Le chiese di Verona sono i luoghi di culto cattolico che sono sorti all'interno dei confini amministrativi del comune di Verona, testimonianze delle alterne vicende che la città ha vissuto nella sua storia.
Storia Dalle origini al terremoto del 1117
Dei numerosi edifici sorti agli albori del cristianesimo a Verona sono rimaste limitate testimonianze; tra le prime sono da annoverare da basilica paleocristiana sorta nel IV secolo in corrispondenza dell'attuale complesso della cattedrale veronese, di cui sono sopravvissuti resti archeologici ancora visibili all'interno della chiesa di Sant'Elena, in particolare degli interessanti pavimenti musivi. Tra gli altri indizi archeologici vi sono anche le tracce rinvenute durante alcuni scavi che hanno permesso di ritrovare un'abside concentrica nelle fondazioni della chiesa dei Santi Apostoli..
Il sacello delle Sante Teuteria e Tosca, di cui ci è giunta gran parte delle murature del V secolo, è l'edificio più antico pervenuto fino a noi quasi integro. Adiacente all'abside della chiesa dei Santi Apostoli, è una costruzione a croce greca con piccola cupola a coprire la crociera, una tipologia di edificio che in età paleocristiana veniva destinato a contenere la tomba di qualche personaggio importante o, come in questo caso, di un santo. La chiesa conserva ancora la sua essenza paleocristiana nonostante abbia subito nel tempo alcune trasformazioni, in particolare l'aggiunta di alcuni spazi nel XIV secolo, quando divenne cappella funeraria della famiglia Bevilacqua e assunse un impianto planimetrico quadrato;
Sempre alla stesso secolo appartengono vaste porzioni murarie della chiesa di Santo Stefano, che subì comunque alcune trasformazioni in epoca altomedievale e romanica; questo edificio, edificato extra moenia e incluso nelle mura di Verona solo più tardi, risulta particolarmente importante per la storia della Chiesa veronese, in quanto fu quasi certamente sede vescovile dalla fine del V secolo fino al vescovado di Annone, nell'VIII secolo. Si trattava, probabilmente, di un edificio preceduto da un quadriportico e con una pianta ad aula unica terminante in un'abside; decisamente insolita la disposizione a navata unica unica, visto che la maggior parte delle chiese paleocristiane erano caratterizzate da tre navate, anche se trova diverse esempi in altre costruzioni religiose coeve in Lombardia e nel centro Europa.
In epoca longobarda e franca sorsero numerose chiese e monasteri, edifici per lo più conosciuti grazie a due importanti testimonianze di quel periodo: il Versus de Verona, un componimento in prosa ritmica databile al regno di Pipino, e lIconografia rateriana, una mappa che il vescovo Raterio fece realizzare intorno alla metà del X secolo. Questi importanti documenti scritti ci permettono di conoscere quali chiese erano già esistenti all'epoca tra cui si ricordano in particolare la chiesa di Santa Maria Matricolare, il battistero di San Giovanni in Fonte, la chiesa di Sant'Elena e la chiesa di Santa Maria Antica nel centro più antico, quindi la chiesa di San Giovanni in Valle al di là dell'Adige e il monastero benedettino di San Fermo nelle sue vicinanze. All'interno delle mura i documenti ricordano anche la presenza dei monasteri di Sant'Eufemia e la chiesa di San Lorenzo, mentre al di fuori i monasteri dei Santi Nazaro e Celso e di Santa Maria in Organo, quest'ultimo sotto la giurisdizione del patriarca di Aquileia. Tutti questi edifici, alcuni dei quali gravemente danneggiati dall'invasione degli Ungari del 932, subirono nei secoli successivi trasformazioni significative, per cui pochi resti materiali sono giunti inviolati fino ad oggi..
Nel Versus de Verona, inoltre, vi fu il primo tentativo di descrivere Verona come una piccola Gerusalemme; con l'intento di rendere l'immagine della città il più possibile aderente all'ideale di purezza della Gerusalemme celeste, nel testo si cercò di riscattare la fondazione pagana di Verona volgendo grande attenzione alla storia sacra dell'abitato.. Questo parallelismo tra le due città venne celebrato, diversi secoli dopo, anche nel proemio agli Statuti del Comune di Verona, scritti nel 1450 da Silvestro Lando, umanista erudito, e nello stesso sigillo della città approvato il 26 febbraio 1474, dove comparve l'iscrizione «Verona minor Hierusalem di(vo) Zenoni patrono». Tornando all'alto medioevo, era soprattutto l'immagine della città a dettare i termini di paragone con Gerusalemme, e durante la rinascita carolingia fu in particolare l'arcidiacono Pacifico a dare impulso al rinnovamento architettonico; fu quindi in quel momento che le venne attribuito il nome di minor Hierusalem, trovando diverse analogie tra le antiche forme di Verona e Gerusalemme. Infatti, se a Gerusalemme il torrente Cedron che scorre fuori dalle mura separava le colline del Calvario dal monte Oliveto, similmente a Verona si vedeva l'Adige separare il monte Oliveto, dove sorge la chiesa della Santissima Trinità, dal brullo monte Cavro, dove sorge la chiesa di San Rocchetto, detta in passato chiesa del Santo Sepolcro e dove si ergevano tre croci..
Momento di forte cesura fu il catastrofico terremoto di Verona del 1117, che provocò ingenti danni alla maggior parte dei monumenti causando la sostanziale scomparsa dalla città della maggior parte delle testimonianze altomedievali; questo fatto, a sua volta, lasciò lo spazio per un'ampia diffusione dello stile romanico, utilizzato nella ricostruzione delle chiese colpite.. Questo evento fu così cruciale per la città che la crisi economica e sociale che la attanagliò subito dopo il sisma offrì a una nuova classe cittadina l'opportunità di prendere il potere, di instaurare una forma di governo locale autonomo e istituire a Verona uno dei primi liberi Comuni italiani..
La ricostruzione post-sisma: il romanico veronese
Il XII secolo fu quindi un periodo florido per l'architettura veronese; sia l'alto numero di edifici chiesastici che le loro peculiarità rendono l'architettura romanica di Verona tra le più interessanti nonostante sia meno nota rispetto all'architettura romanica lombardo-emiliana, probabilmente perché il romanico veronese, con la sola eccezione dell'esuberante basilica di San Zeno, presenta complessi edilizi discreti e severi, assenti da decorazioni scultoree. Il linguaggio veronese, infatti, è solo in parte legato a quello emiliano mentre trova alcuni elementi di impronta veneziana: in particolare dalla laguna si possono trovare somiglianze nell'adozione dell'impianto planimetrico basilicale, nella quasi assenza delle volte e nell'utilizzo, invece, di ampie capriate lignee di copertura; le tipologie di piante trovano però alcuni riscontri anche nell'architettura cluniacense della Francia settentrionale..
Tra le altre caratteristiche che si ritrovano nel romanico veronese vi è la spiccata verticalità data dall'utilizzo esterno di lesene e semicolonne (spesso con capitelli di ordine corinzio, quindi ripetizioni di elementi decorativi classici che erano facili da ritrovare in città) addossate alla muratura oltre alla mancanza, nella maggior parte dei casi, di elementi architettonici o decorativi orizzontali, se non per le cornici scolpite in tufo che coronano i prospetti. Vi è poi la tecnica costruttiva delle pareti, che diviene per un lungo periodo di tempo una costante, cioè l'utilizzo nella muratura di corsi in conci di tufo alternati a corsi in mattoni di laterizio, che creano tra l'altro effetti cromatici vivaci.
Tra gli esempi più suggestivi di questo fiorire di architetture religiose vi è la chiesa di Santa Maria Antica, celebre soprattutto perché i principi di Verona, i Della Scala, edificarono a fianco di essa, divenuta loro cappella personale, un piccolo capolavoro dell'architettura gotica, le cosiddette arche scaligere. L'interno dell'edificio chiesastico si contraddistingue per la presenza di tre navate separate da due file di colonne con capitelli piuttosto rozzi, a forma di piramide rovesciata, con le navate laterali coperte da volte a crociera e la navata centrale, originariamente, coperta da capriate lignee..
Tra le più antiche costruzioni romaniche vi è la chiesa di San Fermo Maggiore, la cui edificazione iniziò prima del terremoto e terminò nel XII secolo. Il peculiare edificio prevedeva fin dall'origine la sovrapposizione di due chiese identiche in pianta; se la chiesa superiore venne rifatta in stile gotico, quella inferiore presenta sostanzialmente intatto l'aspetto originario, con le navate laterali separate dalla centrale da un'alternanza di pilastrini quadrati e pilastri cruciformi (anche se la navata centrale, per questioni tecniche, venne suddivisa longitudinalmente da una serie di esili pilastrini), e un breve transetto con absidi orientate nella stessa direzione delle tre absidi maggiori, poste in corrispondenza delle navate. Lo spazio è infine coperto da una fitta copertura a volte a crociera..
Significativi per lo sviluppo della città comunale furono due complessi sorti sui fianchi dell'antica via Postumia, una strada che da porta Borsari si estendeva verso il contado: la chiesa di San Lorenzo e quella, già citata, dei Santi Apostoli. La prima presenta una pianta simile a quella della chiesa inferiore di San Fermo, con il transetto i cui corti bracci sono articolati in due campate e dotati di absidi orientate. L'edificio presenta un esterno severo e compatto, ritmato da massicci contrafforti e da due alte torri scalari cilindriche che racchiudono la facciata a capanna; le due torri sono un elemento nuovo nell'architettura padana e rimandano piuttosto alla tradizione nordica. Pure l'interno è estremamente peculiare grazie alla presenza, unicum per l'architettura padana, di un matroneo che corre anche lungo la controfacciata e non solo in corrispondenza delle navatelle laterali. Queste ultime sono separate dalla navata centrale da archeggiature imposta su pilastri cruciformi alternati a colonne e sono coperte da una teoria di volte a crociera, mentre la navata centrale è coperto da capriate lignee..
La chiesa dei Santi Apostoli presenta una pianta tipica dell'architettura normanna e borgognone, con tre navate che terminavano in tre absidi, di cui quella centrale molto profonda e quelle laterali ricavate nello spessore del muro. La facciata monocuspidata è ritmata da quattro contrafforti simili a quelli di San Lorenzo, tuttavia la chiesa fu sopraelevata e le navate ridotte ad una sola durante le trasformazioni che l'edificio subì nel XVI secolo; le tracce della costruzione romanica sono comunque evidenti all'esterno, in quanto la parte sopraelevata è stata intonacata mentre quella romanica è caratterizzata dal tipico paramento a vista del romanico veronese, con corsi alternati di mattoni e di tufo..