Il Casone del Partigiano è stato una base partigianaPer base partigiana si intende una casa, un capanno, un fienile o qualsiasi altro luogo in cui le persone ricercate dai tedeschi e dai fascisti potessero sostare o rifugiarsi. Inoltre poteva essere un nascondiglio per armi, munizioni e stampa clandestina., situata in località Castellina, nel territorio di San Pietro in Casale, nei pressi di Rubizzano e Cenacchio, nella città metropolitana di Bologna.

Oggi il Casone è un luogo storico dove si ricordano tutti i partigiani caduti per la liberazione di Bologna dal fascismo. Si trova nel Parco della Memoria Casone del Partigiano Alfonsino Saccenti e all'interno della più vasta area naturale dei Biotopi e Ripristini ambientali di Bentivoglio, S. Pietro in Casale, Malalbergo e Baricella, estesa su circa 10 ettari.

Descrizione Il Casone in origine era costituito da grossi pali di legno sul davanti, le pareti laterali erano coperte di canne, mentre il retro era costruito in mattoni perché vi si trovava il camino, così da evitare che l'edificio prendesse fuoco.

Storia Il Casone del Partigiano fu costruito tra il 1790 e il 1850, in una zona paludosa raggiungibile prevalentemente in barca, ma anche grazie a dei sentieri o ad una passerella che consentivano il collegamento con il territorio circostante. È stato utilizzato dai partigiani, come rifugio durante la rivolta contro i tedeschi e i fascisti. Nei giorni dell'insurrezione armata i partigiani ricevettero l'ordine di trasferirsi a Bologna, lottando per la liberazione della città. Il punto di raccolta dei partigiani, dopo il trasferimento a Bologna, fu la zona del Casone ed il «Ponte della morte». Durante i giorni 18, 19, 20 e 21 aprile 1945 al Casone si riunirono il comando della 2ª Brigata SAP "Paolo" e i rappresentanti della 4ª Brigata SAP "Venturoli". Il 21 aprile si ebbero i primi scontri con i tedeschi in ritirata, nella zona che dal Casone va verso San Pietro in Casale, fra Rubizzano e Gavaseto, e nella ferrovia tra Bologna e Padova. In questi combattimenti persero la vita molti partigiani.

Dal 1900 al 1950 una parte della valle è stata bonificata ed è stata trasformata in una risaia. Nel periodo della seconda guerra mondiale il Casone aveva già le caratteristiche di oggi: era circondato da una grossa fossa che poteva essere attraversata mediante una passerella. A seguito dei lavori di bonifica il Casone crollò. I partigiani della seconda brigata "Paolo" decisero di ricostruirlo come testimonianza per le generazioni future, affinché gli ideali della Resistenza restassero vivi e fossero salvaguardate la pace, la libertà e la giustizia sociale.

Il Casone e l'area circostante sono stati riqualificati negli anni novanta del Novecento. Il Parco della Memoria Casone del Partigiano dal 25 aprile 2013 è intitolato ad Alfonsino Saccenti.Per approfondire la figura di Alfonsino Saccenti cfr.

Nella notte tra il 24 e il 25 aprile 2002 un edificio annesso al Casone è stato incendiato a seguito di un raid vandalico di matrice fascista; nell'edificio ricostruito è stato allestito il Museo della Memoria grazie al sostegno dell'ANPI e di varie amministrazioni comunali.https://www.cittametropolitana.bo.it/sanitasociale/001/Il_Parco_della_Memoria_Casone_del_partigiano|editore=Città metropolitana di Bologna|accesso=2026-03-28}}

Dal 2024 è nel corso una campagna di scavi archeologici nell'area del Casone del Partigiano, a seguito del rinvenimento fortuito di un complesso produttivo rustico di epoca romana.https://sabapbo.cultura.gov.it/index.php/eventi/lo-scavo-archeologico-del-casone-del-partigiano-un-impianto-produttivo-romano-a-san-pietro-in-casale Area di riequilibrio ecologico

I territori intorno al Casone sono un'area di riequilibrio ecologico, grazie al progetto «Riequilibrio e qualificazione ambientale del lungo Navile» promosso dai comuni di Bentivoglio, Malalbergo e S. Pietro in Casale.Delibera del C.C. del 10 febbraio 1993, n.15 Sito di Importanza Comunitaria (SIC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS) con codice IT 4050024, cfr. Diverse caratteristiche del territorio intorno al Casone resero questo luogo un ottimo rifugio durante la Resistenza, in quanto si trattava di valli non facili da percorrere. L'area ha una superficie di 10 ettari, sul 73% dei quali sono state piantate circa 1500 latifoglie di 20 specie autoctone (ci sono: 300 alberi di 10 specie diverse, 300 arbusti di 9 specie, una siepe arbustiva su due file, con 540 piante di 12 tipologie diverse). La parte restante comprende una zona di sosta, una zona di ricreazione e una piccola zona umida. Verso l'autunno-inverno del 1994-95 ci sono stati degli interventi per il miglioramento del luogo, prevedendo la nascita spontanea della vegetazione e l'aumento di animali selvatici negli anni successivi.

Note

Bibliografia Remigio Barbieri, Il «Casone» partigiano nella valle, in L'Unità, 29 luglio 1977. A.N.P.I. sezione di San Pietro in Casale, La Resistenza a San Pietro in Casale, 1979. Fulvio Simoni, San Pietro in Casale un secolo di storia, Comune di S. Pietro in Casale, Siaca Arti Grafiche, 1990. Maria Gervasio, Galliera ricordi della Resistenza, ANPI di Galliera, 1995. Comune di S. Pietro in Casale, A.N.P.I., Cippi e luoghi della memoria, Tipografia Altedo, 2004.

Voci correlate Biotopi e Ripristini ambientali di Bentivoglio, S. Pietro in Casale, Malalbergo e Baricella Resistenza italiana

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