Bovalino è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Reggio Calabria in Calabria.

Geografia fisica Il territorio di Bovalino si estende per 18,06 km lungo la costa ionica reggina (denominata Costa dei Gelsomini), giungendo a nord fino ad Ardore, mentre a sud lambisce la contrada Palazzi di Casignana; si addentra inoltre all'interno fino alle pendici dell'Aspromonte, confinando a ovest con i comuni montani di San Luca e di Benestare..

Di notevole importanza sono lo sviluppo della spiaggia e del mare cristallino, non solo dal punto di vista turistico ma anche per la mitigazione del clima bovalinese. Oltre a Bovalino Marina, vi è anche la frazione di Bovalino Superiore, sita ad un'altezza di circa 200 metri sul livello del mare, formata da antico borgo che ospita i resti di un castello normanno e numerose testimonianze storiche ed architettoniche del paese originario.

Il territorio è attraversato dalla fiumara del Bonamico, il più importante corso d'acqua locrideo, che nasce dal Monte Cannavì ed è lungo 26,4 km; alcuni studiosi lo hanno identificato con il fiume Butroto, presso il quale Annibale, nel corso della seconda guerra punica, annunciò al suo esercito che il giorno dopo avrebbe assaltato la città di Locri Epizefiri, occupata dalle legioni romane. Il Bonamico è stato stesso protagonista di ingrossamenti e di alluvioni disastrose, come quelle accadute nel 1951 e nel 1973. Altri principali corsi d'acqua della zona presso Bovalino sono: il torrente Careri, chiamato anticamente Pioca (ossia pioppo), il torrente Pintammati, la cui sorgente si trova sui monti sopra Benestare, il Malachia, che nasce al confine con i comuni di Careri e di Benestare e sfocia nel Mar Ionio, e il Ternicola, le cui acque defluiscono presso il sottopassaggio del lungomare..

Origini del nome Sull'origine del nome del centro urbano, di derivazione greca, esistono due teorie: la più accreditata riporta questo toponimo con il significato di "terra dei buoi", per la probabile presenza di mandrie di bovini nella zonaGiovanni Alessio, Saggio di toponomastica calabrese, Olschki, Firenze, 1935, pp. 56-57, 460., mentre un'altra possibile interpretazione, anch'essa di origine greca, estrapola il nome Bovalino come "luogo dove si trova il lino", a causa della diffusa coltivazione del lino a livello locale..

Storia

Le prime tracce Le origini di Bovalino non sono molto chiare: molti studiosi ne fanno risalire la fondazione in età romana, identificandola con vari centri costieri di incerta ubicazione, come Altanum (una stazione di posta romana) o la più antica Uria, avamposto militare della colonia greca di Locri Epizefiri.Domenico Romanelli, Antica tipografia istoria del regno di Napoli, vol. I, Napoli, 1815. Un importante riferimento di questo periodo è l'iscrizione, in lingua greca, posta su un angolo del castello di Bovalino Superiore, probabilmente usata come materiale di risulta durante la ristrutturazione del maniero nel XVI secoloFrancesco Costabile, Un nuovo apporto epigrafico alla storia di Locri Epizefiri in età romana, in Klearchos, a. XXI, 1979, pp. 97-105., dove, secondo gli esperti, si farebbe riferimento a Cornelios Publius, un quadriumviro di età romana che doveva possedere una villa nel territorio bovalinese.

Il lungo dominio feudale Un riferimento più attendibile all'originale nucleo abitato di Bovalino accenna alla probabile distruzione, nel 986, di Boidin da parte dei pirati arabi.Giuseppe Cozza-Luzi, Cronaca siculo-saracena di Cambridge, Palermo, 1890, p. 48. Quindi, i sopravvissuti si sarebbero ritirati dalle zone costiere per rifugiarsi su una collina di tufo alta 200 metri, meglio difendibile dalle incursioni arabe, dando origine all'attuale borgo di Bovalino Superiore. Dopo la conquista normanna dell'Italia meridionale, per via della natura difensiva del territorio, verso il 1100 il conte Ruggero I d'Altavilla detto il Normanno, fratello di Roberto il Guiscardo, duca di Calabria e di Puglia, vi fece costruire un castello, allo scopo di amministrare e controllare il territorio. Bovalino, divenuta ormai una Motta, ossia un borgo fortificato grazie alla presenza del castello, venne concesso in feudo alla famiglia Conclubet, signori d'Arena, di Stilo e di Gerace. Da punto di vista urbanistico, fuori dalla Motta si crearono due sobborghi: la Guarnaccia (corrispondente all'area dove sorge la chiesa di Santa Caterina d'Alessandria) e lo Zopardo (in prossimità della chiesa, chiusa e non adibita al culto, di Santa Maria del Soccorso), entrambi abitati da pastori, contadini e artigiani.

Durante la dominazione sveva (1197-1265), Bovalino, il cui territorio si estendeva dalla montagna al mare, tra la fiumara Bonamico e il torrente Pintammati, e comprendeva anche gli odierni comuni di Benestare, di San Luca e di Platì, fu amministrata da Fulcone Ruffo, che si ribellò a Manfredi, figlio e successore di Federico II di Svevia, e che da questi venne scacciato nel 1258, dopo un assedio di due anni al castello. Con la salita al trono napoletano di Carlo I d'Angiò, i Ruffo riottennero il feudo di Bovalino; nel 1288 il castello bovalinese (danneggiato da un terremoto nel 1222 e riparato per ordine di Carlo d'Angiò nel 1276) subì un ulteriore assedio per opera dell'esercito di Giacomo II d'Aragona, nell'ambito della guerra tra Angioini e Aragonesi per il possesso della Sicilia.

Dopo i Ruffo, nel 1445 il feudo di Bovalino passò, per via matrimoniale, ad Antonio Centelles, che lo perse per aver partecipato alla congiura dei baroni contro re Ferrante I d'Aragona; le terre bovalinesi vennero quindi date in feudo a Tommaso Caracciolo, marchese di Gerace, che nel 1457 fu condannato per tradimento e spogliato di tutti i suoi beni. Dopo un breve dominio da parte di Andrea De Pol (1458-1463), Bovalino tornò a Centelles, il quale però cadde nuovamente in disgrazia nel 1465 e venne privato di tutti i suoi possedimenti. Quindi, dopo una dominazione feudale da parte delle famiglie Pignatelli e Gagliardi, nel 1496 i Marullo, nobile famiglia messinese, tennero il feudo con il titolo di conte di Condojanni. Nel 1571 il conte Vincenzo Marullo partecipò alla battaglia di Lepanto con una galea, armata a proprie spese e con uomini provenienti dalla sua contea, tra i quali certamente anche bovalinesi. Questa avventura rovinò finanziariamente i Marullo, che nel 1584 vendettero all'asta il feudo, concesso ai Loffredo, i quali ottennero il titolo di marchese.

Sotto la signoria di Sigismondo Loffredo, Bovalino dovette subire, nel 1594, un attacco turco condotto da Scipione Cicala, un rinnegato genovese convertitosi all'Islam con il nome di Sinan Pascià: l'8 settembre di quell'anno i Turchi riuscirono a espugnare il castello e a dar fuoco all'abitato, ma, stando alla tradizione popolare, mentre la gente era riunita in Chiesa per chiedere l'intercessione dell'Immacolata dal flagello, iniziò a piovere così intensamente da far spegnere l'incendio e far fuggire gli invasori. Da allora Bovalino Superiore ha elevato Maria Santissima Immacolata a propria patrona e fu fondata l'omonima Arciconfraternita, attiva tutt'oggi. L'assedio del castello bovalinese spinse il governo vicereale spagnolo a improntare dei sistemi difensivi contro le scorrerie turche nella zona, concretizzatisi nel 1605 con la costruzione di una torre d'avvistamento, la Torre Scinosa, a forma tronco-piramidale e posta sul litorale, abbattuta nel 1912 per far posto a una piazza.

Dopo i Loffredo, il feudo passò a Beatrice Orsini, la quale lo vendette a Sebastiano Vitale; questi, a sua volta, lo vendette nel 1650 alla nobile famiglia genovese dei Del Negro, i quali passarono Bovalino agli Spinelli. Nel 1684 Ferrante Spinelli, feudatario di Bovalino, dato che la torre costiera d'avvistamento era ancora incompleta dopo decenni dall'inizio dei lavori, fece costruire nelle sue vicinanze, a proprie spese, un fortino circolare, armato di quattro cannoni, per proteggere dalle incursioni piratesche la Marina del paese.. Infine, dopo il breve intermezzo di un membro dei Caracciolo, divenuto feudatario per aver sposato l'erede della precedente famiglia, a possedere il feudo bovalinese sarà nel 1716 la famiglia Pescara Diano, che otterrà il titolo di duca e conserverà il feudo fino all'eversione della feudalità nel 1806.

Il primo duca di Bovalino, Francesco Pescara Diano, impiantò nel territorio del suo feudo un allevamento di cavalli di razza, chiamati "Cavalli di Calvizzano" per via del ducato di Calvizzano, in Campania, del quale i Pescara Diano erano feudatari: erano talmente pregiati da essere acquistati per le stalle reali del sovrano napoletano. Dato che questo allevamento equino era un segno di prestigio, già verso la fine del XVIII secolo il cavallo comparve nello stemma del paese. Dopo le leggi eversive sulla feudalità, l'allevamento di cavalli rimase alla famiglia Stranges, poiché i loro coloni erano addetti alla cura della pregiata razza equina..

L'autonomia amministrativa Gravemente danneggiata dal terremoto del 1783, durante la dominazione francese Bovalino venne riordinata dal punto di vista amministrativo in seguito all'eversione della feudalità, decretata da Giuseppe Bonaparte; con la legge del 19 dicembre 1807, che riformava l'amministrazione periferica del Regno, il paese divenne Comune autonomo, con annessi i casali di Benestare e di Cirella, i quali però se ne distaccarono in base al Decreto del 4 maggio 1811, che modificò parzialmente le novità amministrative precedenti: infatti Benestare divenne anch'esso Comune autonomo, mentre Cirella fu aggregato al Comune di Natile. Con il ritorno dei Borbone, si formò anche a Bovalino un sentimento patriottico liberale, rappresentato dalla famiglia Ruffo, il cui membro più famoso, Gaetano Ruffo, fu tra gli organizzatori della fallita Rivolta di Gerace del 1847, insieme a Rocco Verduci, Domenico Salvadori, Michele Bello, Pietro Mazzone, conclusasi con la fucilazione dei cinque patrioti il 2 ottobre di quell'anno a GeraceVittorio Visalli, I Calabresi nel Risorgimento italiano. Storia documentata delle rivoluzioni calabresi dal 1799 al 1862, Walter Brenner Editore, Cosenza, 1989.. Altre importanti figure di patrioti bovalinesi furono il garibaldino Francesco Calfapietra, che partecipò alla Spedizione dei Mille e, in seguito anche alla Terza guerra d'indipendenza, e il conte Domenico Antonio Grillo, esponente liberale che fu sindaco di Bovalino dal 1860 al 1863, il primo dopo la proclamazione del Regno d'Italia.

Con l'Unità d'Italia Bovalino subì rapidi cambiamenti economici e sociali: infatti molte famiglie, sia nobili che popolane, lasciarono il borgo di Bovalino Superiore per sistemarsi nella nascente Marina, dove già anni prima le famiglie più in vista del paese avevano costruito le proprie residenze intorno alla Torre Scinosa, mentre anche numerose famiglie di pescatori avevano formato dei nuclei abitativi negli attuali rioni Borgo e Sant'Elena. Questa tendenza subì un'accelerazione con la costruzione, a partire dal 1865, della linea ferroviaria Taranto-Reggio Calabria, terminata in dieci anni: la Marina, dove la ferrovia fu inaugurata il 1° febbraio 1871Nicola Monteleone, La Locride dai Borboni ai Savoia, AGE, Ardore 1997., assunse dunque una funzione politica e sociale non indifferente, anche per via del trasferimento di nuove famiglie dai paesi circonvicini, come gli Oliva da Platì, gli Stranges da San Luca, i Vitale da Sant'Ilario, i De Blasio da Palizzi e gli Amaduri da Gioiosa Jonica.