La chiesa parrocchiale di san Martino di Tours è un edificio religioso situato in contrada Villassio, nel comune di Gorno, in provincia di Bergamo.

Storia

Fin dai primi documenti si può stabilire che la chiesa venne subito dedicata a san Martino di Tours, si ipotizza a causa della presenza di monaci di Tours che avevano ricevuto le terre in dono da Carlo Magno in epoca medioevale e avrebbero influito sull'edificazione di numerose chiese dedicate al santo in Val Seriana.

Il documento più antico presente nell'archivio parrocchiale risale al 7 ottobre 1344 e cita.:

Con “presbiter” si indicava l'allora parroco don Alessio Guerinoni, nativo del paese. La citazione del 1344 si riferisce alla parrocchia di Gorno, ma questa era molto probabilmente la chiesa poi dedicata a San Giovanni, sita nell'omonima contrada, che viene indicata come prima parrocchia del paese.

La prima edificazione di una chiesa in contrada Villassio è riferibile al 1478, data incisa su di una pietra ritrovata nella chiesa parrocchiale settecentesca. Una descrizione abbastanza accurata della chiesa si ritrova negli atti della visita di monsignor Cesare Pionio, prevosto di San Lorenzo in Milano, in visita a Gorno il giorno 5 ottobre 1575.

La descrizione continua con l'elenco degli altari presenti in chiesa, dedicati rispettivamente a san Rocco, santa Lucia, santa Maria e sant'Antonio, e con l'inventario degli oggetti presenti, tra cui quattro calici, dieci pianete (una di velluto verde con croce rossa e una in damasco bianco figurato) e due tabernacoli d'argento.

In un documento redatto da Donato Calvi nelle Effimeri sagro profane di quanto memorabile sia successo in Bergamo, sua diocesi et territorio del 1676-1677 viene riferito che gli altari della chiesa erano aumentati a sei e che oltre alle già presenti confraternite del Santissimo, della Dottrina cristiana e del Rosario, si erano aggiunte quella del Suffragio per i morti e della Visitazione della beata Vergine..

Nei verbali del comune, a partire dall'anno 1763 sono presenti note sulla stabilità della struttura dell'edificio: in particolare in una nota del 1766 si può leggere:

Si decise quindi di demolire l'edificio per ricostruirne uno nuovo. Il 4 ottobre 1767 venne posata la prima pietra della nuova chiesa, che fu benedetta ed aperta al culto il 24 novembre 1776. Il progetto era degli architetti Felice e Tomaso Tognoli di Clusone. Venne decorata con il ricavato delle offerte dei cittadini.

La nuova chiesa si presentava a navata unica con altari laterali. Gli stucchi vennero affidati all'artista di Lugano Pier Antonio Berra; da Lugano proveniva anche il pittore Alessandro Altari, che si occupò degli affreschi delle medaglie. L'altare maggiore, quello dei Morti e quello della Madonna del Rosario (o del Suffragio) furono opera della bottega dei Manni di Rovio e della bottega dei Fantoni, così come fantoniane sono le tre statue presenti esternamente sulla facciata. Di autore ignoto erano gli affreschi dei quindici Misteri del Rosario, nella nicchia dell'omonimo altare, e i due dipinti delle navate laterali del coro. Vennero inoltre ristuccati e "risistemati" secondo i nuovi dettami artistici l'altare dei “Quattro Santi” e quello della “Visitazione di Maria a Santa Elisabetta”.

Il 6 giugno 1779, su richiesta dei cittadini di Gorno, la nuova chiesa venne solennemente consacrata da monsignor Gian Paolo Dolfin.

I continui assestamenti del terreno portarono tuttavia a un indebolimento anche del nuovo edificio, fino alla decisione di chiuderlo al culto nel 1925, per poi abbatterlo nel 1930..

Il cantiere della parrocchia si aprì il 14 luglio 1931. e l'edificio venne consacrato dal vescovo di Bergamo Adriano Bernareggi il 23 ottobre 1932.. Alla costruzione della chiesa partecipò anche il comune di Gorno, offrendo alla fabbrica della parrocchia un buon quantitativo di piante resinose, come riportato da una deliberazione del 19 giugno 1930.

Il nuovo edificio, a tre navate, divise da sei grandi colonne, venne progettato dall'ingegnere Federico Rota. Molte delle opere presenti nella precedente chiesa settecentesca (altari, sculture e dipinti) vennero ricollocate all'interno del nuovo edificio. e così anche l'organo del Perolini (datato 1771), che venne completamente rimontato; gli affreschi e le decorazioni parietali andarono invece distrutti nella demolizione.

Nuovi affreschi vennero dapprima affidati a Sandro Pinetti e ai fratelli Zappettino nel 1932, ma poi venne totalmente ripreso dal pittore Emilio Nembrini negli anni 1938-1939.. Venne realizzato nell'abside l'affresco della Crocifissione e la fila di Santi patroni nel coro. Nella navata centrale sono presenti affreschi con Scene della vita di Gesù, dipinti nelle centine trasversali, mentre sulle trabeazioni vi sono raffigurati profeti con frasi bibliche scritte in latino. Le pareti delle navate laterali sono state affrescate con le Scene della Via crucis e santi, tra cui san Giovanni Bosco, santa Barbara, santa Eurosia e santa Teresa di Lisieux.

Nuovi interventi (tinteggiatura e rifacimento del tetto) si sono avuti nel 1989. Nel 1995 sono state inserite nelle finestre a lunetta della parte più alta della navata centrale sette vetrate colorate che raffigurano i Sette sacramenti.. Nel 2000 sono stati rifatti la pavimentazione del presbiterio e l'altare maggiore rivolto ai fedeli..

Opere d'arte Altari Altare maggiore L'altare maggiore della chiesa parrocchiale, realizzato in marmo policromo, è situato al centro del presbiterio e si eleva su tre gradini in marmo rosso. La struttura portante dell'altare è opera di Pier Giacomo Manni di Rovio, realizzato nel 1776 per la somma di 3015,10 lire, mentre tutte le sculture marmoree sono opera di Francesco Donato Fantoni, realizzate tra il 1776 e il 1786. La mensa è sostenuta lateralmente da due volute in marmo giallo di Siena, volute, che in dimensione più grande, si ripetono anche ai lati del postergale dell'altare.

Il paliotto, delimitato lateralmente da due piedistalli incorniciati in marmo bianco, è caratterizzato al centro dalla presenza di un medaglione bronzeo che raffigura il Sacrificio di Isacco, inserito in una cornice elaborata in marmo giallo, che sostituì negli anni cinquanta un medaglione ligneo dallo stesso soggetto di scuola fantoniana.

La parte alta dell'altare poggia su tre gradini. Il primo gradino fa da base al tabernacolo a edicola. La struttura marmorea è originaria dell'altare del Settecento ed è caratterizzata da due pilastri affiancati da piccole volute in marmo bianco che incorniciano lo sportello in lamina sbalzata, che invece è del XX secolo. Datate 1776 sono la coppia di testine di putti alate posizionate sopra lo sportello e i due putti marmorei posizionati al di sopra della sommità del tabernacolo, trafugati nell'agosto del 2010. Al centro dell'altare, poggiato sul terzo gradino, si trova una tribuna espositoria costituita da colonnine in marmo rosso in stile corinzio sormontate da una copertura a cupola caratterizzata da numerose volute in marmo giallo e sulla quale sono posizionati quattro piccoli putti marmorei e un Cristo risorto. Posizionate ai lati delle colonnine vi erano due piccole sculture che raffiguravano l'allegoria della Fede e della Carità, trafugate anch'esse nell'agosto del 2010, mentre a lati estremi dell'altare vi sono due grandi angeli marmorei.

Altare dei Morti

La realizzazione di questo altare è opera della bottega di Bartolomeo Manni di Rovio. L'opera è caratterizzata dall'utilizzo principalmente di tre colori di marmo: giallo, verde e nero, quest'ultimo estratto dalla cave di Gorno. Al centro dell'ancona vi è inserita una tela, sagomata nella parte alta, che rappresenta la Madonna seduta in cielo con Gesù Bambino sormontata da due angeli e Dio Padre, che sovrasta tre angeli che salvano le anime purganti. Ai lati vi sono due colonne che sorreggono una trabeazione dalla linea curva e aggettante. Al centro della cimasa vi è inserito, in una cornice dorata, un medaglione in marmo nero con la scritta latina [H]IC SUMUS ORANTES PROVOBIS, mentre ai lati vi sono due putti con panneggi dorati. Nella parte bassa la mensa è sormontata da due gradini (il secondo che funge da base per la soasa-cornice) mentre il paliotto è caratterizzato al centro da una nicchia contenente una scultura in marmo bianco che raffigura tre teschi posizionati sopra un panneggio ed ossa incrociate.

Ai lati dell'altare sono esposti due dipinti: a sinistra vi è un'opera del XVI secolo d'ambito lombardo che raffigura "San Martino e il povero" mentre a destra si trova un dipinto di autore ignoto risalente alla prima metà del XVII secolo dedicato alla "Madonna del rosario". Il dipinto, che riprende l'impostazione di un'opera di Enea Salmeggia conservato a Fiorano al Serio, raffigura la Madonna col Bambino al centro del dipinto circondata a sinistra dai santi Domenico e Martino, mentre a destra da santa Caterina da Siena e san Francesco.

Altare della Madonna del Rosario La progettazione e la realizzazione dell'altare sono opera di Donato Fantoni e della sua bottega del 1656. In un secondo tempo, nel 1776, l'altare venne ripreso da Grazioso e Francesco Fantoni.. Al centro dell'ancona dell'altare vi è una nicchia dove è conservata la statua lignea della Madonna del Rosario, datata 1875 circa. Ai lati vi sono quattro imponenti colonne, due per lato, in marmo rosso, sormontate da capitelli dorati in stile corinzio affiancate dalle statue di san Domenico (a sinistra) e santa Caterina (a destra).. Nella parte alta la trabeazione, decorata a dentelli, è disposta su due piani, una aggettante e spezzata e una in un secondo piano coronata da una struttura a timpano triangolare. Al centro di essa vi sono cinque cherubini con ali dorate ed il monogramma di Maria. Nella cimasa vi sono due grandi putti caratterizzati da un panneggio dorato e svolazzante tipicamente tardo barocco che sorreggono la corona di Maria, scena comune nelle rappresentazioni iconografiche della Madonna del Rosario, mentre al di sopra di essi vi è un'ulteriore trabeazione dentellata coronata da un secondo timpano, decorata ai lati da due cornucopie dorate. Nella parte bassa il paliotto è caratterizzato da intarsi marmorei geometrici con al centro un grande medaglione in marmo bianco che rappresenta la Vergine del Rosario contro gli Albigesi.

Altare delle Reliquie o della Visitazione di Maria La parte più antica di questo altare risale al 1478 e faceva parte delle opere della prima parrocchia di Gorno. Venne successivamente aggiornato dall'intervento di Francesco Donato Fantoni nel 1778, con l'aggiunta della mensa e della predella di marmo. Nella parte bassa vi sono custodite le varie reliquie della parrocchia e un Cristo Morto in legno (di epoca settecentesca), mentre nella parte alta vi è inserito un dipinto di Enrico Albrici, firmato e datato 1774, che raffigura la Visitazione di Maria a sua cugina Elisabetta.

Altare del Sacro Cuore Anche questo altare proviene dalla precedente chiesa settecentesca è collocato all'inizio della navata di sinistra. Nella nicchia centrale vi è conservata una scultura che raffigura il Sacro Cuore di Gesù, opera lignea del 1875 circa mentre la parte alta è caratterizzata da un timpano triangolare dentellato. La mensa è sormontata da un tabernacolo ligneo in parte dorato. Il paliotto è in marmo policromo ed è caratterizzato da intarsi e lesene a forma di angeli-cariatide, al centro ci è una nicchia contenente reliquie mentre ai lati vi sono due volute a ricciolo in marmo giallo.

Altare dei Quattro Santi L'altare si trova all'inizio della navata di destra, accanto all'ingresso della sagrestia.