Le Brigate Mazzini furono uno dei cinque principali gruppi politici partigiani che parteciparono alla lotta di liberazione nazionale, e furono principalmente legate al Partito Repubblicano Italiano ma, in taluni casi, anche al PCI, al movimento cattolico e a Giustizia e Libertà.

Storia La genesi

Con l'instaurazione della dittatura fascista, il 1º gennaio 1927, il Partito Repubblicano, per proseguire la propria attività politica, comunicò l'avvenuto trasferimento all'estero e, precisamente, a ParigiSanti Fedele, I Repubblicani in esilio nella lotta contro il fascismo (1926-1940), Firenze, Le Monnier, 1989, pag. 9.. All'indomani dell'ottavo congresso in esilio (Parigi, 1938), fu eletto segretario politico Randolfo Pacciardi, affiancato collegialmente da Cipriano Facchinetti. L'occupazione tedesca della Francia (1940), tuttavia, costrinse i repubblicani in esilio in Francia ad emigrare nuovamente. Dopo una rocambolesca fuga, Pacciardi riuscì a raggiungere gli Stati UnitiRandolfo Pacciardi, Cuore da battaglia: Pacciardi racconta a Loteta, Roma, 1990.; Facchinetti, invece, fu arrestato a Marsiglia dalla polizia tedesca e, successivamente, incarcerato a Regina Coeli. Sostanzialmente, quindi, l'organizzazione del partito si dissolse temporaneamente.

Nel frattempo, il gruppo degli oppositori democratici al fascismo sentì l'esigenza di costituire in Italia un nuovo soggetto politico. Il 4 giugno 1942, nella casa romana di Federico Comandini, si costituì clandestinamente il Partito d'Azione riprendendo il nome del movimento politico risorgimentale fondato nel 1853 da Mazzini.

Molti repubblicani, pertanto, aderirono al nuovo partito, nella convinzione – in alcuni casi – che fosse la naturale continuazione del vecchio PRI, sia pure con diverso nome e ferma restando la pregiudiziale repubblicanaMassimo Scioscioli, I Repubblicani a Roma (1943-1944), Archivio Trimestrale, Roma, 1983, pag. XIII.. Tra essi: Oronzo Reale, Giulio Andrea Belloni, lo stesso Comandini e l'economista Ugo La Malfa che, nel 1925-26, aveva fatto parte dell'Unione democratica nazionale di Giovanni Amendola. Anche Giovanni Conti, cioè l'esponente più importante del PRI rimasto in Italia, avrebbe ammesso, alcuni anni dopo, di non essersi opposto alla partecipazione dei repubblicani al nuovo movimento e di averla, addirittura, apertamente consigliata.

Subito dopo la caduta del fascismo, tuttavia, Conti, anche a nome di Cipriano Facchinetti, appena scarcerato da Regina Coeli, Oliviero Zuccarini e Cino Macrelli, proclamò a Roma la ricostituzione del Partito Repubblicano Italiano e riprese le pubblicazioni de La Voce Repubblicana. A Conti, l'uomo dell'intransigenza repubblicana, è genericamente attribuita dagli storici la responsabilità della mancata partecipazione del PRI al Comitato di Liberazione Nazionale, dopo l'8 settembre 1943, per l'imprescindibile pregiudiziale ad ogni forma di rapporto con i Savoia, oltre che per l'avversione all'istituto monarchico in séAlessandro Spinelli, I repubblicani nel secondo dopoguerra (1943-1953), Longo, Ravenna, 1998, pagg. 3-13.. Ciò comportò l'isolamento del PRI dagli altri partiti del CLN (DC, PCI, PSIUP, PLI, Democrazia del Lavoro e lo stesso Partito d'Azione) e un disorientamento, quanto meno iniziale, dei militanti repubblicani nelle varie formazioni partigiane e di quelle che si andavano costituendo con il nome di Brigate Mazzini, facenti riferimento al partito stesso.

Nonostante l'atteggiamento intransigente di Conti, infatti, non mancarono, in periferia e nella stessa Roma e nel Lazio, i rapporti tra i repubblicani e i Comitati di liberazione locali, per non compromettere l'unità della lotta al nazifascismoAlessandro Spinelli, op. cit., pag. 15..

Infine, a rendere ancor più i complicati e difficoltosi rapporti interni dei repubblicani, il 9-10 ottobre dello stesso anno, a Portsmouth, si tenne un nuovo Congresso del Partito Repubblicano in esilio e, il 5 dicembre, a Milano, un Congresso clandestino dell'Alta Italia, senza che venisse individuata una precisa linea d'azione.

Forze in campo e zone operative Premesso quanto sopra, non è ancora facile stimare il numero totale delle Brigate Mazzini operanti nella Resistenza che facevano riferimento al Partito Repubblicano; è appurato, infatti, che un buon numero di formazioni con lo stesso nome, pur formate da repubblicani, dipendevano da altri partiti (PCI o PdAz.-Giustizia e Libertà).

Nella stessa Roma e nel Lazio, mentre le squadre romane formate direttamente dal partito erano guidate dal veterano della Guerra civile spagnola, Giorgio BraccialargheMassimo Scioscioli, op. cit., pagg. 119-120., una Brigata Mazzini, comandata da Battista Bardanzellu operava unitariamente alle squadre del Partito d'AzioneSimone Sechi, La partecipazione dei sardi alla Resistenza italiana, in: L'antifascismo in Sardegna, Cagliari, Edizioni della Torre, 1986, vol. II, pagg. 133-206..

Dopo la liberazione di Roma, furono costituiti raggruppamenti regionali delle Brigate Mazzini in Emilia-Romagna, Piemonte, Liguria, Lombardia e nelle Tre Venezie; nella sola Lombardia furono costituite cinque brigateI repubblicani nella resistenza, in: La Voce repubblicana, numero speciale del 25 aprile 1951..

In Toscana, Giorgio Braccialarghe fu paracadutato vicino a Pistoia, onde coadiuvare il coordinamento della brigate partigiane che avevano le Alpi Apuane come zona operativaGiorgio Braccialarghe sul sito ANPI.

Roma e Lazio Giorgio Braccialarghe, al quale era stata affidata la guida delle “squadre d'azione” (così erano chiamate) del Partito Repubblicano dopo l'8 settembre 1943, provvide ad effettuare una suddivisione della città di Roma in zone operative, in totale indipendenza dagli altri partiti, non aderendo il partito al CLN. Furono così create squadre a San Giovanni, Garbatella, Mattatoio, Testaccio, Trastevere, Prati, Flaminio, Trevi-Colonna, Salario, Monteverde, Nomentano.

Le “squadre d'azione” che si segnalarono maggiormente furono quelle di Testaccio e di San Giovanni. A Testaccio, sin dal 9 settembre 1943, erano già state create quattro squadre d'azione di una dozzina di combattenti ciascuna, che avevano partecipato ai combattimenti della Cecchignola, ai Mercati generali e a Porta San Paolo, subendo due vittime (Nicola Abbatelli e Michele Ribeca) ma uccidendo due soldati tedeschi e facendo saltare un carro armato. Le azioni erano state condotte in collaborazione con le formazioni del Partito comunista e di Bandiera RossaMassimo Scioscioli, op. cit., pagg. 137-142.. Le squadre d'azione possedevano un deposito d'armi nel negozio di un barbiere in Via Amerigo Vespucci.

Solo a partire dal 12 ottobre le squadre di Testaccio si riunirono sotto il comando del partito ma, in contrasto con le direttive politiche, proseguirono i contatti sia con le formazioni comuniste che socialiste. Verso la fine di ottobre una squadra operò il gesto dimostrativo di strappare la bandiera uncinata nazista dalla torre di Porta San Paolo. Nel mese di marzo 1944, le squadre sono presenti insieme ai GAP al tentativo di assalto della Caserma dell'81º Fanteria in Viale Giulio Cesare, andato in fumo per la confusione conseguente al barbaro assassinio di Teresa Gullace. Furono effettuate missioni anche nel viterbese.

Nella zona di San Giovanni furono costituite due squadre armate con residuati bellici. Nel gennaio 1944, in un appartamento messo a disposizione da una delle due squadre d'azione, furono ospitati quattro agenti italiani in possesso di due apparecchiature radio in collegamento con gli americani. La due squadre inoltre furono impiegate anche nella diffusione di materiale di propagandaMassimo Scioscioli, op. cit., pagg. 143-145..

Braccialarghe effettuò anche un tentativo di creare un raggruppamento partigiano alternativo al CLN, con Bandiera Rossa, i cattolici comunisti e i socialisti dissidenti di Carlo Andreoni, ma senza alcun esito.

Emilia-Romagna

La Brigata Mazzini operante in Emilia-Romagna fu creata nel marzo del 1944 con al comando Francesco Montanari, e il suo vice Oddo Biasini; essa operò inizialmente in collaborazione con il Partito Comunista, con atti di sabotaggio, azioni di recupero di materiale bellico, assistenza ai disertori tedeschi o ai militari alleati e la trasmissione di notizie agli alleati mediante una radio clandestina, situata nei pressi di Faenza.

Nel luglio del 1944 si costituirono tre distaccamenti: il “Montecodruzzo” di quaranta uomini, comandato da Osvaldo Abbondanza, il distaccamento GAP di 86, comandato da Silvano Spinelli e il distaccamento della “Valle Marecchia” di 80, comandato dal tenente Montella. Il distaccamento GAP, effettuò il maggior numero di azioni, in gran parte individuali o di gruppi esigui; esso era formato da svariati gruppi (Cesena, Macerone, Gattolino, Villachiaviche, San Martino, Martorano, Savignano, Santarcangelo e Borello).

Il distaccamento di Montecodruzzo ha compiuto diverse azioni di disturbo lungo la rotabile di montagna, ed attaccò presidi nemici a Cà Bondanini e a Strigara, provocando una ventina di morti nemici, subendo solamente tre uomini feriti e due dispersi. L'azione permise il ricongiungimento di Stringara con le truppe alleate e fu menzionata anche da Radio Londra.

Il distaccamento della valle del Marecchia, operò nell'immediato retroterra della Linea Gotica che avrebbe dovuto fermare l'avanzata degli eserciti alleati, con l'invio di informazioni a mezzo di una radio trasmittente e l'attraversamento del fronte da parte di partigiani, numerose azioni di sabotaggio ed azioni di guerra contro reparti tedeschi e fascisti. Fra tutte, quella che merita maggior rilievo è stata l'occupazione di San Leo, tenuta dai fascisti, i quali si arresero e consegnarono le armi ai partigianiMaurizio Balestra, Moreno Rocchi, Documenti per una storia della resistenza in provincia di Forlì, Associazione nazionale partigiani d'Italia e Istituto storico della resistenza, Forlì, 1983..

Piemonte In Piemonte il movimento Giustizia e Libertà costituì tre Brigate Mazzini, la I, la IV e la V Brigata Mazzini, che operarono soprattutto nel Biellese, ma anche nella Valchiusella. Le tre formazioni impiegarono complessivamente 487 uomini, al comando di Pietro Ferreira “Pedro”, sino al settembre del 1944 e poi di Felice Maurino “Monti”G. De Luna et al. (a cura di), Le formazioni GL nella Resistenza. Documenti, Franco Angeli, Milano, 1985, pag. 405.. Altre due Brigate Mazzini (la II e la III Brigata) operarono in Valle d'Aosta e furono ben presto attratte dall'autonomismo valdostano”.

Nell'ottobre del 1944, a seguito di un rastrellamento, restarono in funzione solo la IV e la V Brigata. Nel settembre del 1944 fu arrestato il comandante Ferreira che riuscì, grazie ad uno scambio di prigionieri, a riacquistare la libertà e a riprendere il suo posto di lotta. Il 31 dicembre 1944, tuttavia, cadde in un tranello e, a Milano, cadde nelle mani dei fascisti. Imprigionato a Torino, fu condannato a morte e fucilato al Poligono del Martinetto il 23 gennaio 1945. Le Brigate Mazzini piemontesi ebbero in tutto 84 caduti.

Liguria Il movimento partigiano in Liguria fu a netta predominanza garibaldina (cioè legato al PCI), ma a Sampierdarena, nel settore centrale, agivano anche la IV Brigata Mazzini (repubblicana), la III Brigata GL e la Giovane Italia.

Lombardia In Lombardia, nel giugno 1944, furono costituite cinque Brigate Mazzini, tutte legate al Partito Repubblicano: la XXI, la XXII, la XXIII, la XXIV e la XVAlessandro Spinelli, op. cit., pag. 31.. Al comando fu posto Amedeo Piraino che, durante le giornate insurrezionali dell'aprile 1945 rappresentò il PRI nel CLN di MilanoAmedeo Piraino sul sito ANPI. Nella XXI Brigata Mazzini c'era anche una corrente anarcosindacalista che ebbe in D'Annunzio D'Ascola una delle figure di spicco.

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