La Galleria di Francesco I è un ambiente monumentale del Castello di Fontainebleau, decorato su progetto di Rosso Fiorentino da un team di artisti tra cui Francesco Primaticcio, Luca Penni e Léonard Thiry tra il 1532 e il 1539 circa. Sebbene compromessa da restauri e modifiche successive, rappresenta uno dei primissimi esempi superstite di arte manierista in Francia, che ebbe una straordinaria influenza sull'arte francese successiva e fu alla vbase della prima scuola di Fontainebleau.
Storia
Dal 1528 Francesco I di Francia aveva iniziato a ingrandire il castello di Fontainebleau a ridosso dell'antico convento dei Trinitari e del dongione medievale, ampliando il corpo di fabbrica verso est (dei Trinitari) e raccordandolo alla parte antica del cortile Ovale con uno stretto edificio, che definiva assieme agli altri i tre lati di un nuovo cortile quadrangolare, aperto a sud e a ridosso della Porta Dorata. In questo edificio di raccordo, al piano nobile, fece costruire una galleria di passaggio, finestrata su entrambi i lati, che collegasse direttamente la sua camera da letto, situata nell'antico dongione, con la cappella della TrinitàXavier Salmon, a cura di, Fontainebleau, vera dimora dei re, casa dei secoli, Gran Palais RmnÉditions, Parigi 2025..
Il sovrano, nei suoi progetti di decorazione delle sue regge, aveva chiamato a sé già numerosi artisti italiani (in particolare fiorentini), tra cui Leonardo da Vinci e Andrea del Sarto. Quando Rosso Fiorentino giunse in Francia (1530), la galleria del castello di Fontainebleau era stata appena terminata e nel 1532, lo stesso anno dell'arrivo del bolognese Primaticcio, Rosso aveva progettato e decorato ad affresco il perduto Padiglione di Pomona, situato nelle vicinanze.
La progettazione delle decorazioni della galleria dovette impegnare Rosso già dal 1532 e a partire dall'estate del 1533 si prepararono le pareti per la messa in opera di stucchi e pitture. Nell'aprile del 1534 si avviò la realizzazione degli stucchi (messi in opera da una bottega di artisti italiani, francesi e fiamminghi diretta dal Rosso, entro il 1537), mentre per le pitture si dovette attendere circa un anno. Vari documenti attestano poi pagamenti al Rosso in qualità di direttore dei lavori di decorazioni, e nel 1539 l'impresa era terminata, un anno prima della morte dell'artista. Non è chiaro se il Primaticcio lavorasse già a fianco del Rosso o se fu coinvolto nell'impresa solo dopo la morte di quest'ultimo. Dell'insieme faceva parte un camerino o studiolo reale, dedicato a Minerva e le Arti, che si apriva al centro dela galleria, lato ovest.
Il re stesso custodiva le chiavi della galleria e la mostrava agli ospiti più illustri. Ad esempio, il giorno di Natale del 1539 Francesco I conduceva Carlo V alla visita della galleria, chiudendosi con l'imperatore in un colloquio privato per due ore abbondantiNatali, cit., p. 244..
Nel 1689 fu aperta una porta nel muro ovest per accedere al vestibolo del Ferro di Cavallo, il che comportò la rimozione di un dipinto del Rosso. Successivamente, alcuni stucchi furono rimaneggiati da François Besson. Nel 1701, Luigi XIV sostituì alcuni soggetti ritenuti troppo “audaci” con nuove composizioni (oggi scomparse), tra cui a est Zefiro e Flora, e nel gabinetto centrale Minerva e le arti. Nel 1710, Pierre Poerson avrebbe realizzato il sovrapporta del vestibolo, con scene che illustrano la Vittoria di Francesco I e la Storia che ne scrive le imprese sulle ali del tempo. Tra il 1730 e il 1731 fu effettuato un restauro da parte di Jean-Baptiste van Loo, con la collaborazione di Jean-Siméon Chardin. L’estremità della galleria fu rimaneggiata dall’architetto Ange-Jacques Gabriel nel 1757. Pierre Berthélémy restaurò gli affreschi.
Al tempo di Luigi XVI, verso il 1785, l'ala della galleria fu ingrandita verso nord (verso il giardino di Diana) da ulteriori appartamenti, che comportarono la demolizione dello studiolo centrale che si apriva verso quel lato e la chiusura delle finestre settentrionali, sostituendole con porte e false porte, affacciate su un corridoio.
Sotto Napoleone Bonaparte, nel marzo 1805 fu decisa la trasformazione della galleria di Francesco I in “galleria dell’Imperatore”. Allestita come “galleria degli Illustri”, accolse già dal settembre successivo i primi busti degli aiutanti di campo inizialmente destinati al castello di Saint-Cloud, poi quelli dei generali, accanto ai quali venivano esposti disegni delle campagne militari di Bonaparte. Le N e le api imperiali sostituirono le F e le salamandre di Francesco I. Nulla è rimasto di questa decorazione, cancellata già durante la prima Restaurazione monarchica.
Nel 1846 fu intrapreso un nuovo restauro, piuttosto invasivo. Fu creata un fregio in cartapesta dallo scultore Jean-Baptiste-Jules Klagmann, mentre il pittore Louis-Charles-Auguste Couder restaurò le pitture. Fu rimosso il camino e la galleria ricevette un nuovo parquet. Jean Alaux proseguì il restauro ridipingendo interamente gli affreschi a encausto e aggiungendo nuove pitture, tra cui una Veduta dello stagno di Fontainebleau e una Disputa di Minerva e Nettuno.
Un restauro moderno si è avuto nel 1960-1965.
Descrizione e stile
La galleria misura circa 64 metri di lunghezza e 6 metri di larghezza. Le pareti lunghe sono sui lati nord-sud e quelle brevi sono direzionate verso est-ovest. La parte inferiore delle pareti è ricoperta da un rivestimento di pannelli in legno di noce, oggi in parte originali e in parte ricreati nei restauri del 1960-1965, dove si trovano le armi di Francia, il monogramma "F" del re, e il suo emblema personale della salamandra, ritratta come un drago in svariate pose; il tutto intervallato con panche con protomi e zampe leonine. Questi lavori, databili al 1535-1539, sono riferiti al carpigiano Francesco Scibec, che aveva curato anche il pavimento e il soffitto, oggi moderni.
Sopra tale rivestimento è riferita al disegno del Rosso la complessa decorazione fatta di pannelli affrescati entro complesse cornici in stucco, abbellite da numerose figure ad altorilievo, con una grande varietà di forme e repertori.
Per quanto riguarda gli affreschi, sono organizzati in sette scene principali sui lati lunghi e altre piccole sui lati brevi. Ai quattro punti cardinali si trovano scene legate al tema dell'amore. Al centro della parete nord infatti si apriva un camerino contenente un perduto ovale con Giove e Semele (scomparso con i lavori del 1785), mentre sul lato opposto esiste ancora un altro ovale che rappresenta l'Amore di Giove e Danae, dipinto dal Primaticcio; le due testate dei lati brevi vennero rifatte con interventi del XVII e del XVIII secolo: a ovest una scena mitologica neoclassica sostuisce, secondo la testimonianza di Vasari, un Venere e Amore (perduto, noto forse da un disegno al Louvre), mentre ad est, al posto del busto del sovrano, il dipinto con Bacco, Venere e Amore, forse identificabile con quello al Musée national d'histoire et d'art della città di Lussemburgo.
Sullo sfondo, al centro del lato breve a est, campeggiava un busto del sovrano in marmo, oggi sostituito da una sua rievocazione di Achille Joseph Etienne Valois del 1835.
I lati lunghi presentano una serie di dodici riquadri - circondati da stucchi e intervallati dalle finestre - con affreschi il cui aspetto è però compromesso dalle modifiche e dei rifacimenti apportati sin da un'epoca molto vicina al loro completamento. Ciò si nota confrontando l'aspetto odierno degli affreschi con le copie coeve, i disegni preparatori e le prime incisionidell'intera decorazioneMarchetti Letta, cit. p. 74..
Il tema degli affreschi della galleria è essenzialmente una celebrazione allegorica della vita. Le virtù e le imprese di Francesco I, sebbene il significato iconografico di molti particolari resti ancora oggi oggetto di dibattito e incertezze. La stessa Margherita di Navarra, sorella del sovrano, gli scriveva in una lettera di non riuscire a venire a capo del significato di quelle storie senza la sua guida, anche se non è chiaro se si tratti di un'affermazione reale o retoricaNatali, cit., p. 242..
Elenco delle scene Salvo dove indicato, sono tutte da riferire al Rosso Fiorentino Lato sud Ignoranza cacciata o Illuminazione di Francesco I (dall'ingresso, lato sud delle finestre) A destra la rappresentazione di Francesco I in veste di imperatore romano, coronato d’alloro, con una spada e un libro; l’ignoranza, rappresentata da personaggi bendati, viene scacciata; gli stucchi che incorniciano l’affresco rappresentano due satiri, maschio e femmina, e i loro figli. Questa scena potrebbe evocare la politica culturale di Francesco I, in quanto allontana l’ignoranza e pone il re come garante della conoscenza. I due satiri illustrerebbero il risultato dell’ignoranza, che conduce al vizioThe Iconography of the Galerie François Ier at Fontainebleau, La Gazette des Beaux-Arts, settembre 1958, p. 113-177, citato da Pressouyre 1970, 1972, p. 126.. Unità dello Stato (procedendo, lato delle finestre) Francesco I in veste di imperatore, con in mano una melagrana (simbolo di unità degli individui nello Stato), presso un bambino inginocchiato che gli porge altri frutti simili. Il re è circondato da militari, borghesi e contadini, vestiti con costumi romani e gallo-romani. Questa scena evocherebbe il re come difensore dell’unità dello Stato: tiene una melagrana, nota per i numerosi semi, che il re riunisce simbolicamente. La diversità delle classi sociali rappresentate nel suo seguito farebbe riferimento al carattere universale del suo governo, valido per tutti i sudditi, mentre i costumi antichi lo presentano come un nuovo Cesare. Le scene laterali rappresentano due coppie abbracciate. Cleobis e Bitone I due giovani portano la madre e la conducono a un tempio. Bassorilievi in stucco rappresentano a sinistra Sidipe tra gli appestati, a destra la Morte di Cleobi e Bitone e al centro Pero che nutre Cimone. Tutte queste scene simboleggerebbero l’amore di Francesco I e Margherita d'Angoulême per la madre Luisa di Savoia. Danae (del Primaticcio) Gli stucchi eseguiti dalla bottega del Rosso rappresentano figure femminili con ceste di frutta. Gli affreschi laterali illustrano i carri di Apollo e di Diana. Morte di Adone Adone è raffigurato in primo piano. Amorini fuggono con i suoi abiti. Venere è rappresentata sul suo carro tra le nubi. Intorno compaiono allegorie della Fortuna, dell’Amore (Eros) e dell’Avversità (una vecchia curva che tiene dei martelli). Gli stucchi raffigurano a sinistra Cibele sul suo carro con leoni e una leonessa, a destra una scena di orgia e al centro una corsa di carri. Questa scena centrale, simbolo di morte, sventura e passione violenta, potrebbe riferirsi alla morte del delfino Francesco nel 1536. Gli affreschi laterali illustrano due coppie abbracciate. Perdita della gioventù perpetua Scena tratta da una favola di Nicandro di Colofone che illustra la giovinezza perpetua perduta dagli uomini. In alto a sinistra si vede il dio Mercurio che annuncia agli uomini che Giove accetta di concedere loro l’eterna giovinezza. A sinistra è rappresentato un gruppo di giovani, al centro l’asino che trasporta la giovinezza si abbevera mentre il serpente la ruba sotto forma di una giovane donna. A destra sono raffigurati degli anziani. Nelle cornici compaiono a sinistra giovani che entrano in un tempio e a destra allegorie tra cui la maldicenza (una donna a tre teste circondata da api). Lo stucco ad alto rilievo raffigura un giovane. Lotta tra Centauri e Lapiti (fine del lato sud) Gli affreschi laterali raffigurano giovani che soffiano in trombe e putti con festoni. Lato nord Scena di sacrificio (dall'entrata, lato nord):