La campagna d'Italia del 1800 fu la serie di operazioni militari combattute nel 1800, durante la guerra della seconda coalizione, in Italia settentrionale dopo la caduta nel 1799 delle repubbliche sorelle filo-francesi e il ritorno del generale Napoleone Bonaparte dall'Egitto. Il generale, divenuto Primo console dopo il colpo di Stato del 18 brumaio, organizzò e diresse un audace attraversamento delle Alpi per prendere alle spalle l'esercito austriaco che assediava le truppe francesi bloccate a Genova. Dopo la riuscita della manovra, Bonaparte avanzò nella Pianura padana e affrontò l'armata austriaca nella decisiva battaglia di Marengo che si concluse dopo alterne vicende con la vittoria dei francesi.
Dopo la battaglia, gli austriaci abbandonarono la Lombardia, il Piemonte e la Liguria e firmarono un armistizio temporaneo, e il Primo console poté restaurare il predominio francese nella penisola; le operazioni militari peraltro ripresero in inverno in Italia e Germania e terminarono solo nel 1801 con il trattato di Lunéville. La seconda campagna d'Italia di Bonaparte ebbe grande importanza strategica, ponendo le basi della vittoria francese nella guerra della seconda coalizione, ed anche politica per la carriera del Primo console che consolidò il suo potere e il suo prestigio in patria.
Seconda coalizione
Il generale Bonaparte, dopo essere ritornato dalla fallimentare spedizione in Egitto, dove era rimasto il suo esercito passato al comando del generale Jean-Baptiste Kléber, aveva assunto il potere in Francia con il Colpo di Stato del 18 brumaio. Divenuto Primo console, aveva subito effettuato una serie di riforme amministrative e politiche dirette al rafforzamento del suo potere personale ed al miglioramento dell'efficienza organizzativa della nazione. La situazione della Francia al momento dell'assunzione del potere da parte del generale non era molto soddisfacente; anche se le vittorie del generale Guillaume Brune nei Paesi Bassi e del generale Andrea Massena in Svizzera avevano ribaltato le sorti della guerra contro la Seconda coalizione ed evitato un'invasione del paese, sul Reno l'offensiva francese era fallita mentre in Italia gli eserciti austro-russi avevano schiacciato le repubbliche sorelle e restaurato le monarchie di Ancien Régime a seguito della inarrestabile avanzata del generale russo Aleksandr Vasil'evič Suvorov..
In realtà anche la coalizione antifrancese era in difficoltà e si era in parte già disgregata; lo zar Paolo I di Russia l'aveva ufficialmente abbandonata già il 22 ottobre dopo la disfatta di Zurigo e la conseguente sconfitta e ritirata delle forze austro-russe dalla Svizzera che egli attribuiva al comportamento egoistico e non collaborativo dell'Sacro Romano Impero asburgico, mentre la Gran Bretagna dopo il disastro in Olanda aveva sospeso la sua partecipazione diretta sul continente e sembrava soprattutto impegnata a pianificare la conquista dell'Egitto e la collaborazione con l'Impero Ottomano.. Si aprì quindi una fase invernale di negoziati tra le potenze ancora in lotta che tuttavia rivelò l'inconciliabilità dei loro obiettivi di guerra.
Bonaparte sembrò disposto a trattare, ma in realtà rifiutò le indicazioni del re di Prussia che consigliava, per raggiungere una pace stabile, di rinunciare ai Paesi Bassi, alla Svizzera ed al Piemonte. Il Primo console non solo intendeva mantenere il predominio francese nei Paesi Bassi e in Svizzera, ma non pensava affatto di rinunciare all'Italia che era stata teatro delle sue prime vittorie e che egli riteneva di importanza decisiva per indebolire in modo definitivo la potenza asburgica. Inoltre egli sperava ancora di poter soccorrere l'Egitto dove l'armata d'Oriente era in una situazione sempre più precaria ed era esposta ad un possibile sbarco di un corpo di spedizione anglo-turco. Il cancelliere austriaco Johann von Thugut respinse quindi duramente le proposte di Talleyrand che miravano a ripristinare la situazione politica stabilita dal trattato di Campoformio; egli in realtà intendeva consolidare il predominio raggiunto in Italia dopo le vittorie del 1799, togliere Nizza e Savoia alla Francia per assegnarli al re di Sardegna, reinsediare i re di antico regime; l'arciduca Carlo che era invece favorevole a ricercare un accordo, venne sostituito al comando dell'armata in Germania. In Gran Bretagna infine, il primo ministro William Pitt non mostrò alcuna fiducia in Bonaparte, di cui parlò come "dell'ultimo avventuriero nella lotteria delle rivoluzioni", e indicò chiaramente come obiettivo principale britannico la restaurazione della monarchia in Francia..
In queste condizioni una ripresa della guerra nella primavera 1800 divenne inevitabile e Bonaparte, godendo del favore popolare ed essendo in grado di presentarsi come il difensore dell'integrità della nazione e dei valori positivi della rivoluzione attaccata dall'oscurantismo delle potenze reazionarie, poté consolidare il proprio potere e dedicarsi con grande impegno ad organizzare la nuova campagna. Nonostante la determinazione e la fiducia del Primo console le carenze di mezzi erano quasi insormontabili; a partire dall'8 marzo furono messi a disposizione dell'esercito i coscritti dell'anno 1800, ma Bonaparte, per evitare lamentele, risparmiare la chiamata alle armi ai borghesi ed anche per mancanza di denaro, preferì richiamare solo reclute. Costituire la nuova "Armata di riserva" (Armée de Réserve), destinata nei programmi di Bonaparte ad entrare in Italia, in queste condizioni fu molto difficile; si fece ricorso ad espedienti: si impiegarono le truppe dei depositi, si aggregarono i soldati dell'armata dell'Ovest, furono inquadrati coscritti completamente impreparati; la cavalleria e l'artiglieria erano molto scarse..
Piani e preparativi Il Primo console trovò anche grandi difficoltà a finanziare la nuova campagna; egli dovette ridurre le spese e ricorrere a una serie di misure straordinarie per reperire i fondi necessari. Le sovvenzioni di guerra, riscosse con "buoni" di scarso valore, non erano sufficienti e i fornitori erano tornati a disporre delle deleghe per i materiali e ne avevano approfittato per effettuare speculazioni a danno dell'esercito; egli quindi le sospese di nuovo e reintrodusse le requisizioni per approvvigionare le truppe. I tentativi di Bonaparte di intimidire la grande finanza per ottenere finanziamenti agevolati non ottennero grandi risultati..
L'esercito quindi partì sfornito di gran parte dei materiali; soprattutto l'Armata di riserva non ebbe le paghe e si mise in marcia senza viveri, dovendo rifornirsi sul posto con le risorse locali. La vittoria diveniva quindi indispensabile, in caso di sconfitta era possibile la caduta del Consolato a causa della crisi finanziaria e per la perdita di prestigio del Primo console. Bonaparte lasciò Parigi per raggiungere l'Armata di riserva il 6 maggio 1800; subito si diffusero voci di cospirazioni e di torbidi intrecci politici; vennero diffusi i nomi di un possibile nuovo Primo console: Lazare Carnot, il marchese de Lafayette, il generale Jean Victor Moreau; ritornò l'abate Sieyès e si parlò di un intervento del duca d'Orleans. I liberali e i giacobini speravano in una sconfitta di Bonaparte per evitare un'ulteriore evoluzione autoritaria del regime; il 3 giugno rientrò in Francia dalla Gran Bretagna anche Georges Cadoudal per riaccendere la ribellione nell'ovest..
Bonaparte si trovava in una situazione difficile, l'esito della campagna avrebbe avuto un'importanza decisiva per il suo futuro politico; egli era consapevole di queste difficoltà, tuttavia mostrava risolutezza, fiducia ed energia. Il Primo console fece grandi sforzi per migliorare l'equipaggiamento e l'armamento delle truppe; furono accumulate riserve soprattutto per l'Armata del Reno; furono fornite mezzo milioni di uniformi nuove; nei grandi depositi di Zurigo e Lucerna vennero raccolti proiettili d'artiglieria, 2 milioni di pallottole e 1,5 milioni di razioni; l'Armata di riserva ricevette finalmente paia di calzature. Nonostante questi importanti risultati la situazione rimaneva precaria, l'Armata del Reno mancava di 15 milioni di paghe per i soldati, l'Armata di riserva andò in combattimento senza il soldo per le truppe.
Nonostante i pesanti impegni organizzativi e politici, Bonaparte portava avanti fin dalla fine del 1799 la pianificazione operativa della guerra e la costituzione delle forze necessarie; già il 5 dicembre 1799 venne previsto il raggruppamento della nuova Armata di riserva nella Francia centrale. L'organizzazione di queste nuove forze fu lenta, ma alla metà di aprile del 1800 si poté contare su soldati; il 2 aprile il generale Louis Alexandre Berthier aveva ricevuto ufficialmente il comando della nuova armata, in realtà il Primo console intendeva, al momento opportuno, prendere personalmente la guida di queste forze. Particolarmente potenziata fu l'Armata del Reno, affidata al generale Jean Victor Moreau; soldati furono concentrati sul fronte tedesco e Bonaparte previde per la prima volta la costituzione dei corpi d'armata autonomi, dando inizio all'importante riformava organica che avrebbe reso ancor più mobili e flessibili gli eserciti francesi.. In Italia dopo la serie di sconfitte dell'estate 1799 le truppe superstiti dell'Armata d'Italia avevano ripiegato dietro l'Appennino ligure, abbandonando la Lombardia e il Piemonte; Bonaparte aveva assegnato all'esperto generale Andrea Massena il comando di queste forze che ammontavano a circa soldati..
In un primo momento Bonaparte aveva ideato un complesso e audace piano di operazioni che assegnava il ruolo principale all'Armata del Reno; nel mese di marzo 1800 egli propose al generale Moreau di passare all'offensiva generale attraversando di sorpresa il Reno con il grosso delle sue truppe a Sciaffusa; in questo modo avrebbe intercettato le comunicazioni dell'esercito austriaco schierato nella Germania meridionale. Dopo questo successo decisivo, il Primo console intendeva trasferire in Svizzera l'Armata di riserva che si stava raggruppando tra Châlons e Lione; raggiunto il territorio elvetico, sarebbe stata rinforzata da una parte delle truppe del generale Moreau e avrebbe attraversato le Alpi al Passo del San Gottardo da dove avrebbe preso alle spalle l'armata austriaca in Italia impegnata nel frattempo dall'esercito del generale Massena.. Si trattava di un piano di operazioni che, se attuato, avrebbe permesso di raggiungere rapidamente la vittoria.
I progetti di Bonaparte tuttavia ben presto furono contrastati dal generale Moreau che non collaborò alla realizzazione dell'audace manovra affidata all'Armata del Reno; prudente e poco aggressivo, il comandante dell'armata non condivideva i programmi del Primo console e quindi respinse il piano. Adducendo i problemi e i rischi connessi ad un attraversamento in massa a Sciaffusa, il generale Moreau avrebbe preferito scaglionare le sue forze su largo fronte lungo il confine prima di passare il fiume. Inoltre il generale Moreau era in contrasto anche personale con Bonaparte dal quale era diviso da una forte rivalità. Il Primo console dovette accettare le obiezioni del generale Moreau e preferì mostrare in pubblico condiscendenza verso il rivale; in realtà egli era molto contrariato dall'ostruzionismo del generale. Bonaparte quindi rinunciò al suo piano originario e decise di prendere personalmente l'iniziativa con l'Armata di riserva in Italia che sarebbe diventata il teatro bellico principale, mentre l'Armata del Reno avrebbe assunto un ruolo secondario in Germania..