Lo yuppie o yuppy (trascrizione della pronuncia della sigla YUP, a sua volta acronimo di Young Urban Professional, (), era, negli anni 1980, un giovane professionista o imprenditore che, abbracciando gli ideali capitalisti, aspirava a raggiungere un'elevata posizione sociale nella politica e l'economia, curando particolarmente il suo aspetto esteriore e ostentando ricchezza, eleganza e raffinatezza. Il relativo fenomeno prendeva il nome di yuppismo.

Storia Il primo uso scritto della parola "yuppie" compare in un articolo del 1º maggio 1980 scritto da Dan Rottenberg per il Chicago Magazine, incentrato sui cambiamenti demografici nel centro di Chicago causati dall'improvvisa esplosione di giovani professionisti; Rottenberg affermerà anni dopo di non aver inventato la parola, ma «[...] di averla sentita in giro». Si iniziò a parlare degli yuppie a partire dalla metà degli anni 1980, quando, tale termine iniziò a essere usato per indicare i giovani di età tra i 25 e i 35 anni che, dopo essersi laureati alle università di Yale, Harvard e Princeton, tentavano di fare carriera nella borsa e nella finanza a Manhattan, che aveva guadagnato un ruolo di primo piano in termini economici durante la presidenza di Ronald Reagan (1981-1989) ed era considerata il simbolo dell'etica capitalista.

Il termine "yuppie" acquisì una certa risonanza mediatica nel 1983. Nello stesso anno, nella rubrica From Hippie to Yuppie del Chicago Tribune, il giornalista Bob Greene riportò un dialogo udito per caso tra due uomini d'affari che discutevano su come un loro amico in comune di nome Rubin fosse «passato dall'essere un hippy a uno yuppie»; la carica satirica del racconto, basata sullo stridente contrasto d'immagine tra l'attivismo pacifista degli anni 1960 e il consumismo reaganiano, suscitò grande ilarità tra i lettori del periodico, soprattutto tra i primi detrattori dello yuppismo, facendo sì che sia quest'ultimo che i suoi più noti e illustri rappresentati acquisissero rapidamente grande notorietà tra le masse. Come ebbe poi da sintetizzare la sociologa Theressa Kersten, intervistata nel 1985 dal Wall Street Journal, tra i fattori che contribuirono alla consacrazione dello yuppismo vi furono il cinema, la radio, la televisione, i giornali e i mass media che, pur avendo come fine quello di screditare un fenomeno ritenuto volgare e scandalistico, contribuirono invece a diffonderlo.

Gli yuppie ostentavano gli status symbol del tempo: vivevano in appartamenti di lusso, compravano oggetti all'avanguardia e di tendenza come i forni a microonde ed i CD, frequentavano ristoranti e discoteche esclusivi come lo Studio 54 di Manhattan, vestivano abiti firmati e costosi come quelli di Giorgio Armani e Gianni Versace, acquistavano i dipinti di Jean-Michel Basquiat e si recavano a feste organizzate da loro colleghi, attori e celebrità come il magnate dell'immobiliare e futuro presidente Donald Trump; tra i musicisti preferiti degli yuppie vi erano i Duran Duran, i Blow Monkies, Mel and Kim, Swing Out Sister, Huey Lewis and the News, Prince e Cyndi Lauper. Pur non negandosi la possibilità di fare una vita di coppia, gli yuppie in genere non avevano figli (questo modello di vita veniva da loro indicato con lo slogan double income, no kids, ). Gli yuppie venivano accusati di essere arrivisti, servili, donnaioli e ossessionati dal successo, di essere tabagisti e cocainomani, di praticare il mobbing verso i colleghi e di sminuire e insultare i poveri e le minoranze negli Stati Uniti.

Gli yuppie plasmarono l'idea di giovane professionista nel cinema e nella televisione. Il crollo del mercato azionario del 1987 contribuì al progressiva crisi dell'identità yuppie; la subcultura cessò la sua esistenza agli inizi degli anni 1990.

Note

Bibliografia

Voci correlate Paninaro Yuppie in Italia

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