Miraggi di silicio è un romanzo di fantascienza di Massimo Pietroselli del 1994, vincitore del Premio Urania.
Trama In un imprecisato anno del XXI secolo, il professor Aaron Porath vive in una Terra in cui la realtà virtuale è vissuta come esperienza totale di evasione sia ludica ma anche "terapeutica", come immersione in scenari artificiali perfettamente ricostruiti dal cervello, seguendo i dati forniti da un proiettore cerebrale attraverso impulsi visivi. In questo futuro le vecchie Città sono state abbandonate, il telelavoro (Porath insegna ai suoi studenti collegato dalla sua casa) e l'informatizzazione capillare sembrano aver trasformato la società umana in una grande rete, i cui nodi sono costituiti dai Borghi: piccoli centri abitati autosufficienti, pacifici, collegati agli altri attraverso l'Occhio sul Mondo, la sede locale del governo globale. Il nome non è casuale, in quanto è sede del controllo del governo impersonato dall'oscuro bibliotecario Goldbach, all'apparenza un funzionario governativo come tanti.
Nella sua escursione nella realtà virtuale, un giorno, lo scenario in cui si trova Porath presenta un difetto a causa di un virus che, nel giro di breve tempo, lo renderà consapevole della realtà fittizia, anche fuori da quella virtuale, in cui vive. Ricercato dalla Polizia Centrale, grazie all'aiuto di "ribelli" lascerà il Borgo per nascondersi in una Città abbandonata. Qui, finalmente, anche grazie a Joseph Mann, uno dei personaggi chiave, che agisce dietro le quinte, conoscerà la tremenda verità di cui lui e quasi tutta l'umanità sono sempre stati all'oscuro.
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