osservatorio Toscano per la Biodiversità – grazie ad una consolidata collaborazione – e di dipartimenti universitari.
Invertebrati marini Un’ampia panoramica della diversità marina è offerta dai numerosi esemplari a secco e in alcool: nelle teche possono essere osservate spugne (Poriferi), madrepore e coralli (Cnidari), spirografi (Anellidi), stelle marine e ricci di mare (Echinodermi), crostacei (Artropodi) e ascidie (Cordati).
Alcuni degli animali più grandi e curiosi sono un grosso astice (Homarus gammarus), due limuli (Limulus polyphemus) e un ladro dei cocchi (Birgus latro).
Gran parte dei reperti in alcool (alcune centinaia di barattoli, perlopiù provenienti dal Golfo di Napoli) sono conservati in deposito.
Parassiti Questa raccolta è composta da reperti conservati in alcool, tra i quali sono presenti soprattutto parassiti intestinali come tenie (Platelminti), ascaridi (Nematodi) e acantocefali (Acantocefali). La collezione è completata da una ricca raccolta storica di preparati didattici in cera che rappresentano alcune tra le specie più importanti per la salute dell’uomo e degli animali domestici.
Molluschi Comprendente diverse migliaia di conchiglie provenienti dai Tropici e dal Mediterraneo, questa collezione è composta inoltre da alcuni preparati in alcool e da una raccolta di molluschi terrestri e di acqua dolce della Toscana assemblata nell’Ottocento da Silverio Bonelli.
Vi figurano inoltre un’interessante collezione di cipree, alcune conchiglie con il guscio decorato con incisioni (tra cui uno “shankha”) e un’enorme tridacna gigante (Tridacna gigas), consegnata al Museo a seguito di un sequestro doganale. Tra il 2010 e il 2017 è stata arricchita da due corpose raccolte private di conchiglie mediterranee e tropicali.
Insetti Il percorso museale espone una selezione di scatole di insetti che appartengono a collezioni storiche comprendenti esemplari locali ed esotici. Farfalle e scarabei tropicali spiccano per colori e dimensioni.
Sono in esposizione anche costruzioni di insetti sociali, come nidi di ape e vespa, e un favo di calabroni (Vespa crabro) di dimensioni notevoli. La maggior parte delle scatole entomologiche, contenenti circa 30.000 esemplari, è tuttavia conservata in deposito.
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