Lepigrafia greca è la scienza che studia le epigrafi recanti testi in scrittura alfabetica greca, dalle più antiche attestazioni (VIII sec. a.C.) fino alla tarda antichità.

Definizione e scopi Secondo una delle maggiori studiose di epigrafia greca, Margherita Guarducci:

Origini e sviluppo L'antichità Già dal V secolo a.C. si cominciò a considerare le epigrafi come fonti di storia tra le più attendibili per ricostruire il passato. Non stupisce, dunque, che gli storici antichi citino delle iscrizioni a conferma delle proprie tesi. ErodotoV 58., narrando come i Fenici guidati da Cadmo importassero il loro alfabeto a Tebe e lo trasmettessero agli Ioni che abitavano intorno, cita a testimonianza tre iscrizioni antichissime, che si trovavano nel santuario tebano di Apollo Ismenio, e che egli stesso aveva visto.

Qualche decennio più tardi TucidideVI 54, 6. cita una famosa iscrizione, ossia l'ara di Pisistrato. Parlando, infatti, di Pisistrato il Giovane, figlio del tiranno ateniese Ippia e nipote del celebre Pisistrato, Tucidide informa che, durante il suo periodo come arconte (522-512 a.C.), egli avrebbe offerto in Atene un altare ad Apollo Pizio, di cui riporta la dedica. Gli scavi archeologici eseguiti nel santuario di Apollo Pizio, sulla riva destra dell'Ilisso, hanno riportato alla luce la cornice dell'altare con la dedica, la medesima trascritta da Tucidide.

L'interesse verso le epigrafi continua anche nell'opera di storici successivi, come Senofonte, Teopompo e Polibio, ed è inoltre condiviso dagli oratori ateniesi del IV secolo a.C., come dimostrano i numerosi testi di iscrizioni citati da Isocrate, Lisia, Andocide e Demostene. Comunque è con l'età ellenistica che l'epigrafia greca segna la sua prima comparsa nel mondo greco: le epigrafi non sono più semplicemente un mezzo, ma si comincia a considerarle per sé stesse, a raccoglierle e, dove necessario, a spiegarle con un commento. Tre sono i più famosi "epigrafisti" di quest'epoca, di cui però non si sono conservati che i nomi e qualche frammento: Filocoro di Atene, Cratero di Macedonia e Polemone di Ilio. Il primo, autore di un'ampia Atthis, scrisse anche una raccolta di iscrizioni attiche. Il secondo, vissuto tra il IV e il III secolo a.C. si rese noto per una raccolta di decreti in nove libri, molto apprezzata dai contemporanei. Infine, Polemone di Ilio fu cultore così informato di epigrafia da meritarsi il soprannome di "divoratore di stele": egli fu probabilmente un periegeta, cultore di quel genere letterario che descriveva le cose notabili dei vari luoghi della Grecia e sua era un'opera circa i doni votivi esistenti a Sparta.

L'ultima voce dell'antichità a interessarsi di epigrafi è Pausania, autore di una Periegesi della Grecia giuntaci integra, intessuta ampiamente di ricordi di epigrafi e di interi testi epigrafici, particolarmente preziosi perché, in molti casi, si tratta di epigrafi perdute.

L'età bizantina non riserva grandi sviluppi per la scienza epigrafica: i dotti bizantini erano particolarmente interessati alle iscrizioni metriche di genere epigrammatico. Tuttavia, nella prima metà del VI secolo, il monaco Cosma Indicopleuste copiò nell'antica città di Adulis l'iscrizione nota come Monumentum Adulitanum, un'importante epigrafe greca relativa alle gesta di Tolomeo III Evergete re d'Egitto (246-221 a.C.)

Tra Medioevo ed Età moderna

Il Medioevo occidentale vede rinascere gli interessi epigrafici all'inizio del Trecento, con la raccolta epigrafica trasmessaci sotto il nome di Cola di Rienzo (1314-1354), tribuno riformatore di Roma e amico di Francesco Petrarca.

Ciriaco d'Ancona, definito il "padre della nuova epigrafia greca"La definizione è di Wilhelm Larfeld, noto soprattutto per i suoi importanti contributi allo studio delle iscrizioni greche antiche e in particolare per la sua opera completa " Griechische Epigraphik ", è comunque la personalità preminente degli studi epigrafici umanistici. Nato ad Ancona nel 1391 e morto a Cremona nel 1452, versatile e grande amante degli studi classici, Ciriaco seppe sfruttare con profitto i lunghi viaggi che compì tra il 1425 e il 1448 per raccogliere e descrivere una impressionante quantità di monumenti antichi e, in particolare, di iscrizioni greche, sia nella Grecia continentale che nelle isole dell'Egeo e del Mar Ionio, ma anche in Asia Minore, in Egitto, a Costantinopoli, in Tracia, in Sicilia, nell'Italia meridionale e lungo la costa dell'Adriatico. Ciriaco si dedicò allo studio dell'antichità con tutto il fervore proprio del nascente Umanesimo. Durante i suoi viaggi non mancava di scrivere agli amici lontani, spesso accludendo alle sue lettere accurate descrizioni dei luoghi in cui si recava, descrizioni che spesso includevano anche copie di epigrafi, eseguite con grande accuratezza. Tante altre epigrafi saranno raccolte da Ciriaco nei Commentarii, sorta di compendi di tutta la materia raccolta in anni di fatiche come esploratore e antiquario. Giovanni Battista de Rossi, il noto archeologo ottocentesco, disse che l'attività di Ciriaco nel copiare le iscrizioni antiche era compiuta con un'accuratezza tale da essere il merito e la gloria imperituri sul capo di Ciriaco; Theodor Mommsen lo considerava il padre fondatore dell'epigrafiaGinette Vagenheim, Le raccolte di iscrizioni di Ciriaco d'Ancona nel carteggio di Giovanni Battista De Rossi con Theodor Mommsen, in: Gianfranco Paci, Sergio Sconocchia, Ciriaco d'Ancona e la cultura antiquaria dell'Umanesimo, Reggio nell'Emilia, 1998.

Quando, nel 1453, i Turchi presero il controllo della Grecia continentale e insulare, venne a crearsi una barriera culturale che impedì quasi completamente agli studiosi l'accesso alle fonti archeologiche e epigrafiche del mondo greco. Pur tuttavia gli studiosi si concentrarono sulle epigrafi latine, di cui videro la luce le prime raccolte. Famoso in questo senso fra' Giovanni Giocondo da Verona (1435-1515), architetto e umanista, legato da amicizia a Raffaello e Giuliano da Sangallo, che iniziò la sua attività di raccoglitore di epigrafi prima a Roma, poi a Napoli insieme a Iacopo Sannazzaro e Gioviano Pontano.

In quest'epoca cominciarono ad emergere i grandi centri di studi epigrafici fuori dall'Italia, in particolare Leida e Heidelberg. A Leida venne pubblicata, nel 1588, la raccolta epigrafica di Martin Smetius, notevole per l'accuratezza della redazione e per l'ordinamento contenutistico delle iscrizioni. A Heidelberg lavorò Jan Gruter (1560-1627), il primo a concepire un grande corpus di tutte le iscrizioni greche e latine conosciute. Egli pubblicò nel 1603 una raccolta dal titolo Inscriptiones antiquæ totius orbis Romani, arricchita dagli indici del noto filologo Giuseppe Giusto Scaligero. L'opera incontrò tanto favore, che, dopo una prima ristampa nel 1616, ne fu necessaria una seconda, che uscì ad Amsterdam nel 1703.

Dal XVI secolo cominciò ad affermarsi il gusto per le collezioni epigrafiche, promosse da nobili, aristocratici colti e esponenti del clero; Roma, nei palazzi dei cardinali, e a Firenze, nelle case di studiosi come Giovanni Battista Doni, il quale raccolse circa 6000 epigrafi greche e latine. Queste collezioni venivano alimentate, in particolar modo, dai commerci della Repubblica di Venezia, che nonostante la chiusura dei Turchi era riuscita a mantenere rotte commerciali verso la Grecia, e in particolare con l'isola di Creta, dalla quale importava, insieme ai carichi di merci, anche iscrizioni greche, sculture, vasellame dipinto, gemme preziose, che andavano ad arricchire le collezioni suddette. Dalla metà del XVII secolo furono nuovamente possibili esplorazioni nelle aree della Grecia e dell'Asia Minore che erano fino ad allora rimaste precluse, con grande vantaggio anche per l'epigrafia greca. Fondamentale, in questa fase, il ruolo avuto dalle esplorazioni francesi e inglesi. Tra i primi possono essere ricordati Jacques Spon e Michel Fourmont, tra i secondi George Wheler ed Edmund Chisull.

In Italia, il dotto gentiluomo veronese Scipione Maffei (1675-1755) si assunse il compito di costituire un nuovo corpus di epigrafi greche e latine, che sostituisse quello, ormai invecchiato, del Gruter. Il progetto di Maffei, iniziato nel 1732, doveva comprendere tutte le iscrizioni fino ad allora conosciute, distinguendo, per la prima volta, le epigrafi greche (calcolate a circa 2000) dalle epigrafi latine. Per attuare il suo progetto Maffei viaggiò a lungo in Europa e in Grecia e fondò a Verona il museo che ancora oggi porta il suo nome: il Museo lapidario maffeiano, primo museo epigrafico del mondo. L'impresa non giunse a compimento, ma indubbiamente l'impulso dato da Maffei agli studi epigrafici in Italia fu notevole. Ne è testimonianza un'altra sua opera, la "Ars critica lapidaria", pure rimasta incompiuta, ma nella quale già si trovano i primi fondamenti del metodo scientifico per la trattazione delle epigrafi. Al Maffei facevano corona altri studiosi italiani, tra cui il più importante fu senz'altro Ludovico Antonio Muratori (1672-1750), grande studioso della storia d'Italia e autore di una raccolta epigrafica intitolata Thesaurum veterum inscriptionum, degna di memoria nella storia degli studi epigrafici.

L'epigrafia contemporanea

Fu nel XIX secolo che l'epigrafia greca uscì dal campo di competenza dei dilettanti e dei collezionisti, entrando ufficialmente a far parte delle discipline della Altertumswissenschaft, la "scienza dell'antichità". Gran parte del merito di questo passaggio spetta ad August Boeckh, professore presso l'Università di Berlino e grande studioso dell'antichità greca, che sotto gli auspici dell'Accademia delle Scienze di Berlino e con l'aiuto di altri eminenti studiosi diede vita al primo corpus scientificamente condotto di epigrafi greche, il Corpus Inscriptionum Graecarum (citato con la sigla CIG). L'opera, iniziata nel 1815, consta di quattro volumi in folio. Boeckh stesso lavorò ai primi due, usciti nel 1828 e nel 1843; il terzo, uscito nel 1853, fu opera di Johannes Franz, mentre al quarto, uscito nel 1859, collaborarono Ernst Curtius e Adolph Kirchhoff. Nel 1877 uscirono gli indici, curati da Hermann Roehl. Nel Corpus le iscrizioni, raggruppate non più con il criterio contenutistico ma con un criterio geografico, sono illustrate con un ampio commento. Ancora oggi, a distanza di un secolo, rimane un'opera fondamentale, ancora consultata dagli studiosi di epigrafia.

Nel frattempo, con una guerra civile durata tra il 1821 e il 1829, la Grecia conquistò la propria indipendenza e il patriottismo alimentò l'interesse per i suoi antichi monumenti e le testimonianze del suo glorioso passato. Nel 1837 Kyriakos Pittakis (ex combattente della guerra civile e studioso) fondò la Società archeologica (Archaiologhikè Hetairèia), e a lui si unirono Alexandros Rangavis e Stephanos Kumanudis, promuovendo esplorazioni e scavi; intanto da tutta Europa giungevano archeologi ed esploratori, e presto cominciarono a sorgere le prime scuole archeologiche straniere stabili. Tutto questo aveva portato un enorme incremento al numero delle epigrafi greche.

Doveroso citare il lavoro compiuto in Egitto dal francese Jean Antoine Letronne, autore della raccolta Recueil des inscriptions grecques et latines de l'Égypte', in cui sono raccolte le epigrafi greche e latine della regione egiziana. Le Inscriptiones Graecae