La Contea di Geraci è stato uno dei maggiori feudi del Regno di Sicilia, la cui consistenza territoriale, valenza politico-economica, importanza strategica e forma amministrativa fu parificata a quella di un giustizierato provinciale. Secondo la tradizione, questo feudo fu fondato con il titolo di contea dopo la battaglia di Cerami del 1063 da Ruggero I, ma la documentazione superstite non permette di anticipare l'esistenza di una contea di Geraci prima dell'anno 1159, all'epoca del conte Ruggero I da Craon.Il conte Ruggero, interviene il 20 gennaio 1159 a una definizione dei confini delle terre di Pollina e Plinga, fra i vescovi di Cefalù e Patti. Tuttavia, nel documento il conte è definito conte d'Ischia, anche se fu conosciuto come conte di Geraci, in strette relazioni con l'eletto di Cefalù, nelle cronache dello pseudo Ugo Falcando (forse Guglielmo di Blois), : "Rogerius autem Giracii comes, ubi vidit denuo conspirationem multum ex improviso virium collegisse, rebellandi desiderium quod hactenus dissimulan[s occultaverat apertis cepit in]diciis profiteri, castellaque sua muniens, Cephaludium adiit et cum eiusdem civitatis episcopo colloquium habens, persuasit ei ut iuraret nunquam opem suam adversus cancellarium Messanensibus defuturam, adiecitque ut ab universis civibus suis idem iusiurandum acciperet.". Vedi I documenti inediti dell'epoca normanna in Sicilia, p. 83; Hugo Falcandus, Liber de Regno Siciliae, p. 155. La contea di Geraci fu elevata a marchesato nel 1436.
Storia
Geraci Siculo originariamente si presentava arroccata a dominare il territorio: in assetto topografico e orografico strategico per il controllo delle vie che dalla costa tirrenica raggiungevano l'entroterra dell'isola.
Con la conquista normanna (1062-1064) fu fondato il borgo di Geraci che mantenne un importante ruolo strategico-militare, divenendo un caposaldo della nuova feudalità della futura Contea di Sicilia. Da Ruggero d'Altavilla, secondo un'incerta tradizione (risalente almeno al XVI secolo),Cancila, Alchimie finanziarie, p. 93-94. la contea fu data in feudo al nipote Serlone II o Riccardo Serlone II d'Altavilla, a seguito della battaglia di Cerami. Secondo il Malaterra, Serlone II fu titolare di metà dell'intera contea di Sicilia insieme al compagno d'armi Arisgot du Pucheuil.
Dopo la morte di Serlone II un quarto del feudo fu assegnato alla sua vedova, che in seguito si risposò con un cavaliere normanno, il quale si ribellò al re. Non è tuttavia chiaro nelle fonti, come il cronista Goffredo Malaterra, se tra i possessi del ribelle fosse compresa Geraci o piuttosto Gerace di Calabria.Tramontana, Serlone: dalla cronaca alla storia, al mito, p. 13-25. La giurisdizione di Serlone tuttavia si estendeva anche in Sicilia, e, secondo il Malaterra, il suo quartier generale - nel corso delle operazioni di conquista dell'isola - fu costituito nei Nebrodi e nelle fortezze di Petralia Sottana e Cerami.In un documento del 1081, il gran conte Ruggero I d'Altavilla enumera i beni donati all'abbazia della Santissima Trinità di Mileto, e tra questi: "Serlo vero meus nepos dedit in Serrato septem villanos, et in Surrito ecclesiam cum vinea [...] Et in Geracio dedi Abbatiam Sancti Nicomedi et Serlo supradictus aliam abbatiam dedit et ecclesiolas quae ad hanc pertinent abbatiam, videlicet ecclesiam Sanctorum Antonii, Leonis, Mercurii et omnia que habebat ibidem in die qua Geracium habuit". La cugina di Ruggero, Audorena/Aldoina, probabilmente la vedova di Serlone - chiamata Eliusa nella tradizione - donò poi, sempre a Gerace calabro, la grangia di Santa Croce e Tutti i Santi, con le annesse chiese di San Nicodemo de Patera e di Santa Croce. Dunque Serlone d'Altavilla fu sicuramente signore di Gerace calabro, ma ciò non può escludere che pur Geraci Siculo rientrasse nella quarta parte della contea di Sicilia di sua spettanza. Infatti la medesima abbazia calabrese, negli stessi anni, fu beneficiaria della signoria del castello di Mistretta, della città di Termini e altri beni in Cefalù, Caltavuturo e Gratteri, ossia nelle terre nebrodensi della futura contea di Geraci Siculo. Per questi documenti vedi Bisogni de' Gatti, p. 95, 100, 103, 107; Menager, p. 66-72. Su 'Aldruda' da Bojano moglie di Serlone vedi la voce Altavilla.
La contea di Geraci in epoca normanno-sveva
A metà del XIII secolo la contessa Isabella di Geraci, di origine normanna, appartenente alla casa reale di Federico II, sposa Enrico II di Ventimiglia figlio di Filippo I Ventimiglia, conte del Maro in Liguria. L'inserimento dei Ventimiglia nella famiglia reale fa assumere a questi vassalli un ruolo di primissimo piano, di stampo proto-signorile, in tutte le vicende culturali, politiche e militari della Sicilia, già nel XIII secolo, mantenendo intatto il prestigio signorile sino al XIX secolo.Cancila, Alchimie finanziarie, p. 69-136. Il casato della duecentesca Isabella contessa di Geraci L'origine e il casato di Isabella, secondo la quasi totalità degli studiosi, deriverebbero dal gran siniscalco Aldoino di Candida, che avrebbe sposato Guerrera da Craon, contessa di Geraci documentata nel 1195.Il Tabulario Belmonte, p. X-XII, anche per le informazioni immediatamente successive. Tuttavia, tale matrimonio – per quanto plausibile - appare speculativo, non suffragato da documentazione. Il conte Aldoino d'Ischia, presunto discendente di Aldoino di Candida, nel suo testamento del 1234 - redatto a Foggia presso la corte di Federico II di Svevia - si dichiara signore dei castelli di Candida e Lapio, nell'antica provincia campana del Principato, beni questi che concede in dote alla sorella, sposa di Giordano Filangeri.I da Craon, all'inizio del XII secolo possedevano Ipsigro, Mistretta e forse già Geraci: sicuramente, quest'ultimo castello, alla fine del secolo era in possesso della contessa Guerrera, figlia di Ruggero e nipote di Guglielmo da Craon. Ruggero è forse identificabile con il Ruggero conte d'Ischia, presente a Collesano nel 1159, insieme a vassalli di Sperlinga, Montemaggiore, Tusa, lo stratego delle Petralie e Collesano, ovvero con la prima corte feudale attestata nell'Isola, che prefigura l'insediamento nel territorio feudale dominato dai Ventimiglia nella seconda metà del Duecento: Cancila, Castelbuono medievale, p. 22-23. La genealogia, nell'ipotesi più accettata negli studi accademici, è la seguente:
Drogo d'Altavilla (Hauteville), conte di Puglia (+ 1051); sposa Gaitelgrima di Salerno Riccardo d'Altavilla "Il Siniscalco", conte di Massafra, Castellaneta e Mottola Rocca d'Altavilla signora di Mottola e del castello di Ullano, sposa Roberto da Carreaux Eloisa da Carreaux e d'Altavilla, sposa Ruggero da Barneville Rocca da Barneville, sposa Guglielmo da Craon Ruggero I da Craon, conte d'Ischia e signore di Geraci Guerrera da Craon, contessa di Geraci, sposa Aldoino signore di Candida e Lapio Ruggero II, conte d'Ischia e Geraci (+ ante 1222), sposa Isabella di Parisio Aldoino, conte di Ischia e Geraci (+ ante 1240), sposa la sorella di Andrea Cicala Isabella, contessa di Geraci, sposa Enrico II di Ventimiglia
Aldoino conte d'Ischia e signore di Geraci risulta figlio di Ruggero II conte d'Ischia, già defunto nel 1222Scandone, p. 43-44: Isabella di Parisio, vedova del conte Ruggero II d'Ischia e madre di Aldoino, intenta causa ai cavalieri templari di Messina per il possesso di una vigna, intorno all'anno 1222. e della contessa Isabella di Parisio, come si deduce pur dall'atto di fondazione della chiesa della Santissima Trinità di Geraci nel 1228.Bresc-Bautier, p. 631-647, 637-638, 640. Altro documento riguardante Aldoino conte d'Ischia, ignorato dagli storiografi che si occuparono della contea di Geraci, è una missiva a lui indirizzata dall'imperatore Federico II, del 1229, in cui si richiede l'invio di alcune navi all'assedio della ribelle città di Gaeta: Die Aktenstücke zum Frieden von S. Germano, p. 111-113. Aldoino "Dei et imperiali gracia comes Yscle Maioris" scrive a sua volta a "ballivis iudicibus et fidelibus suis" affinché inviino delle saettie ben armate contro i Napoletani che impegnavano l'esercito imperiale. Il nome abbreviato Ald. nel ms. è scritto erroneamente Asb., ma altri coevi documenti identificano il conte d'Ischia e Geraci con Aldoino: Il Tabulario Belmonte, p. X-XI. Altri cinque documenti attestano la presenza di Aldoino di Geraci tra i maggiori proceres al seguito della corte imperiale, tra il marzo 1232 e il settembre 1234, in Ravenna, Venezia, Melfi, Apricena e Montefiascone: Historia diplomatica Friderici Secundi, 4, 1, pp. 304, 314, 374, 407, 487.. Tuttavia la contessa Guerrera è l'unica titolare di Geraci e delle Petralie negli anni 1195-1196, non risultando dalla documentazione autentica ancor sposata, né vedova con prole. Il presunto nipote abiatico di Guerrera, Aldoino conte di Geraci, nel testamento del 1234 ha già due figlie e un figlio illegittimo, quindi è un uomo maturo, difficilmente riconducibile al padre Ruggero se quest'ultimo nacque dopo il 1196, avremmo cioè, secondo questa teoria, padre e figlio, Ruggero e Aldoino, pressoché contemporanei.
L'ipotesi alternativa L'ipotesi sopra descritta non tiene conto del fatto che Candida e Lapio, signorie dell'Aldoino conte di Geraci, già defunto nel 1240, non erano più in possesso dei discendenti, o pretesi discendenti, di Aldoino di Candida, il gran siniscalco del XII secolo presunto marito della contessa Guerrera.Nel 1186: Candida est feudum II. militum, Lapigia et Arcanellum feudum II. militum...hoc tenet Guidus et Rogerius frater eius qui emerunt illud a Curia… Rogerius emit Candidam, et non emerunt nisi solum quod Alduynus de Candida tenebat in Demanio:
Dal Catalogus baronum d'epoca normanna, le baronie di Candida e Lapio risultano infatti ritornate al demanio, dopo essere state in possesso nel XII secolo di Aldoino di Candida. Successivamente furono concesse alla famiglia dei Capece, vassalla per Candida e Lapio dei conti d'Altavilla di Gesualdo. Inoltre, risulta documentato il matrimonio di Elia d'Altavilla di Gesualdo (già defunto nel maggio 1206) con tale Guerrera, che potrebbe identificarsi con l'omonima contessa di Geraci citata nel 1195.Drell, p. 215. In questo caso Ruggero II d'Ischia e Geraci, ribelle intorno al 1209-1211 al re Federico II di Svevia, come risulta in una missiva all'abate di Montecassino del gennaio 1210"Quando quella moltitudine di persone, che ho fatto imprigionare, venne ad assistere alle mie nozze [agosto 1209] vedendo la potente milizia della regina mia diletta consorte indebolita dalle morti e delle malattie, prese a congiurare contro di noi, con a capo il conte Paolo e il conte Ruggero di Geraci".Kantorowicz, p. 256., potrebbe corrispondere allo stesso figliastro di Guerrera, quindi al figlio del conte Elia d'Altavilla. Infatti, pure questi si chiamò Ruggero, fu nominato conte dall'imperatore Enrico VI, si ribellò anch'egli e fu esiliato, nel 1212, pare in Provenza (e a Ventimiglia?).Prignano, f. 18 r.; Cuozzo, Catalogus baronum, p. 94, 195, 199, 508-509 Anche la figura di Ruggero II di Geraci, come accennato, corrisponde a quella di un uomo adulto quando nel 1209 si ribella a Federico II - insieme all'amico Paolo di Cicala, conte di Collesano - figura difficilmente inseribile nella storia di Geraci prima del 1195-1196, quando l'unica titolare è Guerrera da Craon. La figlia di Ruggero II, Margherita, sposerà Andrea di Cicala, figlio di Paolo e signore di Collesano e Polizzi, nominato dal cognato Aldoino, nel testamento del 1234, tutore delle figlie e amministratore della contea di Geraci. Contestualmente all'amministrazione dei beni di Geraci, Andrea di Cicala assurse - negli anni 1242/1243-1246 - alla massima carica imperiale di Capitaneus generalis et magister iustitiarius su tutto il Regno di Sicilia, detenendo quindi su Geraci anche la piena e totale giurisdizione.Hubert Houben, Andrea Cicala, in Enciclopedia Federiciana, Roma: Treccani, 2005, Andrea Cicala in “Federiciana” – Treccani