Introdusse in Puglia, tecniche di raccolta e lavorazione delle olive e nuovi macchinari che migliorarono notevolmente la quantità e la qualità dell'olio prodotto nella Terra di Bari.
Grazie al suo successo come imprenditore, assunse un ruolo di rilievo nella società civile ed economica della Terra di Bari e del Regno delle Due Sicilie della prima metà del XIX secolo. Nel 1834 si sposò con Emilie Bonnefoux originaria di Aix en Provence e il 1º dicembre 1835 nacque a Bitonto la sua unica figlia, Mélanie..
Biografia L'impresa di famiglia Pierre nacque nel comune di Aix en Provence, nel sud della Francia, in una famiglia borghese, da Sylvestre Toussaint e da Anne Mèlanie Barlantier, secondo di sette figli, pag. 407. La sua famiglia era possidente di vari immobili, per lo più connessi con l'attività familiare di imprenditori e commercianti nel ramo dell'olio alimentare: frantoi, piscine, mulini, ecc.
Il padre di Pierre, Sylvestre Toussaint, di professione era commerciante e architetto ("négociant et architecte") in società con Henri Pascal Perier, un altro commerciante locale. Una volta sciolta la società con Perier, Sylvestre creò la società Ravanas et cie e fece entrare in affari i suoi due figli maschi: Pierre e Jean Baptiste. I fratelli Ravanas studiarono la professione di famiglia, attraverso l'osservazione e la pratica del mestiere, senza trascurare una solida istruzione di base; disponevano pertanto di una buona cultura, cosa che non era comune all'epoca..
Alla morte di Sylvestre avvenuta il 16 dicembre 1826, Pierre continuò gli affari di famiglia in collaborazione col fratello. I fratelli Ravanas si specializzarono nella produzione e commercializzazione di "olio fine" (ovvero olio di qualità elevata per uso alimentare).. Questo tipo di olio si differisce dall'"olio comune", utilizzato per la produzione di sapone, che era uno dei prodotti più venduti nel mercato di Marsiglia.
Pierre Ravanas aveva uno spiccata tendenza all'impresa, con tutti i rischi che ciò comporta. Era convinto che per avere successo negli affari non era sufficiente continuare nei commerci nel mercato di Marsiglia, dove la concorrenza era molto elevata, ma era necessario creare un nuovo ramo commerciale: "créer une novelle branche de commerce"..
Introduzione delle tecniche provenzali in Italia
L'olio d'oliva prodotto nel Settecento nelle Due Sicilie era di qualità scarsa: generalmente la raccolta del frutto avveniva dopo la sua caduta dall'albero per maturazione e quindi dopo l'inizio della fermentazione; le olive venivano prese dal suolo senza separarle dalle foglie; in attesa della molitura, venivano conservate in vasche dove continuavano la fermentazione. Spesso, i frantoi erano collocati in grotte e vi lavoravano uomini sottoposti a regime feudale e animali da soma in luoghi caratterizzati da pessime condizioni igieniche. Tradizionalmente, le olive venivano frantumate in grandi macine costituite da una ruota di pietra che girava in una vasca; successivamente, le olive tritate venivano pressate in torchi di legno. Questo processo richiedeva molto tempo e non riusciva ad ottenere risultati ottimali. Inoltre, la macina spesso non riusciva a lavorare le olive troppo dure; per questa ragione le si depositava in grandi vasche allo scopo di ammorbidirle..
Invece, l'olio prodotto in Provenza era riconosciuto per la sua elevata qualità.. Ciò era possibile grazie alle tecniche di coltura dell'olivo, di raccolta del frutto direttamente sull'albero prima della completa maturazione e sicuramente prima della caduta dall'albero, di selezione delle varietà, di separazione dell'oliva dalle foglie prima della molitura e al breve tempo di attesa delle olive nei magazzini prima della spremitura. Questo olio era richiesto in molti mercati d'Europa, delle Indie Orientali ed Occidentali dove gli acquirenti erano disposti a pagare prezzi elevati.. Allo scopo di rispondere alla crescente richiesta di olio di qualità prodotto secondo le tecniche provenzali, gli imprenditori francesi dell'epoca cercarono di espandere il bacino di approvvigionamento. Pertanto inviarono in Toscana e nella riviera ligure tecnici preparati nella costruzione e nel funzionamento di frantoi. L'operazione fu un successo..
Il marchese Domenico Grimaldi, originario della famiglia di commercianti genovesi dei Grimaldi, era possessore nel XVIII secolo di vasti appezzamenti coltivati ad ulivi in Calabria. Egli provò a importare nel Regno di Napoli le tecniche di macinazione delle olive in uso in Liguria: nel 1771, fece venire nei suoi possedimenti del Regno di Napoli 20 artigiani che costruirono macchinari in grado di lavorare l'intero raccolto delle sue terre in breve tempo.
Anche i fratelli Ravanas decisero di espandere i propri interessi al di fuori dei confini francesi. Il loro progetto era ambizioso: creare nel Regno delle Due Sicilie degli oleifici da loro gestiti e trarre guadagno dalla vendita dell'olio prodotto con tecniche e macchinari innovativi per quelle terre, in modo da poter agire senza concorrenti... Pierre si sarebbe occupato materialmente dell'impresa, mentre Jean Baptiste sarebbe rimasto a Marsiglia con il duplice scopo di introdurre nel mercato di Marsiglia l'olio prodotto nelle Puglie e di continuare nei tradizionali affari di famiglia.
Allo scopo di realizzare il progetto di introdurre le macchine e le tecniche in suo in Provenza nel Mezzogiorno d'Italia, i fratelli Ravanas avevano bisogno che il governo del Regno riconoscesse loro l'esclusiva per l'utilizzo di questi macchinari. Nell'ottobre 1825 Pierre si recò a Napoli con l'intento di chiedere oltre all'esclusiva di utilizzo delle tecniche e macchinari di origine provenzale nel Regno delle Due Sicilie, anche la totale esenzione da dazi per l'esportazione a Marsiglia dell'olio che avrebbe prodotto. Tuttavia, a causa della sua scarsa influenza nella corte, dovette ben presto rinunciare a questa idea. puntando al riconoscimento del brevetto sull'invenzione di tecniche innovative di raccolta e di lavorazione delle olive tramite un nuovi macchinari: la mola a doppia macina e la pressa idraulica, pagg.22-24.
Il decreto numero 827 del 26 giugno 1826 riconobbe ai fratelli Ravanas quanto richiesto. Di seguito viene riportato l'intero testo del Decreto:
Pierre ricevette un'offerta di 40.000 franchi per il brevetto ottenuto. Se in un primo tempo fu tentato a cedere alla proposta, suo fratello intervenne per convincerlo a perseverare sul progetto originario..
In realtà i fratelli Ravanas non erano degli inventori, ma imprenditori e commercianti: il torchio idraulico, definito come fortemente innovativo, in realtà era costituito da soluzioni tecniche già in uso da tempo. Pierre ebbe modo di conoscere ampiamente queste tecniche dall'osservazione delle fabbriche di Marsiglia e in un viaggio nelle Fiandre, terra che aveva stretti rapporti commerciali con Marsiglia in quanto nella produzione dei saponi era utilizzato l'olio di semi prodotto con l'utilizzo di torchi idraulici.. Almeno fino al 1840, i fratelli Ravanas non erano nemmeno in grado di realizzare il torchio idraulico in ferro progettato e Pierre (come egli stesso ammise anni dopo) dovette acquistarlo da Parigi a costi elevatissimi: da 500 a 550 ducati, circa il 60% della spesa totale per le attrezzature di un intero frantoio..
I primi tentativi imprenditoriali in Puglia
La Puglia del Settecento era un terreno fertile per l'idea imprenditoriale dei fratelli Ravanas. In particolare due erano le caratteristiche favorevoli: un largo bacino di produzione di olive che vengono lavorate con tecniche poco efficiente; la disponibilità di edifici dove poter impiantare frantoi. Pierre Ravanas intraprese un viaggio in Puglia con lo scopo di studiare il territorio e di prendervi contatti: era il suo primo viaggio nelle Puglie.. In principio, si recò in Terra di Bari, luogo in cui si effettuava già la raccolta delle olive dall'albero. Prese contatti con agricoltori e proprietari di frantoi di Bari, Bitonto e Modugno, con lo scopo di ricevere le informazioni necessarie per impiantare la sua attività, ma quelli che potenzialmente erano suoi concorrenti non furono propensi ad aiutare il francese..
Per questo motivo, Pierre decise di recarsi a Monopoli per iniziare la propria impresa in un luogo dove la produzione di olive era molto superiore alla capacità di molitura dei frantoi locali. Pierre si rivolse ai più grandi proprietari di frantoi nella zona, chiedendo di usufruire dei loro locali e offrendo una partecipazione agli utili. Tutti si rifiutarono. Perciò decise di chiedere all'amministrazione comunale di poter usufruire in affitto di un locale in disuso. I produttori locali erano influenti presso il decurionato: il permesso arrivò, ma il prezzo del fitto fu molto elevato e il permesso per la ristrutturazione del locale arrivò ben oltre la stagione di raccolta delle olive.. Questo primo investimento non fu molto redditizio, sia perché nel primo anno di attività iniziò la macinatura delle olive molto in ritardo rispetto ai concorrenti, sia perché negli anni successivi i raccolti non furono abbondanti come nelle attese.
Un secondo oleificio venne aperto da Pierre Ravanas nel 1826 a Conversano, nei pressi di Monopoli. Ma anche qui le aspettative del francese furono deluse sempre a causa di raccolti inferiori alle attese e dell'ostilità dei produttori locali. I primi due frantoi riuscivano a malapena a coprire le spese dell'attività..
Pierre non si diede per vinto. Decise di aprire un terzo frantoio a Massafra, in Terra d'Otranto. Ma anche qui la fortuna non fu dalla sua parte: nell'annata 1827-28 il raccolto fu molto abbondante in tutta la zona, tranne che a Massafra dove una grandinata aveva pregiudicato la resa degli ulivi. L'ostilità dei produttori locali gli impedì anche l'acquisto di olive dai paesi limitrofi..
Questi tre investimenti poco remunerativi mettevano in serio pericolo l'impresa dei fratelli Ravanas in Puglia. Gli unici guadagni provenivano dalla possibilità di sfruttare la rete commerciale di cui disponevano: Pierre vendeva il poco olio prodotto, a Marsiglia dove era rimasto suo fratello, Jean BaptisteArchives Dépertamentales des Bouches-du-Rhone, Déclarations de Santé, 200 E 1. Visti gli scarsi risultati, Jean Baptise Ravanas non continuò a finanziare l'apertura di frantoi in Puglia; ma Pierre non era d'accordo con la visione del fratello e decise di continuare a curare l'investimento: si assunse la piena responsabilità dell'impresa e mantenne i contatti col fratello solo per le esportazioni di olio a Marsiglia.
L'oleificio di Bitonto: il successo di Pierre Ravanas come produttore di oli pregiati e commerciante
Nell'autunno del 1827, la produzione di olive a Bitonto fu abbondante e gli oleifici locali non erano in grado di lavorare tutte le olive crescite sugli alberi. I grandi proprietari terrieri bitontini erano venuti a conoscenza della presenza in Puglia di uno straniero che offriva nuove tecniche di molitura e non volevano vedere marcire sugli alberi le olive che, in un periodo di raccolti scarsi, quell'anno erano cresciute abbondanti.
I grandi proprietari terrieri di Bitonto contattarono Pierre Ravanas pregandolo di impiantare uno stabilimento che fosse in grado non fare andar perso il raccolto. Fra questi proprietari terrieri, un esponente di spicco era certamente Carmine Sylos, il quale successivamente ricoprirà le cariche di sindaco di Bitonto e di Presidente del Consiglio Provinciale. Anche a Bitonto, le resistenze dei locali proprietari di frantoi non mancarono; ma riuscì a superarle grazie all'influenza dei proprietari terrieri: Ravanas ottenne la concessione per otto anni del Torrione angioino, un palazzo di proprietà comunale dove era presente un vecchio frantoio in disuso. La concessione dei locali era a titolo gratuito, ma Pierre dovette far fronte alle spese per la restaurazione dei locali che erano state stimate in 255,40 ducati, pagg.23-26.