Biografia Alessandro Bettoni Cazzago nacque nella nobile famiglia Bettoni. Era figlio del senatore del Regno Federico Bettoni e crebbe in un ambiente profondamente legato alla tradizione monarchica, militare e risorgimentale bresciana. Dopo gli studi classici presso il Reale Collegio Carlo Alberto di Moncalieri, intraprese la carriera militare nell’arma di cavalleria del Regio Esercito, partendo come volontario per il 27º Reggimento “Cavalleggeri di Aquila” e successivamente passando ai Lancieri di Montebello.
Partecipò alla Prima guerra mondiale con il grado di capitano, combattendo sul fronte del Carso e distinguendosi per coraggio e capacità di comando. Fu fatto prigioniero sul fiume Tagliamento durante la disfatta di Caporetto e ritornò dalla prigionia nel 1919. Per il comportamento tenuto in combattimento fu decorato con una Medaglia d’argento al valor militare e due medaglie di bronzo al valor militare. Nel 1920 entrò stabilmente nel 3º Reggimento “Savoia Cavalleria”, reparto con il quale avrebbe legato definitivamente il proprio nome.
Nel 1942, con il grado di colonnello, assunse il comando del “Savoia Cavalleria” durante la campagna di Russia della Seconda guerra mondiale. Il suo nome rimase indissolubilmente legato alla vittoriosa Carica di Izbušenskij, condotta il 24 agosto 1942 contro i primi tre battaglioni dell'812º Reggimento di Fanteria della 304ª Divisione di Fanteria sovietica sul fronte del Don. L’azione, considerata tradizionalmente l'ultima carica della cavalleria contro truppe regolari della storia, consentì di arrestare temporaneamente l’avanzata sovietica e divenne uno degli episodi più celebri della cavalleria italiana. Per il comportamento tenuto durante l’azione Bettoni fu insignito di una seconda medaglia d’argento al valor militare e della croce dell’Ordine militare di Savoia.Giorgio Vitali, Trotto, galoppo caricat!: storia del Raggruppamento truppe a cavallo: Russia 1942-1943, Mursia, 1985.Lucio Lami, Isbuscenskij. L'ultima carica. Il Savoia Cavalleria nella campagna di Russia, 2011.
Dopo l’Armistizio di Cassibile aderì alla Resistenza bresciana contro il nazifascismo, collaborando alla costituzione delle Brigate Fiamme Verdi, trasferì il suo reggimento in Svizzera e lo sciolse, facendo disperdere i suoi subordinati. Ricercato dai fascisti, fu costretto alla clandestinità; arrestato il 22 agosto 1944, venne internato a Lumezzane. Liberato negli ultimi mesi della guerra, nell’aprile 1945 fu nominato comandante militare di Brescia e svolse un importante ruolo di mediazione durante la liberazione della città, contribuendo a evitare rappresaglie e violenze sommarie nel delicato passaggio tra guerra e dopoguerra. Fu inoltre delegato del Corpo Volontari della Libertà presso il Comando Alleato.Rolando Anni, Un ponte fra dittatura e democrazia, 2009.
Nel dopoguerra rientrò temporaneamente nei ranghi dell’esercito, ma nel 1947 fu costretto a congedarsi dal servizio attivo poiché, fedele alla monarchia sabauda, rifiutò di prestare giuramento alla Repubblica Italiana e perché, in segno di devozione a casa Savoia, inviò a re Umberto II, in esilio nella città portoghese di Cascais, lo stendardo del “Savoia Cavalleria” con le decorazioni del reggimento, compresa la medaglia d’oro al valor militare.Luciano Garibaldi, La guerra (non) è perduta, Ares, 1988, p.250
Continuò comunque l’attività sportiva anche da civile, partecipando alle principali competizioni equestri internazionali con la squadra italiana. Morì improvvisamente a Roma il 28 aprile 1951, poche ore dopo aver preso parte al concorso ippico internazionale di Piazza di Siena. Colto da un malore durante la manifestazione, affidò Litarigio, il proprio cavallo, a Piero D’Inzeo prima di rientrare in albergo, dove si spense nel giro di poche ore.
Carriera sportiva Parallelamente alla carriera militare, Bettoni Cazzago si affermò anche come uno dei più importanti cavalieri italiani del Novecento. Specializzatosi nelle discipline equestri del salto ostacoli, partecipò tra gli anni 1920 e 1940 a oltre sessantacinque concorsi ippici internazionali e a centinaia di competizioni nazionali, imponendosi come figura di primo piano dell’equitazione italiana del periodo tra le due guerre.
Dalla metà degli anni 1920 fu regolarmente selezionato per la disputa della prestigiosa “Coppa delle Nazioni”, nella quale ottenne complessivamente 21 vittorie. Il primo importante successo internazionale giunse nel 1925, quando vinse la “Coppa delle Nazioni” di Stresa in sella a Scoiattolo, cavallo con il quale l’anno successivo si impose anche a Roma e Milano. Nel 1927 iniziò invece il fortunato sodalizio sportivo con Aladino, cavallo destinato a legare il proprio nome ai maggiori successi di Bettoni Cazzago. Con esso ottenne numerose vittorie nel 1928, imponendosi nei principali premi del concorso romano, tra cui il “Premio Campidoglio”, il “Premio Quirinale” e il “Premio Reale”, oltre a vincere la “Coppa delle Nazioni” di Roma e di Lucerna e il “Grand Prix Mont Blanc” di Ginevra.
I risultati conseguiti gli valsero la convocazione nella squadra italiana per i Giochi olimpici di Amsterdam del 1928. Nella prova individuale di salto ostacoli, disputata il 12 agosto all’Olympisch Stadion, concluse la gara con sei penalità classificandosi al 21º posto, mentre la squadra italiana terminò quarta nella competizione a squadre, ai piedi del podio. Nonostante il risultato olimpico non particolarmente brillante, Bettoni Cazzago continuò negli anni successivi a distinguersi nei maggiori concorsi europei.
Nel 1929 conquistò il Concorso ippico internazionale “Piazza di Siena” di Roma, successo che avrebbe replicato nel 1940, e ottenne importanti affermazioni internazionali a Nizza, Bruxelles, New York, Lucerna, Aquisgrana, Vienna e Budapest. Tra la fine degli anni 1920 e la metà degli anni 1930 vinse numerosi gran premi e competizioni internazionali montando cavalli come Aladino, Scoiattolo, Judex, Juno e Nereide. Nel solo decennio compreso tra il 1929 e il 1939 conquistò 384 premi, 253 coppe e 62 trofei.
Tra gli episodi più ricordati della sua carriera sportiva vi fu la vittoria ottenuta a Londra nella “Coppa Re Giorgio V”. Secondo un aneddoto più volte tramandato, invitato da re Giorgio VI a prendersi una pausa prima dello spareggio decisivo, Bettoni Cazzago avrebbe risposto: «Non sia mai che un cavaliere italiano faccia attendere un Re d’Inghilterra!». Nel corso dell’attività agonistica riportò inoltre numerosi incidenti e fratture, circostanza che contribuì ad alimentarne la fama di cavaliere particolarmente tenace.
Dopo la guerra, continuò a gareggiare anche da civile, indossando il frac rosso della squadra italiana al posto della divisa militare. Per volontà del tenente colonnello Gerardo Conforti, suo subordinato durante la campagna di Russia, fu reinserito nelle rappresentative nazionali già nel 1946. Tra il 1947 e il 1951 prese parte a sei edizioni della “Coppa delle Nazioni”, vincendone due, e partecipò ai Giochi olimpici di Londra del 1948 insieme ai giovani Piero D'Inzeo e Raimondo D'Inzeo, contribuendo alla rinascita dell’equitazione italiana nel secondo dopoguerra.
Onorificenze Onorificenze italiane
Onorificenze straniere
Note
Bibliografia Luciano Mela, Pietro Crespi e Anna Lisa Carlotti, Dosvidania: Savoia Cavalleria dal fronte russo alla Resistenza, 1995. Giorgio Vitali, Trotto, galoppo caricat!: storia del Raggruppamento truppe a cavallo: Russia 1942-1943, Mursia, 1985. Lucio Lami, Isbuscenskij. L'ultima carica. Il Savoia Cavalleria nella campagna di Russia, 2011. Rolando Anni, Un ponte fra dittatura e democrazia, 2009.
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