Operazione Anello () era il nome in codice assegnato dall'alto comando sovietico all'offensiva finale sferrata dall'Armata Rossa il 10 gennaio 1943 nel corso della battaglia di Stalingrado, durante la seconda guerra mondiale sul fronte orientale. Dopo oltre venti giorni di duri combattimenti le truppe sovietiche schiacciarono la disperata resistenza delle forze tedesche della 6ª Armata, completamente accerchiate dal 24 novembre 1942 in una grande sacca tra il Volga e il Don, e conclusero vittoriosamente la lunga battaglia segnando una svolta politico-militare decisiva della guerra all'est.
Le truppe tedesche, esaurite dal lungo accerchiamento, dalle carenze di rifornimenti e dal rigido clima invernale, opposero resistenza fino all'ultimo ma vennero infine costrette alla resa entro il 2 febbraio 1943; i soldati superstiti, il comandante dell'armata, feldmaresciallo Friedrich Paulus, e i generali caddero tutti prigionieri.
Fortezza Stalingrado
Situazione strategica fra il Don e il Volga
Formazione del kessel e primi attacchi sovietici La grande offensiva dell'Armata Rossa nel settore meridionale del fronte orientale (operazione Urano), iniziata il 19 novembre 1942, si concluse in pochi giorni con un grande successo: già il 23 novembre le colonne corazzate del Fronte Sud-Ovest del generale Nikolaj Vatutin e del Fronte di Stalingrado del generale Andrej Erëmenko si congiunsero, dopo aver sbaragliato le difese tedesco-rumene a nord-ovest e a sud di Stalingrado, a Kalač sul Don, accerchiando tutto il raggruppamento di forze tedesche schierato sul fronte del Volga e impegnato da due mesi nella cruenta battaglia all'interno della città..
Nella notte del 24 novembre Stalin parlò con il generale Aleksandr Vasilevskij, coordinatore a nome dello Stavka delle operazioni, e sollecitò una rapida distruzione delle forze nemiche accerchiate; anche il generale Konstantin Rokossovskij, comandante del Fronte del Don, e il generale Erëmenko premevano per un attacco immediato e il giorno successivo il generale Vasilevskij diramò ordini per attacchi concentrici in direzione di Gumrak per frantumare le forze tedesche nella sacca in corso di formazione. Ma questi primi attacchi non ottennero alcun risultato: le divisioni tedesche mantennero le posizioni sul Volga e contemporaneamente riuscirono a organizzare uno sbarramento a ovest, a nord e a sud che infranse subito il tentativo delle armate sovietiche.. Tra il 2 dicembre e il 7 dicembre un nuovo tentativo scarsamente coordinato del generale Erëmenko e del generale Rokossovskij, sferrato dopo una direttiva del 30 novembre del generale Vasilevskij su pressione di Stalin, impaziente di distruggere le truppe tedesche accerchiate prima di organizzare nuove offensive sul Don, venne ugualmente respinto dalla tenace resistenza della 6ª Armata..
La sera del 24 novembre Adolf Hitler aveva deciso definitivamente, nonostante il parere contrario di molti generali al comandoErano favorevoli ad un immediato tentativo di uscire dalla sacca il comandante dell'armata, generale Paulus, il capo di stato maggiore, generale Schmidt, i cinque comandanti dei corpi d'armata accerchiati, generali Hube, von Seydlitz-Kurzbach, Heitz, Strecker e Jaenecke, il capo di stato maggiore dell'esercito, generale Zeitzler, il comandante del Gruppo d'armate B, generale von Weichs, ed il comandante della 4ª Luftflotte, generale von Richthofen; in: , che le truppe tedesche accerchiate avrebbero dovuto difendere le posizioni raggiunte sul Volga, organizzare una solida difesa circolare in tutte le direzioni ed attendere il soccorso dall'esterno da parte di un nuovo raggruppamento in corso di costituzione sul Čir e l'Aksaj al comando del feldmaresciallo Erich von Manstein. Nell'attesa la cosiddetta Festung Stalingrad ("Fortezza Stalingrado"), rifornita per mezzo di un continuo ponte aereo organizzato dagli aerei da trasporto della Luftwaffe, doveva resistere ad oltranza..
Le truppe accerchiate, raggruppate sotto il controllo della 6ª Armata al comando del generale Friedrich Paulus, ammontavano a cinque corpi d'Armata (14º Panzerkorps, 4º, 8º, 11º e 51º Corpo d'Armata) con 20 divisioni tedesche, di cui tre corazzate - 14. Panzer-Division, 16. Panzer-Division, e 24. Panzer-Division -, tre motorizzate - 3ª, 29ª e 60ª - e quattordici di fanteria - 44ª, 71ª, 76ª, 79ª, 94ª, 100ª Jäger, 113ª, 295ª, 297ª, 305ª, 371ª, 376ª, 384ª, 389ª Divisione fanteria.. Si trattava di formazioni esperte e combattive, impegnate con successo in molti campi di battaglia. L'autore definisce la 6ª Armata the finest army in the world.; le divisioni corazzate e motorizzate erano tra le più efficienti della Wehrmacht, molte divisioni di fanteria disponevano di un reclutamento di ottima qualità.; questi reparti erano stati protagonisti delle fasi vittoriose della campagna del 1942 a partire dalla seconda battaglia di Char'kov e molti erano stati impegnati nei duri e sfibranti scontri nella città di Stalingrado. Lo stato maggiore della 6ª Armata, veterano delle campagne in Polonia, Francia e Russia, era particolarmente qualificato e l'apparato di comando, guidato dal generale Paulus e dal capo di stato maggiore Arthur Schmidt, godeva della piena fiducia dell'OKH.. Lo stesso Hitler aveva esaltato in precedenza la potenza d'urto e le capacità della 6ª Armata.
Nella sacca (il kessel - "calderone" - nella terminologia dei soldati tedeschi) erano rimaste bloccate, oltre a venti divisioni tedesche, anche due divisioni rumene (1ª Divisione cavalleria e 20ª Divisione fanteria), un reggimento croato e alcune decine di soldati italiani (reparti autieri del 127° e 248° autoreparto); inoltre erano presenti la 9ª Divisione FlaK del generale Wolfgang Pickert, due reggimenti Nebelwerfer, dodici battaglioni dei genieri e pionieri d'assalto, quattro reggimenti e cinque battaglioni d'artiglieria campale, tre battaglioni di artiglieria pesante e altre 149 formazioni indipendenti di comandi amministrativi e logistici. Un totale di circa 270.000 soldati, i dati si riferiscono alla forza ufficialmente in carico ai servizi di sussistenza della 6ª Armata il 23 novembre 1942. con oltre 1.800 cannoni, 100 carri armati e 10.000 automezzi. Una tale quantità di truppe nemiche accerchiate non era stata prevista dallo Stavka e quindi la pianificazione sovietica, basata su valutazioni molto più ridotte del numero di soldati rimasti nella sacca (calcolati in solo 80.000 uomini), sottovalutò le difficoltà di mantenere il blocco della 6ª Armata e soprattutto di distruggerla in breve tempo con un rapido attacco immediato..
Attacchi e contrattacchi Il 4 dicembre dal quartier generale del Fronte del Don, il generale Vasilevskij comunicò a Stalin che, in assenza di rinforzi decisivi, sarebbe stato difficile distruggere in tempi brevi le forze nemiche accerchiate che davano prova di solidità e resistenza. Il dittatore decise quindi di assegnare al fronte del generale Rokossovskij il rinforzo della potente 2ª Armata della Guardia che, al comando del generale Rodion Malinovskij, era in arrivo dalle riserve e di cui era stato in precedenza previsto l'impiego nella seconda fase della ambiziosa operazione Saturno..
Stalin comunicò al generale Vasilevskij l'arrivo di questo importante rinforzo e ordinò di preparare un piano dettagliato per una nuova offensiva contro la sacca di Stalingrado da iniziare entro il 18 dicembre. L'8 dicembre quindi i generali Vasilevskij e Rokossovskij discussero, insieme al generale Malinovskij arrivato al quartier generale del Fronte del Don a Zavarikino per pianificare l'impiego della sua armata ancora in marcia, il nuovo piano per distruggere le forze nemiche accerchiate che venne presentato il giorno dopo a Stalin. Esso, denominato "operazione Anello" (Kolžo), prevedeva un'offensiva in tre fasi in cui avrebbe giocato un ruolo decisivo la 2ª Armata della Guardia. Stalin approvò con qualche variazione il piano l'11 dicembre, ma nuovi e pericolosi sviluppi operativi avrebbero portato entro poche ore all'abbandono di questo primo progetto ed a un'ulteriore rinvio dell'offensiva decisiva contro le truppe accerchiate della 6ª Armata..
Il 12 dicembre il raggruppamento del generale Hermann Hoth, dipendente dal nuovo Gruppo d'armate Don guidato dal feldmaresciallo Erich von Manstein, sferrò da Kotel'nikovo l'attacco da sud in direzione della sacca per sbloccare le truppe accerchiate (operazione Tempesta Invernale, Wintergewitter) e mise in difficoltà il debole schieramento del Fronte di Stalingrado del generale Erëmenko, organizzato sull'anello esterno dell'accerchiamento.. A causa di questa pericolosa controffensiva, divenne prioritario per lo Stavka bloccare il tentativo di soccorso e quindi l'esecuzione dell'operazione Anello venne sospesa e la 2ª Armata della Guardia venne trasferita, dopo un brusco colloquio telefonico tra Stalin e il generale Vasilevskij la notte del 12 dicembre, sulla linea del fiume Myskova a disposizione del generale Erëmenko per contrastare l'avanzata delle Panzer-Division del generale Hoth. Inoltre il 16 dicembre l'Armata Rossa diede inizio alla operazione Piccolo Saturno, una nuova offensiva sul medio Don con obiettivi più ridotti rispetto all'originale operazione Saturno; questo nuovo attacco raggiunse in pochi giorni grandi successi. Le divisioni italiane schierate sul Don furono sbaragliate e i corpi corazzati sovietici poterono avanzare in profondità nelle retrovie del Gruppo d'armate Don e verso gli aeroporti della Luftwaffe da cui partivano gli aerei da trasporto per il rifornimento della Festung Stalingrad..
Nella terza settimana di dicembre la situazione ebbe una svolta a favore dell'Armata Rossa: le truppe corazzate del generale Hoth furono rallentate e poi contrattaccate dalle forze del Fronte di Stalingrado, rinforzate dalla 2ª Armata della Guardia del generale Malinovskij e quindi non poterono raggiungere la sacca della 6ª Armata, mentre le colonne del generale Nikolaj Vatutin, impegnate nell'operazione Piccolo Saturno, raggiunsero gli aeroporti di Tacinskaja e Morozovskaja, disorganizzando ancor di più il sistema di rifornimento aereo tedesco, le cui carenze avevano già indebolito fortemente le condizioni delle divisioni accerchiate nel kessel..
Il 24 dicembre il feldmaresciallo von Manstein, di fronte al rischio di un cedimento completo del suo schieramento e di un accerchiamento dell'intero Gruppo d'armate Don e del Gruppo d'armate A, sempre fermo nel Caucaso, decise di trasferire una parte delle forze corazzate del generale Hoth a nord del Don verso gli aeroporti per contrastare le colonne sovietiche del generale Vatutin, e quindi le speranze di raggiungere le truppe della 6ª Armata accerchiate nella sacca, lontane ancora 48 chilometri, svanirono definitivamente..
Decisioni degli alti comandi tedesco e sovietico
Decisioni ed errori dell'alto comando tedesco