Paternò è una città siciliana in provincia di Catania, della quale è uno dei centri più antichi per fondazione. Nel corso dei secoli ha seguito le vicende storiche della Sicilia attraverso le varie dominazioni, fino all'annessione al Regno d'Italia del 1860.
Preistoria La frequentazione umana nel territorio in cui sorge l'odierna città di Paternò è attestata a partire dal Neolitico, mentre tracce di insediamenti umani risalirebbero all'età del rame e del bronzo.. La presenza di numerosi reperti archeologici, testimoniano tracce della presenza umana fin dalla preistoria: la sua posizione intermedia tra la pianura e l'Etna, strategica per molti fattori, nonché l'abbondanza di acque, hanno sempre attratto l'uomo, che ha sfruttato la fertilità dei terreni per l'agricoltura..
Importanti tracce dell'attività umana in epoca preistorica sono infatti testimoniate dalle ceramiche neolitiche di contrada Tre Fontane e Poggio Rosso, stazioni preistoriche dell'area etnea - classificate come stentinelliane - fondate su un'area vulcanica, risalenti con ogni probabilità al III millennio a.C., scoperte dall'archeologo Corrado Cafici e da quest'ultimo documentate nel 1915 nel suo Contributi allo studio del neolitico siciliano, che sono oggi conservate presso il Museo archeologico di Siracusa..
La presenza di altri insediamenti preistorici è stata individuata anche presso le salinelle di contrada San Marco, al Monte Castellaccio, a Poggio Cocola, e nell'acropoli basaltica, grazie ad una serie di scavi archeologici avviata nel 1994 dal dipartimento regionale dei Beni Culturali, che hanno portato alla luce l'esistenza di un antico villaggio a ridosso del fiume Simeto..
I materiali rinvenuti dagli scavi effettuati dopo il 1994, sono invece conservati presso locali messi a disposizione dal Comune. La presenza di un deposito ben organizzato ha reso possibile, anche grazie all'intervento di volontari, la pulitura e il restauro di una parte del numeroso materiale archeologico rinvenuto una selezione del quale è esposta presso il Museo civico Gaetano Savasta.
Storia antica I villaggi di Hybla Gereatis e Inessa
La fondazione di un villaggio nel territorio dell'odierna città di Paternò viene fatta risalire all'epoca anteriore a quella greca, su un sito di origine vulcanica, che fu probabilmente abitato fin dall'età di Thapsos. Fino ai giorni nostri, gli studiosi dibattono su quale fu il nome dell'antico abitato della città etnea. Essi tuttavia fanno riferimento a due città contigue o parallele, di origine sicana, che sarebbero esistite in epoca antica: Hybla Gereatis (Υβλα) e Inessa (Ινεσσα)..
Per lo storico greco Tucidide i due villaggi di Hybla e Inessa erano situate nella stessa zona., per il geografo Strabone e gli storici romani Cicerone e Plinio il Vecchio, fu il villaggio di Inessa-Aitna l'attuale città di Paternò, che essi descrissero come una «città situata vicino Centuripe e 12 miglia lontano da Catania».. Diversi secoli più tardi, lo storico Tommaso Fazello prima, e successivamente il geografo Filippo Cluverio, identificarono l'antico centro di Hybla con l'attuale centro di Paternò... Più preciso al riguardo, fu lo storico Eugenio Manni, che nel suo volume Geografia fisica e politica della Sicilia antica, identificò Ibla con Paternò e Inessa-Aitna con la località Civita.
Questi due villaggi, secondo Tucidide, ed anche Menippo di Gadara, furono all'origine popolati dai Sicani - da molti storici considerati come la popolazione autoctona dell'isola - i quali sarebbero stati cacciati dai loro villaggi per opera dei Siculi, nella guerra che li vide contrapposti, e costretti a ritirarsi nella parte occidentale della Sicilia.. I Siculi vi si insediarono intorno al IV millennio a.C., sfruttarono il tipo di superficie per cavare dalle rocce i blocchi di lava ed estrarre gli utensili da lavoro e le macine, e vi costruirono edifici sulla parte sommitale del colle vulcanico. Il nome Ibla deriva chiaramente da quello di una divinità sicula, corrispondente alla greca Afrodite. Inoltre, il villaggio fu chiamato Hybla Gereatis per distinguerlo da altri villaggi dell'isola con lo stesso nome. Le fonti sono frammentarie e mancano campagne di scavo sistematiche che consentano di risolvere la questione. Un altro storico locale, il religioso Frà Placido Bellia, nel suo manoscritto dal titolo Storia di Paternò, che terminò nel 1808, vi attestò che nel suo convento furono rinvenute in uno scavo di ghiaia l'ara di cui sopra inciso "Veneri Hyblensi" e una lapide con scritta "Paternò Hybla Major", documenti conservati al Museo Biscari di Catania.. Anche se non esistono, allo stato delle conoscenze, elementi definitivi per risolvere con assoluta certezza l'intricato problema topografico, stante per altro la supposta vicinanza delle due antiche città, la controversia trova, come si vede, una pressoché totale convergenza di consensi sulla identificazione di Hybla con l'odierna Paternò..
Hybla e Inessa caddero in mano greca attorno al 460 a.C., quando furono assediate dai Siracusani guidati dal tiranno Gerone I. A Inessa, nel 461 a.C., si rifugiarono i Dori di Katane dopo la sconfitta del loro capo Trasibulo ad opera dei Siracusani.. I due centri furono così ellenizzati, ed altresì coinvolti nelle guerre tra i Siracusani e gli Ateniesi, da questi ultimi devastate, ed in seguito dai primi riconquistate nel 403 a.C., quando al potere salì Dionisio il Vecchio: ad Aitna Dionisio inviò nel 396 a.C., truppe di mercenari campani al suo soldo, i quali compirono numerose stragi di popolazione, per aver questi favorito gli Ateniesi nel 415 a.C. Aitna e Hybla, assieme alle altre città della Sicilia orientale, furono liberate nel 339 a.C. dai Corinzi guidati dal generale Timoleonte, che eliminarono i campani.
Tracce dell'epoca greca a Paternò sono testimoniate da dei manufatti rinvenuti sulla rupe basaltica nel 1909, detti gli "argenti di Paternò", che oggi si trovano al Pergamonmuseum di Berlino..
Il periodo romano (243 a.C. - 476)
Nel 264 a.C., scoppiò la prima guerra punica, che vide contrapposti i Cartaginesi e i Romani, questi ultimi con ambizioni espansionistiche sul Mediterraneo. Aitna ed Hybla, si schierarono dalla parte dei primi, ma essendo usciti sconfitti alla fine del conflitto, i due villaggi caddero inesorabilmente sotto la dominazione romana.. Le truppe romane, guidate dal console Manio Otacilio Crasso, entrarono in Aitna attorno al 243 a.C., subito dopo aver costretto alla resa le città di Adranon e Centuripae, e conquistato altre sessantasette città sicule, compresa Catania..
La Sicilia, divenuta provincia romana, subì la loro tirannia e lo sfruttamento con la riduzione in schiavitù dei suoi abitanti. Questa circostanza portò nel 136 a.C., alla rivolta capeggiata da Euno e Cleone di Cilicia, passata alla storia come prima guerra servile. Nel corso di questa battaglia, Aitna funse da luogo di riparo di molti ribelli., ma assieme ad Hybla, i danni maggiori lì subì al termine della seconda guerra servile, in quanto danneggiate furono loro le attività agricole e pastorizie. La situazione peggiorò ulteriormente con Gaio Licinio Verre, pretore in Sicilia nel 73 a.C., che ordinò di fare estorsioni, rapine e violenze di ogni genere ai danni degli iblei e degli inessini, costringendoli alla forzata consegna di trecentomila moggi di frumento e al pagamento di cinquantamila sesterzi in danaro..: Aitna e Hybla, infatti, rientravano nell'elenco delle civitas decumanae della Sicilia.
Le città della Sicilia, coinvolte nella guerra civile tra Cesare e Pompeo, conobbero un'altra fase di battaglie e di distruzioni varie. Nella fattispecie, le due città di Aitna e Hybla Geratis scomparvero improvvisamente dalle cronache del tempo, che probabilmente a causa di questi ultimi eventi furono mandate in rovina.. Nel 476, avvenne la caduta dell'Impero romano d'Occidente, e dopo questo evento si persero le tracce delle due antiche città di Aitna e Hybla: secondo il geografo Strabone i due villaggi siculi scomparvero attorno al II secolo a.C.
All'epoca romana risalgono strutture di cui oggi si conservano alcuni resti: l'acquedotto e il Ponte di Pietralunga.. Molto fiorenti in quell'epoca, furono le coltivazioni del grano, dell'orzo e degli ulivi..
Storia medievale I Barbari e i Bizantini (476-901) La caduta dell'Impero romano d'Occidente, causata dal suo indebolimento politico e militare, e dalle invasioni dei Barbari, portò alla formazione dei Regni romano-barbarici. In Sicilia giunsero gli Ostrogoti, che l'annessero al loro Regno. L'imperatore bizantino Giustiniano I volendo riprendere l'antico dominio, spedì Belisario, e costui senza grande fatica riuscì a cacciare dall'isola i Goti dopo diciotto anni di occupazione, nella battaglia denominata Guerra gotica.
Catania fu liberata da quella dominazione intorno al 546, così come fu probabilmente anche per Aitna, che circa quel tempo prendeva il nome di Paternón, ma a tutt'oggi, non si hanno fonti storiche attendibili che attestano la nascita del nuovo toponimo.. Dell'epoca bizantina si hanno scarse notizie nelle fonti storiche, gran parte delle quali riportano scarne informazioni in merito all'intenso processo di cristianizzazione che portò alla diffusione dello stile di vita monastico e alla costruzione di eremi, tra i quali, quello importantissimo di San Vito (dal VI secolo)..
Gli Arabi (901-1061)
La debolezza politico-istituzionale e militare che caratterizzò anche l'Impero romano d'Oriente, impediva la difesa dei suoi territori dalle continue scorrerie di Vandali e Goti in Sicilia. A costoro si aggiunsero anche i Saraceni, che a partire dall'824 penetrarono militarmente dalla parte occidentale dell'isola, e compirono numerose violenze e rapine ai danni delle popolazioni. Paternò, assieme alle altre città della Sicilia orientale fu tra le ultime ad arrendersi, e cadde in mano araba verso il 901. Facendo parte dell'Emirato di Sicilia, Paternò, inserita amministrativamente nel Val Demone, divenne probabilmente uno dei casali più popolosi della Sicilia, così come indicava l'elenco delle principali città dell'isola redatto intorno al 985 dal viaggiatore-geografo arabo Al-Muqaddasi, con il nome Batarnū (بترنو).. La fertilità dei luoghi permise la ripresa delle attività agricole e pastorizie in tutto il territorio, e gli Arabi introdussero le colture degli agrumi e del baco da seta. All'epoca del dominio arabo - o forse ad età più antica - risalrebbe, secondo lo storico Francesco Giordano, la realizzazione del tunnel che si snoda sotto la Collina storica della città; si tratterebbe di un qanat, ovvero un canale idrico per il trasporto e l'approvvigionamento idrico nell'antica Paternò, il cui abitato sorgeva sul colle. Tracce del dominio arabo sono riscontrabili unicamente sullo stile urbanistico, fatto di stradette e da una grande concentrazione di abitazioni, che rendono l'abitato simile ad una casbah, ovvero una vera e propria rocca o fortezza araba installata nella collina.
Nel 1059, veniva ratificato il Concordato di Melfi tra il papa Niccolò II e i condottieri normanni Roberto il Guiscardo e Riccardo I di Aversa, che stabiliva la latinizzazione dell'Italia meridionale - dove ancora esisteva il rito bizantino - e la spedizione per la conquista dell'Emirato di Sicilia, ormai in fase di disgregazione.
Paternò nel Regno di Sicilia