Partenope (; )La pronuncia sdrucciola segue l'uso latino ben affermato per molti nomi greci: si vedano le regole dell'accento latino; la penultima sillaba, rappresentata in greco da omicron, è breve. fu una sub-colonia greca edificata tra il Vesuvio ed i Campi Flegrei nell'VIII secolo a.C. dai cumani. Venne rifondata dagli stessi come Neapolis nell'ultimo trentennio del VI secolo a.C.

Origini del nome Partenope, che significa «quella che sembra una vergine», era una delle sirene ammaliatrici che, secondo una versione di una leggenda, si suicidò lanciandosi in mare con le sorelle (Ligea e Leucosia) per l'insensibilità di Ulisse al loro canto; il suo corpo fu trasportato dalle onde alla foce di uno degli affluenti del fiume Sebeto, dove verrà successivamente fondata Partenope, la futura Neapolis (Napoli).

Storia Le origini

Le prime tracce archeologiche dell'area risalgono al neolitico medio (Cultura di Serra d'Alto), e sono state ritrovate nei pressi della basilica di Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone (ossia tra l'acropoli e la necropoli di Partenope, alle spalle della collina di Pizzofalcone). Nello stesso punto sono stati ritrovati, inoltre, un importante strato archeologico risalente all'antica età del rame e uno all'antica/media età del bronzo. L'età del rame media (Cultura del Gaudo) è nota più all'interno di Partenope, come testimoniano i ritrovamenti di Materdei, mentre l'età del bronzo avanzata è presente nei fondali del bacino idrico di piazza del Municipio e nel pianoro di Neapolis (e in altri siti meno significativi), dove sono stati riportati alla luce materiali che testimoniano l'esistenza di 2 villaggi che ebbero certamente contatti col mondo miceneo.

Presso la stazione Duomo, infine, sono stati rinvenuti soprattutto abbondanti rinvenimenti ceramici (olle ovoidi), databili tra il l'età del bronzo finale e l'inizio dell'età del ferro, che documentano l'esistenza di un sito, probabilmente a carattere produttivo, dedito ad attività costiere. Per le popolazioni dell'età del bronzo e poi del ferro presenti in quest'area del golfo di Napoli, le fonti greche usano i nomi di Ausoni e Opici.

Fondazione di Partenope L'insediamento di Partenope fu fondato dai greci cumani. Le ricerche archeologiche fanno risalire la nascita della colonia alla fine dell'VIII secolo a.C., sebbene i reperti più antichi rinvenuti nella zona provengano dal terzo quarto dello stesso secolo, ossia tra il 750 e il 720 a.C.,Nel 2011 in piazza Santa Maria degli Angeli sono stati trovati pochi reperti dalla seconda metà dell'VIII secolo che si incrementano alla fine dell'VIII secolo a.C. non lontani dalle fasi più antiche di Pithecusa e di Cuma rilevate dai recenti scavi delle Università L'Orientale e Federico II. Il numero ridotto di questi reperti, tuttavia, non consente al momento di stabilire con certezza se la fondazione della colonia possa essere attribuita al Tardo geometrico I.

L'insediamento, sorto in una posizione particolarmente favorevole su uno sperone roccioso circondato su tre lati dal mare, nacque come scalo marittimo (epineion) subalterno al centro principale, come generalmente riconosciuto secondo il metodo storico-critico, in riferimento alla colonia fondata dagli Euboici.

Le indagini hanno permesso di individuare il porto, che fu anche quello di Neapolis, nell'attuale piazza del Municipio, la quale all'epoca era un bacino idrico chiuso e protetto, a sua volta facente parte di una vasta insenatura situata fra Castel Nuovo e la chiesa di Santa Maria di Portosalvo.

Come testimoniato da Lutazio, la colonia registrò un aumento della frequentazione, confermato dai reperti archeologici rinvenuti in Piazza Santa Maria degli Angeli e nel bacino idrico di Piazza del Municipio; tale sviluppo va interpretato soprattutto sotto il profilo economico. In particolare, dalla fine del VII secolo a.C. fino al VI secolo a.C. si osserva un progressivo incremento delle attività commerciali, attestato da un numero di reperti significativamente superiore rispetto a quello finora riscontrato in altri epineion cumani (come Pozzuoli o Miseno), con qualità e varietà comparabili a quelle di Cuma. Un indicatore rilevante di questa crescita è rappresentato dai numerosi frammenti di anfore da trasporto, greche ed etrusche, che testimoniano la piena integrazione di Partenope nelle reti commerciali tirreniche, alimentate in gran parte da Cuma.

Temendo che la propria egemonia potesse essere minacciata, i cumani, decisero di «distruggere» Partenope, cioè di oscurarne la centralità e ridimensionarne il ruolo politico e culturale.La notizia della distruzione, una volta tenuto conto del fatto che proviene da una fonte interessata a presentare sotto una luce particolarmente negativa il comportamento di Cuma, trova sostanziale conferma in una serie di fatti. Le tradizioni di ottica cumana, Pseudo Scymno, Strabone, Velleio, puntano tutte sul rapporto Cuma-Neapolis, lasciando nell'ombra, e quindi in un certo senso, distruggendo la storia precedente del sito [...]. D'altro canto, se il problema è posto, come la fonte di Lutazio fa nei termini di una frequentatio di Neapolis che non può svilupparsi se non in concorrenza con quella di Cuma, è evidente che la frequentatio di Cuma non può tollerare lo sviluppo di Neapolis e quindi la oscura. E la crescita di Neapolis che avviene sottraendo appena può Pitecusa a Cuma conferma la giustezza di questa impostazione del problema. D'altro canto anche la terminologia usata dalla fonte per cui fondare Partenope era stato un urbem constituere e ridare vita un urbem restituere o una nuova institutio, suggerisce una lettura della vicenda piuttosto in riferimento a realtà istituzionali e politiche che a concrete realtà materili da eliminare e reintegrare (tratto da: M. Lombardo, F. Frisone, Colonie di colonie: le fondazioni sub-coloniali greche tra colonizzazione e colonialismo. Atti del Convegno Internazionale di studi, Lecce 22-24 giugno 2006, Galatina, Congedo edit., 2010, p. 185). A parte le ipotesi - che rimango pura speculazione - che tendono a connettere la notizia della distruzione con un evento effettivamente verificatosi che non prendiamo neanche in esame, dopo i tentativi, a questo riguardo, di trovarne conferma nella documentazione archeologica per niente perspicua (tratto da: Daniela Giampaola, Emanuele Greco, Napoli prima di Napoli. Mito e fondazioni della città di Partenope, Salerno ed., Roma 2022 p.69). Tuttavia non esiste traccia materiale e archeologica di distruzione di questo primitivo nucleo, come si usa invece raccontare interpretando male il racconto di Lutazio Dafnide (tratto da: Teresa Tauro, Napoli greca. Alla scoperta della città antica, Intra Moenia editore, 2023, p. 17).

La rifondazione come Neapolis

Neapolis () fu fondata, senza tema di errare, dai cumani. Tale responsabilità di fondazione è confermata unanimemente da Strabone, Velleio Patercolo, Scimno di Chio, Lutazio e Tito Livio. Tali fonti appartengono a due prospettive differenti: da un lato, quella cumana, in quanto dipendente da autori e testi cumani (Strabone, Patercolo e Pseudo-Scimno), e dall'altro, quella neapolitana, derivata da fonti legate alla città di Neapolis (Livio e Lutazio). Inoltre, il mantenimento di una fratria di cumani e l'accoglienza dei rifugiati cumani con pieni diritti, dopo la caduta di Cuma in mano osca, confermano ulteriormente quanto esposto.

La fondazione della città si fissa in quel clima di stasis (discordia tra fazioni all'interno di una polis) che caratterizzò Cuma per tutta la parabola di Aristodemo. La circostanza decisiva coincide con l'instaurazione della tirannide di Aristodemo, dopo il suo trionfo ad Aricia. La tradizione racconta dell'espulsione forzata degli oligarchi cumani che trovarono rifugio a Capua, occasione nella quale, probabilmente, abbiano deciso di fondare una Nea Polis (Nuova Città). Ad ogni modo, risulta certo che la fondazione della città avvenne per mano di oligarchi cumani, mossi dalla volontà di dar vita ad una «seconda Cuma», del tutto simile alla città dalla quale erano stati cacciati; lo provano già a sufficienza sia il prosieguo di culti come quello di Demetra, sia la ripresa fedele dell'organizzazione in fratrie. Tale inquadramento cronologico è confermato da rinvenimenti ceramici in un tratto delle mura e in vari punti della città, nonché dal reticolo viario della polis che può essere confrontato con impianti tardo-arcaici, quali quelli, più antichi, di Poseidonia e Agrigento, e quelli più recenti di Naxos e Himera.

Neapolis sorse a est della collina di Pizzofalcone, su un pianoro in declivio da nord a sud, delimitato da via Foria a nord, da corso Umberto I a sud, da via Santa Maria di Costantinopoli a ovest e da via Carbonara a est, e digradante verso il mare a partire dall'altura della collina di Caponapoli, nel settore nord-occidentale. Il pianoro, scandito al suo interno da una serie di rilievi e cinto da fossati naturali, solcati da torrenti che scendevano dalle colline retrostanti, era circondato da possenti muraEsse non vennero meno alla loro fama, perché per la loro potenza erano state giustamente rinomate nelle età precedenti, fino a risalire alla più antica età romana quando, console Filone, le mura di Neapolis non cedettero (tratto da: Massimo Rosi, Napoli entro e fuori le mura, Newton Compton Editori, 2003, p. 35) che seguivano la morfologia del terreno.

L'insediamento venne edificato secondo i criteri greci classici: acropoli (individuata nell'attuale area di Sant'Aniello a Caponapoli), agorà (corrispondente all'odierna piazza San Gaetano) e varie necropoli (situate sulla collina di Santa Teresa degli Scalzi, a San Giovanni a Carbonara, allo sbocco di San Biagio dei Librai e nei pressi di Castel Capuano). In quest'ultima, in particolare, i vasi portati alla luce durante gli scavi sono di fattura cumana e testimoniano l'assenza, a Neapolis, di una scuola artistica locale.

L'impianto urbano si fondava su 3 strade maggiori () che erano incrociate ortogonalmente con le di strade minori (). La città risulta concepita su uno schema razionale di pianificazione urbana, legato alla fondazione della nuova collettività, riconosciuta concettualmente come "Città Nuova". Secondo questa ottica, nuovi studi hanno messo in luce l'esistenza di un progetto geometrico, riferito al tracciato delle strade e degli isolati, progettato come un tutto unitario, armonico e razionale attraverso la geometria proporzionale, le figure del quadrato e del circolo, la sezione e il rettangolo aureo.

Come si è visto, la nuova città non nacque inglobando la città vecchia (es. Costantinopoli), al contrario, sorse giustapposta ad essa per motivi di natura commerciali: Neapolis era infatti proiettata verso la valle del Sarno, ed il pianoro a nord-est della collina di Pizzofalcone, rappresentava, grazie alle sue caratteristiche naturali e alla sua estensione, una risorsa significativa. Tuttavia, va detto, come dimostrano le indagini archeologiche, che il territorio che poi divenne Neapolis, era già diffusamente occupato almeno dalla seconda metà del VI secolo a.C., il che implica che Partenope avesse esteso il proprio controllo anche su quest'area. La scelta di insediare la città nella zona bassa, rispetto alla collina di Pizzofalcone, permise di pianificare un impianto urbano più ampio e regolare. Ciononostante, l'insediamento originario sul colle di Pizzofalcone, sopravvisse anche dopo la fondazione della 'Città Nuova', rimanendo un polo secondario della polisAtti del I Convegno Internazionale di Studi, Dialoghi sull'archeologia della Magna Grecia e del Mediterraneo (Paestum, 7-9 settembre 2016), Pandemos edit., pag. 321. e continuando a svolgere un ruolo significativo nel contesto urbanoLa Palepolis, ad esempio, rimase sede del culto della divinità poliade, a cui tutta la civitas faceva capo (per approfondire, vedi la sezione "Partenope nelle fonti antiche"). fino al III secolo a.C., la Palepolis, ovvero la 'Città Vecchia'.