La sungila (pronuncia sunghìla) è un raduno tipico della tradizione angolana che si tiene, preferibilmente al chiar di luna.Galli Silvano, Il racconto africano, E.M.I, Bologna 1977

Storia La sungila è destinata a educare, avvertire, istruire, formare e informare. Insomma, è una scuola di vita. Al contrario della maka dove tutti hanno facoltà di parlare, nella sungila la parola è riservata ai “maestri” della parola, ai griot, ai cantastorie, agli esperti nell'arte oratoria, ai depositari della memoria collettiva, ai titolari di una saggezza comprovata. Uomini e donne.Mandela Nelson, Lungo cammino verso la libertà, Feltrinelli, Milano 2004

Nella sungila, il nero africano viene istruito nel suo essere nel mondo. La Storia gli viene presentata non come un passato, presente e futuro. Di fatto, il passato non si presenta per essere contemplato, ma per incontrare se stessi: il processo evolutivo è parte essenziale della propria identità. Il presente non è abbastanza significativo e qualificativo; non è un indicatore dell'umanità: molti quadrupedi hanno la testa rivolta verso il suolo e ciò indica l'importanza che ha il loro presente, l'hic et nunc.

Il momento decisivo della storia dell'umanità, invece, fu quello in cui l'uomo assunse la posizione eretta: cominciò a guardare oltre, a chiedersi cosa fosse al di là di quello che riusciva a vedere. La linea dell'orizzonte, introiettata e proiettata nella dimensione temporale, allargava in tutti i sensi il quadro visivo, in senso fisico-geografico o in senso metafisico-storico.Miguel Pedro F., Honga. Guida per un'immersione felice tra i Bantu dell'Africa Nera, Nuova Specie, Troia 1994; Il futuro si tende come latenza del passato, come recupero della Storia per i nostri posteri, per i nostri discendenti, per i figli dei nostri figli. Dall'istanza sungila, dunque, la Storia viene presentata come proprietà del mondo, ossia: la Storia non è il passato, il presente o il futuro. La Storia è l'uomo nel tempo. A questa dimensione portano le narrazioni che caratterizzano la sungila: le teogonie, le cosmogonie, i miti, i proverbi. Di Marcel Griaule, uno dei pionieri dell'etnologia contemporanea, che visse a lungo presso i Dogon, si dice che “si era reso conto che i Dogon avevano una loro cultura, organizzata in forma mitica, di estrema complessità: e aveva compreso che il sistema del mondo dei Dogon rappresentava un equivalente africano delle grandi cosmogonie classiche come quella di Esiodo” (Dio d'acqua, Presentazione).Miguel Pedro F., Talamungongo. Lo sguardo dell'Africa Nera per il terzo millennio, Edizioni Romanae, Capurso (Ba) 2005. E Griaule stesso, parlando dei Dogon dice: “questi uomini vivono su una cosmogonia, su una metafisica e su una religione che li pone sullo stesso piano dei popoli dell'antichità e che la stessa cristologia avrebbe interesse a studiare” (Dio d'acqua, Prefazione).

Note

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