Carpaneto Piacentino (Carpané in dialetto piacentino.) è un comune italiano di abitanti della provincia di Piacenza in Emilia-Romagna.

Geografia fisica Il territorio del comune di Carpaneto si estende tra l'alta pianura Padana e i primi declivi dei Colli piacentini, sull'Appennino ligure, e è caratterizzato dal corso quasi parallelo dei torrenti Riglio, Vezzeno, Chero e Chiavenna. Il comune si estende tra un'altitudine minima di nella zona nord e un'altitudine massima di nella zona collinare posta a sud..

Parte del territorio comunale è stato incluso nel 1996 nella riserva naturale geologica del Piacenziano a seguito dei cospicui ritrovamenti di reperti fossili risalenti al Pliocene. Nel 2011 la riserva è confluita nel neocostituito parco regionale dello Stirone e del Piacenziano.

Origini del nome L'ipotesi tradizionalmente considerata come più verosimile riguardo all'origine del toponimo Carpaneto enuncia che esso derivi dalla presenza sul territorio del carpino, un albero che presenta diverse similitudini con la betulla e che sarebbe stato molto diffuso nella zona di Carpaneto. Al toponimo Carpaneto venne, poi, aggiunto l'aggettivo Piacentino nel 1929, mentre nel 1931 venne approvato il nuovo stemma comunale in cui è presente una pianta di carpino; peraltro, anche nello stemma precedente era presente la pianta, nonché il castello e un lago popolato da carpe, che, secondo l'etimologia popolare potrebbero rappresentare un'altra possibilità riguardo all'origine del nome.

Un'ulteriore ipotesi farebbe discendere l'etimo dal latino carbonetum significante deposito di carbone; questa ipotesi trae le sue origini dal fatto che Carpaneto sia stato storicamente una piazza di scambio di cereali e carbone, estratto nella zona dei monti Menegosa, Lama e Pelpi che veniva, poi, trasportato per mezzo di muli fino a Carpaneto percorrendo la strada della val Chero, che veniva denominata per questo strada del carbone. Secondo altre fonti, il termine carbonetum non deriverebbe dal commercio del carbone, ma dal nome del fondatore del paese, un certo M. Carbo, vissuto prima della nascita di Cristo..

Storia Le origini del borgo sembrerebbero risalire all'epoca romana, periodo al quale sono stati ascritti diversi ritrovamenti archeologici in varie località del territorio tra cui sepolture, lastricati, oggetti in ceramica; il ritrovamento più significativo, avvenuto nella frazione di Badagnano, è un dolio che è conservato presso l'antiquarium di Veleia. Oltre a tutto ciò sono state rinvenute anche alcune tracce di centuriazione.

La prima citazione di Carpaneto risale ad un atto del 25 settembre 758 in cui un bosco composto in gran parte da carpini passa di mano tra alcuni nobili di origine longobarda; successivamente la zona è citata in un testamento olografo redatto il 7 luglio 801 e conservato presso l'archivio capitolare del duomo di Piacenza che indica che la pieve dei Santi Fermo e Rustico era localizzata a "Ponziano", toponimo di origine romana.. Infine, un terzo documento, un rogito risalente al novembre dell'815, cita la vendita al vescovo di Piacenza Podone di un altro terreno boscato situato in loco ubi dicitur Carpenetus da parte di un certo Gastaldo del fu Gautperto.

Nel 1090 Carpaneto venne distrutto dalla fazione dei populares, all'epoca schierati in favore del papato. All'epoca era probabilmente già presente nel centro del paese una fortezza, costruita per volere della famiglia Malaspina, che nel 1180 venne ceduta ai canonici della basilica cittadina di Sant'Antonino. A quel periodo risale una pergamena del 1193 conservata all'interno dell'archivio parrocchiale che elenca i beni appartenenti alla pieve di Carpaneto.

Successivamente Carpaneto fu teatro di scontri tra guelfi e ghibellini: nel 1216 truppe filoimperiali provenienti dalle città di Cremona e Pavia rasero al suolo diversi castelli della zona tra cui quelli di Carpaneto, Zena, Ciriano, Olmeto e Travazzano. Nel 1321 il castello del capoluogo venne di nuovo raso al suolo a seguito di una rappresaglia condotta dalle truppe viscontee contro il signore guelfo di Carpaneto Rolando Scotti. In seguito il possesso del castello passò alle famiglie Del Cairo, prima, e Anguissola, poi. Nel 1435 questi ultimi ne cedettero la proprietà ad Alberto Scotti al quale il 22 dicembre 1441 venne concessa l'investitura sul castello e sul feudo da parte del duca di Milano Filippo Maria Visconti. A seguito di ciò Alberto riedifico il forte e dotò Carpaneto di una cinta muraria dotata di fossato.

Durante la prima parte del XVI secolo Carpaneto fu la roccaforte di Pier Maria Scotti detto il Buso, un nobile di estrazione guelfa che, passato a servire la causa ghibellina, fu impegnato in diverse azioni di combattimento e fatti di sangue prima di trovare la morte nel 1521, tradito da Astorre Visconti, che era stato suo compagno nell'assalto al castello di Agazzano. Negli anni successivi alla sua morte, Carpaneto conobbe un periodo di declino.

Entrato a far parte del Ducato di Parma e Piacenza, Carpaneto venne inserito, insieme a Diolo, nella contea di Vigoleno, la cui proprietà venne più volte confermata alla famiglia Scotti. Nel 1606 la contea venne elevata da parte del duca Ranuccio I a marchesato.

Con l'istituzione napoleonica dei comuni, avvenuta nel 1805, vennero creati i comuni di Carpaneto, che includeva anche il territorio di Cadeo, e Travazzano, quest'ultimo venne, poi, aggregato al comune di Carpaneto nel 1815. Nel 1820 il territorio di Cadeo venne scorporato dal comune di Carpaneto andando a costituire un ente autonomo.

Nel 1908, qualche anno dopo la morte, avvenuta nel 1891, del conte Carlo Scotti, che rivestiva anche la carica di sindaco del comune, la famiglia Scotti dispose la vendita del castello all'ente locale, che vi trasferì la sede degli uffici comunali e decise l'eliminazione dei locali precedentemente utilizzati come stalle.

Tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo vennero gradualmente abbattute tutte le fortificazioni che circondavano il pase, mentre il fossato venne colmato. Nel 1930 fu distrutto anche il voltone di via Roma che costituiva l'accesso del paese provenendo da Piacenza e che era decorato con lo stemma degli Scotti Douglas da Vigoleno.

A partire dall'Ottocento Carpaneto subì un forte sviluppo demografico, continuato anche in tutto il Novecento e nei primi anni del XXI secolo.

Nel corso della seconda guerra mondiale, tra il 1941 e il 1943, Carpaneto fu uno dei comuni dell'Emilia Romagna adibiti a località di internamento libero per ebrei stranieri. Vi soggiornarono a domicilio coatto i quattro membri della famiglia Nichtberger di origine tedesco-polacca, giunti profughi in Italia ad Abbazia nel 1940Markus Nichtberger (n.1885) con la moglie Susanna Wormann (n.1894) e i figli Ingebor (n.1923) e Bobi (n.1926). . Inizialmente, nel 1940, Markus era stato internato a Ferramonti, mentre il resto della famiglia ad Acquapendente (VT). Dopo un breve ricongiungimento a Ferramonti, la famiglia era stata trasferita a Carpaneto nell'autunno 1941. Con l'occupazione tedesca e la Repubblica Sociale Italiana, essi furono arrestati il 30 novembre 1943 e condotti al campo di Fossoli dal quale furono poi successivamente trasferiti ad Auschwitz, dove trovarono la morte. In loro memoria sono state poste a Carpaneto quattro pietre d'inciampo di fronte alla casa dove erano stati internati.

Simboli Lo stemma comunale è stato riconosciuto ufficialmente nel 1931 da parte del re d'Italia Vittorio Emanuele III, che concesse e riconobbe al comune di Carpaneto il diritto di farne uso. Lo stemma presenta una pianta solitaria di carpino, l'essenza da cui deriverebbe il nome Carpaneto, con sopra una corona regia. Questo stemma sostituì il precedente che raffigurava un laghetto con all'interno alcune carpe e, alle sue spalle, il castello di Carpaneto con, sullo sfondo, un carpino.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose

Chiesa dei Santi Fermo e Rustico Già citata in alcune pergamene databili intorno all'anno Mille, conserva al suo interno affreschi cinquecenteschi. All'inizio del Novecento è stato costruito il campanile, mentre nel 1950 l'edificio è stato allungato di un'arcata, con il conseguente rifacimento della facciata in modo da essere allineato con la nuova torre campanaria. Mistadelli La religiosità popolare e rurale ha portato alla costruzione di cappelle votive principalmente poste lungo gli assi viari della val d'Arda e delle valli limitrofe. Tali monumenti, pur non presentando pregi artistici particolari, sono comunque indicativi della concezione religiosa del mondo agricolo basato principalmente su un rapporto di do ut des.

Architetture militari Castello di Badagnano Fondato probabilmente nel 1383, come testimoniato da un'epigrafe situata nella cantina, fu di proprietà delle famiglie Dal Pozzo, Landi, Forvici e Rossi. Nel 1919 divenne di proprietà di Giovanni Filippi che lo adattò ad un uso abitativo abbassando la torre di circa . Alla torre si affianca il corpo principale, in sasso.

Castello di Carpaneto Risalente al XII/XIII secolo, venne raso al suolo nel 1321 da truppe al soldo dei Visconti. Nei secoli successivi fu distrutto e ricostruito a più riprese fino ad arrivare all'abbattimento di una parte consistente della parte più antica dell'edificio, nel 1930. La superstite parte quattrocentesca del complesso, con il loggiato che presenta colonne in granito e capitelli di arenaria, ospita la sede del comune.All'interno del castello si trovano le sole aeropitture murali opera del pittore futurista BOT – Barbieri Osvaldo Terribile, realizzate nel 1934 per la volontà del podestà locale Carlo Nazzani e poste nel salone a lui dedicato al piano superiore dell'edificio. Altre opere furono dipinte nel 1937 lungo lo scalone d'accesso. Di queste ultime, due pannelli di 5x, realizzati sul tema dell'impero e delle forze armate, vennero coperti nell'immediato dopoguerra. Alcune opere furono riscoperte nel 2008 a seguito dei lavori di restauro a cui fu sottoposto il salone.

Castello di Case Bruciate Complesso caratterizzato da una torre rotonda più antica, risalente all'XI secolo a cui si affiancano una torre dalla forma quadrata e il corpo centrale del maniero, risalente al XVI secolo. L'edificio, che presenta un ingresso a arco, è stato inglobato in una serie di altre costruzioni rurali.

Castello di Cerreto Landi Citato per la prima volta nel 1385, il fortilizio presenta una struttura quadrangolare caratterizzata da un ingresso dotato di ponte levatoio. Sono presenti tre torri di forma quadrata situate ai vertici e un mastio, posto in corrispondenza dell'ingresso, dove si notano le catene del ponte levatoio. Nel cortile interno sono presenti le fondamenta di un'antica torre isolata, ultimo baluardo difensivo della struttura.

Castello di Chero Il castello venne sottoposto a un assedio e quindi distrutto da milizie cremonesi appartenenti alla fazione ghibellina nel corso del XIII secolo. L'edificio fu, poi, di proprietà delle famiglie Dal Cairo e Scotti. Divenuto parte di un complesso architettonico votato all'agricoltura, del castello rimangono solo pochi resti.

Castello di Genepreto Castello situato nelle vicinanze della frazione di Magnano, la cui presenza è testimoniata in un atto in latino del XVII secolo conservata all'interno dell'archivio parrocchiale di Godi, frazione del comune di San Giorgio Piacentino. Il castello è stato trasformato nel tempo in un'abitazione realizzata in sasso.

Castello di Ciriano Conosciuto anche come castello Bracciforti, dal nome di una famiglia di banchieri piacentini che ottenne il feudo di Ciriano nel XV secolo per mantenerlo sino all'Ottocento. Il forte, trasformato nel tempo in abitazione privata, ha perso gran parte delle caratteristiche della struttura originale..