Intellettuale dai molteplici interessi, divenne famoso in Europa soprattutto per i suoi viaggi in Oriente.
Vita Mariti nasce a Firenze il 4 novembre 1736, da Marcantonio di Luigi, cancelliere dei Capitani di Orsanmichele, e da Alessandra Moriano. La madre, rimasta precocemente vedova, si risposò con un mercante di Volterra, tale Calvani, che si occupò del giovane Mariti con grande benevolenza.
Dopo aver compiuto i primi studi letterari a Firenze, Mariti si trasferì con la famiglia a Livorno, dove seguì con vivissimo interesse studi di scienze naturali e imparò l'inglese e il francese.
Nel 1760 partì, sotto consiglio del patrigno, per l'Oriente; dopo essere passato per Cipro, si recò a San Giovanni d'Acri in Palestina, dove soggiornò per circa due anni come procuratore del negoziante inglese Wasson. In seguito tornò a Cipro e si stabilì nella città di Larnica (odierna Larnaca) al seguito del console inglese T. Turner, che allora rivestiva anche la carica di viceconsole del Granducato di Toscana. Mariti godette di gran favore presso il console Turner e questo gli permise poi di sostituire, come cancelliere del consolato, il livornese Antonio Mondaini. Durante l'incarico diplomatico da lui rivestito, Mariti iniziò la sua opera più celebre, tradotta poi in più lingue, intitolata Viaggi per l'isola di Cipro, per la Soria, e per la Palestina.
Tornato in patria nel 1768, rivestì la carica di coadiutore del tribunale di Sanità di Firenze per i meriti acquisiti presso il granduca Pietro Leopoldo con le sue relazioni sulla peste scoppiata a Cipro nel 1760.
Nel 1776 si sposò con Teresa Bonatti, che gli diede quattro figli.
Nel 1782 venne nominato tenente del Lazzaretto di S. Jacopo a Livorno e nel 1784 ne divenne capitano. Rientrato a Firenze, a partire dal 1790 rivestì incarichi amministrativi, prima presso l'Archivio delle Reali Possessioni e successivamente presso l'Archivio della Camera delle Comunità, presso cui prestava ancora servizio alla sua morte.
Nel 1791, morta la prima moglie, si risposò con Anna Gargani, dalla quale si separò dopo aver avuta una figlia morta prematuramente.
Morì a Firenze il 13 settembre 1806 per apoplessia.
Visione della storia
Mariti fu amante del sapere umanistico e in particolare di ricerche storiche, che intraprese con rigore critico di stampo illuministico, seguendo e proponendo un metodo d'indagine scientifico, fondato su un saldo impianto documentario e sulla verifica “in loco” di fonti letterarie, reperti e monumenti. Questo metodo mirava a sfrondare la trattazione dall'elemento mitologico - leggendario che caratterizzava la narrazione storica tradizionale e a permettere una più attenta valutazione anche del ruolo politico svolto dalle religioni, secondo la lezione degli Idéologues francesi.
Mariti, sia come storico sia come pubblicista, si assume nei confronti del lettore un impegno di verità, cercando di istradarlo verso una lettura più razionale della storia e esortandolo a guardare con occhio disincantato alla realtà delle strumentalizzazioni della credulità popolare da parte delle gerarchie ecclesiastiche.
Mariti indagava gli avvenimenti storici non solo dal punto di vista dei grandi eventi, ma anche dal punto di vista strutturale, ovvero prendendo in esame anche i processi economici e le dinamiche socio-culturali.
Riguardo poi agli eventi politici in corso nel Levante alla sua epoca, Mariti condanna con decisione, secondo stereotipi diffusi in Occidente durante la crisi dell'impero ottomano, il malgoverno turco, corrotto e crudele, ostile a ogni forma di cultura, adagiato nel suo fatalistico immobilismo, scosso da sanguinose rivolte.
Le sue osservazioni sulla convivenza in Oriente di popoli dai diversi usi e dalle diverse religioni riecheggiano i principi illuministici del relativismo culturale e della tolleranza religiosa.Treccani, Dizionario biografico degli italiani, voce Mariti Vol. 70, 2007, di Renato Pasta
Contatti con la Massoneria
Mariti operò in ambienti strettamente legati alla Massoneria europea.
Il granduca Pietro Leopoldo, che lo chiamò a rivestire diverse cariche amministrative, era un simpatizzante della Massoneria, come altri appartenenti alla casata imperiale degli Asburgo-Lorena. E un influente massone era il catanese principe di Biscari, con cui Mariti strinse rapporti d'amicizia e collaborazione.
L'ideologia massonica ebbe in Italia il suo primo centro di diffusione proprio a Firenze, nella prima metà del Settecento, a opera del medico Antonio Cocchi, tramite circoli culturali che svolgevano le loro attività anche all'interno delle accademie, di cui Mariti divenne socio onorario.
I contatti di Mariti con gli ambienti massonici ebbero un peso rilevante nella formazione della sua ideologia e influirono sulla sua visione della cultura, dell'estetica e anche delle religioni tradizionali.
Il figlio di Mariti, Francesco, nato nel 1784, fu affiliato alla Massoneria napoleonica nel 1810.
La carriera accademica
Mariti fu un funzionario degli Asburgo-Lorena, che, se pur d'estrazione borghese, grazie ai suoi viaggi e alla sua discreta conoscenza del turco e dell'arabo, ebbe la possibilità di divenire, nel corso degli anni, membro onorario o socio corrispondente di alcune accademie fiorentine (come l'accademia degli Apatisti e quella dei Georgofili), all'ombra delle quali in gioventù aveva iniziato la propria formazione antiquaria e scientifica.
Le accademie fiorentine, già a partire dalla morte di Gian Gastone de' Medici, avevano rinnovato e rivivificato gli interessi antiquari sotto l'impulso dell'aristocrazia dominante, che, promuovendo gli studi delle antichità del territorio toscano, mirava a celebrare l'ascendenza etrusca dello stato mediceo per salvaguardarne l'autonomia dall'ingerenza delle potenze straniere.
L'interesse privilegiato che gli accademici fiorentini riservarono in quegli anni all'antiquaria, fu alla origine della nascita dell'Etruscheria, fenomeno culturale che divenne nel tempo una vera e propria moda, a cui Mariti rimase di fatto estraneo, ma che favorì e caratterizzò quegli scambi tra la Toscana e il resto d'Italia che trovarono proprio in Mariti uno tra i più attivi fautori e protagonisti, e ne promossero la carriera accademica.
Mariti infatti coltivò rapporti amicali e scambi epistolari con diversi cultori d'antiquaria e collezionisti di antichità italiani, come il cardinale Stefano Borgia e come Ignazio Paternò Castello, principe di Biscari e con molti accademici di diverse città, divenendo membro di accademie come quelle dei Palladi e dei Pastori Etnei di Catania, dei Sollevati a Montecchio, dei Rozzi a Siena, e infine della Società Botanica e dell'accademia Etrusca, entrambe di Cortona.
La nuova scienza antiquaria
Mariti operò come studioso di antichità in un'epoca in cui la scienza antiquaria, superando la prospettiva retorico-letteraria o erudita dei secoli precedenti, stava recuperando non soltanto una connotazione più propriamente storiografica, ma anche l'interesse per gli studi scientifici; e questo proprio grazie al confronto e al dibattito internazionale che le accademie alimentarono mediante un'intensa attività di scambio di dati e di informazioni, favorita in particolare da rapporti epistolari che legavano gli antiquari fiorentini come Mariti, a eruditi e antiquari di altri paesi, ma anche a economi, agronomi, botanici, medici, insomma in genere anche a scienziati.G. Salmeri, "Del Biscari, del Sestini e dell'antiquaria italiana del Settecento", in Il museo del principe di Biscari, Catania, 2001, pp. 11 e ss.
A Mariti si deve la formazione del nucleo più antico di antichità cipriote giunto in Italia. Si tratta di una piccola raccolta di monete di cui Mariti entra in possesso tramite il console britannico a Larnaca T. Turner, e di cui egli in prima persona menziona l'occasione del ritrovamento sia nei Viaggi che nella Dissertazione istorico-critica (cfr. sotto). Le monete vengono donate da Mariti all'Accademia Etrusca di Cortona ed una fra queste è ancora presente nel medagliere storico del Museo della città toscana.
A Favorire i rapporti di Mariti col mondo scientifico dell'epoca furono tuttavia anche i contatti che egli ebbe, tramite Giovanni Fabbroni e A. Zuccagni, con il Reale Museo di fisica e storia naturale di Firenze (inaugurato nel 1775), che agevolarono i suoi rapporti amicali e epistolari con molti scienziati italiani, ma anche stranieri, come il botanico svedese Carl Peter Thunberg.
L'attività pubblicistica
Gli scritti di Mariti, in linea con le politiche riformatrici di Pietro Leopoldo, che miravano a migliorare le condizioni della popolazione del Granducato anche dal punto di vista dell'istruzione e della cultura, hanno un chiaro significato pubblicistico-editoriale. Appaiono, infatti, contrassegnate da un palese sforzo divulgativo sia le opere a carattere storico–antiquario, (che denotano la volontà dell'autore di portare a conoscenza di un pubblico quanto più vasto possibile, manoscritti antichi o rare edizioni a stampa ecc.), sia quelli a carattere scientifico, che, oltre ai risultati delle ricerche personali, tramandano anche resoconti di altri autori, con lo scopo di trasmettere a un pubblico non necessariamente colto, nozioni scientifiche utili a ottimizzare professioni e mestieri.
Come cronista dal Levante, Mariti cercò di far conoscere gli eventi mediterranei con un gusto romanzesco, che, rendendo gradevoli notizie per i più ostiche o noiose, denota di essere finalizzato in primo luogo a attrarre un numero di lettori quanto più vasto possibile. Si trattava di un espediente narrativo tipico delle più innovative opere europee che trattavano dell'Oriente in quegli anni, e che Mariti, in contatto con scrittori di numerosi paesi, adottò, dando in questo modo un notevole contributo alla sprovincializzazione del giornalismo settecentesco toscano.
Mariti espletava le sue attività pubblicistico-editoriali, operando all'interno di circuiti culturali, che all'epoca ruotavano attorno a periodici fiorentini come le Novelle Letterarie, dirette in quegli anni dall'agronomo Marco Lastri e dall'antiquario Giuseppe Pelli Bencivenni, con i quali Mariti intrattenne strettissimi rapporti d'amicizia oltre che di collaborazione.
Opere storiche
Mediante i suoi scritti sul Levante, Mariti fece conoscere all'Europa in modo più veritiero e dettagliato non solo la storia antica dei territori dominati dai Turchi, ma anche gli eventi lì ancora in corso nella sua epoca.
Le prime notizie storiche furono redatte nei Viaggi, ma in seguito Mariti ebbe cura di trattare i vari argomenti che avevano suscitato in lui un interesse particolare, in opere a carattere monografico.
Ne sortirono così diverse opere a stampa, compilate e pubblicate nel corso degli anni:
Viaggi per l'isola di Cipro e per la Soria e Palestina fatti dall'anno 1760 al 1768
È un'opera corografica, redatta in nove volumi e pubblicata tra il 1769 e il 1776 (il primo volume a Lucca, a Firenze i restanti, tranne uno, rimasto inedito).
È questa l'opera in cui si ritrovano le prime osservazioni storiche di Mariti sui territori del Levante da lui visitati e allora ancora conosciuti e esplorati in modo insufficiente.
La vasta eco che l'opera ebbe in Occidente e che rese celebre Mariti sia in Italia sia in Europa, era dovuta principalmente alla sua leggibilità ovvero alla gradevolezza e scorrevolezza del suo stile.
Ma la sua fortuna fu anche determinata dal fatto che all'epoca erano proprio i governi europei, nelle loro politiche espansionistiche, a commissionare, o comunque a promuovere opere di questo genere. Opere cioè, da un lato, atte a fornire notizie precise e dettagliate sulla topografia dei luoghi, ma anche sugli usi, i costumi e i culti dei popoli che li abitavano e naturalmente sui governi e le istituzioni lì in vigore; e dall'altro, atte a elaborare un'apologia delle mire imperialistiche dell'Europa sull'impero turco, ormai in disgregazione.