Il taglio del bosco è un film per la televisione del 1963, diretto da Vittorio Cottafavi, tratto dall'omonimo libro di Carlo Cassola.

Trama Guglielmo, padre di due bambine, da pochi mesi è rimasto vedovo. Acquista da un proprietario terriero il diritto di tagliare gli alberi di un bosco nella Maremma Grossetana per poter vendere il legname e recuperarne un guadagno. Con altri cinque compagni si reca sul posto e trascorre le giornate tra la fatica, i gesti e le chiacchierate quotidiane, cercando di dimenticare la sua tragedia familiare. Alla fine del lavoro, consegnato l'ultimo carico, gli uomini tornano a casa ma Guglielmo, passando davanti al cimitero, si rende conto di non aver ancora elaborato il lutto e idealmente si rivolge alla moglie: «Rosa, aiutami tu, mandami un po' di rassegnazione!»Sergio Grmek Germani, in FilmTv nº 25, 23 giugno 2026, p. 55

Produzione Il film, prodotto dalla RAI, fu trasmesso il 19 settembre 1963 durante il ciclo di nove film dal titolo Racconti dell'Italia di oggi.

La pellicola vede Gian Maria Volonté come unico attore professionista, mentre tutti gli altri personaggi furono interpretati dagli abitanti di Tirli, il borgo delle colline grossetane dove il film fu girato ed ambientato. Il regista Cottafavi, egli stesso appassionato di montagna, dovette operare in due direzioni: da una parte "naturalizzare" la recitazione di Gian Maria Volonté per adeguarla ai non professionisti, dall'altra minimizzare la mancanza di tecnica di questi ultimi senza perdere la loro verità espressiva.

Restauro La pellicola, realizzata in 16 mm, è stata restaurata nel 2026 da Rai Teche in collaborazione con Rai Cultura ed Educational/Fuori Orario, a partire dal negativo Rai 16mm che aveva perso frammenti, soprattutto di suono, per cui è stato necessario aggiungere dei brevi inserti. In concomitanza con la presentazione nell'ambito del Festival del Cinema Ritrovato, la nuova versione restaurata è stata ritrasmessa da Rai 3 il 27 giugno 2026.

Accoglienza critica Gianni Rondolino definisce l'opera «un film fenomenologico che riesce a introdurre, nell'oggettività della visione realistica, una dimensione morale inquietante».

Sergio Grmek Germani definisce il film «un capolavoro assoluto di 55 minuti e 52 secondi, non un decimo di secondo più dell'indispensabile» e attribuisce a Vittorio Cottafavi una grande capacità di ascoltare i battiti di un testo scritto e di rendere il racconto di Cassola di una bellezza pari alle tragedie di Euripide che contemporaneamente metteva in scena.

Note

Collegamenti esterni

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