Era l'erede della dinastia salomonide, che secondo la tradizione avrebbe origine dal re Salomone e dalla regina di Saba. Nel 1936, durante la guerra d'Etiopia contro l'Italia, si esiliò volontariamente. Il negus poté rientrare in patria nel 1941, quando le potenze alleate liberarono il suo regno. Venne infine detronizzato nel 1974, quando Aman Mikael Andom rovesciò l'impero e trasformò l'Etiopia in uno Stato socialista (Derg).Il preambolo del trattato di pace fra l'Italia e le Potenze alleate ed associate, siglato in Parigi il 10 febbraio 1947, tra l'altro, recitaː «Premesso che l'Italia sotto il regime fascista ha partecipato al Patto tripartito con la Germania ed il Giappone, ha intrapreso una guerra di aggressione ed ha in tal modo provocato uno stato di guerra con tutte le Potenze Alleate ed Associate e con altre fra le Nazioni Unite e che ad essa spetta la sua parte di responsabilità della guerra»
Biografia Primi anni
Secondo la tradizione etiope ras Tafarì Maconnèn, incoronato imperatore con il nuovo nome di Hailé Selassié I, è il duecentoventicinquesimo discendente della dinastia salomonide, attraverso la linea di David, appartenente alla Tribù di Giuda.
Nell'antico testo sacro etiope Gloria dei Re la regina di Saba (ovvero d'Etiopia) chiamata Machedà incontrò re Salomone (evento descritto anche nella Bibbia, 1 Re 10; 2 Cr 9), ed ebbero assieme un figlio, il primogenito, incoronato re con il titolo di Menelik I. Da questo sovrano, attraverso 224 generazioni discenderebbe Hailé Selassié. Secondo la tradizione etiope, seguendo la linea monarchica di discendenza diretta, il duecentoventicinquesimo erede del trono è l'ultimo re dei re.
Figlio di ras Maconnèn Uoldemicaèl e cugino del negus Menelik II d'Etiopia, Hailé Selassié cresce tra la corte imperiale e quella paterna, diventando amministratore e governatore di Harar all'età di 13 anni. Inoltre, dall'età di 6 anni, ricevette una educazione mista, sia da parte del clero copto, che da un missionario gesuita francese, imparando a padroneggiare bene diverse lingue straniere (in particolare il francese e l'arabo). Divenne anche un lettore compulsivo, dagli ampi interessi. Nel 1906 si sposa con Menen Asfaù.
Inizialmente è considerato come il possibile successore di suo cugino Menelik, ma il trono va al presunto musulmano ligg Iasù V (la conversione all'islam di Iasù fu sempre negata però dall'interessato, che ha accusato l'imperatrice Zauditù di avere ordito una congiura ai suoi danni usando come scusa le origini islamiche della sua famiglia). Selassié, nel 1916, partecipa a un colpo di Stato, ordito con il pretesto di impedire a un musulmano di regnare sul cristianissimo regno di Etiopia, e lo fa deporre, diventando reggente durante il regno dell'imperatrice Zauditù. Il colpo ebbe l'appoggio entusiasta di Francia, Italia e Regno Unito, perché, durante la grande guerra, Iasù aveva dimostrato diversi contatti con l'Austria Ungheria e la Turchia; ma fu ben accolto anche dalla popolazione, poiché il precedente imperatore aveva una fama di persona incline alla crudeltà e a una vita di eccessi sessuali, ben poco consona con la tradizione delle élite aristocratiche etiopiche. Il successo del colpo di Stato ad Addis Abeba fece riscontro a una guerra nelle campagne, particolarmente acuta nel 1916-1917, ma che continuò, con alti e bassi, fino al 1924.
Durante la reggenza promuove la modernizzazione del Paese e nel 1923 ottiene l'ingresso dell'Etiopia nella Società delle Nazioni, primo Paese africano a farne parte. Nel 1924 è in visita ufficiale in Italia e in Vaticano, oltre che in diversi altri paesi europei (Francia, Svezia e Gran Bretagna gli tributeranno grandi onori). Viene dapprima incoronato negus (re) nel 1928 e, alla morte dell'imperatrice, diventa infine, il 2 novembre 1930, negus neghesti (re dei re o imperatore) assumendo il nome di Hailé Selassié, che significa "Potenza della Trinità". Nel 1930 vara la prima costituzione etiopica (che stabilisce per l'imperatore amplissimi poteri, ma si ispira per molti versi alla costituzione giapponese del 1889) nel 1931 crea un primo senato di notabili e successivamente fonda l'Università di Addis Abeba.
Tutto il periodo tra il 1916 e il 1930 venne utilizzato per modernizzare il Paese in senso accentratore e occidentalizzante, anche se con grandissima cautela (per evitare le rotture con l'aristocrazia e il clero tradizionalisti), cercando di sostituire il feudalesimo e il sistema schiavista in vigore con una forma più moderna e liberale di governo, oltre ad adeguare il sistema economico all'industrializzazione. I risultati (soprattutto economici), anche per la scarsità di capitali, non furono esaltanti, ma l'amministrazione pubblica nel 1930 era decisamente più efficiente, scelta anche in base al merito e non solo alla nascita, e dotata di funzionari e diplomatici di provata capacità e cultura. Inoltre la situazione internazionale del regno era enormemente migliorata, ed erano state in buona parte rintuzzate le mire imperialistiche della Gran Bretagna sulla regione del lago Tana.
Più tesa era la situazione con l'Italia fascista, che non vedeva affatto di buon occhio la modernizzazione dell'Etiopia, cercava di ostacolarla finanziando le congiure e i maneggi della grande aristocrazia feudale e, nel 1930, provò anche a favorire l'evasione di Iasù (presto ricondotto in carcere). Ottimi, anche in chiave anti-italiana, erano invece i rapporti con la Francia, specie negli anni '20, che non valsero però a fare ottenere all'Etiopia l'agognato sbocco al mare. Dopo il 1930 il programma di modernizzazione del Paese dovette, visto che lo spionaggio etiopico confermava la presenza in Italia di un fortissimo partito della guerra e di imponenti opere di preparazione all'invasione, concentrarsi sul riarmo e la modernizzazione dell'esercito (anche con la creazione di un'accademia militare, e con l'importazione di numerosi consiglieri militari dal Belgio, uniti ad alcuni esuli russi bianchi che si erano stabiliti nell'impero), che da quel momento in avanti divenne la principale voce di spesa per lo stato. Venne anche fondata una piccola aviazione, che però rimase embrionale e priva di capacità militari reali.
Uno dei problemi emersi negli anni '20 era quello della scarsità di entrate certe per lo Stato, unito alla debolezza della riserve di valuta straniera forte, per questo la tassazione venne più volte alzata, a un livello così elevato che creò anche alcune rivolte, ben domate però dal rinnovato esercito etiopico, e da un corpo di polizia occidentalizzato e addestrato da funzionari fatti venire apposta dalla Svizzera.
L'abolizione della schiavitù fu più volte tentata e più volte rimandata; furono però abolite la tratta e la compravendita degli schiavi, promulgate norme per favorire il concetto di "ventre libero" (ovvero il figlio di uno schiavo non sarebbe stato schiavo) e per rendere conveniente la liberazione degli schiavi nel diritto ereditario. Il numero di schiavi si ridusse così lentamente, da circa 6-700.000 a quasi 500.000 nel 1932, in un processo graduale che avrebbe dovuto portare, nelle intenzioni dell'imperatore, alla completa soppressione di questa pratica entro il 1940. Come in tutte le opere di modernizzazione di Selassié, si verificò anche in questo la sua abituale prudenza, volta a fare uscire il suo paese dalla dimensione "medioevale" senza rotture o traumi, come invece faceva in quegli anni Ataturk, puntando di più sull'educazione e la modernizzazione delle coscienze, limitando gli interventi dall'alto al mantenimento di un rigido ordine pubblico e alla soppressione delle rivolte centrifughe.
L'imperatore era famoso anche per il suo carattere tranquillo e paziente, per la sua capacità di gestire le congiure di corte in modo indolore, sopravvivendo a qualunque avversità, per l'amore verso la cultura, sia tradizionale che occidentale, la passione per i cani, l'attenzione verso la stampa e i media, il gusto per lo sfarzo del cerimoniale di corte (da lui reso più "occidentale").
L'aggressione dell'Italia fascista e l'esilio
Dopo l'incidente di Ual Ual e l'inizio della crisi diplomatica con l'Italia, si reca spesso alle conferenze della Società delle Nazioni per perorare la causa etiope: è del 2 gennaio 1935 il suo più preoccupato intervento per la tutela dei confini nazionali. Il 2 ottobre 1935 Mussolini annuncia la guerra contro l'Etiopia; il giorno seguente Hailé Selassié I chiama a raccolta i suoi soldati con parole dure e toccanti mentre il 19 ottobre consiglia al comandante militare ras Cassa Darghiè di utilizzare la tattica della guerriglia e di puntare molto sulla contraerea. Nel frattempo, il 6 ottobre 1935 il Consiglio della Società delle Nazioni, con risoluzione ratificata quattro giorni dopo dall'Assemblea, condanna ufficialmente l'attacco italiano. Il 3 novembre, con il voto favorevole di cinquanta stati, il solo voto italiano contrario e l'astensione di Austria, Ungheria e Albania, l'Italia è colpita dalle sanzioni economiche, che entrarono in vigore il 18 novembre successivo.
Dopo gli iniziali successi italiani a dicembre prova a ribaltare la situazione lanciando l'offensiva di Natale, che però si esaurisce nel gennaio 1936 senza ottenere risultati di rilievo. Qualche settimana dopo la sconfitta di ras Immirù, Selassié raduna la propria guardia imperiale e muove verso nord, incontro all'esercito italiano. Le due armate si scontrano nella conca di Mai Ceu. La battaglia terminò con perdite in entrambi gli schieramenti e fu chiaro che per Hailé Selassié si trattasse di una grave sconfitta, conseguentemente egli ordinò la ritirata verso Dessiè. Badoglio valutò le perdite etiopiche in circa 8.000 caduti (in parte durante il successivo inseguimento, in cui la Regia Aeronautica si macchiò di infamia per l'uso di iprite, ordinato e permesso in tutta la campagna di aggressione all'Etiopia dai vertici militari italiani e da Mussolini stesso, oltre che con bombardamenti convenzionali e mitragliamenti), mentre quelle italiane ammontavano a 68 ufficiali, 332 soldati nazionali e 873 ascari eritrei.
Quella di Mai Ceu fu l'ultima grande battaglia in cui un imperatore in carica condusse e guidò di prima persona il suo esercito, mentre nei giorni precedenti (il 15 febbraio 1935) Hailé Selassié fu il primo (e unico) imperatore ad abbattere un aereo (manovrando un cannoncino contraereo Oerlikon da 20 mm)cfr. Angelo del Boca, Il negus, Laterza, Bari, 1995-2007, pp. 143. In verità Selassié condusse di persona il suo esercito in altre occasioni, sia in precedenza (come ad Anchem, contro i partigiani del precedente imperatore e contro alcuni ribelli), sia in seguito durante le operazioni di riconquista dell'Etiopia nella seconda guerra mondiale, tuttavia non ebbe la fama di grande guerriero, come i suoi avi (in particolare Menelik e Johannes IV), perché non vinse mai una battaglia risolutiva, .
La difesa di Addis Abeba e del sud del Paese si presentava allora molto critica, anche perché il grosso dell'esercito etiopico era stato colpito duramente, soprattutto dall'aviazione e dall'artiglieria italiana, con l'uso di gas (iprite o gas mostarda e fosgene) contro cui gli etiopi non potevano opporre che alcune centinaia di vecchie maschere anti gas, per altro non sempre funzionanti. Si decise di non difendere la capitale e l'imperatore preferì lasciare il paese anche per timore di vedere la città completamente distrutta dall'aviazione.