La defenestrazione di Praga del 1419, nota anche come prima defenestrazione di Praga, avvenne domenica 30 luglio 1419 presso il municipio della Città Nuova di Praga. Un corteo di sostenitori del movimento hussita, guidato dal predicatore Jan Želivský, assaltò il municipio dopo aver chiesto la liberazione di alcuni correligionari detenuti dalle autorità cittadine. Diversi membri del consiglio, funzionari e altri presenti furono uccisi, alcuni dopo essere stati gettati dalle finestre dell'edificio.Petr Čornej, První pražská defenestrace. Krvavá neděle uprostřed léta, Praha, Univerzita Karlova – Nakladatelství Karolinum, 2024, ISBN 978-80-246-5945-9.Howard Kaminsky, «The Prague Insurrection of 30 July 1419», Mediaevalia et Humanistica, vol. 17, 1966, pp. 106–126.

Il numero esatto delle vittime non è stabilito in modo univoco dalle fonti. Una tradizione permette di identificare undici morti, mentre altre tra le testimonianze più antiche indicano tredici o quattordici vittime, probabilmente includendo anche alcuni assistenti del balivo non nominati individualmente.Petr Čornej, «Nové Město pražské v husitské revoluci», in Václav Ledvinka e Jiří Pešek (a cura di), Nové Město pražské ve 14.–20. století, Documenta Pragensia, XVII, Praha, Archiv hlavního města Prahy – Scriptorium, 1998, pp. 105–114, ISBN 80-86197-06-9.

L'episodio è generalmente considerato uno dei principali punti di svolta della crisi religiosa e politica boema e l'inizio della fase rivoluzionaria del movimento hussita.

Antefatti

Dopo la condanna e il rogo di Jan Hus al Concilio di Costanza nel 1415, le idee riformatrici a lui associate continuarono a diffondersi nel Regno di Boemia. Tra le pratiche che assunsero maggiore valore simbolico vi fu la comunione sotto entrambe le specie, pane e vino, dalla quale derivò il nome di utraquisti dato a una parte del movimento riformatore.

Il re Venceslao IV, che inizialmente aveva mantenuto un atteggiamento relativamente conciliante verso il movimento riformatore, nel corso del 1419 adottò una politica più restrittiva, anche in seguito alle pressioni ecclesiastiche e politiche esercitate sul sovrano. A Praga gli hussiti persero il controllo di diverse chiese nelle quali avevano celebrato la comunione sotto entrambe le specie.

Particolarmente tesa era la situazione nella Città Nuova, dove aveva acquistato grande influenza il predicatore Jan Želivský, attivo presso la chiesa di Santa Maria della Neve. Le sue prediche riunivano un ampio seguito e assumevano toni fortemente critici nei confronti delle autorità ecclesiastiche e civili considerate ostili alla riforma.

Nel luglio 1419 Venceslao intervenne anche sulla composizione del consiglio della Città Nuova, insediandovi uomini ostili alla componente hussita. Alcuni sostenitori della comunione sotto entrambe le specie furono inoltre imprigionati. La contrapposizione tra il nuovo consiglio e gli hussiti della città divenne così uno dei principali fattori della crisi che sfociò nell'insurrezione del 30 luglio.

Il 30 luglio 1419

La mattina del 30 luglio, giorno festivo, Želivský predicò nella chiesa di Santa Maria della Neve. Una parte dei fedeli che partecipò alla funzione era armata. Dopo la predica si formò una processione religiosa che, portando il sacramento, attraversò la Città Nuova.

Il corteo raggiunse dapprima la chiesa di Santo Stefano, dalla quale gli hussiti erano stati precedentemente esclusi. I partecipanti forzarono l'ingresso nell'edificio e vi fu celebrata la comunione sotto entrambe le specie. La processione proseguì quindi verso il municipio della Città Nuova, nell'odierna piazza Carlo.

Davanti al municipio i manifestanti chiesero la liberazione dei prigionieri hussiti detenuti dalle autorità cittadine. La richiesta non fu accolta e la situazione degenerò rapidamente.

Una delle fonti narrative ceche, gli Staré letopisy české, riferisce che qualcuno dall'interno del municipio avrebbe scagliato una pietra contro il sacerdote che portava l'ostensorio. L'episodio è diventato parte della narrazione tradizionale della defenestrazione, ma le fonti non consentono di stabilire con certezza il ruolo che esso ebbe nell'innescare l'assalto.František Michálek Bartoš e František Šimek (a cura di), Staré letopisy české z vratislavského rukopisu novočeským pravopisem, Praha, Historický spolek, 1937, p. 19.

I partecipanti al corteo irruppero quindi nel municipio. Diversi consiglieri, funzionari e altri uomini presenti nell'edificio furono uccisi; alcuni furono gettati dalle finestre e finirono sulle armi della folla radunata sottostante, mentre altri furono uccisi all'interno o dopo la caduta.

Le vittime

Le fonti medievali forniscono cifre differenti. Una delle tradizioni utilizzate dalla storiografia permette di ricostruire i nomi di undici vittime, mentre alcune delle testimonianze più antiche parlano di tredici o quattordici morti. Secondo Čornej, la discrepanza può essere spiegata dalla presenza, tra le vittime, di ulteriori assistenti del balivo i cui nomi non furono registrati dalle cronache.

Le vittime non erano dunque esclusivamente membri del consiglio municipale. Fra esse figuravano il borgomastro, consiglieri in carica ed ex consiglieri, funzionari municipali e assistenti del balivo. Per questo motivo la tradizionale descrizione dell'episodio come uccisione di «sette consiglieri» non riflette la complessità delle testimonianze disponibili.

Il ruolo di Jan Žižka

Le fonti narrative collegano agli avvenimenti del 30 luglio anche Jan Žižka, che sarebbe poi divenuto il più celebre comandante militare hussita. La sua presenza all'insurrezione è attestata dalla tradizione cronachistica, ma la natura precisa del suo ruolo non può essere ricostruita con certezza.

La storiografia più recente considera plausibile che Žižka fosse a conoscenza della preparazione dell'azione e che avesse partecipato alla sua organizzazione, ma non vi sono elementi sufficienti per attribuirgli il ruolo di comandante indiscusso dell'assalto. La figura pubblicamente alla guida della processione fu Jan Želivský.

Conseguenze immediate

Dopo l'assalto, la comunità della Città Nuova assunse direttamente il controllo dell'amministrazione municipale. Furono scelti quattro hejtmani, o capitani, incaricati di guidare la città fino alla formazione di un nuovo consiglio.

La defenestrazione rappresentò quindi non soltanto un episodio di violenza religiosa, ma anche un mutamento dell'autorità politica nella Città Nuova: alla precedente amministrazione, nominata con l'intervento della monarchia, subentrò un potere fondato sulla comunità cittadina hussita.

Venceslao IV reagì con forte ostilità alla notizia dell'insurrezione. Le cronache collegarono in seguito la sua reazione agli ultimi giorni della sua vita, ma non è possibile stabilire con certezza un rapporto causale tra l'episodio e la sua morte. Il re morì il 16 agosto 1419, diciassette giorni dopo la defenestrazione.

La morte del sovrano aggravò la crisi politica. Le comunità delle città praghesi ampliarono la propria autonomia e si aprì il conflitto sulla successione di Venceslao, il cui erede era il fratellastro Sigismondo di Lussemburgo. Nei mesi successivi le tensioni religiose e politiche si trasformarono progressivamente in conflitto armato e nel 1420 ebbe inizio la fase delle grandi campagne delle guerre hussite.

Interpretazioni storiografiche

La prima defenestrazione è stata spesso rappresentata come una sommossa spontanea provocata dal rifiuto del consiglio di liberare i prigionieri e dal presunto lancio di una pietra contro il corteo. Gli studi moderni hanno tuttavia evidenziato diversi elementi che fanno pensare a un'azione almeno in parte preparata: la presenza di uomini armati, la precedente mobilitazione della comunità hussita e la rapidità con cui, dopo l'assalto, vennero create nuove strutture di governo cittadino.

La storiografia contemporanea tende inoltre a non spiegare la radicalizzazione della Città Nuova attraverso un'unica causa sociale o nazionale. Il conflitto coinvolgeva contemporaneamente questioni religiose, l'autorità della monarchia, il controllo delle istituzioni municipali e le tensioni interne alla società urbana praghese.

Per Petr Čornej, il 30 luglio 1419 costituisce un passaggio decisivo dalla fase di protesta e mobilitazione religiosa alla rivoluzione hussita vera e propria; la sua monografia dedicata all'evento interpreta la defenestrazione come l'episodio che aprì la nuova fase rivoluzionaria della storia boema.

Note

Bibliografia Petr Čornej, První pražská defenestrace. Krvavá neděle uprostřed léta, Praha, Univerzita Karlova – Nakladatelství Karolinum, 2024, ISBN 978-80-246-5945-9. Petr Čornej, «Nové Město pražské v husitské revoluci», in Václav Ledvinka e Jiří Pešek (a cura di), Nové Město pražské ve 14.–20. století, Documenta Pragensia, XVII, Praha, Archiv hlavního města Prahy – Scriptorium, 1998, pp. 105–114, ISBN 80-86197-06-9. Howard Kaminsky, «The Prague Insurrection of 30 July 1419», Mediaevalia et Humanistica, vol. 17, 1966, pp. 106–126. František Šimek (a cura di), Staré letopisy české z vratislavského rukopisu novočeským pravopisem, Praha, 1937.

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