Ingegnere di professione, svolse la sua attività scrivendo al tempo stesso per la rivista Solaria. Dalla nativa Milano si trasferì a Roma dove collaborò a lungo con la Rai in programmi culturali.

Pur partendo da una posizione fortemente antinovecentista, ancora molto legata agli stilemi del romanzo manzoniano, Gadda è diventato una delle figure più importanti del modernismo italiano; ha segnato la narrativa del Novecento in quanto maestro del pastiche - una vocazione riconosciuta dall'amico Gianfranco Contini -, attraverso un impasto personalissimo di linguaggi diversi (dialetti, termini gergali e tecnici, neologismi) e un incessante stravolgimento delle strutture tradizionali del romanzo. Recentemente, è stato riconosciuto a livello europeo come uno degli scrittori più originali di tutti i tempi anche per la satira della realtà contemporanea e per l'umorismo con cui stempera la pietà e la derisione per l'uomo moderno.

D'altro canto, ricostruire la sua opera si è rivelato un problema difficile e spinoso, soprattutto per la grande quantità di opere lasciate incompiute (come nel caso del Racconto italiano di ignoto del Novecento) o che hanno avuto una lunghissima gestazione (come La cognizione del dolore, iniziato negli anni '30, ma pubblicato solo nel 1963); questa peculiarità risulta ancora più sorprendente considerando che Gadda adoperò spesso, per le sue opere, il genere giallo e noir. A questa categoria appartiene anche il suo romanzo più celebre, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, in cui l'autore utilizzando il genere giallo, in una fusione straordinaria di italiano, molisano e romanesco, descrive un ambiente affollato e concentrato di avvenimenti, cose, suoni, odori, un garbuglio che riflette la situazione oscura e feroce degli anni del fascismo in cui è ambientata.La Nuova Enciclopedia della letteratura, Garzanti Editore, Milano, 1985.

Biografia I primi anni e gli studi Primogenito dei tre figli delle seconde nozze di Francesco Ippolito Gadda (1838-1909), rimasto vedovo quasi trent'anni prima e risposatosi nel 1893 con l'ungherese Adele Lehr (1861-1936), Carlo Emilio Gadda nacque a Milano il 14 novembre 1893. Il padre, industriale tessile, e la madre, insegnante di lettere e poi direttrice in alcune scuole lombarde, assicurarono alla famiglia notevoli agi, non immuni da alcuni vezzi esteriori della borghesia lombarda, come l'oneroso acquisto di una villa a Longone, in Brianza, contro la quale si indirizzarono subito l'odio e il sarcasmo di Gadda, che in essa vide l'origine di tutte le disgrazie familiari.

Infatti le spese sostenute in questa circostanza, nonché alcuni azzardati investimenti paterni nell'allevamento dei bachi da seta, uniti alla concorrenza dell'industria tessile giapponese e, da ultimo, alla morte stessa del padre, che avvenne nel 1909, segnarono il passaggio, traumatico per il giovane, a una difficile condizione economica, a cui solo il lavoro e i sacrifici materni riuscirono a far fronte. Ciononostante manterrà nei confronti della madre un sentimento ambivalente, caratterizzato da affetto ma anche da ostilità.

Crebbe in un ambiente ancora fortemente segnato da un'ideologia di stampo risorgimentale e patriottica, che favorì la sua adesione a ideali nazionalisti, e il giovane Carlo Emilio si formò nel segno della cultura illuministica lombarda: suoi maestri furono Parini, Beccaria, ma soprattutto Manzoni che segnò le idee letterarie della prima fase dell'opera gaddiana. Conseguita la maturità al Liceo classico "Giuseppe Parini" (1912), contro la propria volontà e in obbedienza alle aspirazioni materne Gadda si iscrisse, come il fratello Enrico, al corso di laurea in Ingegneria elettrotecnica presso il Regio Istituto Tecnico Superiore di Milano (il futuro Politecnico): la rinuncia alle proprie inclinazioni letterarie fu la nota costante e dolente del ritratto che il Gadda maturo diede di sé.

Volontario nella prima guerra mondiale Da convinto interventista qual era, nel maggio 1915 scese in piazza inneggiando all'entrata dell'Italia nel conflitto contro l'Austria-Ungheria nella prima guerra mondiale. Partì volontario arruolandosi nel Regio esercito, dove fu inquadrato come sottotenente della seconda sezione dell’89º reparto mitragliatrici del 5º reggimento alpini, venendo dislocato nelle zone arretrate del fronte sull'Adamello e sulle alture vicentine. Dopo la disfatta di Caporetto, l'ufficiale Gadda venne fatto prigioniero ai piedi del monte Krasji, nei pressi di Ternova d'Isonzo, nell'ottobre 1917; deportato a Celle, presso Hannover (Germania), nella baracca 15c (soprannominata la "baracca dei poeti") strinse amicizia con Bonaventura Tecchi, Camillo Corsanego e Ugo Betti. L'esperienza vissuta con questi intellettuali viene raccontata nel capitolo "Compagni di prigionia", de Il castello di Udine.

Tra il 24 agosto 1915 e il 31 dicembre 1919 Gadda tenne un minuzioso diario, in parte (quella del 1917) andato perduto. Col titolo Giornale di guerra e di prigionia, fu parzialmente pubblicato solamente nel 1955 e, con alcune aggiunte, nel 1965. Solo dopo la sua morte sarà pubblicata anche la parte relativa a Caporetto e alla prigionia, fino al ritrovamento di altri sei taccuini inediti, comprati a un'asta di Finarte dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma nel 2019, restaurati e finalmente pubblicati nella nuova edizione critica del 2023 (Adelphi). È una denuncia forte e amara dell'incompetenza con cui era stata condotta la guerra e del degrado fisico e morale della vita dei prigionieri di guerra. L'opera gaddiana riporta in differenti occasioni alcuni dei temi che diventeranno il fondamento delle maggiori: il disordine oggettivo del reale, l'affetto dell'autore nei confronti del fratello, l'orrore della guerra, il disprezzo delle gerarchie.

Il rientro in Italia, a Milano, alla fine del gennaio 1919, è funestato dalla notizia della morte in un incidente di guerra, il 23 aprile 1918, dell'amato fratello Enrico, aviatore, "la parte migliore e più cara di me stesso", come annota nel Giornale. Questo renderà ancora più difficili i rapporti con la madre, e segnerà Carlo Emilio, tanto nella sua misoginia, tanto nella sua aperta misantropia negli ultimi anni.

Ingegnere e collaboratore a Solaria Tornato a Milano, il 14 luglio 1920 conseguì la laurea in Ingegneria elettrotecnica, discutendo la tesi Turbine ad azione Pelton con due introduttori. Come ingegnere lavorò in Sardegna, in Lombardia, in Belgio e in Argentina, presso la Compañía General de Fósforos, fondata dagli industriali italiani Dellachà e Lavaggi. Vista la sua formazione, non sorprende né il terrore nei confronti del "pericolo socialista" durante il Biennio Rosso, né l'adesione al Partito Nazionale Fascista, cui si iscrisse nel 1921. Dopo l'instaurazione del regime, tuttavia, i suoi rapporti con il fascismo furono molto ambivalenti, come si constata dalla collaborazione con il quotidiano Solaria, fondato dall'antifascista Alberto Carocci, contemporaneamente a quella con L'Ambrosiano, quotidiano vicino al regime; lo stesso Mussolini fu oggetto, negli scritti di Gadda tanto di aperto supporto quanto di sottili critiche e ironie, fino ad arrivare ai violentissimi attacchi che, già negli anni '30, Gadda rivolge al regime nell'incompiuto La cognizione del dolore e poi, nel dopoguerra, in Eros e Priapo.

Fu docente di matematica e fisica al Liceo Parini di Milano, nel quale aveva studiato, fra il 1924 e il 1925. Giuseppe Grieco, La mia vita, i miei amici, Gente, XXIII, 20, 14 maggio 1969, pp. 64-67.. Nel 1924 decise di iscriversi al corso di laurea in filosofia e di dedicarsi alla passione a lungo rimandata: la letteratura e le arti umanistiche. Superò tutti gli esami previsti dall'ordinamento didattico e concordò la tesi col professor Piero Martinetti. La dissertazione di laurea riguardava i Nouveaux Essais sur l'entendement humain di Leibniz, ma per oscuri motivi Gadda non terminò mai la sua stesura e rinunciò così a laurearsi in filosofia. Nel 1926 iniziò la sua collaborazione alla rivista fiorentina Solaria, esordendo nel 1927 sulle pagine di critica con il saggio dal titolo Apologia manzoniana.

I primi scritti Negli anni venti iniziò a scrivere ampi abbozzi di romanzi e trattati, come Racconto italiano di ignoto del Novecento, nel 1924-25, contenente molte informazioni sulle caratteristiche che deve avere il romanzo moderno in rapporto alla tradizione (specie quella manzoniana). Nel 1928-29 abbozzò un trattato filosofico, la Meditazione milanese (di cui stese una prima versione e iniziò, senza concluderla, una seconda versione), che trattava di una gnoseologia e nel quale si manifestava il suo interesse per Leibniz, ma anche per Kant e per Spinoza. Nello stesso anno si dedicò al romanzo La meccanica, che tuttavia, rimasto incompiuto, vedrà la luce solamente nel 1970.

Nel 1931 iniziò la sua collaborazione al quotidiano milanese L'Ambrosiano e pubblicò presso le Edizioni di Solaria una raccolta di racconti e prose varie, intitolata La Madonna dei filosofi. Con Il castello di Udine, sua seconda raccolta di racconti, che verrà pubblicata tre anni dopo, lo scrittore otterrà il premio Bagutta.

Nel 1936 morì la madre, con la quale Gadda intratteneva un rapporto conflittuale. Fu anche per la morte di Adele Lehr e in relazione alla scelta di vendere la casa paterna in Brianza, in cui la madre aveva vissuto, che lo scrittore cominciò a stendere i primi abbozzi del romanzo La cognizione del dolore, pubblicato successivamente tra il 1938 e il 1941 sulla rivista Letteratura.

L'abbandono della professione e l'attività letteraria Nel 1940 lo scrittore, abbandonata ormai definitivamente la professione di ingegnere, si trasferì a Firenze, dove visse fino al 1950. Nel 1944 pubblicò L'Adalgisa, una raccolta di racconti di ambiente milanese, un quadro storico-satirico della borghesia milanese nel primo trentennio del Novecento, affiancato da note che danno un rimando saggistico all'opera: al suo interno, "raccontando i Perego, i Maldifassi, i Lattuada, i Corbetta, i Rusconi, i Ghiringhelli, e in primo luogo le loro donne", queste erano descritte come "le vere custodi e interpreti dei sentimenti e delle istituzioni della tribù".Pietro Citati, La più sublime delle invettive, CORRIERE DELLA SERA, 9 gennaio 2017, che prosegue: "Ora, in Eros e Priapo le donne ritornano. Vanno in tram, (...) Sono avide di moine, di vesti, di ninnoli, di pipoli, di pelli e pelliccette di volpe o di ratto-muschiato, che cingono il loro collo fino ad agosto. Disprezzano in sommo grado il timido, il pavido, il pensoso, il delicato, l'inchiostrato, il letterato, l'occhialuto, l'incerto. Ora sono tutte innamorate di Mussolini, che aveva fatto credere loro di «essere il solo genitale disponibile sulla piazza, e comunque il più eretto, il più valido, il più grosso, il più rosso». (...) Eros e Priapo sta sotto il segno di un'immagine, che in quegli anni Gadda amava e ripeteva: quella delle streghe intorno al calderone nel Macbeth".

Il lavoro in Rai e la produzione letteraria matura Nel 1950 Gadda si trasferì a Roma dove lavorò presso la Rai per i servizi di cultura del Terzo programma fino al 1955. Sarà di questi anni la produzione letteraria più matura dello scrittore che lo imporrà come una delle grandi personalità letterarie del Novecento. Nel 1952 pubblicò Il primo libro delle favole e nel 1953 Novelle del ducato in fiamme, un'ironica rappresentazione dell'ultimo periodo del fascismo, con il quale ottenne nel 1953 il premio Viareggio.

Nel 1957 venne pubblicato Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, uno sperimentale romanzo giallo ambientato nei primi anni del fascismo, che era già apparso in una prima versione nel 1946-47 sulla rivista Letteratura. Da quest'opera nel 1959 fu tratto il film Un maledetto imbroglio del regista Pietro Germi.