In filologia l'esegesi (in greco: ἐξήγησις ) è l'interpretazione critica di testi finalizzata alla comprensione del significato. Nell'ebraismo forme tradizionali di esegesi ebraica appaiono in tutta la letteratura rabbinica, che include la Mishnah, i due Talmud e la letteratura midrashica.

Gli esegeti ebraici hanno il titolo di meforshim (commentatori).

Un testo sacro non può far da guida di per sé stesso. Deve esser letto e tutto il leggere è interpretazione.Per questo e quanto segue si veda Norman Solomon, The Talmud, Penguin Books (2009), "Introduction", pp.xl-xliii. La Tōrāh gode di uno status privilegiato come "Parola del Signore" rivelata a Mosè sul Monte Sinai. Una legge si considera biblica solo se deriva da un verso dei cinque libri della Tora (il Pentateuco). Il festival di Purim, poiché si basa unicamente sul Libro di Ester, viene classificato come un'istituzione rabbinica, non biblica.È reputata mid‘rabbanan (istituita dai rabbini) e non mid‘Oraita (istituita dalla Torah scritta).

Tre presupposti governano l'interpretazione del testo biblico: Il testo è privo di errori e di incongruenze. Dio non commette errori! Contraddizioni apparenti possono esser risolte da una interpretazione corretta, sebbene non sempre si sappia quale sia. Il testo è privo di ridondanze. Alcune leggi vengono ripetute – per esempio, il Deuteronomio rivisita temi già esaminati in libri precedenti – ma la formulazione precisa rivela sempre un qualche nuovo aspetto. Il testo è integrale, contenendo tutto ciò che uno deve sapere (non necessariamente "tutto il sapere", sebbene ci siano stati rabbini che hanno affermato anche questo).Per esempio Elijah di Vilna (1720-1799): "Tutto ciò che fu, è e sarà nel tempo è incluso nella Torah... E non solo i principi generali ma anche i dettagli di ogni specie e di ogni individuo umano, qualunque cosa gli accada dal giorno della nascita fino alla sua fine, e tutte le sue trasmigrazioni, tutto in ogni particolare." (Comm. Sifra di-Tsni‘uta, Cap. 5.

Questi tre presupposti si applicano solo alla Torah. Il resto della Bibbia ebraica – Profeti e Agiografi – si reputa libero da errori ma non da ridondanze, non può creare halakhah ma solo chiarirla.

Il Bavli non tratta il testo della Mishnah o altre opere tannaitiche come "stabili e fisse" al pari della Bibbia ma come deposito di leggi che possono essere corrette se ce n'è bisogno; propone emendamenti per chiarire, per evitare inconsistenze o per stabilire la versione corretta della legge.Cfr. per es. Shabbat 66a, dove si propone di cambiare "lo zoppo può uscire con i suoi supporti ma Rabbi Jose lo proibisce" con "lo zoppo non può uscire con i suoi supporti, ma Rabbi Jose lo permette". Citato da N. Solomon, The talmud, ibidem. Gli Amoraim a volte dicevano di un testo della Mishnah, m'shabeshta hi (è sbagliato).Per es. Shabbat 121a; Pesaḥim 100a; Gittin 73a; Qiddushim 47b; Ḥullin 141b. Amoraim successivi generalmente assumono che i Tannaim non abbiano preservato dichiarazioni superflue, sebbene siano disposti ad ammettere che in qualche occasione "Rabbi incluse una Mishna superflua".Yevamot 50a. David Weiss Halivni nota che termini tecnici comuni, come hakhi qa‘amar ("questo è ciò che intende dire") o eima ("Potrei dire"), "oscillano tra emendamento e spiegazione" e descrive un procedimento per "estrarne l'interpretazione", che gli Amoraim usavano per limitare l'applicazione di una dichiarazione mishnaica ad un certo contesto o caso particolare.D.W. Halivni, Peshat & Derash:Plain and Applied Meaning in Rabbinic Exegesis, Oxford University Press (1991), pp.36, 37-39.

Regole di interpretazione

Nel terzo secolo e.v. gli studiosi elencavano le regole che pensavano esser state usate dai Tannaim per la loro interpretazione delle Scritture. Sette regole ermeneutiche furono attribuite a Hillel, tredici a Rabbi Ishmael e trentadue a Rabbi Jose il Galileo;Le regole di Hillel vengono elencate su Tosefta Sanhedrin (Sinedrio) 7:11; quelle di Ishmael e Jose sono baraitot indipendenti messe come introduzioni rispettivamente alla Sifra e Mishnat Rabbi Eliezer. coprono ragionevolezza, retorica e grammatica e hanno punti di somiglianza con il modo in cui gli Stoici interpretavano Omero e i romani interpretavano i testi legali. Si possono riassumere in quattro tipi fondamentali: Qal va-ḥomer: "Minore e maggiore", argomento a fortiori. È ragionevole concludere che se una data cosa è vera in un dato caso, sarà sicuramente vera nel caso in cui il rispettivo fattore è più forte.Esempi: Pesaḥim 66a, Yevamot 87b, Sanhedrin 73b. G‘zera shava: "Formulazione simile", nota anche come heqesh ("analogia"). Se una parola o frase si verifica in due passi separati, si può stabilire un'analogia per l'applicazione della legge in entrambi i casi.Esempi: Berakhot 31b; Sota 37b. L'uso di termini generici (k‘lal) e specifici (p‘rat) o inclusivi (ribbui) ed esclusivi (mi‘ut).Esempi:Pesaḥim 95a, Sukka 50b. Significato determinato dal contesto.Esempi: Rosh haShana 2b, Bava Metzi‘a 61a.

Oltre a questi quattro tipi di interpretazione ragionata, due espedienti artificiali venivano a volte usati e trattano le Scritture come codici da decifrare, piuttosto che testi da leggersi: Gematria, il valore numerico delle lettere di una parola (ebraica).Esempi: Sanhedrin 97b, Makkot 23b. Una grande varietà di anagrammi, abbreviazioni e sostituzioni di lettere appartengono a questa categoria. Im eino 'inyan. Se una parola è superflua nel suo contesto, viene trasposta altrove. Anche una lettera può esser trasposta da una parola all'altra.Esempio: Yoma 48a.

Midrash Il Midrash è un metodo omiletico di esegesi e una raccolta di insegnamenti omiletici o commentari del Tanakh (Bibbia ebraica), un'esegesi biblica del Pentateuco ed i suoi paragrafi relativi alla Legge o Tōrāh, che formano un ulteriore tema di analisi. Comprende l'Halakhah legale e rituale, un corpo complessivo di leggi ebraiche, e l'esegesi della Legge scritta; include inoltre l'Aggadah non legalistica, un compendio di omelie rabbiniche di parti del Pentateuco non connesse alla Legge.

L'interpretazione biblica da parte dei Tannaim e degli amoraim, che può essere meglio designata come una serie di interpretazioni accademiche del Midrash, fu un prodotto di crescita naturale e di grande libertà nel trattamento del testo biblico. Tuttavia si rivelò un ostacolo a sviluppi ulteriori quando, rivestita dell'autorità di una tradizione sacra originatasi dal Talmud e dal Midrash (collezioni modificate dopo il Talmud), divenne l'unica fonte di interpretazione della Bibbia tra le generazioni successive. La letteratura tradizionale contiene spiegazioni che sono in armonia con il testo ed il contesto. Riflette l'evidenza di un senso linguistico, di un giudizio e di una conoscenza delle peculiarità e difficoltà del testo biblico. Ma accanto a questi elementi di una esegesi biblica naturale e semplice, valida tutt'oggi, la letteratura tradizionale contiene una massa ancora più grande di esposizioni trascendenti il vero significato del testo.

Halakhah e Aggadah Nell'esegesi halakhica e anche in quella aggadica il commentatore cercava non tanto il significato originale del testo, quanto di trovare in qualche passo biblico la conferma di concetti e idee, regole di condotta e insegnamenti per cui desiderava avere un fondamento scritturale. Si aggiungeva a ciò, da un lato, la convinzione che le parole della Bibbia avessero molti significati e, dall'altro, l'importanza data anche alla porzione più piccola, alla minima peculiarità del testo. A causa di questa tendenza alle particolarità l'esegesi del Midrash si allontanò sempre di più da una interpretazione distorta e da quella più semplice o logica, anche se comunque presente l'aspetto razionale.

Midrash LEsegesi Midrash si svolgeva in gran parte col carattere dell'omiletica, esponendo la Bibbia non al fine di indagare sul suo significato reale e capire i documenti del passato - si cercava invece di trovarvi una morale religiosa, un'istruzione edificante ed un sostegno per i pensieri ed i sentimenti del presente. Il contrasto tra la spiegazione del senso letterale e il Midrash, che non seguiva le parole, fu riconosciuto dai saggi Tannaim e Amoraim, sebbene la loro idea del significato letterale di un testo biblico possa non essere accettata da standard più moderni. Il tanna Rabbi Ishmael, rifiutando una esposizione di Eliezer ben Hyrcanus, disse: "In verità, tu dici alla Scrittura: «Taci, mentre io spiego!»"Sifra su Lev. xiii. 49.

Tannaim L'esegesi tannaitica fa distinzione principalmente tra la deduzione effettiva di una tesi da un passo biblico, come mezzo per dimostrare un punto, e l'uso di un tale passaggio come mero espediente mnemonico – una distinzione che in seguito fu fatta, in forma diversa, anche dalle scuole babilonesi. Gli amoraim babilonesi furono i primi ad usare l'espressione "Peshat" ("semplice" o metodo del valore superficiale) per designare il senso primario in contrasto con "Drash", l'esegesi midrashica. Questi due termini furono in seguito destinati a diventare elementi importanti della storia dell'esegesi ebraica della Bibbia. In Babilonia fu formulato il principio importante che l'esegesi midrashica non poteva annullare il senso primario. Questo principio divenne in seguito la forma basilare di un'esegesi biblica sensata e coerente. Quanto poco fosse conosciuto o riconosciuto si può giudicare dall'ammissione di Rabbi Kahana, un amora babilonese del IV secolo, che, mentre a 18 anni aveva già imparato tutta la Mishnah, aveva però sentito parlare di tale principio solo molti anni più tardi. L'ammissione di Kahana è caratteristica dei secoli dopo la redazione finale del Talmud. Il significato primario non è più considerato ma diventa sempre più popolare l'interpretare il testo secondo il significato ad esso attribuito dalla letteratura tradizionale. La capacità e anche il desiderio di esaminare il testo in maniera originale cedette il posto all'autorità schiacciante del Midrash. Fu quindi provvidenziale che, proprio nel momento in cui il Midrash era di primaria importanza, lo studio approfondito del testo della Bibbia veniva perseguito, almeno in una direzione, con rara energia e perseveranza dai Masoreti che si dedicarono a preservare e trasmettere la pronuncia e la corretta lettura del testo. Con l'introduzione di punteggiatura (punti vocalici o niqqud e accenti) nel testo biblico, nel settimo secolo, i Masoreti fornirono quel margine di tutela che, secondo il detto di Rabbi Akiba, avrebbe protetto le parole della Bibbia sotto lo scudo del Testo masoretico. Il sistema di punteggiatura da un lato protesse la tradizione dal non essere dimenticata e, dall'altra, fu il precursore di una scienza biblica indipendente, che si sarebbe sviluppata in un secondo tempo.

Mikra