Rosso forlivese, o anche rosa forlivese, è un'espressione dal valore storico-artistico, o anche architettonico, per indicare una particolare gradazione di colore dei materiali laterizi. Si tratta di un colore rosso rosato o, se si preferisca, rosa rossiccio, quasi simile all'incarnato, che caratterizza i prodotti dell'area forlivese.

Ambito geografico

A proposito della particolare colorazione dei prodotti laterizi forlivesi, Marina Foschi ha notato come si possa definire "una fascia di cesura fra la tradizione luminosa e levigata marchigiana e quella ferrigna e chiaroscurata emiliana"Marina Foschi, Per ornar facciate, in: Colloqui forlivesi - Comune di Forlì et alii, Città ancor di mattoni. Idee per un museo, Forlì 1986, p. 45..

Ambito storico

Il risultato dei materiali e delle tecniche impiegate a Forlì è un tipico "effetto cromatico, color cotto chiaro, intenso e pur così trasparente, qual è anche nei resti archeologici del luogo e che sarà ereditato dalla città ottocentesca"Orlando Piraccioni, Mattoni ricchi, mattoni poveri, in op. cit., p. 39.. Tale gradazione di colore caratterizza, infatti, tutti gli edifici storici della città, costruiti con largo impiego del laterizio.

Peraltro, l'antichità e l'intensità del legame tra Forlì e la produzione di manufatti argillosi sono ulteriormente testimoniate dal fatto che, nei secoli, il nome Forlì è stato sostituito anche da quello di Figline, la cui etimologia richiama i luoghi di lavorazione dell'argilla.

Confronto con lavori recenti

Qualora, quindi, come è accaduto in alcuni lavori recenti, i materiali usati in Forlì siano di provenienza diversa, sono immediatatamente distinguibili anche ad un occhio non esperto. Un caso emblematico è presente nel Cimitero Monumentale di Forlì. Qui, nel 1933 avvenne l'isolamento strutturale del Pantheon a seguito dell'ampliamento del cimitero. In questo caso, ben si vede la differenza cromatica tra i laterizi precedenti, dal tipico color rosso forlivese, e quelli posti in opera nell'occasione: si nota, cioè, "la brusca variazione di colore, verso il rosso cupo, nei padiglioni terminali delle arcate, ricostruiti dopo l'isolamento del Pantheon, nel 1933"Comune di Forlì e Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna, L'altra città. Il cimitero monumentale di Forlì. Ipotesi per una ricerca, Forlì 1985, p. 50..

Le argille

Nella zona di Forlì, i sedimenti alluvionali del Pleistocene e dell'Olocene, che "raggiungono una potenza media di oltre 300 metri", sono costituiti "da una serie prevalentemente argillo-limosa con intercalazioni ghiaiose e talvolta sabbiose"Cf. Alberto Antoniazzi, Fornaci e cave d'argilla, in Op. cit., p. 23..

Note

Voci correlate Storia di Forlì

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