Il Mundial dimenticato - la vera incredibile storia dei Mondiali di Patagonia 1942 è un film falso documentario italiano/argentino del 2011 scritto e diretto da Lorenzo Garzella e Filippo Macelloni. Il film è stato presentato al Festival di Venezia 2011, e in altri festival italiani e internazionali, fra cui lo Shanghai International Film Festival e la Mostra Internacional de Cinema de São Paulo dove è stato premiato come miglior documentario internazionale. Il film ha ottenuto anche altri riconoscimenti (Bari International Film FestivalBif&st 2012 | Premi del Bif&st , Bellaria Film Festival 2012, International Football Film Festival - Berlino, Incontri del Cinema italiano - Tolosa/Francia, Festival del Cinema dei Diritti Umani - Napoli, San Marino Film Festival, Trani Film Festival). È stato selezionato nella cinquina finalista ai Nastri d'Argento 2013, sezione documentari.

Trama Muovendosi in una zona d'ombra della storia del calcio e della storia del XX secolo, in bilico fra lo stile rigoroso del documentario e lo spirito inventivo del cinema, il film racconta in chiave fittizia le vicende di un immaginario Campionato mondiale di calcio del 1942, mai riconosciuto dagli organi ufficiali dello sport, rimasto per decenni avvolto nella leggenda senza che se ne conoscesse il vincitore. Il ritrovamento di uno “scheletro con la macchina da presa”, in mezzo ai dinosauri fossili della Patagonia argentina, fornisce la tessera mancante per ricomporre finalmente il mosaico disperso del Mundial dimenticato. Il mondiale Nella finzione, il campionato mondiale di calcio 1942 viene organizzato per iniziativa del conte Otz, un ricco nobile ungherese, divenuto ministro del fittizio Regno di Patagonia, il quale spera, con questa competizione, di poter fermare la guerra in Europa. Tenta inizialmente di coinvolgere Jules Rimet, presidente della FIFA e ideatore del campionato mondiale di calcio, di proseguire i mondiali in Patagonia nonostante la guerra, ma Rimet lo ignora.

Otz, nonostante il rifiuto, prosegue con il suo progetto, finanziando interamente il torneo calcistico e ambientandolo nelle zone del nord della Patagonia. Ogni nazionale partecipante è composta da giocatori non professionisti, gente comune che compie lavori tra i più disparati e che lavora proprio in quelle zone. La Germania è formata da soldati incaricati della manutenzione di un cavo telefonico sottomarino che collega Europa e Sudamerica, l'Italia schiera esuli antifascisti emigrati in Argentina che lavorano alla costruzione di una vicina diga, a cui si aggiungono Bernini e Puricelli, due calciatori professionisti ingaggiati con una colletta della comunità italiana. L'Inghilterra, la Francia e la Scozia sono reclutati analogamente. Oltre alle nazionali europee sono presenti la squadra della Patagonia, voluta fortemente da Otz, e quella dei Mapuche, una popolazione indigena che ha resistito per secoli alla dominazione e l'oppressione straniera. La Coppa Rimet viene fatta spedire dal continente europeo, ma c'è chi sostiene che sia una replica e non quella vera.

Gli arbitri, invece, sono William Brett Cassidy, presunto figlio di Butch Cassidy, e il maresciallo Parlow, un ufficiale militare inglese noto per i suoi metodi violenti, che non esita a sparare ai calciatori in disaccordo con le sue decisioni. Il tutto è documentato e filmato da Guilermo Sandrini, un cineamatore ingaggiato da Otz stesso, che durante il corso del torneo riprende le partite con macchinari nuovi e sperimentali, tra cui una sorta di action cam posta sulla testa dei calciatori, il primo prototipo di spidercam e anche una primitiva videocamera subacquea.

Le partite sono seguite con entusiasmo e giubilo da parte della popolazione locale e degli immigrati. Alle semifinali passa la Germania, dopo aver battuto l'Italia ai supplementari 4 a 3, in una sorta di Partita del secolo al contrario; e la nazionale dei Mapuche, che sconfigge l'Inghilterra nonostante un chiaro favoreggiamento arbitrale nei loro confronti.

La finale viene vinta proprio dalla selezione dei Mapuche, che nell'ultimo atto della manifestazione sconfiggono i tedeschi per 2-1. Tuttavia, durante gli ultimi minuti della partita, scoppia un violento nubifragio. Sotto una pioggia scrosciante vengono premiati i Mapuche, ma i tedeschi li attaccano, infuriati. Nel marasma generale l'arbitro Brett ruba la Coppa Rimet e si dilegua a cavallo. Increduli, i Mapuche e i tedeschi sono costretti a scappare via dallo stadio quando gli giunge la notizia che la vicina diga è crollata. Sandrini muore nel nubifragio, non avendo fatto in tempo a scappare. Non avendo il risultato ufficiale e neanche il trofeo, la finale e il mondiale viene cancellato dai libri di storia.

Produzione Il film è liberamente ispirato a "Il figlio di Butch Cassidy", racconto di Osvaldo Soriano. Come affermato dallo stesso Lorenzo Garzella, il film lascia allo spettatore il compito di stabilire dov'è il confine fra la memoria e la leggenda, fra la realtà e l'invenzione.

Distribuzione Il film è stato distribuito nelle sale italiane il 1º giugno 2012.

Accoglienza Il film, presentando le vicende in stile documentaristico, ha generato equivoci e dibattiti sulla stampa e fra il pubblico riguardo alla veridicità dei fatti narrati. Il giornalista Ezequiel Fernández Moores ne ha parlato sul quotidiano argentino La Nación: «"Quel Campionato del Mondo non è mai stato ufficialmente riconosciuto dalla FIFA" ha detto, testualmente, un comunicato diffuso da una delle agenzie di stampa più famose del mondo dopo la presentazione di Venezia. "Riportando alla luce queste immagini gli autori del film chiedono che mai più scenda l'oblìo non solo sulla celebrazione di questo torneo, ma anche sul nome del vincitore [...]" aggiunge il comunicato. Il giorno successivo la notizia è stata ripresa da quotidiani di Messico, Perù, Spagna e Argentina. Alcuni media hanno aggiunto parole e informazioni drammatizzando l'ingiustizia. Ci sono stati lettori che hanno reagito sul web. "Una buona vicenda per il mondo del calcio, specialmente quello sudamericano... il Perù ha partecipato a questa manifestazione?" ha domandato per esempio un appassionato di quel paese"».(ES) E.F.Moores, El Mundial Olvidado, La Naciòn, 14 settembre 2011, Argentina . Cfr. nota 20.

Critica Il film è stato accolto favorevolmente dalla critica sia italiana che internazionale.

Stampa internazionale Il 29 marzo 2013 il quotidiano sportivo francese L'Équipe ha segnalato "The Lost World Cup" (Il Mundial Dimenticato) in terza posizione fra i migliori film sul calcio di tutti i tempi, in un articolo a cura dello storico del cinema Jan Tilman Schwab, che definisce il film "un bijou d'humour absurde, bourré de références historiques et culturelles" ("un gioiello di umorismo assurdo, ricco di riferimenti storici e culturali").(FRA), Jan Tilman Schwab, "Et les trois meilleurs films sont...", L'Equipe, Gran Format Week-End, 29 marzo 2013, pagina riprodotta sul web (consultato il 3 maggio 2013).

A giugno 2012 Paul Bompard, corrispondente di Times Higher Education e collaboratore del Times ha recensito il film sul settimanale Internazionale assegnando un rating di 4/5: "Garzella e Macelloni hanno fatto un lavoro geniale, demenziale, surreale e tecnicamente magnifico. Dopo pochi minuti di visione, quando viene ritrovato lo scheletro di un cineoperatore ancora aggrappato alla sua cinepresa, si viene completamente catturati da una storia fantastica, divertente, e stranamente credibile".(ITA), Paul Bompard, Internazionale N.952, 8 giugno 2012, rubrica "Italieni" (consultato il 3 maggio 2013).

Derek Adams, Time Out London, 18 aprile 2013, rating film: 3/5: "a ‘what if’ scenario of bizarre and very well assembled proportions. The accompanying archive footage is remarkably authentic but there are subtle hints and clues that what you're watching is really a spoof. And a cleverly mounted one at that" ("uno scenario da ‘cosa accadrebbe se’ di bizzarre proporzioni molto ben assemblate. Il materiale d'archivio che accompagna il film sembra notevolmente autentico anche se ci sono sottili riferimenti e indizi che indicano che stiamo assistendo a una finzione. E il tutto è montato in modo intelligente a questo scopo").

Ernesto Pérez, ANSA America Latina, 6 settembre 2011: "una de las pelìculas mas curiosas y divertidas del Festival de Venecia (...). La pelicula, de una inventiva y una ironia insuperables, es uno de los mejores ejemplos del los ‘mock-documentaries’" (uno dei film più curiosi e divertenti del Festival di Venezia (...) Il film, di un'inventiva e ironia insuperabili, è uno dei migliori esempi di ‘mockumentary’).(ES) Ernesto Pérez, ANSA, Ansalatina.com, portal latinomaericano de la agencia Ans, 06/09/2011, articolo riprodotto sul web (consultato il 3 maggio 2013)

Stampa italiana Complessivamente positivo fu inoltre il giudizio riservato al film dalla stampa italiana, coi principali punti di forza della pellicola individuati nel connubio tra gli aspetti agonistico e cinematografico.

Influenza culturale Il film ha ispirato la storia a fumetti di Martin Mystère Il mondiale che non c'era, pubblicato sul numero 363 del periodico di giugno 2019.

Note

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