Considerato il più celebre e rappresentativo dei registi afroamericani, oltre che uno dei maggiori cineasti americani degli ultimi quarant'anni, nei suoi film affronta temi politici e sociali, quali il razzismo, le relazioni interrazziali, la violenza e le droghe.

La sua casa di produzione cinematografica si chiama 40 Acres & a Mule Filmworks.Il nome deriva dalla promessa di risarcimento fatta agli schiavi africani alla fine dello schiavismo, vale a dire 40 acri di terra e un mulo, promessa che non fu mantenuta. Lee ha diretto anche una serie di spot pubblicitari per la Nike, con protagonista l'amico Michael Jordan. In questi spot Lee recitò la parte di Mars Blackmon, personaggio già interpretato nel suo esordio alla regia Lola Darling. Ha inoltre diretto molti videoclip, per cantanti quali Michael Jackson, Tracy Chapman, Stevie Wonder, Prince, Eros Ramazzotti e per gruppi quali i Public Enemy.

Ha ricevuto 6 candidature agli Oscar per il documentario 4 Little Girls, per la sceneggiatura di Fa' la cosa giusta e nelle vesti di produttore, regista e sceneggiatore per BlacKkKlansman, vincendone uno per l’ultima categoria. Nel 2003 ha ricevuto il Premio César alla carriera. Nel 2005 ha pubblicato la sua autobiografia, intitolata Questa è la mia storia e non ne cambio una virgola. Sulla Hollywood Walk of Fame è presente una stella con il suo nome. Nei titoli di testa dei suoi film appare sempre la scritta A Spike Lee Joint.

Il 14 novembre 2015 è stato insignito del premio Oscar alla carriera per il contributo che ha dato al mondo dello spettacolo durante la sua carriera. Alla cerimonia degli Oscar 2019 ha ricevuto il Premio Oscar alla migliore sceneggiatura non originale per BlacKkKlansmen.

Biografia L'infanzia e gli studi Spike Lee è nato ad Atlanta, in Georgia, il 20 marzo 1957. Il padre, Bill Lee, era un musicista jazz, responsabile delle musiche di molti suoi film. La madre, Jacquelyn Carroll Shelton, era un'insegnante. Spike Lee ha tre fratelli (Cinqué, anch'egli attore e regista, Chris e David) e una sorella (Joie), attrice e regista. Anche il cugino Malcolm è un regista.

Il nomignolo Spike (magro, ribelle) gli fu dato dalla madre, a causa del carattere ribelle del futuro regista e della sua corporatura esile ma resistente. La famiglia Lee si spostò prima a Chicago, quindi a New York, nel quartiere di Brooklyn, quando egli era molto giovane. Durante la sua infanzia, Spike Lee sognava di diventare un giocatore di baseball, ma il suo scarso talento e il fisico esile lo costrinsero a cambiare idea. Nei weekend, la madre lo portava spesso a vedere spettacoli teatrali e musical.

Per quanto riguarda gli studi, Spike Lee odiava la matematica e la scienza, mentre la letteratura inglese era la sua materia preferita. Il libro che ebbe più influenza su di lui fu lAutobiografia di Malcolm X, letto al primo anno delle superiori. Nel 1975, Spike Lee lasciò la famiglia per frequentare il prestigioso Morehouse College di Atlanta, frequentato in maggioranza da afroamericani. Il Morehouse era uno dei più importanti college, per quanto riguarda lo studio della cultura e della storia afroamericana. In passato esso fu frequentato anche da Martin Luther King e lì si conobbero i genitori di Spike Lee. In quel periodo Lee iniziò ad acconciarsi i capelli in stile "afro", allora in voga tra la popolazione nera.

Lee iniziò a scrivere per il giornale studentesco durante il college, The Maroon Tuger e incontrò Monty Ross, in seguito suo produttore di fiducia e suo miglior amico. Grazie a un loro amico, Ross e Lee scrissero e girarono un cortometraggio di venti minuti, Black College: The Talented Tenth. Ross interpretò il ruolo del protagonista. Lee non rimase molto soddisfatto del lavoro, e nella sua autobiografia si augura che l'unica copia esistente della pellicola sia andata perduta. Subito dopo il cortometraggio, Lee scrisse una sceneggiatura, intitolata The Homecoming. Dovrà aspettare più di dieci anni per realizzarla, con il titolo Aule turbolente. Nel 1976 morì la madre, Jacquelyn, per un cancro al fegato. Da quel momento la nonna materna, Zimmie Shelton, divenne il punto di riferimento per i fratelli Lee.

I primi cortometraggi Nel settembre 1977, Lee scelse come indirizzo di laurea le Comunicazioni di massa, vale a dire cinema, radio, televisione e stampa. Si iscrisse quindi al Clark College, dove montò il cortometraggio Last Hustle in Brooklyn, girato quell'estate, che dura quaranta minuti e mostra le conseguenze di un black out avvenuto a New York. Lee filmò in Super 8 gli assalti ai negozi e i ballerini di strada che ballavano lhustle, uno stile di ballo che andava di moda allora. Nel corto recitarono il fratello Chris e il padre Bill. Il corto non è stato mai proiettato in occasione delle retrospettive dedicate al regista, poiché Lee non ha mai chiesto l'autorizzazione per usare le musiche inserite nella colonna sonora.

Nel 1978 Lee girò un corto di fantascienza, in , intitolato She Wore Black Shoes, che narra di una ragazza dalle gambe bellissime, che indossa calze nere e porta una borsetta piena di fango. Chiunque tocca quella borsa muore all'istante. Lee è ancora adesso imbarazzato, al ricordo di quella storia, e pare abbia distrutto ogni copia esistente. Sempre nello stesso anno, Lee diresse la classica cerimonia di fine anno del Morehouse College. «È stato così che ho imparato come si dirige un gran numero di persone», asserì il regista.

Nel 1979 seguì in qualità di apprendista uno stage a Hollywood, alla Columbia Pictures, che lo convinse definitivamente a diventare regista. Nello stesso anno Bill Lee aveva iniziato a frequentare una donna bianca ebrea, che diventerà la sua seconda moglie. Ciò fece infuriare il regista, che riteneva sbagliato che il padre avesse iniziato una nuova relazione a così breve distanza dalla morte della madre.

Terminato il college, Lee si iscrisse alla New York University. L'università era frequentata anche da Ernest Dickerson, oltre a Lee unico studente afroamericano, che diventerà il suo direttore della fotografia preferito, fino a che non passerà lui stesso alla regia.

Nel 1980 Lee diresse il corto The Answer, una critica fortemente negativa di Nascita di una nazione, di David Wark Griffith, considerato uno dei capisaldi del cinema statunitense, a causa dei suoi contenuti razzisti. «Niente in contrario se si insegna la grande tecnica cinematografica inventata da Griffith, ma non bisogna dimenticare che quel film è stato usato per il reclutamento nel Ku Klux Klan, ed è da considerarsi direttamente responsabile del linciaggio e della castrazione di migliaia di afroamericani», sostenne Lee. The Answer dura venti minuti e narra di un regista afroamericano che riceve un budget di dollari per girare un remake del film di Griffith. Il corto creò molte polemiche dentro l'università.

Nel 1981 Lee diresse il corto Sarah, storia di una famiglia riunita in occasione del giorno del ringraziamento, dedicato alla nonna, che fu anche produttrice. Sarah fu la prima collaborazione tra Lee e Dickerson, che diresse la fotografia. In questo corto apparve per la prima volta il logo della 40 Acres & a Mule Filmworks, società ancora non registrata che diventerà la casa di produzione del regista.

Alla New York University, Spike Lee ebbe l'occasione di vedere molti film europei e orientali: quelli che lo colpirono di più furono Rashomon, diretto da Akira Kurosawa nel 1950, e Fino all'ultimo respiro, diretto da Jean-Luc Godard nel 1959. Ma il regista che ha ispirato di più Spike Lee fu Jim Jarmusch, conosciuto all'università. «L'evento più decisivo nella mia carriera universitaria è stato il successo di Stranger than Paradise, di Jim Jarmusch. All'improvviso mi resi conto che realizzare un film era davvero possibile», affermò il regista.

Gli anni ottanta (1986-1990) Joe's Bed-Stuy Barbershop: We Cut Heads Nel 1982, al terzo anno della New York University, Spike Lee diresse il suo primo lungometraggio: Joe's Bed-Stuy Barbershop: We Cut Heads fu la sua tesi di laurea. Il film narra di una sala da barba utilizzata come copertura per le scommesse clandestine. Il film fu realizzato con 10.000 dollari e fu prodotto dalla nonna Zimmie. Spike Lee recitò nel film con lo pseudonimo Stuart Smith.

Quando il film venne presentato la stampa etichettò Lee come «giovane autore newyorkese d'origine afroamericana». Il film riscosse un gran successo di pubblico e ottenne ottime recensioni. Nel 1983 il film vinse lo Student Academy Award dell'Academy Motion Pictures Arts and Sciences Student, come miglior film realizzato da uno studente di cinema, e fu il primo film diretto da uno studente di cinema a essere selezionato per la prestigiosa manifestazione New Directors/New Films del MoMA. In Europa il lungometraggio fu presentato al Festival internazionale del film di Locarno, dove vinse il premio come miglior film.

The Messenger Dopo il gran successo riscosso da Joe's Bed-Stuy Barbershop: We Cut Heads, che gli valse anche la nomina quale "uomo dell'anno" dal Village Voice, Lee si mise al lavoro per realizzare il suo vero film d'esordio.

Nel 1984 riscrisse quindi la sceneggiatura di The Messenger, già abbozzata ai tempi dell'università. La storia era molto autobiografica. Narrava infatti di un fattorino afroamericano di New York che si ritrovava la vita sconvolta dalla morte della madre e dal successivo matrimonio del padre con una donna bianca. Dopo tante peripezie, il fattorino riusciva a vendicarsi della matrigna, sbattendola fuori di casa a calci.

Spike Lee scelse come attori Giancarlo Esposito e Laurence Fishburne, mentre Dickerson non poteva prendere parte al progetto poiché aveva avuto un bambino. Lee diede inizio alle prove, ma non riuscì a ottenere le agevolazioni dai sindacati. Il budget del film era di 20.000 $, forniti dalla nonna Zimmie, ma per andare avanti con le riprese Lee aveva bisogno di altri soldi, che però non arrivarono mai. Il film venne così annullato. «Niente mi aveva preparato a un fallimento del genere. In quel momento pensai che la mia carriera fosse finita», disse il regista.

Lola Darling Dopo il fallimento di The Messenger Lee si convinse che per andare avanti bisognava prodursi i film da soli, così il 6 dicembre 1984 fondò la 40 Acres & A Mule Filmworks, con l'obiettivo di entrare nel mercato cinematografico che conta, dirigendo film che narrassero storie di neri per i neri.

Nel 1986, Lee produsse e diresse così Lola Darling, che si può considerare il suo vero esordio in un lungometraggio. Il film è una commedia sofisticata con scene sexy, e racconta di una ragazza afroamericana indipendente che si divide fra tre amanti. Il film fu girato in dodici giorni, in bianco e nero, con un budget di , dei quali provenienti dalla nonna Zimmie. Del film Lee, oltre che regista, fu anche attore, produttore e montatore. Un film con una protagonista afroamericana a quei tempi era una novità quasi assoluta, dato che era stato preceduto solo da Il colore viola, diretto da Steven Spielberg e interpretato da Whoopi Goldberg. Lola Darling non ottenne un gran successo di critica negli Stati Uniti, ma il New York Times definì Spike Lee il «Woody Allen nero». Il regista portò il film al Festival di Cannes, e ottenne il Prix de la Jeunesse. Inoltre il film ottenne anche il premio della critica di Los Angeles e altri due premi. Il film fu distribuito negli USA vietato ai minori di 14 anni e incassò in totale . Il personaggio interpretato da Spike Lee, Mars Blackmon, divenne una vera e propria icona tra gli afroamericani.

Aule turbolente Dopo il successo di Lola Darling Lee ricevette molte proposte e diresse nel 1986, per la Warner Bros., un videoclip per l'album Tutu di Miles Davis. Il regista partecipò anche al Saturday Night Live, dove ripropose il personaggio di Mars Blackmon, da lui interpretato in Lola Darling, e girò una serie di spot pubblicitari per la Nike, con protagonisti Michael Jordan e lo stesso regista, nei panni di Mars Blackmon.