I sarcofagi delle donne Seianti sono una coppia di sarcofagi etruschi in terracotta policromata provenienti da Chiusi, databili al II secolo a.C. Quello di Seianti Hanunia Tlesnasa, alto 117 cm e proveniente da Poggio Cantarello, è conservato al British Museum di Londra con il numero di inventario GR 1887.6-8.9;. quello di Larthia Seianti è al Museo archeologico nazionale di Firenze.
Storia e descrizione I due sarcofagi sono considerati capolavori dell'arte plastica etrusca in terracotta, anche per la policromia ben conservata. Contengono iscrizioni che hanno permesso di leggere i nomi delle due donne effigiate, appartenenti alla stessa casata chiusina e forse sorelle, ma comunque parenti. Esse sono ritratte distese nell'atto di scostarsi il velo dalla testa, mentre con la mano sinistra tengono uno specchio: quello di Hanunia è aperto, quello di Larthia è chiuso.
La cassa del sarcofago di Hanunia ha le estremità ornate da pilastrini eolici, che invece in quello di Larthia compaiono anche al centro. Il singolare fregio dorico che si svolge sulle casse ha al centro rosette particolarmente ornate nel caso di Larthia, e che in quello di Hanunia sono separate al centro da triglifi con doppia serie di gocce (superiore e inferiore). I letti (klìnai) sono dotati di alti cuscini.
Le due donne, appartenenti a una delle più ricche famiglie chiusine, mostrano il loro status vestendo abiti dai complicati panneggi, che ricadono sinuosi, e sono adorne di armilla, diadema, orecchini e collana. Soprattutto nel sarcofago di Hanunia, raffigurata come una più matura matrona, il panneggio mostra un complesso studio, che evita ripetizioni o incertezze; quel gesto, sebbene tradizionale, appare sciolto, così come realisticamente sono rappresentate le parti nude del corpo.
Se quei volti siano ritratti è discusso, e il caso di Seianti Hanunia Tlesnasa è il più studiato, perché il suo scheletro si è conservato e nel 2002 Judith Swaddling e John Prag ne hanno pubblicato la ricostruzione forense, mettendola a confronto con l'immagine scolpita.. Per Alexandra Carpino la testa non è inventata: chi la modellò seguì le misure del viso della donna sepolta, qualche suo carattere fisico e l'età che aveva. Francesco de Angelis legge lo stesso esito al rovescio, come una prova dell'idealizzazione, e avverte che il volto uscito dal laboratorio non è un metro neutro contro cui misurare la scultura, perché è anch'esso una figura costruita, con altri mezzi. Già Ranuccio Bianchi Bandinelli, in un testo del 1965 poi ristampato nel 1984, giudicava assai incerto che la figura di Larthia fosse un ritratto individuale e non un tipo generico, notando la scarsa caratterizzazione del volto e la forte somiglianza con quello dell'altro sarcofago.
Abbondanti sono i resti della policromia, più sobria nel sarcofago di Hanunia, più sovraccarica nell'altro.
La datazione non è concorde. Bianchi Bandinelli assegna il sarcofago di Larthia alla prima metà del II secolo a.C., sulla base delle monete romane rinvenute al suo interno;. nella stessa fase lo colloca Mario Torelli;. Alexandra Carpino si limita a indicare il II secolo a.C. per quello di Seianti Hanunia Tlesnasa.
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sorelle Seianti Categoria:Sculture nel British Museum Categoria:Sculture nel Museo archeologico nazionale di Firenze Categoria:Chiusi Categoria:Sculture in terracotta Categoria:Ceramica etrusca