Sant'Andeolo, primo apostolo del Vivarais, viene celebrato il 1º maggio, secondo il Martirologio Romano e la Conferenza episcopale di Francia, e il 4 maggio, secondo la diocesi di Viviers.

Biografia Andeolo nacque a Smirne nel II secolo.

Egli, suddiacono, insieme al diacono Tirso ed ai presbiteri Andochio e Benigno, fu inviato da un successore di san Policarpo, vescovo di Smirne, ad evangelizzare la Gallia nel 166, su richiesta di sant'Ireneo, vescovo di Lione, anch'egli originario di Smirne Petite histoire de l'église diocésaine de Viviers, travail d'équipe coordonné par l'Abbé Jean Charay (Imprimerie Lienhart - 1977 - Aubenas-en-Vivarais). Essi vennero accolti a Lione da Ireneo e dal suo predecessore san Potino, entrambi formatisi alla scuola di Policarpo ed inviati da lui in Gallia precedentemente. Andeolo ricevette la missione di «…portare il Vangelo nelle regioni meridionali fertilizzate dal Rodano Abbé Onésime Mirabel, Saint Andéol et son culte, Paris, ed. Victor Palmé, 1868».

Il 30 aprile 208, mentre predicava di fronte ad una numerosa folla a Bergoïata, nel Vivarais, fu fatto arrestare dall'imperatore romano Settimio Severo, che transitava dalla città, e dovette comparire dinnanzi a lui, essendo in quel periodo vietato professare il cristianesimo.

Andeolo non cedette di fronte né alle minacce né alle promesse e si rifiutò di rinnegare la propria fede. Settimio Severo lo fece quindi gettare in una segreta e mettere a morte: la testa gli fu «…spaccata a croce con una spada di legno». Il suo corpo venne gettato nel Rodano e la corrente lo fece approdare nella parte bassa di Bergoïata, sulla riva destra del fiume, nella località che nel XV secolo prese da lui il nome di Bourg-Saint-Andéol. Esso venne raccolto da una ricca gallo-romana, segretamente convertitasi, Amycia Eucheria Tullia, sposa di un certo Barbinius, che fece in seguito costruire un oratorio nella sua casa, ove il corpo di Andeolo venne inumato, utilizzando un sarcofago che aveva contenuto il corpo di un ragazzo della sua famiglia precedentemente deceduto, per non destare sospetti e per proteggere la reliquia da profanazioni.

Culto Bernoin (o Bernouin), vescovo di Viviers dall'851 all'874, ritrovò nell'858 i resti di Andeolo nel luogo ove era sita la dimora di Tullia (sulla quale venne poi eretta la cappella di San Policarpo). Egli dedicò a sant'Andeolo la chiesa che nello stesso anno aveva eretto a Bergoïata, inizialmente destinata ad essere dedicata ai santi Stefano e Giovanni, e vi fece traslare le reliquie di sant'Andeolo.Per alcuni autori l'erezione della chiesa di sant'Andeolo di Bergoïata è datata XI secolo e non IX secolo e il primo utilizzo del sarcofago gallo-romano come ricettacolo dei resti di sant'Andeolo risale al XII secolo e non al III. Essa divenne subito meta di pellegrinaggi e il culto del santo si diffuse molto presto, specialmente nella valle del Rodano. Esso giunse fino al nord della Spagna e, avendo già raggiunto nel VI secolo la città di Parigi, si estese a nord fino al XIII secolo.

Storia o leggenda? Il sito internet della diocesi di Viviers ed il libro dell'abate Onésime Mirabel sono i riferimenti principali di quanto detto sopra, come altri scritti quali Le sarcophage de Saint Andéol de Robert Saint-Jean e Bourg-Saint-Andéol di Albert du Boys. Per alcuni autori più laici, ma anche per l'abate Jean Charay,, la passione di Andeolo è una leggenda da narrare al condizionale. Il martirio dei cristiani di Lione nel 177, vicino nel tempo e nello spazio a quello di sant'Andeolo, ha dato luogo a studi scientifici i cui risultati stanno fra storia e credenza popolare studi facilitati dall'esistenza delle leggende riguardanti santa Blandina e san Potino poiché «… si possiede una descrizione circostanziata e viva del martirio ». Al contrario, su sant'Andeolo abbiamo solo descrizioni che «…non possono essere utilizzate che con estrema prudenza per il loro carattere apocrifo» (gli Acta sancti Andeoli, i Livre des miracles di sant'Andeolo).

I compagni di Andeolo a Saint-Andeux

I compagni di Andeolo, Andochio, Tirso e Benigno, furono inviati in missione nella regione di Autun e fu colà che morirono martiri per la loro fede insieme a Felice, un ricco commerciante che li ospitava. Le loro reliquie riposano nella chiesa di Sant'Andeolo a Saint-Andeux e nella basilica di Saint-Andoche de Saulieu, ad una ventina di chilometri da Saint-Andeux. Quanto a Benigno, egli subì il martirio a Digione verso il 179.

Il sarcofago di sant'Andeolo

La chiesa romanica di sant'Andeolo a Bourg-Saint-Andéol (Bergoïata) è oggi il risultato di numerosi ampliamenti e restauri dell'edificio originale fatto erigere da Bernoin, effettuati nel corso dei secoli XI, XII, XVI e XVIII.

Si scopre oggi, nell'abside situata a destra del coro della chiesa, il sarcofago marmoreo utilizzato da Tullia nel 208, al quale è stato dato il nome di «Tomba di sant'Andeolo».

Si tratta di un sarcofago antico..

Si può leggere su una delle sue due lunghe facciate la seguente iscrizione pagana, in onore del defunto (un bimbo di cinque anni):

All'inizio del XII secolo è stata incisa, sulla lunga facciata opposta un'iscrizione latina in onore del santo e le figure di san Policarpo e san Benigno.

Il coperchio del sarcofago è deteriorato e le reliquie del santo sono state profanate nel 1562, all'inizio delle guerre di religione francesi, poi nel 1792, allo scoppio della rivoluzione francese. Ciò che rimane delle reliquie di Andeolo si trova nell'alveolo al centro dell'abside.

In prossimità del sarcofago è esposto l'epitaffio del vescovo di Viviers, Bernoin, sotto il cui episcopato vennero rinvenute le reliquie del santo nell'858.

Ecco l'obituario di Bernoin (ritrovato dall'abate Paradis nel 1851:)

Rappresentazioni del santo: quadri e statue

Sempre nell'abside situata a destra del coro della chiesa di Bourg-Saint-Andéol, proprio di fianco al sarcofago ed all'obituario di Bernoin, è esposto un dipinto intitolato Il trionfo di sant'Andeolo, sul quale due angeli porgono ad Andeolo – inginocchiato, braccia aperte e portante un gladio a mo' di aureola – la foglia di palma, rappresentante il martirio ed una corona di alloro, che simbolizza la sua vittoria (poiché egli non rinnegò la sua fede), sotto il patronato di san Giuseppe, padre di Gesù, che tiene il suo tradizionale bastone fiorito, festeggiato il 1º maggio.

Sulla facciata della chiesa si può ammirare una statua di sant'Andeolo in piedi. La sua testa è spaccata da una gladio di legno, la sua mano sinistra tiene una palma e la destra un libro (oggi scomparso). Così, braccia e mani vuote levate al cielo, egli appare come un gladiatore trionfante, del quale palma e corona di alloro erano anche gli attributi e del quale il gladio ligneo simbolizzava la liberazione e il termine dell'obbligo di scendere nell'arena.

Il quadro della chiesa di Bourg-Saint-Andéol, datato XIX secolo, privo di titolo e di autore ignoto, assomiglia a quello esposto nella cappella situata a destra del transetto della chiesa di Saint-Andéol-de-Berg e che illustra l'elevazione di Andeolo al rango di santo martire. Come a Bourg-Saint-Andéol, Andeolo è inginocchiato, le braccia aperte, ed un angelo gli tende la palma, sotto il patronato di san Giuseppe (con il suo tradizionale bastone fiorito) rappresentato da una statua in legno dorato posta dinnanzi al quadro. Per contro, a Saint-Andéol-de-Berg, egli non riceve l'alloro e pare piuttosto più giovane (essendo stato inviato in Gallia nel 166, nel 208 aveva senza dubbio un'età fra i 60 ed i 75 anni).

Una statua di legno dorato del XIX secolo, situata alla destra in alto nel coro della chiesa di Saint-Andéol-de-Berg, rappresenta il santo che tiene nella mano sinistra una palma.

La chiesa di Saint-Andéol-de-Vals ospita anch'essa una statua di sant'Andeolo che tiene una foglia di palma nella mano destra ed un libro nella sinistra, la testa spaccata da un gladio. Il libro, anacronistico se si tiene conto del periodo del martirio (208), simbolizza senza dubbio la parola di Cristo attraverso i Vangeli, poiché si disse che Andeolo ebbe la testa spaccata in due parti «…al fine di verificare se essa conteneva proprio la parola di Dio». .

Si trova anche un dipinto rappresentante il martirio di sant'Andeolo all'interno della chiesa dedicata al santo a Parisot (opera attribuita ad ed uno di autore ignoto nella chiesa di sant'Andeolo a Saint-Andeux, ove si trova anche una statua del santo.

L'enigma di St Ache = St Acheul = St Acceul = St Andéol L'enigma Secondo Louis Réau, nella sua Iconographie de l'art chrétien (1955-1959),Louis Réau, storico d'arte francese (Poitiers 1881 - Parigi 1961), autore di numerosissime opere quali: L'Art russe (1921-1922), Histoire de l'expansion de l'art français (1924-1933), Vieilles églises de France (Nathan 1951), Les Monuments détruits de l'art français (1959). Saint Ache, Saint Acheul e Saint Acceul sarebbero forme piccarde di Sant'Andeolo e dunque doppioni successivi di quest'ultimo. Questo è il primo enigma.

Nel 1756, al sorgere di un dibattito su questo soggetto, l'abate Jean Lebeuf attribuì questa versione dei fatti, ripresa da Réau due secoli dopo, ad alcuni predicatori poco scrupolosi della realtà storica e si allineò all'ipotesi di due diversi santi.Mathieu Lours, Une cage de verre en Pays de France: monografia dedicata alla chiesa di Saint-Acceul d'Écouen, edita e pubblicata dall'associazione:

È plausibile che le forme Saint Ache, Saint Acheul et Saint Acceul siano varianti piccarde che indicano il medesimo santo. Tuttavia il sito s'interroga: «Non si sa chi è. Non si sa in quale epoca sia vissuto. Si dice che fu martire, ma dove?». Questo è il secondo enigma.

Ipotesi

Non si sa chi è sant'Acheul, ma si sa che un villaggio della Somme, Saint-Acheul, l'ha adottato come santo patrono, così come la sua chiesa (dedicata a sant'Ache), un quartiere ed una chiesa di Amiens. Inoltre una chiesa di Écouen è dedicata a sant'Acceul. Nel dipartimento della Somme si trovano anche Acheux-en-Amiénois e Acheux-en-Vimeu. Queste concordanze e prossimità nonché l'etimologia sembrano convalidare l'ipotesi che si tratti di una stessa persona, un medesimo santo, conosciuto sotto tre nomi differenti.

Per contro, non è verosimile che le tre forme piccarde di Saint Acheul designino necessariamente sant'Andeolo. Il santo di Vivarais in effetti viene sempre rappresentato con la testa spaccata da un gladio in legno, mentre quello piccardo è raffigurato ad Amiens come decapitato. Ma è un artigiano del Vivarais che ha realizzato le grate e forgiato le cancellate che chiudono il coro della cattedrale di Amiens, secondo il progetto di Michel-Ange Slodtz Artista molto celebre all'epoca, nacque nel 1704 a Villeneuve-de-Berg e morì il 9 aprile 1788, venendo poi inumato a Corbie, vicino ad Amiens.).

Alla luce della storia La tesi dei quattro nomi diversi per un solo santo, sostenuta da Louis Réau, parrebbe dunque errata, ma ciò non di meno si appoggia al culto ben reale dedicato a sant'Andeolo fino al XIX secolo ad Écouen, per via di una reliquia del santo ivi portata da Matteo di Montmorency, signore del luogo all'inizio del XIII secolo, al suo ritorno dalla crociata contro gli albigesi, cui si aggiunse un'altra proveniente da Bourg-Saint-Andéol e portatavi alla fine del XVII secolo da Sieur Le Sellier, parrocchiano di Écouen e segretario di Nicolas de Lamoignon de Bâville, sovrintendente della Linguadoca, e figlio di Andeolo Le Sellier. Mathieu Lours, Une cage de verre en Pays de France, monografia dedicata alla chiesa di Saint-Acceul d'Écouen, edita e pubblicata dall'associazione