La Ferdinando Palasciano (già König Albert, poi Italia) è stata una nave ospedale (e successivamente da trasporto) della Regia Marina e piroscafo passeggeri tedesco (e successivamente italiano).
Storia
Il servizio come König Albert
Nel 1895 il Norddeutscher Lloyd di Brema, una delle più importanti compagnie di navigazione tedesche, ordinò ai cantieri AG Vulcan di Stettino, Blohm & Voss di Amburgo e Schichau di Danzica un gruppo di sei grossi piroscafi passeggeri da 10.000 tonnellate di stazza lorda, la classe «Barbarossa»: i sei transatlantici avrebbero avuto i nomi di Barbarossa (costruito ad Amburgo), Bremen (costruito a Danzica), Friedrich der Grosse, Königin Luise, König Albert e Prinzess Irene (tutti costruiti a Stettino)Paolo Piccione, Genova, città dei transatlantici. Un secolo di navi passeggeri, pp. 52-53-54-55. Costruito nei cantieri di Stettino con numero di cantiere 242, il Konig Albert, che stazzava 10.643 tsl e 6290 tsn, in grado di raggiungere una velocità massima tra i 15 ed i 15,5 nodi, poteva trasportare in tutto 2175 passeggeri, 227 dei quali in prima classe, 119 in seconda (per altre fonti 261 in prima classe e 106 in seconda) e 1799 in terza. La costruzione della nave costò 5.384.000 marchi.
Tale gruppo di unità, costruite tra il 1896 ed il 1900, venne utilizzato principalmente sulle rotte Bremerhaven-Southampton-New York ed Amburgo-Yokohama, e, in inverno, sulla rotta per l'Australia: con partenza da Bremerhaven e Southampton, le navi passavano il canale di Suez e facevano scalo ad Adelaide, Melbourne e Sydney. Costruiti per la concorrenza alle compagnie inglesi, i piroscafi della classe Barbarossa erano le navi più grandi e veloci in servizio sulla linea dall'Europa all'Australia. Dal 1903 tali navi (eccetto il Bremen) furono utilizzate stagionalmente anche sulla rotta Genova-New York, sfruttando il crescente impulso dell'emigrazione italianaNel 1904 partirono dall'Italia verso New York 118.058 emigranti, nel 1905 145.701. Il Norddeutscher Lloyd trasportò il 24 % di tali emigranti. Piccione, op. cit., pag. 53. Rispetto alle compagnie italiane (le cui navi erano peraltro di dimensioni inferiori), il Norddeutscher Lloyd offriva migliori alloggi per gli emigranti e cabine più confortevoli per i passeggeri di classe.
Il König Albert, in particolare, lasciò Amburgo per il viaggio inaugurale, con attraversamento del canale di Suez ed arrivo a Yokohama, il 4 ottobre 1899 (altre fonti riferiscono il 24 giugno 1899), e rimase su tale rotta per oltre tre anni, effettuando otto viaggi. Il 3 marzo 1903 il piroscafo venne trasferito alla rotta Brema-Cherbourg-New York, partendo per il primo ed unico viaggio su tale tratta il 14 marzo, ma già un mese dopo, il 16 aprile 1903 (per altre fonti dal 1905), salpò da Genova per il primo viaggio sulla linea Genova-Napoli-New York. In un'occasione, nel novembre 1906, i passeggeri di classe protestarono per il sovraffollamento della nave di emigranti italiani. L'ultimo viaggio sulla linea Genova-Napoli-New York ebbe inizio l'11 giugno 1914.
La prima guerra mondiale e l'impiego come nave ospedale
Nel 1914, con lo scoppio della prima guerra mondiale, il König Albert si fece internare nel porto di Genova, per evitare la cattura da parte di unità della Royal Navy. Il 25 maggio 1915, in seguito all'entrata in guerra dell'Italia, il piroscafo venne requisito nel porto ligure dal governo italiano, mantenendo tuttavia il proprio nomesecondo alcune fonti la nave sarebbe subito stata ribattezzata Ferdinando Palasciano e convertita in nave ospedale.. La nave venne iscritta con matricola 57 di registro provvisorio al Compartimento marittimo di Genova.
Agli inizi del 1916, nell'ambito della vasta operazione per il salvataggio dell'esercito serbo in ritirata attraverso i porti dell'Albania, la Regia Marina decise di dotarsi di tre ulteriori navi ospedale (oltre alle cinque già in servizio), ed una delle unità scelte allo scopo fu il König Albert, che divenne, con una capienza di 1000 posti letto, la più grande e capiente nave ospedale italianaEnrico Cernuschi, Maurizio Brescia, Erminio Bagnasco, Le navi ospedale italiane 1935-1945, pp. 8-9-10. La trasformazione, eseguita in breve tempo, dotò la nave di farmacie, sale di medicazione ed altre attrezzature mediche tra le più moderne all'epoca disponibili.
Le navi ospedale italiane erano impiegate principalmente nel trasporto di feriti e malati tra le truppe italiane dal Norditalia (provenienti dal fronte dell'Isonzo e delle Alpi) negli ospedali d'appoggio situati in Sicilia e Sardegna, nel supporto sanitario ai contingenti del Regio Esercito dislocati in Libia ed in Albania e nel trasporto di feriti e malati britannici dai Dardanelli (ed in seguito da Salonicco) a Malta ed in Inghilterra, solitamente a Southampton (nel corso di tali missioni le navi ospedale imbarcavano anche personale sanitario, sia maschile che femminile – queste ultime erano chiamate «sisters» –). Agli inizi del 1916 le navi ospedale, insieme a numerosi trasporti, presero parte alla vasta operazione per il salvataggio dell'esercito serbo in ritirata, che venne imbarcato nei porti dell'Albania e trasportato in Italia.
La König Albert, una volta completata la trasformazione, venne subito inviata a Valona e Durazzo, ove imbarcò un migliaio di feriti e malati. Il 29 (per altre fonti il 18) gennaio 1916 la nave, salpata in tarda serata dall'Albania, fu fermata nel canale d'Otranto, al largo di San Giovanni di Medua, dal sommergibile austroungarico U 11 (si trattava in realtà del sommergibile tedesco UB 15, camuffato da unità austroungarica perché non vi era ancora formale stato di guerra tra Germania ed Italia, e che sino al giugno 1916 ebbe equipaggio tedesco) per una regolare ispezione. L'U-Boot intimò il fermo alla nave con due colpi di cannone, poi si portò sottobordo, trasbordandovi un ufficiale ed un picchetto armato. Il comandante della nave, capitano Bertolini, ed il direttore sanitario, colonnello medico Monaco, protestarono, spiegando la necessità di trasferire i feriti negli ospedali di terra per maggiori cure (in realtà il fermo per l'ispezione era tuttavia conforme alle leggi di guerra), ma, in seguito alle loro proteste, furono trasferiti a bordo dellU 11. Dopo aver imbarcato una scorta armata, la nave fu dirottata, a luci spente (al momento del fermo erano regolarmente accese, come prescritto per le navi ospedale), su Cattaro, ove stazionò per tre giorni, venendo meticolosamente ispezionata dalle autorità austroungariche: durante tale visita non furono riscontrate irregolarità, ma venne trovato un soldato boemo che aveva disertato dall'esercito austroungarico, e che fu fatto sbarcare e trattenuto. La König Albert venne lasciata ripartire, dopo il rilascio del comandante Bertolino e del direttore medico Monaco, e riprese il proprio viaggio, trasportando gli infermi in Corsica ed a Marsiglia e successivamente tornando in Adriatico per nuove missioni.
Benché in servizio già dall'inizio del 1916, la nave fu formalmente requisita dalla Regia Marina solo il 25 agosto 1916, con la dichiarazione di guerra alla Germania, venendo ribattezzata Ferdinando Palasciano.
Nel corso del suo servizio come nave ospedale la Ferdinando Palasciano effettuò complessivamente 46 missioni, trasportando in tutto 37.314 tra feriti e malati (la seconda nave ospedale italiana per numero di infermi trasportati). Nel 1919 la nave venne derequisita, ed il 15 marzo dello stesso anno fu affidata (o ceduta) al Servizio Navigazione delle Ferrovie dello Stato.
Nel 1919 la Commissione delle prede dichiarò legittima la cattura della König Albert, il ricavato della cui vendita, come di quella di tutti gli altri mercantili tedeschi catturati, sarebbe andato a rifondere le indennità di requisizione del naviglio mercantile italiano perduto in guerra.
Nel 1920 il Ferdinando Palasciano venne noleggiato (per altre fonti venduto) alla Navigazione Generale Italiana, la principale compagnia di navigazione italiana, ed il 15 giugno 1920 il piroscafo partì per il primo viaggio sulla rotta Genova-Napoli-New York. Dopo meno di un anno di servizio e sei traversate (ognuna inclusiva di andata e ritorno) compiute, il 13 aprile 1921 il Palasciano lasciò Genova per l'ultimo viaggio su tale linea, tornando poi alle Ferrovie dello Stato.
L'Italia in Crociera commerciale nell'America Latina
Il 21 maggio 1923 (per altre fonti nel 1922 o nel marzo 1923) la nave venne iscritta nei ruoli della Regia Marina come trasporto, venendo ribattezzata Italia. Nel 1924 l'Italia compì una crociera (della durata di otto mesi) in Sudamerica con a bordo l'Esposizione Campionaria dell'industria e dell'artigianato italiani (Mostra Itinerante della Crociera Commerciale nell'America Latina): l'incorporazione nella Regia Marina era avvenuta appositamente per questo scopo.
La crociera era stata infatti proposta dalle corporazioni degli industriali italiani ed appoggiata dal regime fascista, che voleva mostrare i progressi dell'industria italiana, nonché tentare un'espansione commerciale verso i mercati dell'America centrale e meridionale, non ancora controllati, a differenza del resto del mondo, dalle nazioni anglosassoni (vi era invece una ostile presenza franco-tedesca). Allo scopo era stato costituito il Comitato per la Crociera Commerciale nell'America Latina, presieduto dal senatore Silvio Pellerano, patrocinato dal capo del governo Benito Mussolini ed appoggiato anche da Gabriele D'Annunzio. Tale comitato includeva rappresentanti del governo, della Marina, nonché dell'industria e del commercio italiani, e provvide alla scelta dell'itinerario, nonché dei prodotti e delle rappresentanze da imbarcare. Era stato deciso di noleggiare una nave, che, pur essendo disarmata (le uniche armi presenti sarebbero state quelle del picchetto d'onore), sarebbe stata armata con personale della Regia Marina e comandata da un capitano di vascello. La scelta era caduta sul Palasciano: ribattezzato Italia, il piroscafo era stato portato nell'Arsenale di La Spezia e sottoposto a lavori di rifacimento per adattarlo alla crociera in Sudamerica come nave esposizione. Al comando dellItalia era stato designato il capitano di vascello Carlo Grenet, affiancato dal parigrado Paolo Cattani come assistente, dal capitano di fregata Roberto Soldati come comandante in seconda, dal capitano di corvetta Francesco Quentin come comandante in terza e dal Maggiore Carlo Ferrari del Corpo Sanitario della Marina Militare come responsabile dei servizi medici di bordo.
Venne anche emessa una serie straordinaria di francobolli, da utilizzarsi, da quanti fossero imbarcati, per spedire lettere e cartoline in Italia.