La barba è l'insieme dei peli sulla mascella inferiore di un uomo, ma il nome è usato anche in senso più ampio per indicare l'intera peluria nella parte inferiore del viso e davanti al collo negli esseri umani di sesso maschile. È uno dei caratteri sessuali secondari maschili e una delle ultime caratteristiche della pubertà tra gli uomini. Appare con più o meno abbondanza a seconda dell'etnia, ma a volte la sua crescita è ritardata o debole nonostante il verificarsi della pubertà. È segno maschile di dimorfismo sessuale nell'uomo, dovuto alla produzione di testosterone nel corpo. Quando i peli della barba sono lasciati solo sul mento, si parla di pizzetto. A questo proposito, la barba è solo per adolescenti e umani maschi adulti, ma più raramente cresce anche nelle donne a causa di irsutismo causato da PCOS, squilibri ormonali o durante la gravidanza.
Durante la gravidanza nelle donne, gli androgeni (ormoni maschili) aumentano e cresce la barba, dopo 6 mesi dal parto, gli androgeni diminuiscono e tornano ai livelli normali. Se la barba continua a crescere dopo 6 mesi, si tratta di una condizione medica chiamata irsutismo, spesso causato da PCOS. È consigliabile consultare un dermatologo per valutare la crescita dei peli e il trattamento.
In molte culture la barba rappresenta un vero e proprio elemento di espressione esteriore della dignità virile (come ricordano anche espressioni del tipo "l'onor del mento"). In altre la barba è indice di invecchiamento, per cui viene regolarmente tagliata.
Storia Presso gli antichi popoli la barba, in quanto prerogativa del maschio adulto, è stata spesso considerata un simbolo di potere. In Egitto il radersi era considerato, oltre che una valida regola igienica, un dovere religioso.
Infatti, proprio per questa usanza gli Egizi usavano vari rasoi contenuti in appositi astucci, rinvenuti anche dagli archeologi. Tuttavia non viene ignorata la funzione simbolica del connotato e i faraoni (comprese le femmine come la regina Hatshepsut) vengono raffigurati con barbe finte. I semiti mesopotamici invece portavano barbe lunghe e folte, accuratamente pettinate e arricciate. Nell'antica Grecia venne ritenuta segno di forza e di virilità. A Sparta i codardi erano condannati a portarla su un solo lato del viso, in modo che fosse facile distinguerli anche a distanza (Plutarco, Vita di Agesilao, par. 30). Praticamente tutti filosofi e letterati greci la portavano, e importanti politici come Pericle.
L'uso sistematico del rasoio si diffuse durante l'età macedone, per imitazione dello stesso Alessandro che, secondo alcune fonti, era quasi glabro e comunque iniziò la propria ascesa troppo giovane per avere una barba folta quanto i suoi avversari persiani. Di pari passo con l'influenza della cultura greca la moda si estese anche a Roma, dove assunse una notevole importanza il rito della depositio barbae, ossia il primo atto di rasatura del giovanotto.Universo, De Agostini, Novara, Vol. I, 1962, pag.173
La barba rimase un attributo tipico dei filosofi e dei greci: tutti i filosofi, come Socrate, Platone, Aristotele o Epicuro la portavano lunga; lo stoico di epoca romana Epitteto sosteneva che fosse il segno visibile dell'adesione totale alla filosofia, e disse che avrebbe preferito morire piuttosto che tagliarlaSellars, John (1988). L'arte di vivere: gli stoici sulla natura e la funzione della filosofia . Burlington, VT: Ashgate Publishing Limited.:
Un'eccezione fra i politici fu la rossa barba che caratterizzò il filoellenico Nerone dopo i primi anni di governo; in quanto attributo greco venne ripresa a partire dall'imperatore Adriano, amante della cultura della Grecia classica, e, seguendo la moda adrianea, dai suoi successori Antonino Pio, Lucio Vero, Marco Aurelio (filosofo stoico), Commodo, Pertinace, Didio Giuliano, Settimio Severo, Caracalla, Macrino, Alessandro Severo, Pupieno e altri. Nella seconda parte del III secolo gli imperatori soldati (Claudio il Gotico, Aureliano, Numeriano ecc.) la portavano molto corta e rifinita con i capelli cortissimi. Diocleziano, Massimiano e suo figlio Massenzio furono gli ultimi imperatori a farsi rappresentare con la barba.
Da Costantino in poi cadde in disuso, con l'eccezione di Giuliano l'Apostata che la portava lunga, con i capelli a caschetto, coerentemente con il suo progetto di restaurazione degli ideali antichi e la sua pratica di filosofo. Nel V secolo d.C. si preferirono i baffi (Odoacre, Teodorico il Grande ecc.); in quello successivo le barbe con i capelli lunghi, su influsso di popoli germanici (franchi e longobardi), nordici e dell'oriente bizantino. L'uso si mantenne a lungo anche nei paesi celtici. Ad Oriente prevalse l'uso di barbe e capelli più corti come quelli di Giustiniano. In seguito si diffuse nuovamente a partire da Costantino III e Costante II detto "il barbuto"; gli ultimi imperatori romani d'Oriente come Giovanni VIII e Costantino XI la portavano lunga.
Presso gli Ebrei il taglio della propria barba era considerato un atto sacrilego; invece il taglio di quella altrui era considerato un gesto aggressivo e degradante per chi lo subiva. I patriarchi ebrei (ad eccezione di Giuseppe) e personaggi come Re Davide, Salomone, Mosè e i profeti sono tradizionalmente raffigurati barbuti. Molti ebrei ultraortodossi o rabbini portano la barba lunga, così come alcuni ordini religiosi cristiani e non. Fu dall'iconografia del filosofo (e da quella di diverse divinità classiche come Zeus/Giove, nonché dagli usi degli Ebrei dell'epoca) che derivò, nell'arte paleocristiana, la figura del Gesù barbuto (più antiche sono le raffigurazioni imberbi), che divenne in seguito tipica fino ad oggi. Anche i dodici apostoli furono sempre raffigurati con la barba. Benché molti padri della chiesa portassero la barba, nel mondo cattolico lentamente i religiosi la abbandonarono. Nel mondo bizantino e ortodosso la barba era l'attributo tipico dei religiosi: dopo il Grande Scisma del 1054 caratterizzò peculiarmente la Chiesa ortodossa, le Chiese orientali e le Chiese cattoliche di rito greco, tanto che ancora nel XV secolo era considerato scandaloso che il cardinale latino cattolico di origine bizantina Basilio Bessarione portasse la barba e chierici e preti usavano rasarsi, mentre i monaci e i frati continuarono a portarla in certi casi. Dal XVII secolo l'uso ricomparve sporadicamente nel clero anche se corta (si vedano ad esempio il cardinale Richelieu o Giulio Mazzarino). I papi fecero eccezione: Giulio II (1503-1513), ad esempio, fece voto di non tagliarsi la barba finché non avesse cacciato i francesi dalla penisola italiana, cosa che però non riuscì a fare. Dopo di lui, tutti papi rinascimentali e dell'età moderna (ad esempio Clemente VII, Paolo IV o Pio V) portarono la barba per i successivi 200 anni, con le sole eccezioni di Leone X (1513-1521) e Adriano VI (1521-1523); l'ultimo pontefice ad avere la barba fu papa Innocenzo XII (1691-1700).
In ambito islamico molti religiosi, cercando di assomigliare il più possibile al profeta Maometto (che la tradizione vuole avesse la barba), ritengono indispensabile per ogni buon credente lasciarsi crescere la barba. Essa è a tal punto divenuta simbolo di questa ostentazione religiosa che in molti paesi i fondamentalisti vengono detti "i Barbuti" per antonomasia.
Nelle culture orientali la barba è attributo di saggezza; se i monaci buddhisti usano rasarsi, molti guru indiani portano la barba lunga, così come gli asceti dei gruppi sadhu.
L'uso ortodosso della barba si trasmise nella Russia prerivoluzionaria, dove la barba veniva fatta crescere in segno di virilità, e il danneggiamento dell'altrui barba era inoltre considerato reato punibile con una cospicua somma. Molti zar come Ivan IV di Russia si attennero a questa tradizione. Nel 1698, per occidentalizzare il paese, Pietro il Grande mise delle pesanti tasse sulle barbe dei nobili (boiardi), poi ne permise solo ai contadini (solo se non fossero entrati in città) e sacerdoti l'uso, pena il pagamento di imposte aggiuntive.Nella notte tra il 4 e il 5 settembre 1698 lo zar fece rientro a Mosca e dopo una breve visita al Cremlino andò a passare la notte al Palazzo di legno a Preobraženskoe in compagnia di Anna Mons. La mattina seguente, appena la notizia del suo ritorno si era diffusa, una folla di boiari e di ufficiali si recarono al palazzo per dargli il benvenuto. Pietro li ricevette con grande entusiasmo, poi tirato fuori un rasoio da barbiere iniziò a tagliare le barbe dei presenti. Per i russi la barba era un ornamento creato da Dio, portato dai profeti, dagli apostoli e da Gesù stesso. Tagliarla significava per loro commettere un peccato mortale. Pietro, invece, pensava che le barbe fossero incivili, ridicole e inutili ed emanò un decreto che obbligava tutti i russi, contadini e sacerdoti esclusi, a radersi. Coloro che volevano continuare a portarla avrebbero dovuto pagare una tassa annuale che variava da un copeco per i contadini che, esentati solo se restavano in campagna, decidevano di entrare in città, a 100 rubli per i ricchi mercanti. La barba in Russia restò attributo solo dei religiosi (preti, monaci e starec) e del popolo fino alla metà del 1800.
Per tutto l'Alto Medioevo la barba era portata lunga, talvolta a forchetta incorniciata con i capelli alle spalle (si pensi ai re Merovingi, Carolingi, ai Longobardi, agli stessi bizantini). Nel Basso Medioevo rimase l'uso per due secoli, si pensi a Federico Barbarossa che deve il suo soprannome proprio a ciò. Nel Duecento la moda della barba cadde in disuso: ad esempio Federico II di Svevia non la portava, né lo faceva Filippo il Bello, re di Francia, mentre diversi condottieri e uomini d'arme continuarono a portarla (es. Cesare Borgia, Ezzelino III da Romano, Francesco Maria I della Rovere), come diversi artisti e scienziati (Michelangelo, Raffaello in alcuni dipinti, Caravaggio, Leonardo, Galileo Galilei...), re e aristocratici del 1500 e della prima parte del 1600 (Giacomo I d'Inghilterra, Carlo I, Enrico IV di Francia, Carlo V del Sacro Romano Impero, Cosimo I e Francesco I de' Medici...).
La barba, fuori moda nel XVIII secolo tra nobili e borghesi, ritornò a partire dal secolo successivo. Voltaire nel Candido abbina alla barba ai filosofi del Mediterraneo orientale, e il protagonista e i suoi amici la portano infatti - all'uso dei dervisci - dopo essersi stabiliti in una fattoria sulla Propontide turca, e aver abbandonato per sempre l'Europa intollerante. Dopo la rivoluzione francese la moda della barba cominciò lentamente a tornare, influenzata anche da Rousseau e dalle sue teorie sulla natura; lo stesso filosofo, che vestiva alla moda dell'epoca, parla di un giorno in cui si presentò a teatro alla presenza del re con la barba non rasata: «il mio aspetto è semplice e trascurato, ma non indecente né sudicio; la barba non lo è di per se stessa, poiché ce la dà la natura, e perché, secondo i tempi e le mode, talvolta è un ornamento»."Ero quel giorno nell'abbigliamento trascurato che avevo abitualmente; barba lunga e parrucca alquanto spettinata. Scambiando quella mancanza di decenza per un atto di coraggio, entrai così conciato nella sala dove di lì a poco dovevano fare il loro ingresso il re, la regina, la famiglia reale e l'intiera Corte [...] Per essere sempre me stesso, non devo arrossire, dovunque mi trovi, d'esser vestito secondo la condizione che ho scelta: il mio aspetto è semplice e trascurato, ma non indecente né sudicio; la barba non lo è di per se stessa, poiché ce la dà la natura, e perché, secondo i tempi e le mode, talvolta è un ornamento." (J.-J. Rousseau, Le confessioni, libro VIII)