La chiesa di san Bernardino degli Osservanti è un luogo di culto cattolico di Crema. È nota anche come san Bernardino degli Zoccolanti, auditorium Bruno Manenti o, più raramente, san Bernardino in Città per distinguerla da quella dell'omonimo quartiere.

Origini Le origini vanno fatte risalire alla solenne predicazione che Bernardino degli Albizzeschi, meglio noto come Bernardino da Siena, compì a Crema nell'autunno dell'anno 1421.. L'orazione colpì molto l'opinione pubblica tanto da essere citata dagli storici locali Pietro Terni e Alemanio Fino. Lo stesso Bernardino da Siena nella predica XII del Campo di Siena (1427) cita Crema quale esempio di riappacificazione: il capostipite della signoria dei Benzoni, il guelfo Venturino aveva cacciato da Crema i ghibellini. Il successore Giorgio, offrendosi come vassallo a Filippo Maria Visconti continuò a perseguitare la parte avversa ma nella notte dell'intervento di Bernardino le due fazioni si riappacificarono. Una tregua, ad ogni modo, breve: nel 1423 alla caduta di Giorgio Benzoni le lotte ripresero..

Durante il suo passaggio a Crema Bernardino da Siena ebbe modo anche di fondare il convento di Santa Maria de Supravalle a Pianengo, dipendente della Provincia degli Osservanti di Brescia.. La Provincia istituì, quattro anni dopo la canonizzazione, una filiazione individuando l'area in una zona al di là del fiume Serio presso Crema. Questo convento non durò a lungo: fu demolito nel 1514 affinché non vi si asserragliasse nel 1514 Prospero Colonna, uno dei comandanti della coalizione tra ducato di Milano, impero spagnolo e confederazione elvetica che cinse d'assedio per molti mesi la città. Renzo da Ceri, che difese Crema per la repubblica di Venezia, aveva ordinato di abbattere alberi e abitazioni attorno alle mura, ma il suo provvedimento inizialmente risparmiò chiese e conventi.

L'anno successivo la Provincia degli Osservanti chiese di poter istituire un nuovo convento all'interno delle mura di Crema: la richiesta fu concessa, forse anche quale sorta di compensazione per la struttura perduta fuori città.. Agli Osservanti venne ceduta un'area a nord della piazza Maggiore e nel 1518 iniziò la costruzione del complesso. I fedeli contribuirono generosamente: monastero e chiesa furono realizzati in soli 16 anni..

Vicende storiche Il monastero

Ad un primo chiostro realizzato a ridosso della chiesa ne fu aggiunto successivamente uno di maggiori dimensioni così come si rileva in un affresco datato 1610 e conservato in un chiostro del convento di San Giuseppe a Brescia, lungo il quale sono raffigurati tutti i conventi della Provincia degli Osservanti. Successivamente ne fu realizzato un terzo tra le vie oggi denominate via Cesare Battisti e via Giovanni Bottesini.

Non sono segnalati eventi significativi fino al 1810, l'anno delle soppressioni napoleoniche.. Il convento passò al demanio e la chiesa venne dichiarata sussidiaria della cattedrale. L'ex monastero fu acquistato da Giambattista Pisani che poi lo rivendette ad un gruppo di nobili che avevano l'intenzione di fondare un educandato femminile. Furono presi contatti con suor Maria Crocifissa Di Rosa, la religiosa fondatrice delle Ancelle della Carità e l'istituzione poté essere avviata. L'educandato fu soppresso nel 1972, l'anno in cui furono fondate una scuola dell'infanzia ed una scuola primaria paritarie, gestite dallo stesso ordine religioso fino all'anno 2000, quando le strutture scolastiche furono cedute alla Fondazione "Carlo Manziana"., successivamente mese in vendita nel 2023.

La chiesa La struttura generale della chiesa è sostanzialmente la medesima, così come progettata nel XVI secolo. Nei due secoli successivi si provvide, in particolar modo, alla decorazione interna e l'allestimento degli altari.

Nel 1580 fu collocato un organo Antegnati in fondo all'abside, poi parzialmente rifatto dai Serassi, quindi da Pacifico Inzoli nel 1884..

Nel 1802 la Chiesa subì consistenti guasti a seguito del terremoto di Soncino: il danno più rilevante fu la caduta di parte dell'intonaco dell'arco trionfale.

Nel 1809 fu smantellata la cuspide del campanile per permettere l'installazione di un telegrafo ottico, poi smontato nel 1814..

A metà del secolo risultavano evidenti problemi di staticità per la presenza di fessurazioni, fenditure e crepe, tali da rendere necessario un intervento. Tra il 1868 e il 1869 gli ingegneri Carlo Donati de' Conti prima e Luigi Re poi condussero importanti restauri, cui seguì il rifacimento del pavimento e la ridecorazione interna ad opera di Luigi Manini..

Nel 1887 fu installato sull'altare maggiore un tronetto marmoreo proveniente dalla Chiesa della Santissima Trinità. Altri lavori di restauro seguirono nel 1910 e tre anni dopo vi venne collocata sulla controfacciata la cassa lignea dell'organo proveniente dalla cattedrale.

Altri restauri furono compiuti negli anni 1994-1996.

La chiesa è tuttora consacrata e vi si celebrano le funzioni religiose nei periodi in cui la cattedrale è chiusa per restauri. Per la sua dimensione è adibita anche ad auditorium dedicato al filantropo Bruno Manenti permettendo così l'allestimento di manifestazioni culturali, in particolar modo concerti di musica classica e religiosa. La cerimonia dell'inaugurazione a questa nuova funzione fu allestita il 13 marzo 1996 al termine di un complesso restauro conservativo.

Caratteristiche La chiesa è visibile solo per due lati. La facciata è ampia ma pressoché priva di decorazioni; sottili lesene la dividono in cinque parti: in quella centrale trova posto il portale sopravanzato da un semplice arco; le parti laterali presentano aperture monofore poste su differenti livelli. Nella parte alta una semplice trabeazione è interrotta da una finestra circolare sopra la quale è posta una sorta di timpano che copre solo le tre parti laterali; il raccordo con le parti più esterne della facciata avviene tramite volute. La facciata è totalmente intonacata e imbiancata.

Il fianco meridionale è intonacato, diviso da lesene sulle quali si appoggiano i contrafforti in mattone a vista che sostengono le pareti dell'aula più alta della copertura delle cappelle laterali.

Anche il campanile è in mattone a vista, con sottili lesene angolari e cornicioni aggettanti che lo dividono in tre corpi. L'ultimo contiene la cella campanaria con aperture a bifora e sormontata da una cornice a dentelli. Vi sono installate cinque campane, delle quali due opera del cremasco Andrea Crespi e risalenti al 1804, le altre tre furono ripristinate nel 2008, realizzate da Emanuele Allanconi di Bolzone, in sostituzione di quelle mancanti requisite durante il secondo conflitto mondiale. Le tonalità sono: Do4, Fa4 (le due campane Crespi), Sib3, Re4, Mib4 (le tre campane Allanconi).

L'interno La chiesa è a navata unica di forma rettangolare e di dimensioni generose considerata la popolazione di Crema nel Cinquecento, ma giustificabile dall'elevato concorso di popolo che attiravano le predicazioni francescane; di fatto la chiesa di San Bernardino degli Osservanti è la seconda per dimensione dopo la cattedrale nella diocesi di Crema. La pianta è rettangolare con sei cappelle laterali per lato. Il presbiterio è stretto e profondo ed affiancato a sua volta da una cappella per lato.

Le cappelle hanno una volta a vela ed arco esterno a tutto sesto, divise l'una dall'altra da lesene aggettanti che terminano con capitelli corinzi. Le lesene sostengono una cornice superiore molto elaborata con greche e fogliame, sulla quale si innesca la volta a botte che presenta sei lunette per lato con tre finestre per dar luce all'aula..

La decorazione è opera di Luigi Manini, agli esordi della sua carriera di pittore e scenografo: disegnò finti costoloni a crociera, rosoni, candelabri, ombreggiature.

Parete sinistra

Cappella di san Bonaventura. Divenne patronato della famiglia Vimercati nel corso del XVII secolo, la quale commissionò a Tomaso Pombioli la pala d'altare raffigurante la Madonna col Bambino, san Bonaventura e san Francesco. È una composizione "a rombo": al vertice superiore sulle nuvole e circondata da angeli è posta la Madonna col Bambino, circondata da un alone di luce. Al vertice inferiore è posto un angioletto che mostra un libro con scritto il messaggio missionario francescano. Ai lati i due santi: a sinistra san Bonaventura che indossa un saio ed un piviale ed è dotato delle insegne pastorali; a destra san Francesco, nella semplicità di un saio. La pala è affiancata da capitelli in stucco che sorreggono un timpano spezzato con festigio e stemma Vimercati e la scritta DIVO BONAVENTURAE SACRUM. L'altare è in marmo grigio, rosso e nero del Belgio . Sopra il tabernacolo una nicchia conserva il capo di san Fermo. Si fa risalire l'apparato decorativo del resto della cappella alla bottega di Luigi Manini..

Cappella di san Diego di Siviglia. Con atto del 1593 il patronato della cappella fu assegnato alla famiglia Griffoni di Sant'Angelo che commissionarono la pala d'altare a Aurelio Gatti: essa raffigura San Diego e due santi Francescani che adorano la Madonna. Ha una composizione particolare, come se fosse divisa in diagonale: nel triangolo superiore destro la Madonna, in aurea di luce e posta sopra una nuvola col bambino, è attorniata da una folla di angioletti e due volti di santi francescani non identificati. In basso a destra ve ne sono altri tre isolati che tengono uno spartito, metafora del canto delle lodi a Dio. Il triangolo inferiore sinistro è molto più cupo e all'interno si evidenzia san Diego con lo sguardo estatico rivolto verso la Madonna; indossa un semplice saio e ha in mano una croce. L'altare è in marmi policromi con intarsiato il volto di san Diego. Alle pareti due quadri di Tomaso Pombioli: l'Annunciazione e la Madonna con i simboli delle sacre scritture. La decorazione della cappella è firmata da Fruttuoso Spagnoli e datata 1759..

La cappella di san Giuseppe. Ha subito varie intitolazioni: dapprima era dedicata alla Vergine, quindi sotto il patronato della famiglia de Marchi fu dedicata a sant'Eligio; dal 1868 è intitolata a san Giuseppe. Ha un altare in marmi policromi sopra il quale si eleva il dossale con la statua ottocentesca del santo di autore ignoto. Alle pareti laterali sono appese due tele: la prima è una Natività di Giovanni Brunelli, commissionata dalla Congregazione di san Giuseppe come indicato in una dedica. Pure del Brunelli è la seconda tela raffigurante Sant'Eligio che distribuisce elemosine ai poveri. La decorazione della cappella è ottocentesca..

La cappella della Madonna. Dedicata inizialmente a san Giovanni Battista, quindi a san Marco sotto il patronato della fraglia dei tessitori, fu intitolata alla Madonna nel 1799, l'anno in cui fu collocato un nuovo altare in marmo rosso di Verona, sopra la quale è posta la statua raffigurante la Donna dell'Apocalisse, probabile opera di Giacomo Bertesi. La decorazione è prevalentemente secentesca e realizzata da Carlo Antonio Barbelli (figlio del più noto Gian Giacomo) il quale era anche abile plastificatore. Rappresenta la celebrazione della vita e del martirio di san Marco, grazie a, telette e riquadri; di questi ultimi alcuni furono modificati nell'Ottocento rappresentando alcuni titoli della Madonna. Le tele rappresentano: San Marco predica e guarisce gli infermi, San Marco colpito mentre celebra la messa, San Marco detta il Vangelo a san Pietro, San Marco trascinato dai carnefici..