L'offensiva di Žitomir-Berdičev fu una grande operazione strategica sferrata dall'Armata Rossa durante la campagna dell'inverno 1943-1944 sul fronte orientale durante la seconda guerra mondiale. L'offensiva ebbe inizio a sorpresa la vigilia di Natale del 1943, dopo pochi giorni dalla fine della breve e pericolosa controffensiva tedesca di Žitomir che aveva minacciato di riconquistare Kiev. Dopo un notevole rafforzamento ed un rapido raggruppamento, le armate del 1º Fronte Ucraino del generale Nikolaj Vatutin ripartirono all'attacco, effettuarono uno sfondamento strategico e, nonostante le difficoltà climatiche, avanzarono in profondità, mettendo in crisi lo schieramento tedesco in Ucraina.
Dopo aver ceduto molto terreno, le forze del feldmaresciallo Erich von Manstein riuscirono nella terza settimana del mese di gennaio 1944 a fermare provvisoriamente l'avanzata sovietica grazie ad alcuni errori tattici del nemico ed al rapido intervento di reparti corazzati tedeschi trasferiti da altri settori. Nonostante alcuni insuccessi locali, l'Armata Rossa avrebbe subito ripreso l'offensiva generale che, dopo una serie di nuove dure battaglie, si sarebbe conclusa alla fine dell'inverno 1944 con la liberazione dell'intera Ucraina della riva destra del Dnepr e l'arrivo dei sovietici sul confine rumeno. Inverno 1943-1944
Dopo la liberazione di Kiev (6 novembre 1943), il 1° Fronte Ucraino del generale Nikolaj Vatutin era stato inaspettatamente contrattaccato a partire dal 12 novembre da una concentrazione di Panzer-Division, affluite anche dall'ovest, e costretto a cedere una parte del terreno conquistato. Nonostante questo rovescio, l'alto comando sovietico, deciso a riprendere ed ampliare la sua offensiva sul Dnepr per ottenere un successo decisivo nell'imminente campagna d'inverno, ordinò al generale Vatutin di passare temporaneamente sulla difensiva e logorare le riserve nemiche. Contemporaneamente lo Stavka fece affluire numerosi reparti di rinforzo per organizzare al più presto un nuovo attacco contro l'ala settentrionale del Gruppo d'armate Sud del feldmaresciallo Erich von Manstein che manteneva i collegamenti con il Gruppo d'armate Centro e salvaguardava le retrovie delle forze tedesche schierate più a sud nell'ansa del Dnepr ed in Crimea.
Nei primi giorni di dicembre, mentre era ancora in corso la controffensiva tedesca a est di Žitomir, arrivò al posto di comando del generale Vatutin il maresciallo Georgij Žukov in persona, il vicecomandante supremo dell'Armata Rossa, per riorganizzare lo schieramento sovietico e pianificare, in collaborazione con lo stato maggiore del 1° Fronte Ucraino, il nuovo progetto offensivo. Il piano studiato dai comandi sovietici si inseriva nel programma complessivo di offensiva generale che Stalin e lo Stavka intendevano sviluppare su tutto il fronte orientale, e prevedeva di attaccare e possibilmente distruggere la 4ª Panzerarmee tedesca del generale Erhard Raus. A questo scopo il fronte del generale Vatutin venne rafforzato entro dicembre dall'arrivo della 1ª Armata della Guardia del generale Andrej Grečko, della 18ª Armata del generale Leselidze, della 1ª Armata corazzata della Guardia del generale Mikhail Katukov, del 25º Corpo carri, del 4º Corpo carri della Guardia e di molti reparti di artiglieria pesante; in questo modo il 1° Fronte Ucraino allineava, al momento di riprendere l'offensiva, sette armate di fucilieri, due armate corazzate, un'armata aerea, con un totale di 66 divisioni di fucilieri, tre divisioni di cavalleria, otto corpi corazzati o meccanizzati, soldati di prima linea con mezzi corazzati, cannoni e 750 aerei da combattimento.
Il piano del maresciallo Žukov e del generale Vatutin prevedeva di attaccare dai due lati della strada maestra Žitomir-Kiev con una spinta principale verso sud-ovest in direzione dei centri di comunicazione di Berdičev e Kazatin e una successiva avanzata fino alla linea Ljubar-Chmel'nik-Vinnica. Le unità corazzate avrebbero poi dovuto dirigere sul nodo ferroviario di Žmerinka per intercettare le comunicazioni del Gruppo d'armate Sud. Un'offensiva secondaria sarebbe stata sferrata anche dalle armate del fianco destro del fronte, con obiettivo Korosten', e da quelle del fianco sinistro, in direzione di Belaja Cerkov'.
L'attacco principale del 1° Fronte Ucraino del generale Vatutin non esauriva gli obiettivi pianificati da Stalin e dallo Stavka per la campagna d'inverno: erano già stati definiti e preparati nuovi attacchi da parte degli altri tre fronti ucraini al comando dei generale Ivan Konev, Rodion Malinovskij e Fëdor Tolbuchin, per liberare tutta la riva destra del Dnepr in direzione di Kirovograd, Krivoj Rog e Nikopol'; era prevista anche la liberazione della Crimea; infine erano in fase di organizzazione i progetti dei fronti settentrionali e centrali dello schieramento sovietico per sbloccare definitivamente Leningrado ed attaccare verso la Bielorussia, a nord delle paludi del Pripjat..
Il 20 novembre il feldmaresciallo Erich von Manstein, nonostante i notevoli successi ottenuti nella fase iniziale dalla sua controffensiva, aveva manifestato chiaramente in un rapporto al Führer il suo pessimismo riguardo alla situazione sempre più precaria del Gruppo d'armate Sud, schierato nel settore meridionale del fronte orientale; il raggiungimento di risultati di rilievo strategico e la riconquista di Kiev apparivano obiettivi irrealistici data la sproporzione complessiva delle forze. Inoltre il feldmaresciallo comunicò chiaramente a Adolf Hitler la necessità, per evitare nuove sconfitte, di scelte radicali che prevedessero l'abbandono di una parte dei territori occupati; in particolare von Manstein proponeva di rinunciare a difendere la testa di ponte di Nikopol', l'ansa del Dnepr e la stessa Crimea a vantaggio di un rafforzamento della 4ª Panzerarmee che fungeva da cerniera tra il Gruppo d'armate Centro ed il Gruppo d'armate Sud..
La valutazione strategica del feldmaresciallo sembrava corrispondere alle intenzioni operative dello stesso Hitler, delineate nella famosa direttiva del Führer n. 51 del 3 novembre 1943. In questo importante documento il dittatore affermava che, in ragione dell'inevitabile apertura in primavera del secondo fronte con l'attacco angloamericano alla "Fortezza Europa", era ormai necessario potenziare le difese tedesche all'ovest con la costituzione o l'afflusso di forze di riserva mobili. Pertanto sarebbe stato difficile rinforzare il fronte orientale, in caso di situazioni critiche, con reparti di riserva stanziati nel Reich o sui fronti inattivi e quindi poteva essere presa in considerazione la possibilità di adottare metodi di difesa elastica e prevedere ampi ripiegamenti strategici per guadagnare tempo ed evitare gravi perdite..
Tuttavia queste indicazioni strategiche apparentemente corrette, in linea con gli auspici di alcuni comandanti tedeschi dell'est e in particolare del feldmaresciallo von Manstein, sarebbero stati completamente disattesi nella realtà: di fronte all'offensiva invernale sovietica, Hitler ritornò infatti agli schemi di difesa rigida e di resistenza sul posto, allegando motivazioni di politica internazionale e considerazioni sull'importanza di alcune regioni minerarie per l'economia bellica della Germania.. In realtà sembra che nel mese di dicembre 1943 anche il feldmaresciallo von Manstein non fosse del tutto pessimista sulla situazione sul suo fronte: ipotizzando un serio indebolimento delle forze sovietiche dopo la sua controffensiva su Žitomir, il comandante del Gruppo d'armate Sud prevedeva una pausa nelle operazioni e la vigilia di Natale, proprio mentre stava per avere inizio la nuova offensiva del 1° Fronte Ucraino del generale Vatutin, si trovava al quartier generale della 20ª Panzergrenadier-Division per passare le festività con i suoi soldati, sottovalutando la possibilità di un'immediata ripresa degli attacchi nemici..
Offensiva in Ucraina Sfondamento ed avanzata del 1° Fronte Ucraino Il 24 dicembre 1943 il generale Vatutin diede inizio alla sua offensiva generale sferrando l'attacco lungo la strada maestra Žitomir-Kiev e la linea ferroviaria Fastov-Kazatin con tre armate di fucilieri (1ª Armata della Guardia, 18ª Armata del generale Leselidze e 38ª Armata del generale Moskalenko).; l'attacco, preceduto da un potente sbarramento iniziale d'artiglieria ed iniziato nella nebbia fitta, colse di sorpresa le truppe tedesche del 13º Corpo d'armata e del 42º Corpo d'armata per la subitaneità e la potenza d'urto e mise immediatamente in crisi lo schieramento della 4ª Panzerarmee. Ritornato precipitosamente al suo quartier generale di Vinnica, il feldmaresciallo von Manstein comprese la gravità della situazione ed iniziò a disimpegnare le tre Panzer-Division del 48º Panzerkorps del generale Hermann Balck, schierate a nord del 13º Corpo d'armata, allo scopo di trasferirle verso sud e contrattaccare sul fianco il cuneo d'attacco sovietico. La situazione del fronte tedesco era però già compromessa: il generale Raus mostrò scetticismo sulla possibilità di intervento in tempo utile dei reparti corazzati del 48º Panzerkorps, indeboliti dai precedenti combattimenti, mentre le forze sovietiche erano già in fase di sfruttamento del successo dopo aver superato le difese del 13º e del 42º Corpo d'armata..
Il generale Vatutin poté quindi portare avanti, entro la sera stessa del 24 dicembre, le sue potenti riserve corazzate: la 3ª Armata corazzata della Guardia del generale Pavel Rybalko attraversò le linee della 18ª Armata e marciò, con due corpi corazzati e sette divisioni di fucilieri, in direzione di Žitomir; i mezzi meccanizzati respinsero alcuni contrattacchi ed avanzarono di 20 chilometri, i reparti di testa del 6º Corpo carri della Guardia interruppero la strada maestra Žitomir-Kiev. Contemporaneamente i due corpi mobili della 1ª Armata corazzata della Guardia del generale Michail Katukov passarono attraverso le posizioni della 38ª Armata e si diressero su Berdičev e Kazatin. Nella notte i carri armati sovietici continuarono ad avanzare nel terreno innevato ma il giorno successivo un improvviso disgelo rallentò la marcia a causa del fango. Nonostante queste difficoltà la sera del 25 dicembre il generale Rybalko raggiunse l'area di Korostyšev, a mezza strada da Žitomir, mentre il generale Katukov spinse l'8º Corpo meccanizzato della Guardia verso Kazatin e trattenne in riserva più a nord l'11º Corpo carri della Guardia in caso di complicazioni a Žitomir..
Il 26 dicembre entrò in azione anche la 40ª Armata sul fianco sinistro della 38ª Armata, mentre il generale Ivan Černjachovskij, comandante della 60ª Armata, attaccò a nord le linee del 59º Corpo d'armata per agganciare una parte delle forze tedesche ed avanzare verso Korosten'; presto anche la 13ª Armata del generale Puchov passò a sua volta all'offensiva ancora più a nord sul margine delle paludi del Pripjat, estendendo l'offensiva ad un fronte complessivo di oltre 300 chilometri di ampiezza. Lungo la strada di Žitomir la 3ª Armata corazzata della Guardia del generale Rybalko fu contrattaccata a Korostyšev dai primi reparti in arrivo del 48º Panzerkorps (elementi della 1. SS-Panzer-Division "Leibstandarte SS Adolf Hitler" e della 1. Panzer-Division) ma riuscì a respingere questi deboli attacchi ed a proseguire in avanti nonostante l'accanita resistenza tedesca. I combattimenti proseguirono molto duri in un clima variabile con alternanza di neve e di improvvisi disgeli che trasformarono il terreno in una palude quasi intransitabile, alcuni reparti tedeschi diedero segni di cedimento e venne abbandonato durante la ritirata molto materiale.. Il resti della 2. SS-Panzer-Division "Das Reich", ridotta ad un kampfgruppe, intrapresero un'estenuante ritirata per evitare la distruzione.. I capisaldi di Radomysl e Brusilov vennero riconquistati dall'Armata Rossa.