Palomar è un romanzo di Italo Calvino pubblicato nel 1983.

Struttura e riassunto Paratesto Calvino dava molta importanza alla zona paratestuale dei suoi libri come di quelli degli altri. Il titolo Palomar è una scelta ponderata, onde evitare ogni tipo di distorsione nelle traduzioni. La parola in spagnolo significa "colombaia", anche se per esplicita affermazione dell'autore ciò non ha nulla a che vedere col libro. Il legame infatti va cercato sicuramente con l'osservatorio astronomico statunitense ma anche in un'associazione mentale con la parola "palombaro": Palomar "è come un palombaro che s'immerge nella superficie". Anche l'immagine in copertina della prima edizione è stata scelta da Calvino. Si tratta del Disegnatore della donna coricata di Albrecht Dürer, il cui legame col protagonista è chiaro: entrambi cercano, procedendo per parti, di raggiungere una rappresentazione della realtà il più possibile fedele.

Alla fine del volume, prima dell'indice, l'autore pone una nota esplicativa, una specie di ricetta di cui si è servito per accostare i vari testi che risultano così allineati secondo uno schema di proporzioni. Essa ci spiega il senso dei numeri accostati ai capitoli e agli intertitoli nell'indice.

Le cifre 1, 2, 3, che numerano i titoli dell'indice, siano esse in prima, seconda o terza posizione, non hanno solo un valore ordinale ma corrispondono a tre aree tematiche, a tre tipi di esperienze e di interrogazione che, proporzionati in varia misura, sono presenti in ogni parte del libro.

Gli 1 corrispondono generalmente a un'esperienza visiva, che ha quasi sempre per oggetto forme della natura: il testo tende a configurarsi come una descrizione.

Nei 2 sono presenti elementi antropologici, culturali in senso lato, e l'esperienza coinvolge, oltre ai dati visivi, anche il linguaggio, i significati, i simboli. Il testo tende a svilupparsi in un racconto.

I 3 rendono conto di esperienze di tipo più speculativo, riguardanti il cosmo, il tempo, l'infinito, i rapporti tra l'io e il mondo, le dimensioni della mente. Dall'ambito della descrizione e del racconto si passa a quello della meditazione.

L'indice ripartisce queste proporzioni secondo un modello combinatorio estremamente regolare e compiuto. Tale ricetta risponde innanzitutto al piacere dell'autore per il gioco matematico. Che di fatto i testi riescano a seguire con giudizio queste regole di contenuto è tutto da dimostrare, basti pensare a come il testo indicizzato 1.1.1 (Lettura di un'onda), cioè quello che più di tutti dovrebbe essere strettamente limitato all'esperienza visiva, comporti invece già riflessioni estreme su questioni speculative come quella sul concetto d'infinita complessità della realtà.

I 27 testi sono divisi secondo una disposizione matematica di 3 elementi a 3 a 3.

Trama Palomar, dapprima in vacanza, poi in città ed infine immerso nei suoi silenzi, conduce per mano il lettore illustrandogli un nuovo metodo di approccio al mondo. Influenzato certamente dalla poetica osservativa di Francis Ponge, Calvino dà a Palomar non la capacità di guardare, bensì la voglia di farlo. Ed è attraverso le sue osservazioni forzate fino al più piccolo particolare che Calvino conduce il lettore verso aspetti diversi dell'esistenza: dalla più banale delle cose, come il riflesso del sole sul mare, sino ai più affascinanti misteri quali le iscrizioni tolteche a Tula in Messico...

Palomar ha una moglie ed una figlia girovaga per il mondo, non ha molta familiarità con la specie umana, non sembra avere molti conoscenti e ha il vizio di non parlare; è insomma, un taciturno e un solitario, più portato alla riflessione che allo scambio.

Temi Silenzio e parola Rinchiuso nel suo involucro, Palomar si avvicina in modo enigmatico alla figura di Agilulfo, il cavaliere inesistente. Palomar così sembra non possedere un corpo, non si ha una sua descrizione precisa, sembra essere fatto di solo pensiero. Agilulfo infatti dà forma alla sua armatura nella quale vi è solo spirito, uno spirito impeccabile e perfezionista che spesso si scontra con le idee degli altri personaggi corporei.

Questo tema dello scontro con la gente è centrale anche in tutto Palomar, dove il protagonista vive nel suo mondo e non riesce a far partecipare nessun altro dei suoi pensieri. Quando ci prova, i risultati sono quantomeno disastrosi: sia quando prova a comunicare i propri pensieri ad un gorilla albino; sia quando davanti ad un monumento zen non gli riesce di ottenere quell'elevazione spirituale che sarebbe auspicabile, perché continuamente sballottato dalla massa "troppo corporea" della folla; o ancora quando, convinto di aver raggiunto l'armonia con l'universo, s'immagina di poter migliorare tutte le sue relazioni umane, mentre al contrario ogni tipo di contatto con un uomo gli procura ansia.

Si crea in questo senso il distacco dalla società. Gli scambi di Palomar con i suoi simili sono rari: quando presenti sono, più che veri e propri scambi comunicativi, dei borbottii da balbuziente ai limiti della crisi del linguaggio alla Ionesco. Ne Il fischio del merlo, Palomar comunica praticamente per monosillabi con sua moglie: i due stanno osservando dei merli, o piuttosto Palomar "osserva" il loro fischiare; è in queste pagine che prende forma il tema del linguaggio come sistema di segni. Il parlare umano è paragonato al fischiare dei merli, il significato è insomma, ridotto alla cellula essenzialmente fonetica del significante, di modo che il significato assume pari valore del silenzio: suono e non-suono, detto e non-detto. In ogni attività comunicativa la preponderanza del messaggio può venire allora sia dai significanti (siano essi contenitori di significato o meno), sia dal non detto: "il problema è capirsi". Si giustifica così la taciturnità di Palomar e al contempo, la sua difficoltà nell'espressione orale, difficoltà che abbiamo già incontrata in Del mordersi la lingua:

«devo pensare non solo a quel che sto per dire o non dire, ma a tutto ciò che se io dico o non dico sarà detto o non detto da me o dagli altri».

Anti-antropocentrismo Palomar è bersagliato dal mondo esterno, è continuamente stimolato dalla natura. Non sono i problemi legati alla psicologia che lo interessano, non è la messa in evidenza dell'essere umano come forma prima e più importante della natura; lo interessa piuttosto lo stretto legame che intercorre tra questo "pezzo del mondo" e l'uomo con il resto del mondo. In ogni caso, Palomar è specchio fedele della predilezione di Calvino per una letteratura legata: «a una delle prime spiegazioni del mondo dell'uomo primitivo, l'animismo».

In La contemplazione delle stelle, il signor Palomar ha deciso di osservare le stelle: si munisce perciò, di varie mappe della volta celeste al fine di individuare con precisione scientifica l'esatta posizione delle costellazioni; ciononostante è convinto che «per riconoscere una costellazione, la prova decisiva è vedere come risponde quando la si chiama».

Nel testo Un chilo e mezzo di grasso d'oca il protagonista si trova in fila in una charcuterie parigina circondato da ogni tipo di manicaretti. Travolto da una forsennata ghiottoneria si aspetta da tutte le delizie che sono sugli scaffali un segno d'amicizia, ma nulla succede: «forse per quanto sinceramente egli ami le galantine, le galantine non lo amano». Questa serie di situazioni, in cui è la natura antropomorfizzata a dover muover incontro all'individuo, ben esemplifica l'atteggiamento di rifiuto della centralità dell'uomo.

Altri e vari sono i temi trattati da Palomar nei suoi andirivieni tra realtà e riflessione. Sono temi d'ordine contemplativo come l'osservazione tramite un telescopio dei pianeti del sistema solare; d'ordine sociale-antropologico, come la dipendenza dell'uomo dalla razza bovina e in generale, la sua necessità nel procacciarsi le basi materiali all'esistenza; o sono d'ordine più filosofico di speculazione sul senso dell'esistenza. Rimane quindi costante l'idea dell'incertezza che caratterizza la scienza legata ad un sistema instabile nel quale il minimo errore si amplifica: è il tema della natura come struttura non completamente confinabile entro i limiti della conoscenza umana.

L'Idioletto di Palomar Palomar è un uomo tranquillo, un po' nervoso a causa del mondo "troppo" dinamico che lo circonda e che lo porta ad isolarsi, isolamento nel quale riesce a ritagliarsi lo spazio per ragionare su di esso e tradurlo nel suo sistema di segni per estendere la validità dell'osservazione a tutta la realtà. Inoltre, assimilare il mondo non è facile come sembra, come potrebbe apparire da una prima rapida osservazione. Per Palomar osservare il mondo significa capirlo nella sua dinamica al dettaglio. È così che lo troviamo su una spiaggia nel tentativo di: «vedere un'onda, cioè di cogliere tutte le sue componenti simultanee senza tralasciarne nessuna»; oppure lo incontriamo inginocchiato sul prato del suo giardino intento a distinguere ogni filo d'erba ed a tentarne una classificazione. Immancabilmente l'operazione, anche se ristretta in confini definiti, non porta al successo, la molteplicità della realtà non è mai percepibile appieno. Posta questa premessa, già di per sé infruttuosa, l'attenzione di Palomar si sposta sull'aspetto intellettivo della sua osservazione: passa a cercare di tradurre la realtà del mondo in un sistema di segni o modelli applicabili a tutte le cose. Così, se riuscisse nell'intento di vedere un'onda, la «seconda fase dell'operazione» sarebbe quella di «estendere questa conoscenza all'intero universo». Così troviamo il signor Palomar nel suo giardino che: «non pensa più al prato: pensa all'universo. Sta provando ad applicare all'universo tutto quello che ha pensato del prato». Ma la seconda fase, fallita la prima, non può aver successo. In tutto il libro, ad ogni passo del protagonista, centrale è il suo sguardo sul mondo. Uno sguardo applicato al mettere in ordine la realtà, a discernere i fenomeni più piccoli al fine d'incasellarli in un immenso catalogo dei modelli da applicare alla natura. Ad ogni cosa ad ogni fenomeno Palomar si piega con il desiderio di sviscerarne il funzionamento, di darne una definizione precisa. È in questo modo che ci racconta le corse di due giraffe: nel testo di cui abbiamo già detto essendo il primo della lunga serie d'apparizioni del signor Palomar sul Corriere della Sera. Questi animali avendo le gambe posteriori molto più corte di quelle anteriori non possono che muoversi con un ritmo a prima vista assolutamente squilibrato, di una disarmonia affascinante. Ma c'è in esse qualche cosa, che per Palomar sono le macchie irregolari della loro pelliccia, qualche cosa che funge da elemento unificatore e che dona a questi sghembi animali una complicata armonia. Così le giraffe sono un: «meccanismo costruito mettendo insieme pezzi provenienti da macchine eterogenee, ma che tuttavia funziona perfettamente». Capita poi che il nostro personaggio si ritrovi in una formaggeria e non possa fare a meno di pensare a una possibile classificazione di tutti i formaggi: «a seconda delle forme - a saponetta, a cilindro, a cupola, a palla -, a seconda della consistenza - secco, burroso, cremoso, venoso, compatto -, a seconda dei materiali estranei coinvolti nella crosta o nella pasta - uva passa, pepe, noci, sesamo, erbe, muffe...»

Questo bisogno di classificare, organizzare, sistematizzare sembra implicare una forte spinta alla creazione di modelli e sistemi di modelli da applicare alla realtà. In verità Palomar, dopo lunghi ragionamenti, si trova più a suo agio nel cercare di capire quelle cose che non possono rientrare in un modello, preferisce cercare di capire tutto ciò che «avviene nonostante» i modelli.