Per Vallo ligure si intende quel sistema difensivo allestito dalle forze di occupazione tedesche lungo le coste della Liguria, per contrastare il pericolo di uno sbarco alleato sulle coste liguri.
Le truppe occupanti, coadiuvate dal lavoro edilizio dell'organizzazione Todt e in collaborazione con specialisti dell'Ansaldo, della OTO Melara e dell'Arsenale militare marittimo della Spezia, allestirono nuove batterie costiere utilizzando l'abbondante numero di pezzi campali catturati al Regio Esercito dopo l'8 settembre 1943, e rimisero in efficienza le batterie italiane sabotate dalla Milmart al momento della resa..
Nel contempo i tedeschi migliorarono la protezione delle batterie costiere con la realizzazione di coperture a forma di guscio di tartaruga in cemento armato edificate sopra le piazzole e in grado di proteggere i serventi e i pezzi dalle incursioni aeree. Esempi di questo lavoro di adeguamento sono visibili nelle batterie Dante De Lutti a Bocca di Magra, Gregorio Ronca sull'isola del Tino, e nelle batterie a protezione del capoluogo ligure; Monte Moro, Punta Chiappa e Mameli. Tale vallo proseguiva in Francia mediante il vallo Mediterraneo.
La difesa costiera in Liguria tra '800 e '900
Quando il Regno d'Italia si costituì nel 1861, il neonato Stato ereditò alcune opere fortificate costiere già erette dal Regno di Sardegna lungo la costa ligure e dal Regno delle Due Sicilie a difesa dei porti più importanti.. La Francia era allora una nazione amica, ma la presa di Roma e il mancato intervento italiano a fianco della Francia durante la guerra franco-prussiana, fecero deteriorare i rapporti politici tra le due nazioni. L'Italia era isolata, la Francia era un pericolo e l'Austria-Ungheria minacciosa; furono quindi avviati studi per fortificare il confine con la Francia e le località costiere più importanti, vennero previsti 97 siti fortificati in tutto il paese. Tra il 1871 e il 1880 furono stanziati 66,6 milioni di lire per le fortificazioni del paese e più di 31 milioni per le artiglierie necessarie ad armarle. Le Alpi Occidentali erano uno degli obiettivi principali dei lavori di fortificazione, assieme alle piazze marittime di Genova e La Spezia fino a quando nel 1878 iniziarono anche i lavori di fortificazione della capitale Roma. Sul piano politico, nel 1882 fu stipulata la Triplice Alleanza, con Germania e Austria-Ungheria, che tolse l'Italia dall'isolamento politico nel quale si trovava e mutò drasticamente lo scenario militare europeo, consentendo inoltre all'Italia sospendere i costosi lavori di fortificazione della costa Adriatica..
Il pericolo più consistente erano i possibili attacchi da parte francese alle coste liguri. Furono progettati nuovi sbarramenti lungo i passi di collegamento tra la Liguria e la Pianura padana per evitare la minaccia di aggiramento, e furono iniziati grossi lavori di fortificazione lungo la costa ligure. Le numerose innovazioni tecnologiche di fine '800 avevano portato alla realizzazione di grandi batterie costiere costituite per lo più da pezzi d'artiglieria di tipi e calibri diversi in postazioni in barbetta, e spesso dotate di fosso per la difesa ravvicinata. Si trattava di opere molto esposte al tiro avversario perché realizzate fuori terra. Soltanto le batterie destinate a effettuare tiri d'infilata a protezione delle imboccature dei porti vennero dotate di casematte non corazzate.
Furono condotti studi per dotare batterie costiere in cupola corazzata tipo Gruson, armate con pezzi Krupp da 400 mm in tutte le principali piazze marittime. A titolo sperimentale un esemplare fu installato a La SpeziaOltre a Palmaria fu costruito anche a Taranto, poi denominato "Torre Umberto I". Il progetto dovette però scontrarsi con le difficoltà economiche nazionali, il prototipo non ebbe seguito, e l'impegno maggiore quindi fu verso l'adozione di nuovi pezzi a tiro curvo, in grado di avere ragione dei ponti corazzati delle navi fino ad una distanza di otto chilometri. La piazza di La Spezia, il principale arsenale marittimo italiano, fu munito di circa 30 opere armate con più di 300 cannoni, 170 dei quali con funzioni antinave (per lo più calibro 240 o 320 mm), 100 per la difesa del fronte terrestre e 30 con doppio compito. A Genova vennero invece approntate undici batterie a difesa del fronte marittimo, la principale costruita alla base della Lanterna armata con pezzi da 320 mm..
La prima guerra mondiale Con lo scoppio del primo conflitto mondiale la difesa costiera ligure fu privata di molti pezzi d'artiglieria inviati a Taranto e a Brindisi città più minacciate dalla flotta austriaca, che a causa del blocco del Canale d'Otranto si era trovata a operare nella limitata area del Mare Adriatico. In compenso cominciano a crescere le incursioni dei sommergibili degli Imperi centrali nei porti e ai danni del naviglio italiano.. Per combattere questa piaga, nascono i "punti di rifugio" (P.R.), ossia tratti di costa difesi dalle batterie terrestri in cui le navi amiche potevano transitare o sostare. La Liguria in questo senso rappresentava una linea praticamente ininterrotta, a difesa del traffico navale e delle linee ferroviarie costiere, che dopo Caporetto furono indispensabili per il transito dei rinforzi anglo-francesi verso il fronte. Genova fu nodo vitale di questa linea di difesa, e la sua piazza fu una delle più armate anche se con pezzi spesso obsoleti e di medio calibro, comunque utili in alcuni casi, a costringere sottomarini assalitori a ritirarsi. Nonostante le precauzioni al largo del breve tratto di litorale antistante Genova, furono affondati in poco tempo due piroscafi da trasporto, tra cui l'americano Washington, di ottomila tonnellate di stazza, carico di locomotive, vagoni ferroviari e materie prime destinate all'industria bellica italiana, affondato il 3 maggio 1917 al largo di Camogli..
La situazione della difesa costiera in Liguria nel 1940
Fino all'8 settembre 1943, la difesa delle coste liguri era affidata a batterie con doppia funzione, antiaerea e antinave, che si distinguevano secondo la loro collocazione e composizione in batterie fisse, semi fisse e mobili. Le batterie fisse erano generalmente di tipo permanente e servivano nella maggior parte dei casi nella difesa antinave. Erano armate con pezzi di medio e grosso calibro sistemati su basamenti di cemento armato, a cui furono solidarizzate mediante tirafondi annegati nel calcestruzzo a profondità anche superiori a 1,5 metri. Le batterie semi fisse erano costituite da pezzi alloggiati su paioli appena ancorati al terreno, ed erano solitamente utilizzate per la difesa antiaerea, e in necessità anche antinave. Predisposte fin dal primo dopoguerra, le batterie avevano la possibilità di spostarsi e schierarsi in diverse posizioni, secondo le esigenze, avendo materiali e attrezzature rimovibili. Infine le batterie mobili erano montate su convogli ferroviari (treni armati della Regia Marina), su autoveicoli (batterie automontate) e su pontoni (pontoni armati)..
Le difese di Genova e Savona
Il porto e la città di Genova era protetti contro i bombardamenti navali da due pontoni armati semoventi, GM 194 ex Faà di Bruno (armato con due pezzi da 381/40 in torre binata e sei pezzi antiaerei da 76/40, due da 20/70 e due da 6,5 mm) e GM 216 (armato con due pezzi da 190/45, due da 20/70 e due da 6,5 mm); da tre batterie costiere di medio calibro (batteria Mameli a Pegli, batteria Monte Moro a Quinto al Mare e batteria di Punta Chiappa a monte di Portofino) e da alcuni treni armati della Regia Marina. Inoltre esistevano in funzione antiaerea una batteria da 102/45, tre da 90/53, quattro da 88/55, diciotto da 76/45, otto da 76/40 e due da 75/32, situate sia a difesa delle batterie fisse che nelle alture che circondano la città..
I treni armati erano alle dipendenze dei locali comandi DICAT e trainati da locomotive tipo 735 FS o tipo 740 FS, in grado di trasportare il convoglio ad una velocità massima di 65 km/h. Il primo gruppo di treni armati (T.A.) aveva base logistica a La Spezia e il comando operativo a Genova, a cui dipendevano i seguenti treni: T.A. 120/1/S a Vado Ligure, T.A. 120/2/S ad Albenga, T.A. 120/3/S ad Albisola, T.A. 120/4/S a Cogoleto, T.A. 152/5/S a Recco e T.A. 76/1/S (antiaereo) a Sampierdarena.. Mentre il secondo gruppo fu destinato alle coste calabresi e siciliane..
Le difese della Spezia Il golfo della Spezia fin dai primi anni dell'Ottocento, grazie alla sua conformazione geografica, fu utilizzato quale arsenale militare e in quanto tale, soggetto a pesanti opere fortificatorie difensive. Diversi forti e postazioni di artiglieria create durante gli anni sopravvissero fino all'inizio del conflitto, quando le necessità di protezione di uno dei maggiori arsenali del Regno d'Italia, fece sì che molte opere furono riarmate e altre costruite ex novo.
Già nel primo dopoguerra furono realizzate la batteria Gregorio Ronca sull'isola del Tino (armata con quattro pezzi da 152/50 e un pezzo illuminante da 120/40), la batteria "Dante De Lutti" a Punta Bianca nei pressi di Bocca di Magra (armata con due cannoni antinave da 152/45 e un pezzo illuminante da 120/40) e la batteria Carlo Alberto Racchia presso Riomaggiore (armata con quattro pezzi da 152/50 e un pezzo illuminante da 120/40) . Nello stesso periodo anche le batterie disarmate nel 1915 furono riequipaggiate con artiglierie più moderne, la batteria "Giuseppe Garibaldi" fu dotata di sei pazzi da 152/45, mentre nella batteria Domenico Chinca (ex Batteria Maralunga) , le obsolete artiglierie di medio calibro furono sostituite da quattro cannoni della Regia Marina da 152/45, come peraltro la batteria "Schenello", che fu riarmata con quattro cannoni da 152/45 e un pezzo illuminante da 120/40..
Dopo il 1920 furono allestite anche due batterie anti siluranti; la "Francesco Querini" a Baia Blu, e la "Alfredo Mazzuoli" sulla diga foranea. Entrambe avevano il compito di prevenire un possibile ingresso di mezzi o sommergibili nemici grazie ai cinque cannoni da 76/40 la Mazzuoli e sei la Querini, con cui erano armate, pezzi che armavano anche l'ottocentesca batteria di Santa Teresa bassa. Prima del 1928 furono inoltre implementate le difese aeree con la costruzione di cinque nuove batterie antiaeree, S 229A a Maramozza, S 353 presso la batteria "Semaforo" su Palmaria, S 485 a Baccano (alle dipendenze del forte di Canarbino), S 635 su Monte Santa Croce e S 669 a Cadimare. Altre batterie antiaeree furono poi installate all'interno di forti ottocenteschi, tra cui il forte Umberto I, il forte Bramapane e il forte Santa Maria. Altre cinque batterie furono poi installate nei pressi della costa, impiegate anche in funzione antinave..
Durante gli anni 30 furono allestite batterie antiaeree a Monte Viseggi, in località "Il Monte" e a Monte Pertego. Inoltre la batteria "Domenico Chiodo", precedentemente armata con obici da 28 cm, fu allestita in funzione antiaerea con sei pezzi da 90/53 e quattro mitragliere da 37 mm. In totale la piazza di La Spezia era difesa da dodici batterie costiere, con cinquantanove cannoni in totale, e da ventidue batterie antiaeree, suddivise in quattro gruppi e con oltre novanta cannoni, a cui si aggiunsero all'inizio del 1943 anche sei batterie armate con il FlaK da 88 mm..
L'occupazione tedesca - nasce il Vallo ligure
Con l'8 settembre 1943 le truppe tedesche presero il controllo delle fortificazioni e delle batterie italiane, in molti casi sabotate dopo la resa. La necessità di un sistema antisbarco sulle coste liguri diventò per i tedeschi di importanza cruciale, il comando supremo tedesco riteneva probabile uno sbarco alleato nel golfo di Genova e allo stesso tempo riteneva insufficienti le postazioni difensive esistenti. Partirono quindi subito i lavori di costruzione di nuove postazioni di artiglieria, bunker, postazioni Tobruk, muraglioni antisbarco, ostacoli anticarro e cavalli di frisia lungo le spiagge e le alture..