Fervente antifascista e per questo arrestato e confinato nel '35 e nel '37. Dal '39 al '43 pubblicò articoli e lavori teatrali in varie riviste, fra le quali Corrente. Nel dopoguerra si trasferì a Milano, e, nel '47, cominciò a dipingere, e fondò, con Lucio Fontana, il Movimento spazialista.

Fra le sue opere più note: la raccolta di versi I canti dei sensi e dell'idea, i romanzi Tutto a vuoto, 1945, La giostra di Michele Civa, 1946, Un cane ucciso, 1949, e, postumo, La doppia storia, 1968 (ripubblicato nel 2013, Pungitopo editrice). Famosissima la sua produzione teatrale, da L'ultima stazione a I Carabinieri (ora in Teatro, Pungitopo editrice).

Biografia Beniamino Joppolo passò la sua infanzia tra la provincia di Messina e quella di Reggio Calabria. Dopo il liceo classico a Messina, si laureò in Scienze politiche a Firenze. Fece parte, fino al 1926, della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (MVSN). Nel 1929 pubblicò la prima raccolta di poesie I canti dei sensi e dell'idea, dall'influenza futurista, scritta a 18 anni, e salutata positivamente dalla critica.

Sebbene ancora iscritto al PNF, nel 1935 e poi nel 1937, fu arrestato per antifascismo militante e confinato a Messina e a Forenza (condannato a tre anni nel 1937, venne liberato nel dicembre 1938 per via dell'amnistia natalizia). Il suo primo manifesto o pamphlet contro il regime fascista Mussolini, presto ti accorgerai del coraggio degli italiani !Sergio Palumbo (ed), G. D'ANNA sessant'anni di editoria da Messina a Firenze, catalogo di mostra, Gabinetto di lettura Messina, Messina, 22 febbraio-3 marzo 1991, Marina di Patti, Pungitopo editrice, 1991. gli valse varie rappresaglie nonché un controllo sistematico delle sue attività. Questa vera e propria dichiarazione politica riprendeva del resto alcune riflessioni già espresse nella tesi di laurea intitolata Vari concetti di stato e dominatore. La famiglia dovette in seguito fare sacrifici considerevoli per permettergli di concretizzare le sue prime attività letterarie ed artistiche, e di installarsi in modo stabile a Milano nei primi anni quaranta (dove Beniamino aveva già vissuto vari mesi sin dal 1934) dove frequentò gruppi di intellettuali milanesi e movimenti dissidenti come quello di Corrente. Con la moglie pittrice Carla Rossi, sviluppò le amicizie nell'ambito artistico integrando la prima cerchia degli spazialisti di Lucio Fontana. Joppolo fu del resto uno dei redattori del primo e del secondo manifesto di Spazialismo (1947, 1948). Visse a Milano fino al 1954, alternando le attività di scrittore (diversi romanzi, tra cui La Giostra di Michele Civa nel 1945), di critico letterario ed artistico, di pittore e di drammaturgo, pubblicando le prime pièces in alcune riviste letterarie e universitarie. (L'opera L'ultima stazione fu creata nell'ambito dei GUF nel 1941, regia di Paolo Grassi, con Giorgio Strehler e Franco Parenti nei ruoli principali del capostazione e del custode della stazione).

Nel 1954 si trasferì a Parigi con la moglie e i due figli. Fece amicizia e collaborò con Jacques Audiberti ed altri esponenti del mondo artistico della capitale francese. Joppolo si dedicò principalmente alla pittura, alla scrittura (narrativa e teatro) ma dovette fare i conti con le difficoltà di un esilio, questa volta, volontario, nonché dell'oblio dei suoi contemporanei rimasti in Italia. Autore di oltre dieci romanzi, di circa cinquanta opere teatrali e di numerosi dipinti, estese la sua vasta e multiforme produzione artistica tra la Sicilia, Milano e Parigi, lavorando con i più grandi e in vari campi come Roberto Rossellini, Gino Severini, Renato Guttuso, Giuseppe Migneco o ancora Jean-Luc GodardDel 1945 la prima versione dell'opera teatrale maggiormente riconosciuta e recitata : I soldati conquistatori, poi ribattezzata I carabinieri. Tra le numerose produzioni, vale la pena ricordare quella di Roberto Rossellini al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel 1962, dalla quale Jean-Luc Godard trasse la propria versione cinematografica (Les Carabiniers, 1963).

Si spense a Parigi il 2 ottobre 1963.

Sull'opera teatrale

Beniamino Joppolo è uno degli autori italiani di teatro più prolifici del Novecento. La sua produzione teatrale, con circa cinquanta opere, può essere paragonata per la quantità a quella di Pirandello. Ciò nonostante, la sua opera ha sofferto di un incredibile silenzio per diversi decenni.

Dopo un primo periodo consacrato soprattutto alla poesia e al racconto, Joppolo si avventurò nella scrittura per il palcoscenico. Un primo momento di sperimentazione gli permise di confermare insieme l'eredità futuristica e simbolista di cui era stata impregnata la sua formazione, ma anche di allontanarsene artisticamente con l'esacerbazione di uno stile che mischiava personaggi e situazioni grotteschi e prese di posizione politiche fuori norma. Una buona parte dei testi di queste opere fu pubblicata in riviste universitarie, culturali o artistiche. Nonostante l'interesse manifestato da diversi rappresentanti di primo piano del mondo teatrale milanese, soltanto un pugno di queste opere riuscì a godere di una verifica scenica che avrebbe permesso di concretizzarne il valore drammaturgico. Infatti, poche voci istituzionali e specializzate si fecero sentire contro il giudizio generico condiviso a proposito del teatro italiano degli anni quaranta e cinquanta, riassumibile in questi termini: necessità di ritrovare e sviluppare un teatro di prosa in lingua italiana.

Nel periodo post-pirandelliano, in assenza di autori di portata internazionale, Joppolo avrebbe meritato interesse maggiore, ma l'appoggio istituzionale, fascista poi repubblicano, e anche quello “degli ambienti politici”, fu inesistente o per lo meno debole, sporadico e soprattutto goffo. Dopo la Liberazione e dopo un periodo di euforia, Joppolo rimase deluso dal modo in cui la nuova Italia si disegnava sia dal punto di vista artistico sia da quello politico e sociale. Intrattabile e forse incosciente, si rifugiò allora nella sua immaginazione, nei suoi ideali panteistici, non umani e onirici; abbandonò il suo entusiasmo e la sua curiosità e si staccò progressivamente dai numerosi rappresentanti, nuovi o vecchi, dell'Italia riunita. Litigò con artisti, politici e intellettuali. Parallelamente si spostò dalla creatività scenica, giudicandola troppo realistica e parzialmente smarrita, a favore dell'invenzione astratta. Così facendo prese le sue distanze con il fervore per il neorealismo. Cominciò allora a dipingere, aiutato all'inizio da sua moglie. In questo modo egli sviluppò il suo interesse per la pittura e le arti figurative che aveva affermato fin dagli anni venti. Prese parte in particolar modo alla redazione dei tre manifesti dello Spazialismo di Lucio Fontana.

Installatosi poi a Parigi con la sua famiglia, riprese contatto con il teatro. L'ambiente artistico della capitale e le amicizie strette con degli autori del nouveau théâtre che non era ancora elevato al rango di assurdo, contribuirono a far tornare la vivacità del dialogo teatrale nella scrittura joppoliana. I testi dell'insieme delle opere di teatro, come delle altre produzioni, così come una parte dell'apparato critico essenziale che vi si riferisce, sono oggi conservati negli archivi personali degli eredi a Parigi e anche all'Archivio Contemporaneo Alessandro Bonsanti della Biblioteca Vieusseux di Firenze. Inoltre, dopo i primi due volumi pubblicati rispettivamente nel 1989 e 2007, la casa editrice siciliana Pungitopo dovrebbe completare la collezione del teatro completo di Joppolo con la pubblicazione del terzo ed ultimo volume delle sue opere.

Il teatro di Joppolo non corrispondeva a nessuno stile di scrittura allora conosciuto o chiaramente classificato. Fin dalle prime realizzazioni, le sue opere presentano elementi collegabili a diverse sorgenti: il surrealismo (forse più evidente ancora nei suoi brevi racconti scritti negli anni trenta o nel suo primo romanzo Tutto a vuoto) ; l'assurdo, per certi aspetti precursore di strutture alla Beckett, alla Adamov o alla Ionesco; “l'espressionismo mediterraneo” il cui maggiore rappresentante fu Massimo Bontempelli; l'esistenzialismo di cui Joppolo fu uno dei pochi rappresentanti italiani; il simbolismo, l'espressionismo (nella scia delle opere di autori di lingua tedesca come Ernst Toller, Georg Kaiser – si pensi per esempio al parallelismo tra Il soldato Tanaka di Kaiser e I soldati conquistatori / I carabinieri di Joppolo), e per ultimo ciò che si potrebbe chiamare il sinestesismo abumano dove i sensi e i sentimenti dei protagonisti e dei narratori si sciolgono in un annullamento delle temporalità e in una messa in potenza dell'universalità della sensibilità umana. Nel corso di ricorrenti sinestesie, in effetti, delle trepidazioni infantili, il risveglio dei cinque sensi e una concentrazione allucinata sono legati in uno stesso corpo, una stessa voce e una stessa energia.

Vi sono tuttavia specificità estetiche e costanti stilistiche nell'opera joppoliana. Ad esempio l'autore si è sempre schierato non contro, bensì al di là della questione del realismo, e, in conseguenza, di quella del neorealismo, che segnò la rivincita della cultura italiana sulla scena europea. Egli non poteva quindi entrare nei progetti di coloro che tenevano le redini della cultura nazionale del periodo di ricostruzione. Esplosivo ed abile, anti-naturalista pur essendo sempre ossequioso nei confronti delle manifestazioni del naturale, universale nonché genialmente congetturale, lo stile di Joppolo non poteva rispondere ai bisogni di verità cinematografica unica, indissolubile e glorificatrice che l'Italia sconvolta e la nuova Europa vittoriosa dovevano privilegiare. Il paesaggio joppoliano, più particolarmente nelle opere teatrali, non cerca l'effetto realista. Costituisce, al contrario, un retroscena, uno sfondo simbolico e sentimentale. È appunto in quest'atmosfera che i personaggi possono fungere da simboli universali.

La nozione d'utopia attiva è ugualmente fondamentale. Permette di giustificare in parte l'isolamento progressivo dell'autore. Durante il periodo artistico del secondo dopoguerra, che fu fondamentale, Joppolo andò contro e si mise contro tutti, inventando al contempo nuove tecniche ed approcci della materia teatrale. Mentre la sete di verità e di realtà dava forza ad autori e a drammaturghi vari, Joppolo fu paradossalmente conosciuto ed associato (definitivamente?) ad uno dei suoi testi più anti-realisti, I carabinieri, capace di capovolgere la realtà sempre pur impiegando un senso del ridicolo e un'aggressività ironica intensi.

Le opere di Joppolo furono, prima ancora di sistemarsi in Francia, lette e recitate numerose volte in Italia così come all'estero. Dal 1941 a oggi, più di cinquanta produzioni professionali diverse che avevano selezionato in totale 16 delle 44 pièces pubblicate da Joppolo hanno potuto essere catalogate.

Il primo periodo intenso corrisponde ovviamente agli anni milanesi, nel corso dei quali i suoi drammi e le commedie acide furono messe in scena da artisti rinomati. Fino agli anni cinquanta, le sue opere furono interpretate, oltre a Milano, anche a Bologna, Roma, Catania e Palermo. Dal momento in cui Joppolo decise di valicare le Alpi, negli anni cinquanta, ci fu un incremento naturale delle rappresentazioni in lingua francese, in particolare quelle della sua pièce vincente I carabinieri. Quest'opera ha conosciuto un'intensa attività in lingua tedesca e nei paesi nordici. Ai numerosi viaggi intrapresi dall'autore tra la Sicilia, la Francia, la Lombardia o la Scandinavia (viaggio al termine del quale Joppolo completa, tra il 1958 e il 1960, la sua seconda raccolta di poesie), bisogna quindi aggiungere le peregrinazioni dei suoi testi, talvolta usati a sua insaputa in diversi paesi europei.