Biografia Nato in provincia di Pisa nel 1830, studiò presso il collegio di San Sebastiano a Livorno e si laureò in giurisprudenza all'Università di Pisa. Esercitò la professione di avvocato a Livorno, contemporaneamente dedicandosi alla poesia, soprattutto alla improvvisazione di ottave e sonetti insieme agli amici.
Nel 1856 pubblicò Fiori e spine. Nuovi canti, una raccolta di versi di gusto pratesco, che non venne apprezzata dal circolo degli Amici pedanti per la mancanza di classicità, e profondamente criticata da Giuseppe Torquato Gargani, il quale appoggiato da Ottaviano Targioni Tozzetti e Giosuè Carducci, scrisse una Diceria a condanna di quei versi intitolata Di Braccio Bracci e di altri poeti nostri odiernissimi. Il letterato Enrico Nencioni si schierò dalla parte di Bracci scrivendo su Lo Spettatore dei versi intitolati Al ManzoniG.Chiarini, Memorie della vita di Giosue Carducci (1835-1907) raccolte da un amico, Firenze, Barbera, 1920, pp.63 e ss..
Bracci collaborò ad alcuni quotidiani come i livornesi Euterpe e Il Popolano, da lui fondato e diretto per pochi anni. Fu anche autore di opere teatrali, perlopiù tragedie cariche di pathos e di passioni, che però apparendo sempre monotone e incapaci di suscitare emozioni reali, portarono i detrattori a soprannominarlo il bastardo del Niccolini.
Morì l'8 dicembre 1904 a Livorno all'età di 74 anni.
Opere Poesie (1848) Poesie varie (1850) In morte di Giuseppe Giusti (1850) Memorie e dolori. Nuovi canti (1851) Placidia. Dramma tragico in 5 atti in versi (1853) Le rose selvagge. Nuovi versi (1855) Pier Luigi Farnese. Dramma tragico in 5 atti in versi (1855) Fiori e spine. Nuovi canti (1856) Struensée. Dramma tragico in 5 atti in versi (1857) Isabella Orsini. Tragedia in 4 atti in versi (1868), con dedica a Gioacchino Napoleone Pepoli Poesie (1905)
Note
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