Noto anche come Gobbino del Ciaj in quanto stalliere del signor Ciaj1, è tuttora il più vincente della storia del Palio di Siena con quindici successi, insieme con Mattia Mancini detto Bastiancino.
Biografia Francesco Santini nasce a Montalcino da Giuseppe Gioacchino di Antonio Santini e da Teresa di Angelo MartiniIl documento del battesimo indica come madre Veronica di Vincenzo di Giuseppe Madioni. alle 2 di notte del 5 dicembre 1809. Maniscalco di professione (mestiere ereditato dal padre), corse il Palio di Siena ben cinquantanove volte tra il 1823 ed il 1860. Vestì i giubetti di quattordici Contrade, solo Aquila, Civetta e Lupa non lo montarono mai. Piccolo (una stampa dell'epoca, in occasione della prima vittoria, lo descrive alto 2 braccia e 3 soldi, cioè circa 125 cm, e di 79 libbre e 8 once di peso, cioè circa 27 kg) e gobbo (per questo il soprannome), incantava Siena con la sua abilità col nerbo, la sua freddezza e la sua capacità di vincere anche con barberi di poche pretese trasformandoli in campioni, doti che ne fecero un mito anche presso i suoi contemporanei, venendo considerato il prototipo del fantino di Piazza: abile, astuto, subdolo prepotente, e a causa delle vicende che lo videro protagonista anche corrotto, avido di gloria e di denaro, amato e odiato con pari intensità.
In Piazza del Campo esordì giovanissimo: non ancora quattordicenneSecondo le stampe d'epoca avrebbe avuto 14 anni e 3 mesi (è tuttora il fantino più giovane ad aver vinto il Palio) difese i colori della Chiocciola al Palio della Madonna di Provenzano del 1823, riportando una sorprendente vittoria sul baio scuro di Stanislao Pagliai, il cavallo più vittorioso della storia del Palio di Siena. Dovettero però passare sei anni prima di rivederlo vincere: cosa che fece alla grande, conquistando il proprio cappotto personale nel 1829.
Il 14 aprile 1830 si sposò con Settimia di Vincenzo Puttini e Orsola Vanni (originaria di Piancastagnaio e di 2 anni più giovane), nella Parrocchia di S.Salvatore in S.Agostino.
Le Contrade quasi lo pagavano a peso d'oro per averlo. Tra tutte la contesa tra le due grandissime rivali Oca e Torre, che già all'epoca si davano battaglia per guadagnare il maggior prestigio cittadino. Le dirigenze dei due rioni cercarono in ogni modo di guadagnarsi la fiducia del Gobbo Saragiolo. Ma lui, ambendo per lo più al denaro e lontano da ogni tipo di influenza contradaiola, vestì sia il giubbetto di Salicotto che quello di Fontebranda: per l'Oca corse nove Palii (vincendone tre), per la Torre ne corse 11 (vincendone cinque).
Il suo più grande rivale in Piazza fu Francesco Bianchini detto Campanino: i loro scontri andarono ben oltre la corsa, sfociando in un grave episodio di cronaca. Accadde infatti che nel novembre 1838 proprio Campanino fu coinvolto in una rissa in occasione di una corsa a Castelnuovo Berardenga, e provocò l'uccisione del barbaresco del Gobbo Saragiolo. Lo stesso Gobbo si rese protagonista di alcune scorrettezze nei confronti degli altri fantini; basti citare l'aneddoto riguardante il Palio dell'agosto 1832: il Gobbo si insaponò completamente dalla testa ai piedi, perché se mai fosse stato inseguito dagli altri fantini avrebbe potuto evitare di essere preso. Naturalmente fu proprio il Gobbo a vincere quel Palio. In generale, il Gobbo non era amato dai suoi colleghi: come riportato dagli storici, «è odiato da tutti i fantini perché fa delle prepotenze». Inoltre, nel palio successivo del 2 luglio 1833, Campanino gli diede così tante nerbate da lasciarlo completamente intontito e confuso al punto che, arrivato alla curva del Casato, non sapeva più dove andare. Questo causò la gioia del pubblico rivale, poiché l'Oca voleva vincere a tutti i costi, a dimostrazione della considerazione che c'era di lui.
Il 24 maggio 1840, dopo le celebrazioni per la festa di San Bernardino da Siena tenutesi nell'Oratorio di San Bernardino al Prato, si svolse un palio tra sei cavalli (corso per i fantini, non per le contrade) lungo la via Regia al cui vincitore sarebbero spettate 20 lire ed al secondo classificato 4. Il palio fu vinto dal Gobbo Saragiolo sul baio di Alessandro Rogani (con cui vinse il palio del 2 luglio seguente) a cui seguì Campanino sul morello di Leonardo Barbetti; nonostante gli screzi precedenti, non si registrarono ulteriori scontri.
Il Gobbo Saragiolo visse nell'esclusivo interesse per i soldi. Che fosse un autentico mercenario non vi era dubbio: quando il 2 luglio 1855, correndo per la Selva con uno dei cavalli favoriti, arrivato al secondo San Martino fermò il cavallo, smontò e si rimise gli abiti personali portatigli da un figlio; ai delusi quanto irati selvaioli ribatté, il giorno dopo: «Ma che dovevo vincere per voialtri miseroni che mi davi 140 monete, quando ne ho guadagnate 170?». In seguito a questi fatti fu avviato un procedimento giudiziario, perché il fantino pretendeva il compenso pattuito con la Selva; l'esito si ebbe nel febbraio 1860, e fu sfavorevole a Santini, il quale fu condannato a risarcire la Contrada. Inoltre fu inattivo tra 1858 e 1859, a causa di una condanna a 19 mesi e 8 giorni per furto aggravato scontando la pena dal 10 aprile 1858 al 18 novembre 1859, prima a Siena e poi alle Murate di Firenze.
Concluse la sua carriera il 2 luglio 1860, correndo per la Torre a ben cinquantuno anni di età. Successivamente al ritiro, si stabilì nel territorio dell'Onda in Vicolo delle Lupaje (corrispondente all'attuale via della Fonte), aprendo anche una locanda. Già nel 1834 risultava in Piazzetta Ugurgieri mentre tra 1841 e 1843 risultava nel Casato, anch'esse nell'Onda.
Morì il 17 ottobre 1865 alle 14 a Siena nella zona di San Pietro in Castelvecchio, territorio della Tartuca.
Controversie
Il 17 settembre 1823, il figlio di Caino Salvatore, assistito dal padre presentò al Tribunale questo ricorso:
Il 1º luglio 1828, durante la terza prova tenutasi alle 18:00 del palio del giorno seguente, volle vendicarsi di uno sgarro subito il giorno precedente da Carlo Brandani detto Brutto, fantino esordiente del Drago che lo afferrò per lo zucchino. Così si munì di una bacchetta e lo fece cadere, con Capitano del Drago (Giovanni Batazzi) che lo denunciò con testimonianza di Figlio di Caino, fantino dell'Aquila che sarà sostituito dal padre.
Il padre del Brutto, Matteo Brandani detto Brandino, rilasciò la seguente dichiarazione sugli avvenimenti del giorno precedente: Il 2 luglio 1828, per contravvenzione al Regolamento di corsa nel palio, dovette scontare 24 ore in carcere; era stato condannato «per arbitrio e insolenza verso Giovanni Batazzi capitano della contrada del Drago» per motivi non noti.
Il 14 maggio del 1832, durante la Messa Cantata alla Cappella dell'Agazzara fuori da porta San Marco, tenutasi per la festa in onore di Maria Santissima della Misericordia, furono da lui accesi alcuni petardi, uno dei quali ferì l'occhio sinistro di un 15enne chiamato Ferdinando, figlio di Gaetano Luzzi; ciò secondo il referto del Chirurgo di Guardia del Regio Spedale locale, dove egli si recò per farsi medicare.
Il 6 luglio 1832 alle ore 19:00 circa galoppò tra Piazza del Campo e il Casato su un cavallo stornello, in contravvenzione ad un'ordinanza, venendo sanzionato con una multa da 7 lire comminata il 21 luglio seguente. Dal documento risulta che fosse inserviente, più precisamente stalliere, presso la famiglia Ottieri della Ciaja. La condanna fu emessa 3 giorni dopo.
Il 15 ottobre 1833, fu chiamato in Tribunale a rispondere del reato di ingiurie e turpiloquio per aver offeso Carlotta Bartaletti, sua vicina di casa. Nel pomeriggio del 14 ottobre 1833, mentre stava tornando a casa, sentì un acceso scambio di ingiurie fra sua moglie Settimia e la Bartaletti; il litigio aveva avuto origine da maldicenze rispetto a un paio di orecchini indossati dalla figlia del Gobbo Saragiolo, che alla Corte riferì:
Non venendo creduto, venne condannato con la seguente sentenza:
La Bartaletti non era stata la prima, né sarebbe stata l'ultima a subire gli insulti (bestemmie comprese) del Gobbo Saragiolo. La sentenza fu emessa il 24 ottobre seguente.
Una nuova condanna lo colpì l'8 marzo 1836, quando fu sanzionato per «rissa clamorosa e turpiloquio, e più particolarmente per le espressioni da esso proferite verso Maria Vergine nella circostanza di detta rissa»; la pena fu comminata «in due giorni di carcere con uno dei quali in segreta a solo pane, ed acqua».
Durante il palio del 2 luglio 1837, insieme con alcuni contradaioli della contrada che rappresentava (la Selva) si scontrò col fantino dell'Onda Francesco Betti detto Spavento.
La testimonianza fu della moglie del Mancianti, che lo fece condannare a 20 giorni di carcere, a pagare le spese processuali, nonché risarcire Ermenegildo Barbetti (proprietario del cavallo ferito) e Francesco Betti per le percosse ricevute. A causa di tali disordini, il drappellone venne consegnato alla contrada vincitrice (l'Aquila) soltanto il giorno seguente.
Il 25 marzo 1838, non essendo stato trovato reperibile al proprio domicilio alle ore 22:30 del giorno precedente, fu sottoposto a misure di coercizione in quanto temibile per azioni di furto.
La notte del 12 agosto 1840, transitò per il Casato con tre cavalli ed un calesse senza il lume necessario per regolamento in materia. La Polizia Civile e Militare fece rapporto e lo multò il giorno successivo.
Il 28 maggio 1841 alle 7:00, alla guida di un calesse, sorpassò con veemenza il calesse di un certo Giovanni Battista Ciaj attraversando Piazza del Campo a tutta velocità. Ciò portò all'indignazione dei presenti per il pericolo che avrebbe potuto recare. Essendo già noto per fatti similari, fu presentata una regolare denuncia alla Direzione degli atti criminali. Il 16 luglio 1843 fu verbalizzato un altro reato analogo questa volta accaduto nella zona pedonale della Lizza; avvertito dalla pattuglia locale, dimostrò noncuranza prima di fermarsi.
Nel gennaio 1846 fu processato per eccesso di velocità e recidive, oltre che per frequenti corse per la città; nonostante ciò fu assolto. Infatti, il 10 gennaio 1846 intorno alle ore 14, stava guidando un calesse Tilbury con due passeggeri da Sant'Agostino verso Piazza del Campo ed urtò con una ruota un cavallo da soma legato a un muro del Casato, nei pressi del Palazzo Ottieri della Ciaia. Nello scontro l'animale cadde con tutto il suo carico e rimase ferito. Il proprietario pretese un indennizzo sostenendo che la causa dell'incidente fosse stata l'eccessiva velocità del calesse; la tesi venne respinta per la testimonianza di una ragazza 15enne di nome Maria Papei che affermò che il cavallo in sosta occupava metà della carreggiata e che, nonostante la modesta velocità del calesse che era condotto al «trotto e non di carriera», l'urto non avrebbe potuto essere evitato perché dal lato opposto stava sopraggiungendo un carro trainato da due bovi diretti verso Sant'Agostino.
Presenze al Palio di Siena Dopo Francesco Bianchini detto Campanino, ed insieme a Niccolò Chiarini detto Caino, è il fantino ad aver corso più Palii consecutivamente: trentaquattro nel periodo compreso tra il 1823 e il 1842. Di seguito, l'elenco di tutte le sue partecipazioniSecondo il Sergardi avrebbe corso anche il Palio di luglio del 1825 nell'Istrice..
Le vittorie sono evidenziate ed indicate in neretto.